ULTIMA - 24/5/19 - FABIO BRUTTI (CALDIERO): "LA ROSA NON SARA' STRAVOLTA"

Per il giovane direttore generale del Calcio Caldiero Terme, l'ex portiere Fabio Brutti, al suo 7° anno consecutivo nel direttivo team giallo-verde termale, la società del presidente Filippo Berti è in continua crescita di gioco e risultati: "Sono contentissimo" ci confida Brutti "di come abbiamo giocato quest'anno, facendo
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INCONTRI VIP'S

23/1/13 - INCONTRI RAVVICINATI: TONINO LAMBORGHINI

FIRMATO TONINO LAMBORGHINI

Tonino Lamborghini, figlio di Ferruccio (produttore delle granturismo più conosciute e prestigiose nel mondo), ha fondato a Bologna nel 1981 un Gruppo che porta il suo nome e che lo scorso anno ha celebrato i suoi trent’anni di successi. L’officina di progettazione creativa da cui prende vita il lifestyle Tonino Lamborghini oggi ha sede nello splendido Palazzo del Vignola, villa rinascimentale alle porte di Bologna. Traendo ispirazione dalle sue precedenti esperienze professionali nel campo dell’ingegneria, il comm. Lamborghini (nato a Cento di Ferrara nel 1947) ha esteso il concetto di lusso a prodotti capaci di evocare un mondo caratterizzato da passione per la meccanica e per un design senza compromessi. Orologi, occhiali, cellulari, profumi, complementi d’arredo, linee di abbigliamento, accessori sportivi, golf kart elettrici, delicatezze alimentari italiane, hotel e ristoranti a marchio: un universo coordinato di complementi di stile che esprimono il Puro Talento Italiano. Vision del Gruppo è, infatti, quella di esportare nel mondo la passione e lo spirito della cultura italiana sotto forma di prodotti dal design unico e distintivo, ispirato al mondo della meccanica, dell’ingegneria e delle auto sportive di lusso.

Dottor Tonino, cosa fece scattare nel capostipite Ferruccio, suo padre, la creazione di un'automobile di grande prestigio?

“Mio padre ha sempre avuto una grande passione per le belle automobili, e, nel periodo in cui era all'apice del successo come produttore di trattori, quello in cui venivano impiegati qualcosa come mille dipendenti, uscivano 52 trattori al giorno. La Lamborghini di mio padre Ferruccio era il leader di tecnologia nazionale se non anche europea e in famiglia, a quei tempi, disponevamo di Ferrari, Maserati ed altre fuori serie”.

Ma, la molla che spinse il cav. Ferruccio a creare la Lamborghini non scattò in seguito a quell'osservazione (problema di frizione) che fece al “Drake” Enzo Ferrari?

“Quello fu solo un particolare: la frizione della 250 – in casa ne avevamo due sia la versione Coupè sia il 250 2+2 – e alle sollecitazioni del motore non reggeva. Per cui, mio padre ci mise mano e, dopo aver sostituito la frazione della Ferrari con quella di una applicata ai nostri trattori, e ci stava perfettamente. Provata e riprovata questa frizione, reggeva e da collega imprenditore spiega come era riuscito a risolvere il problema. Allora Ferrari gli fa fare due ore di anticamera di attesa e questo fece arrabbiare mio padre uno perché era un buon cliente Ferrari, poi perché a livello imprenditoriale sfornava 52 trattori al giorno a fronte delle probabili duecento automobili all'anno. Quando finalmente lo ricevette, Enzo Ferrari gli rimproverò di saper guidare i trattori ma non le Ferrari. L'ha trattato in malo modo, insomma”.

E, la reazione è stata quella di sfornare una splendida Lamborghini...

“Tre giorni dopo, papà faceva incetta, compresi quelli della Ferrari, di tutti i tecnici migliori, e dava incarico di fare una macchina con certe caratteristiche ed input chiari e precisi, e in nove mesi fu presentata l'automobile”.

E' vero che Ferruccio costruì anche elicotteri?

“Sì, è vero, intorno al 1965, ne furono costruiti sei. Nel 1963 fu presentata la prima vettura, la 350 GTV, poi, due, tre anni dopo – nel 1965, 1966 - fu presentata prima la Miura nuda, con solo telaio inscatolato in questo motore trasversale, poi, alla Fiera dell'Automobile di Torino, Bertone s'innamorò di questo progetto e chiese ed ottenne da mio padre di firmare la carrozzeria. E mio padre fornì allo stilista alcuni suggerimenti e Bertone, assieme a Gandini, interpretò in maniera eccellente il vestito della Lamborghini”.

Ma, papà Ferruccio amava di più i trattori o le granturismo?

“Mah, io credo che le amasse tutte e due, sia il trattore che gli ha dato notorietà, danaro, innovazione tecnologica – ancora oggi i trattori Lamborghini sono considerati la Roll Roice dei trattori, eh, erano avanti anni luce rispetto a tutta la concorrenza – e le granturismo erano il sogno, la grande passione, l'hobby di lusso. E il tutto nacque come risposta al “Drake”, e, dopo aver fatto due conti, intuì che la notorietà e la pubblicità che ne sarebbero derivati sarebbero stati inferiori al costo delle fiere e dei vari interventi pubblicitari sia sui giornali che nella cartellonistica stradale”.

Era l'Italia del boom economico, quella in cui si espresse suo padre...

“L'Italia era tappezzata di cartelloni stradali sui trattori e sui bruciatori. Il ragionamento di mio padre funzionò, perché in tal modo si procurò un investimento in ritorno di immagine a minor prezzo”.

Quali vantaggi e svantaggi ha creato a lei, unico discendente, un nome, un brand così prestigioso come Lamborghini?

“Bisogna sempre cercare di essere all'altezza della situazione perché i confronti sono a portata di mano. E' inutile fare paragoni perché siamo due realtà diverse: io non voglio imitare mio padre anche perché perderei, tant'è vero che nel proseguo delle mie attività ho differenziato le creazioni, i prodotti. Mi viene chiesto – come direbbe un militare – di essere sempre sul pezzo”.

Non ha mai pensato di legare il suo nome, lei e prim'ancora suo padre, allo sport?

“Quaranta, cinquant'anni fa, mio padre sponsorizzò col marchio Lamborghini la squadra di pallacanestro femminile, che militava in campionati importanti”.

Il calcio, non avete mai pensato di sponsorizzare la Spal o il Bologna?

“No, anche perché mio padre non era particolarmente appassionato di calcio, e io nemmeno. Da anni sponsorizziamo una squadra di ciclismo femminile, ma non più di tanto. Sponsorizziamo mio figlio Ferruccio, che corre in motocicletta, ed è campione italiano della classe 600 Moto2 nel Civ, il campionato italiano di velocità”.

Cos'è che ci invidiano all'estero?

“Oddio, ammesso che ci sia dell'invidia, potrebbero invidiarci la forte creatività. A differenza di altre griffe – mio pregio e mio difetto – la mia creatività non è monotematica. Uno si specializza negli orologi anziché nei pullover, un altro nei maglioni, un altro negli abiti, un altro ancora nelle scarpe, mentre io mi cimento in tutti i settori merceologici”.

Il cav. Ferruccio si ritirò, poi, in quella Perugia...

“Papà, quando andò in pensione, si dedicò all'azienda vitivinicola che possedeva in Umbria, e lasciò a me le imprese, perché non ne voleva proprio più sapere né di aziende né di sindacati”.

Cosa papà Ferruccio continuava a raccomandarle?

“La qualità del prodotto per lui era determinante, che bastava poco per farti una cattiva fama e per perdere i mercati. Chiedeva molta attenzione e la ricerca, oltre che la correttezza professionale ed umana. Mio padre era una persona molto umana e molto corretta, eh”.

Quand'è che l'ha visto commuoversi?

“Sapeva celare molto bene le emozioni, nonostante le vivesse in maniera molto intensa. Dietro la sembianza di uomo forte e sicuro, nascondeva un suo grande cuore. Si commosse una volta, quando io gli feci vedere il primo trattore da lui costruito e rimesso completamente a nuovo da un nostro collaboratore – Mauro Fiorini -, e gli dichiarai di fare una sorta di museo. In un primo tempo, brontolò cacciandomi un “Ma, tu, Tonino, non devi perder tempo in queste cose, pensa a lavorare!”, poi, dopo aver messo in moto quel suo primo trattore, gli vennero le lacrime agli occhi ed esclamò “Pensa, avevo la tua età, e neanche un soldo in tasca!””

Ferruccio – è stato così descritto – era un “creatore infinito e un impareggiabile trasformatore”...Esiste ancora spazio per la creatività, per il “made in Italy” nel mondo?

“Dubito. Esiste per la creatività, ma, poi, per industrializzare bisogna andare oltre la siepe, oltre l'artigianato. L'artigiano in sé, da solo credo che non possa andare tanto lontano, perché a suo fianco ci vuole l'impresa, l'organizzazione, ci vuole la struttura, una mente commerciale che vada oltre i confini”.

Cos'è che rendeva particolarmente felice suo padre?

“L'ultima parte della sua vita mio padre l'ha trascorsa in Umbria, da solo. Lo inorgogliva quando vedeva le sue creature, la sua azienda, gli operai che amava molto, soprattutto, quelli che avevano iniziato con lui. Lo faceva molto sorridere la presenza dei suoi coetanei, dei suoi compagni di scuola, i compagni di gioco. Ogni tanto, in compagnia dei suoi operai o dei suoi tecnici, amava passeggiare e passare in rassegna i suoi stabilimenti; e diceva in dialetto: “Guarda bene cosa siamo stati capaci di fare!”. E, questo gli dava una grande carica”.

Era scaramantico Ferruccio? Lei, invece, dottor Tonino?

“No, assolutamente no. Nemmeno io”.

Il logo della Lamborghini riporta un toro in quanto papà Ferruccio era nato il 28 aprile e apparteneva alla costellazione zodiacale del Toro. Mentre, a un tiro di schioppo da voi, il buon “Drake” Enzo Ferrari apponeva il cavallino di Francesco Baracca sulle sue vetture. Ma, era più forte il toro dei Lamborghini o il cavallino di Ferrari?

“Mah, è difficile poterle rispondere. Bisognerebbe chiederlo ad entrambi: uno avrebbe detto il toro, l'altro il cavallino, perché uno tira l'acqua al proprio mulino, è orgoglioso di quello che fa”.

Quando si incontravano sulle piazze del mondo, dopo aver vinto quella sorta di “corrida”, sfida automobilistica, cosa diceva Enzo Ferrari a suo padre?

“Niente, lo evitava nella maniera più completa e totale. Non c'è mai stato un incontro, una stretta di mano, un saluto: Enzo Ferrari si girava dall'altra parte, cambiava strada, se lo vedeva. Una volta “Drake” confessò al grande giornalista di allora Gino Rancati che, in poche parole, la Miura gli faceva un po' tremare le gambe, gli fece paura”.

Giocava a briscola papà Ferruccio?

“Sì, a briscola e a sette e mezzo”.

Era uno che vinceva anche nel gioco oltre che negli affari?

“No, no, faceva, anzi, di tutto per perdere perché con gli amici, gli operai, con i collaboratori, quando ci si trovava assieme a giocare alla sera tra un bicchiere di Lambrusco e un salame affettato, perché, secondo lui, era un modo elegante per far loro dei piccoli regali”.

E si faceva vedere meno mostro di bravura e di fortuna, più umano, o no?

“Può immaginare allora che le dieci mila lire era un modo molto bello per dare soddisfazione a chi aveva lavorato tutto il giorno in azienda e condiviso le fortune, le sorti della ditta”.

Successo anche con le donne, papà Ferruccio?

“Ne ha avuto tante, tantissime, ma, alla fine, è rimasto abbastanza solo perché poi si separò da mia madre. Tutto sommato, gli ultimi anni li aveva vissuti abbastanza da solo”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 22 gennaio 2013












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