ULTIMA - 21/5/19 - MARCOLINI SCARPA D'ORO, PASSARIELLO SUPER-BOMBER DI TERZA

Si sono chiusi tutti i campionati dilettantistici della nostra provincia dall’Eccellenza alla 3^ categoria che hanno laureato i nuovi capo-cannonieri dei vari gironi e la nuova scarpa d’oro 2018-19, queste tutte le classifiche finali. In Eccellenza, dove si sono giocate 32 partite, chiudono appaiati in vetta a 16 reti Mariano Mangieri del Pozzonovo ed
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INCONTRI VIP'S

10/11/12 - INCONTRI RAVVICINATI: GIANFRANCO MATTEOLI

MATTEOLI, IL “MATTHEUS SARDO”

E' stato uno dei centrocampisti più eleganti del nostro calcio tra la metà degli anni Ottanta e quella degli anni Novanta. Alto 172 cm, dotato tecnicamente, nasce nel cuore della Barbagia, nel Nuorese, ad Ovodda, il 21 aprile 1959 ed approda maturo (27enne) all'Inter dopo un lungo e sudato tirocinio (Cantù, Como, Giulianova, Osimana, Reggiana, Como e Sampdoria. Con i nerazzurri dei record, quelli rappresentati dai “palloni d'oro” teutonici Lothar Matthaus e da Karl Heinz Rummenigge ed allenati dal Trap, conquista uno scudetto e una Supercoppa Italiana, vivendo 4 stagioni, nelle quali firma anche il gol più veloce (9 secondi e 9 decimi), a Cesena, il 27 novembre 1988, prodezza balistica che fu infranta più tardi da Marco Branco dell'Udinese (10 gennaio 1993, a Udine, contro la Fiorentina) ed, infine, da Paolo Poggi del Piacenza (2 dicembre 2001, a Firenze). Altre quattro stagioni al Cagliari, in cui conquista l'ingresso in Uefa, poi, il Perugia e una breve parentesi sulla panchina cagliaritana assieme a Giulio Nuciari. Dal 1999 è Responsabile Tecnico del settore giovanile del Cagliari. Matteoli vanta sei presenze nella Nazionale Maggiore negli anni 1986 e 1987.

Qual è stato il momento più bello della sua carriera, quello in cui, mister, le è venuta la pelle d'oca?

“Ma, è una domanda difficile da rispondere. Sarebbe troppo facile dire che il momento più bello è quando ho vinto lo scudetto con l'Inter, nella stagione 1988-89, mi sembra quasi una frase fatta. Nella vita di calciatore come nella mia esistono tanti momenti, che, messi tutti insieme, ti danno poi la forza di fare quello che poi è successo a me, la fortuna cioè di poter giocare a certi livelli. Questo è quello che mi è rimasto più impresso nella carriera di calciatore”.

La sua infanzia, com'è stata?

“E' stata un'infanzia bellissima: io vengo da una famiglia, in cui mio padre faceva l'allevatore, quindi, campagna. Ho passato un'infanzia straordinaria, in cui andavo a giocare a calcio con gli amici, spensierato, e poi potevo tuffarmi nella campagna. Mi sono divertito e quando penso ai ragazzi di oggi, a cui tutto è dovuto, dove la normalità è talmente scontata, rifletto e resto contento della mia infanzia”.

Lei è passato alla storia per il gol più veloce del calcio italiano. Record, poi, infranto da Marco Branca e da Paolo Poggi...

“Sì, mi è capitata questa esperienza molto particolare”.

Voglio rivivere quel brevissimo “attimo fuggente”, durato nemmeno dieci secondi?

“Sì, me lo ricordo, è successo a “San Siro” contro il Cesena: è stata un'azione ispirata da centrocampo da Matthaus, io sono arrivato di corsa da dietro – era uno schema che provavamo sempre in allenamento nell'Inter -, mi è arrivata la palla giusta, ho calciato, la palla è andata nell'angolino alto ed ho fatto gol. Mi è andata bene, via! Un gol, tra l'altro, decisivo, perché la partita finì sull'1-0 per noi”.

Lei ha giocato in un Inter di “palloni d'oro”: Matthaus e Rummenigge...

“Sì, ci vediamo ogni tanto: l'ultima volta nella festa del centenario dell'Inter”.

Il più forte giocatore con cui ha giocato e l'avversario più forte contro cui ha avuto a che fare?

“Mah, sull'avversario io non ho dubbi: per me, Platini è quello che più mi ha entusiasmato. E' stato un giocatore straordinario, nel mio periodo.
Quando giocavo io, c'erano lui e Maradona, ma, Platini per me aveva qualcosa che mi entusiasmava. Ho giocato con tanti giocatori bravi, per cui è riduttivo fare nomi. A fine carriera, ho giocato con un grandissimo Tardelli”.

Per quanto riguarda gli stranieri?

“Ho giocato con Rummenigge, con Matthaus, grandi giocatori, davvero straordinari, ognuno per conto suo e per il suo ruolo”.

Con chi aveva più confidenza?

“Ho legato molto di più con Matthaus, anche perché eravamo più vicini di età. Quando arrivai all'Inter, ho fatto solo un anno con Rummenigge, mentre un paio d'anni con Matthaus, e, quindi, abbiamo avuto più tempo per stare assieme”.

Un rigore sbagliato?

“Sì, uno in Coppa Italia contro il Brescia: me l'ha parato Ivano Bordon, l'ex Inter, e mio compagno di squadra alla Sampdoria. Ma, non era un rigore fondamentale”.

Il più bello?

“Non ne ho fatti di belli, ma significativo ricordo quello realizzato in Coppa Uefa, a Malines, col Cagliari. Era in un contesto particolare, in uno stadietto gremito da tanti sardi emigrati. Su azione, tiro di sinistro”.

Lei e la Nazionale?

“Ho fatto sei presenze, una bella esperienza, pur tuttavia. L'unica cosa che mi dispiace è stata quella che non mi è stata la possibilità di giocare di più e di calarmi nel clima azzurro. Per il resto, sono felice e contento”.

Gianfranco Matteoli e la felicità?

“Mi ritengo una persona felice perché ho avuto tanto fino ad oggi. Mi piace sempre guardare avanti perché la vita è bella. Non mi piace mai riguardare indietro le cose. Anche adesso mi piace fare il ruolo di allenatore perché mi piace sempre scoprire cose nuove e magari di primeggiare in questo lavoro”.

Ci può svelare alcune promesse del suo Cagliari Calcio?

“I miei ragazzi molto interessanti hanno già esordito, tipo Murru, Dametto. Altri sono già affermati, tipo Pisanu, Sau”.

Quand'è che saremo veramente liberi nella vita?

“Ma, io, se devo essere sincero, mi sento libero, mi sento una persona libera. Mi piace stare con tutti, non ho problemi di stare con nessuno. Mi piace guardare in faccia alla gente. Mi sento una persona libera”.

E la giustizia, di può realizzare quaggiù?

“Non riesco a capire le persone che commettono certi omicidi, anche all'interno della famiglia. Se tutti fossero persone come me, ci sarebbe più giustizia, meno violenza. Io penso che il mondo, la politica, l'economia la creiamo solo noi; siamo noi uomini che costruiamo il mondo. Secondo me, è questo che conta”.

Lei crede in Dio, e come se li immagina?

“Oh, sì. A questo, sinceramente, non ci ho pensato, perché mi piace stare qua”.

Di certo, il giorno più lontano possibile, dovremo tutti fari i conti con il lassù...

“Non riesco a immaginarmelo, non lo so. Da certe cose, penso che ci sia un altro mondo, bello, da quello che si può capire. Ogni tanto me le faccio queste domande, però, non sono ancora riuscito in qualche maniera a capire”.

Come se l'immagina l'aldilà, come un campo da calcio?

“Quand'ero ragazzino, guardavo le nuvole e mi affascinava il movimento di queste nuvole strane. Mi dà quasi l'impressione che sopra quelle nuvole esista un qualcosa di sereno, un posto sereno”.

Quand'è che si commuove oggi?

“Parecchie cose mi commuovono: vedendo un film in cui mi immedesimo, una persona che magari ritrova la famiglia dopo tanti anni. Esistono storie di persone abbandonate e che magari ritrovano la loro famiglia: questo mi commuove”.

La sua era una famiglia numerosa?

“Mio padre non c'è più, c'è mia mamma e due fratelli”.

Non vorrebbe riabbracciarlo suo papà tra cent'anni?

“Sì, bé, mi è mancato molto; ormai manca da sette anni, mi è mancato molto mio papà Pietro e le spiego perché. Da ragazzi, hai sempre più rapporti con la mamma, quando inizi a crescere ti confronti di più con il papà e mio padre è stato una persona importante, che mi ha fatto crescere. Quando avevo dei dubbi, delle perplessità, io chiedevo a mio padre ma tu cosa ne pensi? E lui mi rispondeva: “Devi pensare con la tua testa perché è la tua testa che comanda! Quando devi decidere o hai decidere, non chiedere a troppe persone se hai fatto bene o no. Se hai deciso, fallo!” Mi emoziona quando parlo di lui, mi commuovo, il solo ricordarlo mi fa venire un groppo alla gola”.

E fastidio?

“L'ipocrisia mi dà molto fastidio, o quando vedo che ti vogliono far credere cose che non sono vere. Nella vita si sbaglia tutti, però, la sincerità, il modo di essere, di porsi è importante. Io sono un tipo molto solare con la gente, con i ragazzi: se decido una cosa, vi spiego perché, anche se fa male dire quello che si pensa. E, non sono ipocrita, non dico una cosa, cari miei atleti, perché vi fa piacere, ma mi piace dire quello che penso e che sento dentro di me”.

L'ultima volta che ha pianto di dolore?

“E' stata in occasione della scomparsa di mio padre; lì ho pianto. Pensavo di essere forte, ma, quella volta ho pianto, ho pianto tanto”.

Commozione di gioia sgorgata a livello calcistico?

“Devo essere sincero? No, mai, è una cosa che non mi piace. Non mi piace quando vedo uno che piange quando vince né quando perde, perché nella vita ci sono fatti e cose più grave, per cui vale la pena di piangere”.

Mai espulso da giocatore?

“Sì, due volte, ma per fatti che non ho commesso. Non sono ipocrita, quindi, le dico la verità”.

E quando?

“Una volta con la maglia della Sampdoria e una volta con la maglia della Reggiana”.

La squadra in cui le è piaciuto giocare di più, l'Inter o il Cagliari?

“Allora: giocare nell'Inter, non credo solo per il sottoscritto, costituisce un'esperienza indimenticabile. Poi, a livello di cuore, di sentimento, dico Cagliari, la squadra della mia terra, nel quale abbiamo ottenuto risultati importanti, quale la qualificazione e la partecipazione nella Coppa Uefa. Il Cagliari è quello che mi resta di più nel cuore. Giocare nell'Inter, invece, in una squadra del genere è il sogno di tutti”.

Non si è mai chiesto come ha fatto un ragazzino nel cuore della Barbagia ad aver fatto tanta strada nel calcio?

“Ovodda è un paesino della Barbagia a 800 metri sul livello del mare. Ma, io credo che nella vita in tutti i posti crescono dei ragazzi che possono dire la loro. Importante è crederci. Io ci ho creduto e non ho mai avuto problemi di niente e sono sempre stato una persona così”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 8 novembre 2012

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