ULTIMA - 21/5/19 - MARCOLINI SCARPA D'ORO, PASSARIELLO SUPER-BOMBER DI TERZA

Si sono chiusi tutti i campionati dilettantistici della nostra provincia dall’Eccellenza alla 3^ categoria che hanno laureato i nuovi capo-cannonieri dei vari gironi e la nuova scarpa d’oro 2018-19, queste tutte le classifiche finali. In Eccellenza, dove si sono giocate 32 partite, chiudono appaiati in vetta a 16 reti Mariano Mangieri del Pozzonovo ed
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INCONTRI VIP'S

6/2/13 - INCONTRI RAVVICINATI: HARALD NIELSEN

NIELSEN, L'”ARALDO DEL GOL”

Il suo nome è legato allo storico scudetto conquistato dal Bologna, nello spareggio disputatosi all'”Olimpico” di Roma il 7 giugno 1964, a spese dell'Inter. E, in quella drammatica quanto indimenticabile partita, giocata contro la Grande Internazionale del “mago” Helenio Herrera reduce dalla conquista della Coppa dei Campioni il mercoledì prima, lui, Harald Nielsen – danese di Frederikshavn (26 ottobre 1941) – ci mise lo zampino del 2-0 definitivo a favore dei felsinei. Sei le stagioni all'ombra delle Torri degli Asinelli, due i titoli di capocannoniere di serie A, la prima volta (quella dello scudetto) con 19 reti, la seconda a quota 21, alla pari dell'oriundo argentino in forza alla Roma, Pedro Manfredini.

Nel suo Paese è stato il più giovane calciatore ad aver esordito in una Nazionale che l'ha visto in tutto giocare 14 volte, realizzando 15 reti, dopo che si era laureato più volte capocannoniere in campionato. Ma, il suo curriculum avrebbe potuto essere più ricco, se non fosse stato per quella legge che in Danimarca vietava l'ingresso in Nazionale ai calciatori professionistici. Medaglia d'argento ai Giochi Olimpici disputatisi a Roma nel 1960, poi, il passaggio all'Inter (1967-68), dove gioca e segna poco (2 reti in 8 presenze). Quindi, il Napoli, con Omar Sivori compagno nei partenopei (10 presenze e 2 sole reti), per poi chiudere la carriera di calciatore a Genova, sponda Sampdoria (4 presenze e zero reti).

Signor Nielsen, quando si parla della sua parentesi calcistica italiana, cos'è che ricorda di più?

“Sicuramente il campionato che abbiamo vinto col Bologna nel giugno 1964 e le due stagioni in cui sono stato capocannoniere”.

Quand'è che lei danese ha pianto dalla gioia, quando ha vinto nel 1964 lo spareggio dello scudetto contro l'Inter?
“Senz'altro”.

Cosa ricorda di quella partita all'”Olimpico” di Roma?

“Prima di tutto, mi ricordo che alcuni giorni prima della partita era morto il nostro presidente Dall'Ara, e poi è stata una partita dura. Il ritorno a Bologna è stata una grande emozione, l'abbraccio con i tifosi e la città. Abbiamo vinto 2-0 e a Bologna c'è stata una festa indimenticabile”.

Qual è stato il gol più bello che ha realizzato?

“Naturalmente il gol del 2-0 a Roma è stato per me spettacolare perché ha dato la sicurezza di aver vinto il campionato. Questo è un gol che io mi ricordo sempre!”.

Vogliamo riviverlo?

“E' stato un passaggio in avanti da parte di Fogli, io mi sono liberato, ho tirato, ho piazzato il pallone fuori dalla portata di Sarti, il portiere dell'Inter”.

Si ricorda un complimento di un mister, di un presidente o di un giocatore avversario?

“Mi ricordo che, dopo la spareggio vinto a Roma, Helenio Herrera mi ha stretto la mano dicendomi “bravissimo, Nielsen!”. E dopo l'Inter mi ha comprato. Poi, ricordo molto volentieri l'allenatore Bernardini, perché è stato un allenatore di un livello altissimo”.

E del presidente del Bologna, Renato Dall'Ara, che ricordo ha Nielsen?

“Mi ricordo il presidente Dall'Ara, come mi ricordo anche la sua signora, che sono state due persone che avevano un cuore che era rosso e blu”.

Qual era il rimprovero che i mister che ha avuto continuavano a farle in partita? Un suo compagno del Bologna ci ha detto che lei, quando aveva la palla al piede, si proiettava come un treno subito verso la porta avversaria...

“Questo è vero; difatti, io dicevo ai miei compagni non passarmi il pallone, lasciatemi un po' in pace così io recupero un po' di forze per fare dei gol”.

Non ha mai incontrato l'Italia con la maglia della Nazionale del suo Paese?
“No, no”.

Ha vinto anche una medaglia d'argento alle Olimpiadi con la Nazionale di Danimarca, o no?
“Sì, sì”.

Più forte lei o la punta dell'Hellas Verona – anche lui danese come lei – Preben Larsen Elkiajer?

“Certamente, sono più forte io, perché io ho vinto due volte la classifica cannonieri col Bologna. E poi con la Nazionale danese ho giocato 14 partite e ho segnato 15 gol”.

Quale avversario le è rimasto impresso a livello di marcatura pesante nei suoi confronti?

“Uno degli avversari più brutti che ho incontrato nella mia carriera è stato Picchi e Guarneri dell'Inter”.

Non Burgnich?

“Ah, ah, Burgnich, tutti terzini molto tosti, molto forti”.

Si può descrivere da giocatore?

“La mia caratteristica era quella di fare i gol, quella di farmi trovare al momento giusto e al posto giusto per fare gol. Ero un goleador che stava davanti e, davanti a qualsiasi pallone che mi arrivava, io riuscivo sempre a girarmi bene e calciare in porta”.

Più forte lei o Ezio Pascutti?

“Ah, ah, Ezio era bravissimo. Lui era ala, e io centravanti; lui era una delle migliore ali, e io uno dei migliori centravanti”.

Ha pianto di più quando è morto Giacomo Bulgarelli o Helmut Haller (scomparso nell'autunno del 2012)?

“Ho pianto per tutti e due”.

Ma, era più amico di Helmut o di Giacomo?

“Quando ho lasciato l'Italia, io ho avuto sempre un po' di contatti con Bulgarelli, non con Helmut”.

Dell'Italia cosa ha preso: il sole, il carattere, il cibo?

“Io ho preso quello che oggi mi ritrovo, visto che lavoro con le mie aziende anche con l'Italia: importiamo i prodotti italiani – borse, scarpe, accessori – che poi vendiamo qui in Scandinavia. Quindi, sono in contatti con l'Italia ogni giorno”.

Lei è un danese: lì c'è freddo, vento, fa buio presto. Cosa le piacerebbe “importare” dall'Italia?

“Mah, guardi, oggi vivo in Danimarca più alla maniera italiana che in quella del mio Paese”.

Che cosa le piace e cosa non degli italiani?

“Mi piace di tutto, mi piace il mangiare, il modo di vivere, la mentalità, la cultura, la musica, tutto”.

Lei crede in Dio?
“Sì”.

C'è qualcosa nell'Aldilà, oppure ci hanno raccontato solo bugie quaggiù?

“Mah, io credo in Dio. Quando noi giocatori, dopo aver vinto lo scudetto, siamo stati accolti da papa Paolo VI, è stata una delle più belle cose che ho vissuto”.

Che cosa vi diceste lei e il pontefice?

“Mi ricordo che quando gli hanno detto che c'era Nielsen, lui mi ha parlato in tedesco, io gli ho risposto in italiano e lui mi ha detto “Che bravo che sei, che parli in italiano!””.

Dicono che lei ha fatto tanti soldi e ha un figlio quarantenne, ingegnere, che lavora in America?
“Lei è andato molto vicino!”

La regina di Danimarca non le ha conferito alcun riconoscimento quando ha vinto lo scudetto col Bologna o l'argento olimpico?

“No, no. La regina Margherita II non mi ha detto niente, ma, ho avuto parecchie occasioni di parlare con lei”.

Di calcio?

“Non di calcio, lei non si interessa di calcio. Per noi danesi poter parlare con la regina Margherita è sempre una cosa molto bella, e io ho provato la gioia di stare assieme a lei, così come ho provato la gioia di stare insieme con l'ambasciatore italiano qui in Danimarca”.

Era superstizioso?

“No, no. A me piaceva giocare e il calcio io lo seguo sempre, tant'è che sono stato presidente anche dell'F.C. Copenaghen. Sono stato presidente, ho vinto due-tre scudetti, ora mi sono ritirato, vivo e spendo il tempo curando le mie tante ditte, visitandole e recandomi nella mia fattoria, dove vado a caccia con mia moglie”.

L'Italia le ha fatto bene, allora?

“Guardi, io sono un uomo molto fortunato perché ho due patrie: la Danimarca e l'Italia”.

Qual è stato il giocatore avversario più forte che ha incontrato nelle sue 14 gare con la Nazionale danese?

“Un grandissimo giocatore incontrato in Italia è stato Sivori e Riva. Ed anche Franco Janich: è stato un libero eccezionale. Con la Nazionale, ho giocato contro il fortissimo Pelè, ed anche contro Sivori”.

Si ricorda una doppietta, una tripletta, non è mai stato espulso, non mai sbagliato un rigore?

“Sono stato espulso una volta a Catania. C'è stato un contrasto molto duro con Panzanato e l'arbitro ci ha cacciati fuori tutti e due. Rigore sbagliato? Nessuno. Ricordo di aver fatto parecchi bis e tris: contro il Modena, contro il Catania, mi sembra anche contro la Roma, ma, non me li ricordo in maniera chiara”.

Ha detto che è un uomo fortunato, un vincente, ma non ha mai pianto nella vita?

“Sì, ho pianto quando sono stato al funerale di Giacomo (Bulgarelli)”.

I suoi genitori erano poveri o ricchi?

“I miei genitori non erano ricchi, mio padre faceva il venditore di pesce”.

E, lei, immaginiamo, giocava nei mercati...

“No, no, giocavo nel cortile di casa. Sì, me la cavavo anch'io a rompere piantine e vasi di fiori”.

Come mai ha giocato solo un anno nell'Inter?

“C'è stato il cambiamento dell'allenatore e del presidente: Fraizzoli al posto di Moratti, e al posto di Herrera è arrivato Chiappella ed altri allenatori. Sono arrivato quando si registravano tanti movimenti nell'Inter in quell'anno”.

E' stato un uomo libero, esiste la libertà nella vita di tutti i giorni?

“Per me, la libertà esiste, amo mia moglie, sono molto fedele, siamo vicini a festeggiare il prossimo 23 di marzo le nozze d'oro, non abbiamo mai litigato in cinquant'anni, ma siamo sempre stati innamorati”.

Lo festeggerete a Venezia o a Bologna?

“Noi a Bologna ci saremo nel 2014, quando siamo stati già invitati a festeggiare, il 7 di giugno, il 50mo della conquista dello scudetto. Le nozze d'oro, invece, le festeggeremo in Danimarca: abbiamo già invitato cento persone e sarà una grande festa”.

Cos'è che la fa commuovere nella vita?

“E' quando sento che la gente sta insieme, vive bene e si ama”.

Cos'è che le fa rabbia?

“Qui, in Danimarca, c'è gente che violentano bambine giovani: questo mi fa rabbia moltissimo”.

E dell'Italia di adesso, che idea si è fatto?

“Nel mondo c'è di tutto; dovunque vai, all'estero, ne senti di storie, di lamentele”.

Lei a Napoli ha giocato assieme al grande Omar Sivori. Era più bravo come calciatore o più matto come uomo?

“Come giocatore era fortissimo, come uomo, mah, non lo so...(sorriso)”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 2 febbraio 2013












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