ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

10/2/13 - INCONTRI RAVVICINATI: I SONOHRA

SONOHRA ET LABORA

I Sonohra sono due fratelli, Luca e Diego Fainello, nati a Verona rispettivamente nel 1982 e nel 1986. Fin da piccoli suonano insieme, partecipando a numerosi concorsi musicali e maturando una grande esperienza live nei locali del Lago di Garda. Nella fase compositiva Luca scrive i testi, mentre Diego compone le musiche e cura gli arrangiamenti. Entrambi hanno sviluppato un alto senso della composizione, riuscendo a conciliare nella loro musica il linguaggio rock con quello delle più nuove frontiere del britpop. I Sonohra esordiscono nel 2008 sul palco del Festival di Sanremo, dove vincono nella categoria “Giovani” con il brano “L’amore”, il cui video è divenuto uno dei quattro più visti a livello europeo su YouTube, raggiungendo oltre 8.000.000 di visualizzazioni. Durante il 2009, la band pubblica “Libres”, versione spagnola di “Liberi da sempre”, e si dedica alla promozione in America Latina. Il promo tour tocca la Florida, la Colombia, l’Argentina, il Messico e il Brasile. A settembre dello stesso anno Luca e Diego si recano a Londra per la registrazione del loro secondo album, realizzata interamente nello studio 3 dei celebri Abbey Road Studios dei Beatles.

L’album, intitolato “Metà”, viene pubblicato il 19 febbraio 2010, in coincidenza con la partecipazione della band al Festival di Sanremo nella categoria “Big” con il brano “Baby”. Nel novembre 2010 esce l’EP “A place for us” che contiene le versioni in inglese di alcuni dei maggiori successi della band e un brano inedito, “There’s a place for us”, colonna sonora del film de “Le Cronache di Narnia 3 – Il viaggio del veliero”. Il 15 maggio 2012 esce il loro nuovo album di inediti, “La storia parte da qui”, masterizzato agli Sterling Sound Studios di New York da Ted Jensen, uno tra i migliori ingegneri di mastering al mondo. Dall’uscita dell’album sono stati poi pubblicati i singoli “Si chiama libertà” (feat. Hevia), “Il cielo è tuo” e “Il re del nulla”. All’inizio del 2013 hanno iniziato una tournee acustica nei migliori teatri e club italiani. La chiacchierata la sosteniamo con uno dei due fratelli Fainello, più precisamente con Luca, il paroliere (classe 1982; mentre Diego, classe 1986, è l'arrangiatore musicale).

Luca, hai mai giocato a calcio?

“Noi siamo di Palazzina, una Circoscrizioni a cinque km dal centro di Verona, e il nostro approccio con il calcio lo abbiamo praticato quando eravamo quando molto piccoli, verso i 13-14 anni. Poi, abbiamo dovuto trascurarlo per intraprendere la carriera di musicisti e dedicandomi agli studi io di pianoforte, mio fratello Diego della chitarra. Ed abbiamo così iniziato a suonare nei locali intorno ai vent'anni”.

Luca che ruoli e in che squadra?

“Io ho giocato terzino nel Palazzina per 3-4 anni e poi nel G.S. Tebaldi e tutt'ora gioco in quel ruolo nella Nazionale Cantanti”.

Terzini destro o sinistro?

“Indifferente, anche se tendenzialmente calcio di destro, però, posso giocare anche a sinistra”.

Chievo o Hellas Verona?

“Bé, possiamo rivelarlo, visto che l'abbiamo già dichiarato: Chievo”.

E Diego, in che ruolo giocava?

Mio fratello giocava anche lui nella Palazzina, ruolo attaccante e lo è tutt'ora nella Nazionale Cantanti”.

Si parla molto del tema della libertà: anche in una vostra fatica così intitolata. Ma, esiste la libertà oppure, alla pari della giustizia terrena, è solo un miraggio?

“Mah, la società in cui viviamo oggi sembra poggiare sulla libertà e sulla giustizia, ma, a noi sembrano ancora realtà distanti. Non per niente, io e Diego di frequente la proclamiamo nelle canzoni”.

Dammi una risposta sulla parola libertà e giustizia.

“La libertà è avere un pensiero ed essere liberi di esporlo. Purtroppo, credo che non siamo ancora pronti per esporre in piena libertà i nostri modi di vedere e di sentire. Per la giustizia, noi ci basiamo sul nostro mondo, quello musicale, che a certi livelli non conosce la parola giustizia: coincide moltissimo la raccomandazione, la conoscenza, idem in altri settori. E, allora, la giustizia, sotto questo profilo, non esiste”.

Nella vita puoi essere raccomandato ed arrivare, ma, poi, una volta lassù, devi riuscire a mantenere il grande volo, o no?

“Verissimo, tutte queste cose possono aiutarti a fare da starter, ma, se poi non hai talento o delle vere qualità, rischi di ritrovarti al punto di partenza e nell'anonimato. Sarebbe molto bello che il talento e le qualità potessero trionfare libere, senza ogni volta vedersi sorpassare da musicisti raccomandati o protetti”.

Credi in Dio?

“Penso che tutti credano in qualcosa; io credo in Dio nel senso che penso che dopo la morte ci sia una trasformazione, ma che tutto non finisca con la cessazione clinica del respiro”.

L'Aldilà esiste oppure è – per dirla alla Piero Pelù dei Litfiba – un'astuta bugia?

“Non lo posso sapere, ma credo che tutto un giorno si trasformerà e di conseguenza esista qualcosa e speriamo che sia, senza ombra di dubbio, un qualcosa di migliore”.

Come lo descriveresti l'Aldilà?

“Come un posto senza spazio né tempo, in cui non esistano le sofferenze e le ingiustizie, e che io possa continuare a suonare la mia chitarra e i miei testi”.

Non hai mai pianto per dolore: per la perdita di una amico, di un familiare?
“Ovvio!”

Non mi sembra una domanda poi così ovvia, dato che hai da poco passato i trent'anni...

“E' successo, ma non sono uno che piange pubblicamente, ma dentro di me. Così per la perdita dei nonni, ma, anche per altre storie toccanti. Noi, comunque, facciamo molte opere di beneficenza: siamo spesso a contatto negli ospedali con bambini malati terminali e certe scene ti toccano davvero. E' una sofferenza che non diamo a vedere e di cui io e Diego non parliamo, però è una sofferenza tangibile”.

Cos'è che ti fa rabbia nella vita di tutti i giorni?

“L'ignoranza: è una cosa che deve essere superata”.

Non hai mai sofferto per una ragazza: qualcuno diceva “pene d'amore, pene d'inferno”?

“Sì, ho pianto ancora per una donna. Ma, anche in questo caso, credo che questo faccia parte della vita di ognuno di voi”.

Scommetto, allora, che sei stato lasciato: la sofferenza è tipica di chi viene preso in contropiede...
“Sì, sono stato lasciato”.

E, bravo, che non hai detto – come tantissimi tuoi coetanei – ci siamo lasciati...

“No, no, io sono stato lasciato e chi viene lasciato soffre certamente di più perché si vede che tu eri ancora innamorato; al punto di restarci e di stare male”.

Quando hai vinto il Festival di Sanremo nel 2008 o quando hai registrato una tua fatica musicale in Inghilterra, nello studio in cui ci erano stati anche i Beatles; quand'è che ti si è accapponata la pelle?

“La vittoria del 2008 al Festival di Sanremo è un ricordo che io e Diego ci porteremo dietro per tutta la vita, una fortissima emozione. Fino a un mese prima suonavamo nei pub e nei locali per trenta-quaranta persone e trovarsi catapultati in una dimensione completamente diversa e trionfare in maniera convincente è stata una splendida sensazione”.

Hai dormito “la notte prima degli esami” – scomodiamo il mitico Antonello Venditti -, cioè alla vigilia? E la notte del trionfo?

“Abbiamo trascorso una settimana in cui non abbiamo mai dormito né mangiato; anche perché il palcoscenico del “Teatro Ariston” ti mette una soggezione che è difficile raccontarla. Ma, devi solo viverla: salire su quel palco, dove sono saliti i cantanti e i più grandi musicisti internazionali – anche stranieri – non è stata una cosa semplice. Ti mette un timore incredibile quando a un certo punto si spalanca la ribalta, devi affrontare i tanti e luccicanti scalini e poi esibirti, bene, in quel momento ti dici “ma chi me l'ha fatto fare di essere qui stasera!”. E' davvero un'emozione notevole. Tra l'altro, noi ci siamo resi conto di aver vinto un Festival molto tempo dopo, perché dei giorni successivi al trionfo conservi un ricordo molto confuso e denso di emozioni, difficile da metabolizzare come dici tu. Venti giorni – credimi – anche un mese senza chiudere occhio, senza riuscire a dormire”.

Sei superstizioso?
“No, no, assolutamente!”

Hai detto di temere l'ignoranza della gente o la gente ignorante: ma, tu per nutrire questo timore, che titolo di studio hai conseguito, anche se la cultura è un aggiornamento continuo, non una laurea conquistata e sudata una ventina d'anni fa e quindi superata?

“Io non mi considero affatto una persona intelligente o con una mente superiore, anche perché io ho conseguito la Maturità Artistica e poi ho studiato nel mondo del Design, prima come stilista, come grafico pubblicitario, e sartoria e modellista”.

Di che cosa non puoi dare a meno della vita di tutti i giorni?

“Della mia chitarra: deve essere sempre presente e vicino a me”.

Scegli un posto in particolare quando ti viene l'ispirazione dei testi da scrivere?

“No, io riesco ad estraniarmi da tutto ciò che mi circonda, anche dal frastuono, dal chiasso quotidiano. Anche la notizia di un fatto particolare accaduto, mi può dare un'emozione particolare e spingermi a stendere testi. Comunque, camera mia è l'unico posto in cui posso scrivere, ma, posso essere anche da un'altra parte; basta avere un pezzo di carta e una penna e se ti viene l'ispirazione, puoi creare”.

Abbiamo parlato del “top” dei Sonohra – il Festival di Sanremo edizione 2008 -; il “flop” quand'è stato?

“Il nostro flop è stato sicuramente San Remo 2010: siamo arrivati scarichi e mentalmente in una condizione sfavorevole, non sicuri cioè del nostro progetto in quanto avevamo accusato dei problemi a livello manageriale. Si avrebbe potuto fare meglio e lavorare meglio”.

E' vero che “dimmi cosa componi, e ti dirò chi sei!”?

“Sì, assolutamente sì, può essere; però, deve essere una cosa completamente tua”.

Un tuo divo, un complesso preferito?

“Noi, quando suonavamo nei locali, trattavamo il blues: avevamo un repertorio più adatto a un pubblico adulto. I nostri concerti erano affollati da turisti stranieri e da persone su con l'età. I nostri miti, dunque, partono da Eric Clapton a Bb King a Robben Ford ad altri ancora che adesso non mi vengono in mente”.

Ti piace quanto sta interpretando Mario Biondi?

“Mi piace molto: è un artista molto bravo e nel suo complesso collaborano musicisti molto bravi, stratosferici, si avvale di un equipe di sicura qualità”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 8 febbraio 2013






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