ULTIMA - 21/2/19 - 1^ EDIZIONE DELLA VIAREGGIO WOMEN'S CUP, ECCO LE 8 SQUADRE

Bologna, Fiorentina, Florentia, Genoa, Inter, Juventus, Sassuolo e Spezia sono le otto formazioni femminili che dal 18 al 26 marzo prossimo daranno vita alla prima edizione della Viareggio Women’s Cup, organizzata dal Cgc Viareggio: la manifestazione, come il torneo maschile, è riservata alle formazioni Primavera. Il torneo femminile sarà articolato in due
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INCONTRI VIP'S

14/2/13 - INCONTRI RAVVICINATI: I NOMADI

PIU' NOMADI CHE VAGABONDI

Io vagabondo è il romanzo della straordinaria vita di un italiano normale, un uomo di umili origini partito da un piccolo paesino e arrivato a vendere 15 milioni di dischi, segnando un'epoca, incontrando Totò e Arafat, il Dalai Lama e Fellini, e riuscendo a tenere in vita il suo gruppo nonostante tutto e tutti. Nessuno come i Nomadi: il 2013 è l’anno del mezzo secolo di attività del più longevo e inossidabile gruppo italiano di sempre. Un’idea, una ragione e uno stile di vita, prima ancora che un complesso musicale. Fondati nel 1963 da Beppe Carletti e Augusto Daolio, i Nomadi sono ancora nel pieno delle proprie forze, come dimostra la recente pubblicazione di TERZO TEMPO, nuovo album di inediti balzato subito in testa alle classifiche.

La storia è ormai lunga cinquant’anni, e ora Beppe Carletti la racconta in prima persona, con grande affetto e sensibilità, ripartendo dai gloriosi anni Sessanta, dal beat dei capelloni e dalle proteste studentesche, attraversando poi gli anni Settanta dell’amicizia con Francesco Guccini e degli anni bui della contestazione, fino a giungere alla dolorosa scomparsa di Augusto Daolio, volto inconfondibile dei Nomadi e amico fraterno di Beppe, e alla rinascita degli ultimi due decenni, costellati da soddisfazioni, impegno e amore verso il proprio pubblico. Amore sempre ripagato. Non si finisce mai di essere Nomadi.

Beppe Carletti
Leader e tastierista dei Nomadi, ha fondato il gruppo nel 1963, quando aveva solo sedici anni. In cinquant'anni di carriera ha inciso trentacinque dischi e venduto quindici milioni di copie, ha incontrato Totò e Arafat, il Dalai Lama e Federico Fellini, ha registrato negli studi Abbey Road di Londra e in quelli di Sant'Anna di Modena, ha duettato con Francesco Guccini e Richie Havens, con Jovanotti e gli Inti Illimani, ha ricevuto i complimenti di Brian Wilson dei Beach Boys e di George Martin, ha suonato in Chiapas e in Amazzonia, a Gerusalemme e a Sarajevo, a New York e a Praga. Ha due figli, Davide ed Elena, e tre nipoti, Isabella, Nicola e Giuseppe David.

Avete mai giocato a calcio o scritto brani musicali sullo sport?

“Abbiamo giocato a calcio in maniera amatoriale, per stare in compagnia. Non sono un calciatore, non ho mai giocato, ma, se devo dare un calcio lo do; casomai, scalcio la terra, non calcio palloni”.

In che ruolo gioca, Beppe?
“Sto indietro, sì, terzino”.

Tifa per qualche squadra, la Reggiana?
“No, per la Juve”.

Siete più Nomadi o più Vagabondi?

“Mah, tutti e due, perché nomadi e vagabondi sono la stessa cosa; i nomadi si spostano nel deserto, i vagabondi si spostano qua in Italia, e questi siamo noi Nomadi. Però, siamo nomadi e vagabondi allo stesso tempo. Però, nomadi con radici, eh, questo è importante sottolinearlo!”

Esiste una ricetta della vostra longevità: tra poco festeggiate le “nozze d'oro”...

“Io credo che sia merito delle buona fondamenta: siamo partiti bene con delle canzoni di grande spessore e poi credo che abbiamo continuato con la nostra semplicità, la coerenza ed anche l'umiltà ci metterei. Queste tre parole, che, per chi ci non conosce potrà mettere anche in dubbio, mentre chi ci conosce sa che siamo così, persone semplici, normali, in quanto non ci siamo mai sentiti al di sopra delle altre persone. Coerenti perché penso che la coerenza sia stata la chiave di farci restare in pista per cinquant'anni”.

E noi, dal nostro piccolo, possiamo dedurlo dal fatto che lei ha un vecchissimo numero di cellulare. Chi non lo cambia, significa che non è mai andato incontro a disagi o a così grossi inconvenienti da doverlo cambiare magari ogni anno...

“Questo numero che ho ce l'ho dagli anni Novanta, quindi, siamo un po' indietro”.

Senta, l'onestà, la lealtà, il rispetto dei valori, in un giorno oggi sempre più in subbuglio e carente di tutto, ripaga?

“L'onestà paga, sì, col tempo. Io penso che se siamo ancora qua l'onestà ci ha aiutato tanto. E' chiaro che delle volte ad essere onesti ci si rimette anche, però, è bello essere in pace con se stessi e alla notte vado a letto e dormo. Viceversa, la notte forse non dormirei. E sono contento di quello che sono, con il mio milione di difetti, ma, nessuno almeno mi può attaccare sull'onestà”.

Ma, concorda con quanto ha cantato Piero Pelù riguardo l'Aldilà, la Fede, definita dal noto cantautore ex Litfiba “un'astuta bugia”?

“Mah, qua, andiamo in un discorso molto profondo, ci vorrebbero dei teologici. Però, chiaramente, dato che non sono un prete, potrei che dire che non esiste. Si dice che l'aldilà esiste? Siamo su due linee diverse. Io ho incontrato il Dalai Lama e credo che la loro filosofia – quando dicono che il Paradiso è qua – mi trovano sostanzialmente d'accordo”.

Quindi, in base a quanto lei dice, Augusto Daolio non lo incontreremo più, neanche nell'Aldilà?

“Quando mi chiameranno, mi rivolgeranno la chiamata, l'ultima chiamata, spero di incontrare Augusto e di poter proseguire il nostro cammino”.

Il grande Woody Allen diceva che quando busserà alla sua porta la morte, lui, quella volta, cercherà di non essere a casa...

“Eh, sì, cercherò anch'io di imitarlo, ma, non posso scamparla più di tanto. Adesso ho 66 anni e quindi non so se campo ancora un po', non potrò correre tanto più forte. Quindi, al primo ostacolo mi prenderebbe...”

Giustizia e libertà sono due paroloni, due utopie?

“Sì, sì, sì, purtroppo, sì, sono proprio dei paroloni. La giustizia veramente perché non credo che ci sia molta giustizia. La libertà si pensa sempre che ne abbiamo tanta, ma, non è mai a sufficienza, né è troppa. Dipende da quale lato la si guarda, è una cosa così. Se parli con qualche ragazzo, lui ti dice che è poca perché non può fare questo, non può fare quest'altro; se parli con altre, ti dicono che c'è gente che fa un abuso della libertà, a discapito di altri. E poi ti dicono che la giustizia non condanna come dovrebbe condannare oppure condanna in un modo sbagliato”.

Il top e il flop della vita artistica di Beppe Carletti?

“Il top è stato l'incontro con Augusto nel 1963, su un palco nella provincia di Rovigo. Il flop può darsi che ne abbia fatto anche tanti, ma, non essendoci una contro prova, è difficile dirlo e ricordarlo. Ce ne saranno stati anche più di uno, forse nessuno me li ha fatti notare. Forse, un grande, clamoroso flop non c'è stato”.

L'ultima volta che ha pianto di dolore come un bambino è stato quando ha perduto Augusto?

“Quando ho perduto Augusto e Dante. Quando ho saputo della malattia di Augusto e quando una mattina mi informarono della morte di Dante. Eppoi, ho pianto di gioia quando mia figlia mi ha annunciato che sarei diventato nonno. Sono due pianti diversi, no?, uno di dolore e uno di gioia”.

Rimpianti in questi 50 anni di carriera musicale?

“No, direi proprio di no, perché ho fatto sempre quello che mi sono sentito di fare; sbagliando sinceramente, però, mi dico che se sono ancora qua, vuol dire che qualcosa di buono è stato fatto”.

Superstizioso?

“No, non ho nessun amuleto, nessun rito di scaramanzia prima di cominciare qualsiasi lavoro o prima di salire sul palco. Mi sento talmente sicuro che non ne ho avuto mai bisogno. Sono fatto così”.

Non avesse fatto il musicista, cosa le sarebbe piaciuto di più fare nella vita?

“Oddio, non lo so. Quando sono andato a fare i tre giorni di militare, da ragazzo, mi avevano assegnato al Corso Sottufficiali di Artigliera pesante, e può darsi che avrei potuto intraprendere quella carriera. Anche perché io non so fare altro che suonare. Non so, delle volte credo che mi sarebbe piaciuto fare anche il politico, il politico vero, intendiamoci”.

Del resto, l'Emilia è terra di tanti nostri uomini politici...da Fini a Casini, da Bersani a Giovanardi...

“Certo, certo, ma, fermiamoci qui...”

Noi siamo convinti che se lei avesse fatto il sottufficiale di artiglieria pesante avrebbe messo i fiori dentro i cannoni...

“Ah, sì, quello sicuramente! Non ho mai avuto passione di sparare in vita mia, né di andare a caccia. Le armi, per me, potrebbero anche non esistere. Sì, da bambini si giocava agli indiani, però, con le rivoltelle fatte di compensato che lanciavano gli elastici. Mai toccato un'arma in vita mia. Mi sono venuti i ladri in casa mia e al maresciallo che chiedevo consigli sull'opportunità di comprare un'arma da difesa, lui mi rispose “Ma, per l'amor del cielo, Carletti, lasci stare!””

Cos'è che le dà più fastidio e cosa invece riesce a commuoverla nella vita di tutti i giorni?

“Mi dà fastidio quando leggo sul giornale che uno ha dato fuoco alla moglie, che un altro ha accoltellato il figlio, mi fanno star male, ancora di più che fastidio. Mi commuovo quando vedo un bel gesto di umanità vera, disinteressata. Un bambino che viene accolto in una casa, quando una signora scorge un infante abbandonato davanti un cassonetto, lo piglia su e se lo porta a casa per investirlo di affetto. Ecco, questo mi commuove. Ho girato il mondo, e faccio qualche iniziativa umanitaria; e quando posso fare o dare qualcosa mi vengono gli occhi lucidi perché vedo che chi riceve i miei doni è felice. E questo mi riempie tanto. E' vero che è più bello dare, fare del bene che ricevere, verissimo!”

Qual è stato il più bel complimento ricevuto da un collega musicista, da un produttore, da un fan, e qual è stato invece il rimbrotto, l'accusa più pesante ricevuta nella sua vita?

“Una signora che mi ha scritto e mi ha detto: lei, Beppe, ha la faccia di un contadino buono. Ebbene, una frase che me la ricorderò per tutta la vita perché mi piace. La cosa che mi ha fatto stare male è stata l'accusa - rivolta su Facebook – che io vado a fare solidarietà perché sono un pedofilo. Pensa e basta: io che amo i bambini, che ho tre nipoti, che quando mia figlia mi ha detto che ero diventato nonno, io mi sono commosso, e questo qua mi copre di un'accusa così infamante, così ingiusta, così terribile. E' stata la cosa più brutta che mi sono sentito rivolgere nella vita. Mi ha fatto stare male, perché è dagli anni 90 che cerco di fare sorridere qualche bambino. Chiaramente, mi possono dire di tutto, visto che a tutti non si può piacere, ma, che io sia un ladro o un pedofilo, questo, signori, proprio no! Potevano attaccarmi in un'altra maniera, ma, non in questo modo!”

Voi e i Pooh, la differenza...

“Noi siamo degli artigiani, i Pooh sono degli industriali (sorride)”.

Qualcuno di voi dovrebbe aver sposato una ragazza di Vigo di Legnago, paese del Basso veronese...

“Sì, il nostro bassista Gianni Coron. La sua donna è morta l'anno scorso”.

Mi dica la colonna sonora che meglio sintetizza, accompagna il vostro mezzo secolo di canzoni.

“E' molto difficile risponderti, perché io le ho incise tutte e molte le ho scritte, e non voglio essere di parte. Chiaramente, le canzoni di Francesco Guccini sono quelle più importante e sono delle poesie. Io non voglio essere di parte, ma, a me piace “Io voglio vivere” perché è una canzone di speranza, per cui scegliamo questa qui!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 13 febbraio 2013












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