ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

5/11/12 - INCONTRI RAVVICINATI: MONS. JAIME PEDRO KHOL

SEGNARE...KOHL CUORE

La diocesi di Osorio-Rio Grande do Sul – a cento chilometri da Porto Alegre, che è la capitale dello Stato - è guidata da monsignor Jaime Pedro Kohl, nato il 12 dicembre 1954 e innalzato alla dignità di vescovo della Regione a sud del Brasile da papa Benedetto XVI alla fine di novembre del 2006. Una diocesi non tanto popolata, ma bella, con trecentomila abitanti fissi, la cui spiaggia (che lambisce sia il lato Nord che quello a Sud, per un totale di circa 6000 km quadrati), riesce ad attirare, in estate, sulle sue coste una popolazione di quasi un milione di persone, molti i turisti.

Monsignore, ha mai giocato a calcio?

“Ho sempre giocato, mi piaceva molto giocare. Da piccolo, in casa, si faceva i palloni di stracci ed anche un arancio verde fungeva da sfera da prendere a calci. In seminario, allora, anche due volte al giorno si giocava e giocavo anche bene. Fino a quando, a 40 anni suonati, mi fratturai il tendine di Achille, e allora ho smesso un po' per paura per non arrecarmi più danni fisici o creare pericolo alla deambulazione”.

In che ruolo le piaceva giocare?
“A centrocampo”.

Simpatizzava per qualche giocatore, tifava – e tifa ancora oggi - per qualche club?

“Pelè, Zico, Dirceu – che ha giocato anche qui a Verona ed è scomparso – Gérson. Non ero un fanatico allora, ma, anche adesso mi piace seguire il calcio brasiliano professionistico. Sono tifoso dell'Internazionale di Porto Alegre, è la mia squadra del cuore, una squadra che sta nella punta, al vertice del calcio brasiliano, serie A”.

Squadre italiane che segue maggiormente?

“A livello italiano, seguo di più l'Inter. Sono stato sei anni e mezzo anche a Verona. L'Inter mi piace, forse anche per l'affinità del nome con il Porto Alegre. Dovessi scegliere un'altra squadra che mi piace, dico San Paolo, un valido team, un gioco molto lavorato, mi è simpatica”.

L'aldilà come se l'immagina, come vorrebbe che fosse?

“Difficile dirlo, ma, nel mio immaginario – come il Signore ce lo ha promesso, e come spero, anche perché Lui ci ha preparato un posto – e questo posto ci sarà per chi ha sempre vissuto correttamente. Che luogo? Un luogo di piena felicità, di bellezza, di serenità, di pace, contemplando la gloria di Dio. Il volto di Dio, che è la Bellezza per se stessa, perché è Colui dal Quale tutti proveniamo. Io non ho paura, per intanto, della morte, forse, perché ho abbastanza salute, ma, ho sempre coltivato questo: che non ho di che temere perché già siamo in parte nel Signore. Questa vita eterna, che il Signore ci ha promesso, comincia qui, cioè nel vivere, nel stare con il Signore. Chiaro, nell'aldilà Lo vedremo nella Sua pienezza, nella Sua “plenitude”. Che già possiamo anche sentire, pregustare un po' qui”.

Cos'è che la commuove e cos'è che l'addolora maggiormente?

“Cos'è che mi infastidisce, mi reca dolore? La violenza. Che è ancora sparsa in parecchie parti del mondo. Anche in Brasile, anche questa situazione dei giovani, che non hanno un senso della vita e che si drogano. Questo mi addolora. E, poi, sapere che c'è ancora la fame nel mondo”.

E cos'è che la commuove?

“Mi commuovono i segni di umanità. Anche un semplice film, dove c'è una manifestazione di vero amore, di dedizione verso gli altri. Per natura, sono molto emotivo, e mia madre me lo ricorda sempre. Tutto ciò che si traduce in generosità, di donazione, di attenzione all'altro, questo mi fa anche piangere”.

Com'è stata la sua infanzia?

“Provengo da una famiglia povera, di sette fratelli. Contadini, non abbiamo passato la fame, ma, la magra quella sì. Ma, un ambiente sereno, positivo, dove i genitori si volevano bene, ci volevano bene, tanto che a 15 anni sono andato in seminario e ho sofferto un po' lasciare la famiglia. Però, abbiamo mantenuto ancora oggi una grande unione. Papà è scomparso, ma, ci troviamo tutti con la mamma, noi fratelli, negli anniversari, a Natale, a Pasqua. Ogni occasione è buona per ritrovarci e stare insieme”.

Lei è nato il 12 dicembre, alla vigilia di Santa Lucia...

“Io dico sempre” sorride il vescovo “un regalo di Santa Lucia”.

Il suo motto?

“”Fiat voluntas tua”. “Sia fatta la volontà di Dio”. Questo senso di mettermi a disposizione di quello che il Signore mi propone nella vita mi dà molta tranquillità. Anche questa ultima missione, di vescovo, l'ho accolta con molta serenità perché ho coltivato disponibilità a favore della Congregazione di Don Calabria, nei piani di Dio, nella mia vita, quest'atteggiamento di prestazione di un servizio, non tanto per raggiungere onore ma per un servizio – anche di governo – che si fa alla Chiesa”.

Quand'è che ha pianto di grande dolore l'ultima volta?

“Nei giorni dei defunti, perché mi sono recato a Maguzzano (Bs) e là è seppellito don Antonio Mosele. Che è morto neanche due mesi fa. E' stata una persona che mi ha insegnato molto, perché oltre essere mio Superiore in Brasile, quando sono venuto in Italia per compiere degli studi, don Antonio è stato nostro assistente in Italia. E mi sono commosso, ricordando l'attenzione che aveva nei miei confronti, quest'amore che ci ha sempre rivelato anche nella formazione”.

Quand'è che saremo veramente liberi e quando felici?

“Veramente liberi? Io mi sento libero proprio perché vivo per il Signore e per gli altri. Amo la semplicità e mi sento vivo legato a nessuna cosa. I voti che abbiamo fatto ci mettono un po' su questa scia e la felicità per me è una ricerca continua. Io tengo sempre nella mente l'immagine di un monaco, il quale diceva che la felicità è come una farfalla: se noi cerchiamo di vivere bene, vivere nella serenità e nella pace, la farfalla si viene ad appoggiare sulla spalla. Se noi obbiettivo la perseguitiamo, non la raggiungiamo mai. La felicità è vivere giorno per giorno dando una motivazione positiva. La croce ci sarà sempre, ma questo non ci impedisce di essere felici. La felicità è una serenità del cuore, che viene sapendo di stare nella volontà di Dio, servendolo. Nel cercare di realizzare quel progetto che Lui ha disegnato per noi”.

La giustizia si può raggiungere già quaggiù?

“Certo, dobbiamo lottare! L'uomo, purtroppo, si lascia corrompere facilmente e io vengo anche da un contesto del Brasile, dove si combatte, si cerca di inculcare nelle coscienze della gente quelli che sono anche i diritti dell'uomo. E, perciò, la giustizia è possibile, ma, è un obiettivo continuamente da cercare di raggiungere perché è una costruzione, no? E sempre anche nel rispetto della persona ed è data all'uomo la libertà di fare del bene, ma si sa anche a volte è capace di fare del male; perciò, ci sarà sempre una ricerca, una costruzione continua di creare una situazione di giustizia là dove si vive”.

Il dolore, anche quello estremo come è la morte, dell'altro cosa le ingenera?

“Che nessuno ha qui una residenza permanente, ma, siamo sempre di passaggio. La vita è bella, grande, degna, ma, anche fragilissima: è un niente. Però, dobbiamo spenderla bene perché è un dono del Signore e io credo che chi vive queste situazioni dolorose certe cose non si capiscono, non si spiegano. Bisogna accoglierle e basta, e gettarsi, con atteggiamento di Fede, nelle mani del Signore, e non auto incolparsi per questa o per quella tragedia. Chiaro, neanche fare un esame di coscienza. Però, dopo che è accaduto la tragedia, l'unica cosa è ricorrere all'Altissimo, a Colui che sa tutto, senza cercare il perché, ma, cercare di capire quello che Lui ci vuole dire anche permettendo queste cose, queste realtà dure”.

Immagini di essere il cittì non del Brasile né dell'Italia, ma degli ultimi pontefici. Dove li schiererebbe?

“In sede di previsioni di conclave, i miei colleghi dicevano che io ero matto a prevedere l'elezione di Benedetto XVI a papa. Perché, da quello che sapevo, mi ero reso conto che, in quel e in questo momento per la Chiesa, lui era l'uomo più saggio. Ruolo? Conciliatore, centrocampo per la capacità di dialogare, dall'alto della sua forte conoscenza di tutto, con le religioni. Poi, lo fa con molta chiarezza di dottrina e lo trovo capace di costruire queste relazioni con le altre religioni del mondo. Papa Giovanni Paolo II? E' difficile da dire perché era una persona carismatica e molto ben voluto anche dai giovani, da tutti, per la sua determinazione, per il suo coraggio. Perciò, punta!”

Papa Luciani, il “papa del sorriso”?

“Papa Luciani, un mese di vita? Sì, più o meno? Simpatico, buono. In che ruolo? Ala”.

Ala destra o sinistra?
“Destra!”

E, Paolo VI, colui che ha portato avanti il Concilio Vaticano II avviato da papa Roncalli?

“Io lo metterei come portiere, per le sue capacità proprie di condurre il momento del Concilio, di portare avanti questa grande apertura della Chiesa. Molto determinato, molto sereno, molto saggio anche nel condurre. Ha saputo veramente abbracciare la causa”.

E papa Giovanni XXIII?

“Il suo coraggio carismatico, la sua semplicità. Il ruolo più semplice di una squadra potrebbe essere il libero, colui che sta dietro, dispone la difesa e rilancia l'attacco. Od anche attaccante perché ha saputo lanciare e stupire quanti avevano solo da dire che cosa riuscirà mai a fare questo povero, semplice papa”.

Infine, Pio XII?

“Conosco poco su Pio XII. La sua apertura alla questione sociale...”

No, monsignore, quello semmai è stato Leone XIII, con l'enciclica “Rerum Novarum”, promulgata il 15 maggio 1891...

“Sì, è vero. Non è che abbia studiato molto, che abbia molta conoscenza della sua azione”.

Importante, monsignore, è non metterlo in panchina, o no?
“Sì, sì, sì”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 4 novembre 2012

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