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INCONTRI VIP'S

29/8/07 - INCONTRI RAVVICINATI: UMBERTO PANINI...

UMBERTO PANINI: "COSI' HO INVENTATO LE FIGURINE"
Dopo le interviste a grandi giornalisti, opinionisti e calciatori, il direttore del sito www.pianeta-calcio.it Andrea Nocini è riuscito ad avvicinare anche un imprenditore come Umberto Panini, 76 anni (3-2-1930), uno dei fondatori e inventori delle ormai mitiche “figurine Panini”. Questa intervista è condita soprattutto dal ricordo e dai contrasti di una vita trascorsa da Panini prima nella difficoltà e poi nel benessere. Un percorso incentrato nel capire i segreti del successo di un oggetto, la figurina, divenuto quasi di culto, un piccolo tesoro da custodire gelosamente. Per scoprire questo mondo, Andrea Nocini ha dato sfogo a tutte le sue capacità dialettiche e soprattutto alle sue sconfinate conoscenze aneddotiche per far scoprire al pubblico i segreti e i valori del fondatore di questa grande azienda italiana.

«Come andiamo?» esordisce Nocini imprimendo subito all’intervista toni informali, genuini, tanto da riscoprire quell’accento emiliano che fa riemergere le sue origini faentine. «Abbastanza bene» la telegrafica risposta dell’ospite. «Voi siete quattro fratelli maschi allevati da mamma Olga, una donna ricca di saggezza». Nocini comincia dai valori, innanzitutto, da quelli familiari, i più sacri, i più importanti. «Il nostro "faro", quello che ci ha illuminato il cammino» è la risposta concisa ma significativa di Umberto Panini. Tuttavia, Nocini non riesce a trattenersi, è troppa la curiosità di sapere come sia nata l’idea delle “figurine Panini”. «Noi avevamo un’edicola che vendeva i giornali, e presto ci rendemmo conto che il lavoro nel settore delle figurine si sarebbe potuto sviluppare molto meglio. Abbiamo iniziato a intraprendere quell’attività, e ci siamo riusciti bene».

«Quante figurine siete riusciti a stampare?», chiede il nostro sempre più incuriosito direttore. «Il ritmo era di cinque milioni di bustine al giorno, quindi trenta milioni di figurine», numeri davvero da capogiro. Il record di produzione è, quindi, presto detto. «L’abbiamo raggiunto con Spagna ‘82», i tempi d’oro della Nazionale italiana quando sollevava al cielo la Coppa del Mondo. «Mi sembra trecento milioni di bustine» azzarda Nocini. «Di più, trecentocinquanta milioni» corregge Panini. Come se ogni cittadino italiano avesse un pacchetto di figurine! Davvero incredibile!

«Poi, avete deciso di vendere un simile business all’editore inglese, di origini cecoslovacche, Robert Maxwell – proprietario tra l’altro del Sun –. Come mai a un inglese e non a un italiano?» chiede Nocini, interessato a comprendere nei dettagli l’affaire Panini. «Eravamo in “abbinamento” – o partnership all’inglese, appunto – con il suo giornale, ma, avevamo anche dei problemi di successione, con quattro fratelli e sedici figli. «E dieci femmine, con i loro rispettivi mariti in dote» interviene il nostro preparatissimo direttore. «Maxwell – spiega Nocini – era un cecoslovacco miliardario comparso quasi per incanto a Londra, che parlava una dozzina di lingue; dicono che aiutava Israele a procurarsi la bomba atomica, trafficava armi col Sud Africa. Lei come ha fatto a sincerarsi della bontà dei soldi di questo personaggio?». Domande che scottano, basate su informazioni dettagliate, e diciamolo, piuttosto inquietanti. «Noi siamo tornati con i soldi. Non abbiamo parlato molto. Lui era proprio un "bandolero internazionale"» afferma Panini.

«Quanto vi offrì?» domanda, quindi, Nocini, proseguendo nella sua approfondita indagine sul “caso-Maxwell”. «Lui ha accettato la nostra richiesta senza discutere» risponde Panini. «Si parla di 160 miliardi» replica il direttore. «150» corregge Panini, messo alle strette dal pressing nociniano, lui sempre teso a sviscerare ogni argomento, specie i più delicati. Ma, all’interno delle sue interviste non possono mancare i riferimenti alle storie, ai racconti, agli aneddoti. La storia di Umberto Panini trova le sue fondamenta nella povertà. È da qui che Nocini vuole ripartire. «La povertà - lei che è nato povero - è cattiva o buona compagna di vita?».

«È una buonissima compagna di vita. Imparando a soffrire, si affronta meglio la vita». La filosofia nociniana anche stavolta, seppur con qualche difficoltà in più, ha attecchito.

«Mamma Olga aveva un’edicola, il papà morì giovane (il 9 novembre del ’41), lei diventò subito uomo, a 11 anni. Vivevate in una casa dove a letto si dormiva in due». Le informazioni di Andrea Nocini vanno sempre più nel dettaglio, cercando di far scoprire un personaggio nato e cresciuto veramente dal nulla. «Anche quella è una bella prova di sopportazione – aggiunge l’ellittico Panini – che ho dovuto affrontare».

«L’edicola di mamma Olga, in Corso Duomo, il salotto di Modena, venne anche bruciata dai comunisti» rivela il nostro direttore. Argomenti che scottano. «Avevamo dei giornali che non erano di sinistra. Venivano alla sera e raccoglievano i giornali a loro avversi e li bruciavano. Giornali come “Il Candido” – di Gianni Guareschi – o “L’Uomo qualunque” – di Guglielmo Giannini – o "La Voce monarchica" - dovevamo, quindi, andare a recuperarli a Reggio Emilia in bicicletta. Tutto quello che non era di sinistra veniva “raccolto”. È una situazione, comunque, da dimenticare».

Dalla fabbrica alla politica, dalla povertà dei primi tempi ai grandi viaggi oltreoceano. «Lei successivamente emigrò in Venezuela. Per quale motivo?» chiede Nocini. «Soprattutto perché volevo vedere un po’ di mondo. Ero giovane, non avevo paura di nulla» risponde Panini. «Era il ’57 – interviene l’informatissimo direttore del nostro sito – e prese la nave per altri mondi». «Il 27 gennaio» precisa l’ospite. ««Perché se la ricorda così bene quella data?» chiede Nocini,non lasciandosi sfuggire l’occasione di addentrarsi nel personaggio-Panini. «Perché durante l’attraversata, io che compio gli anni il 3 febbraio 1930, l’orchestra della nave intonò delle note di auguri in mio onore, facendomi davvero una bella improvvisata. È stata una cosa che mi ha colpito molto. E, poi, perché il giorno della partenza per un’avventura come quella non si dimentica facilmente».

«In Venezuela, dove trovò lavoro?»

«Lo trovai subito a Caracas, ma, dopo un mese andai a Maracaìbo». «È vero che per un certo periodo della sua vita fece il meccanico?» chiede incuriosito Nocini. «Io ho sempre fatto il meccanico, sono nato meccanico. Ho dovuto inventare e progettare tutto il processo produttivo delle figurine. Tutte le nostre macchine erano uniche e di nostra produzione».

«È mai tornato da ricco a Maracaìbo?» domanda Nocini, cercando di scoprire i lati più nascosti del suo intervistato. «Sì, sono tornato da ricco. Ma, l’ho trovato brutto» ammette Umberto Panini. «Era cambiato lei o era cambiato il Venezuela?». «Ero cambiato io. Sono tornato una ventina d’anni dopo. Arrivavo alla sei del mattino a Maracaìbo e trovavo decine di persone che mi aspettavano. Erano cose che facevano piacere».

Gli incredibili aneddoti conosciuti da Nocini proseguono inarrestabili, trovando tra l’altro sempre dall’altra parte una conferma. «È vero che dormiva nei campi, legandosi una fune alla gamba e nascondendo nell’erba il suo ciclomotore?». «Sì, certo, quando ho fatto la traversata Caracas-Maracaìbo in motorino. Dovevo farlo, altrimenti mi avrebbero potuto portare via il ciclomotore e a quel punto sarei stato bello che finito!». La vita di Umberto Panini sembra davvero uno di quei film d’avventura di una volta, come ormai non ne esistono più.

«Umberto Panini, lei che adesso è miliardario, è vero che se una persona fa del bene, poi, gli ritorna tutto indietro con gli interessi?». «Sicuramente, è vero» risponde secco Panini, quasi fosse la sua massima, «devi fare del bene e poi dimenticarti di ciò che hai fatto».

Il discorso, a questo punto, ritorna da dove era cominciato. Le origini. «Come cominciò l’avventura delle figurine?». «I miei fratelli iniziarono nel ’60, io entrai nel ’63. È stata un’avventura fantastica». «Lei inventò la “fifimatic”, la macchina per le figurine, che in dialetto modenese si chiamano "fifi". Non le è mai sembrato di fare anche del bene, visto che tutti noi siamo cresciuti a suon di figurine e nutella?» domanda Nocini, nel ricordare, quindi, anche l’aspetto “sociale” di quello straordinario prodotto che era la figurina, autentico oggetto di culto di molti ragazzini di varie generazioni. «Noi l’abbiamo vissuto come produttori, non come consumatori. E, poi, ha favorito la nascita di quel gioco, in cui i bambini conoscevano a memoria ogni figurina». Nocini ricorda, poi, come l’editore Angelo Rizzoli, padrone de "Il Corriere della Sera", affermasse come l’azienda Panini consumasse più carta del suo giornale. «È vero» ammette divertito lo stesso imprenditore emiliano. Non sfugge, davvero, nulla al nostro direttore. «Quale era il segreto del successo delle figurine?» chiede Nocini. «Di certo, il feeling che nacque tra noi e i bambini. Noi curavamo fino all’esasperazione ogni dettaglio, specie quello del rifornimento delle figurine mancanti. Quando un bambino nelle lettere di richiesta di determinate figurine mancanti si dimenticava di mettere il mittente, attraverso il bollo postale riuscivamo a fare una ricerca e trovare quel bambino. E, poi, spesso invitavamo bambini da tutta Italia a visitare l’azienda. Il segreto sta proprio nel gioco, e, alla fine, è il primo gioco d’azzardo del bambino. Perché, quando il bambino apre una busta, è come scoprire e spillare le carte da poker».

La diffusione e la popolarità del calcio ha, poi, certamente agevolato il successo dell’iniziativa. «Lei ha mai giocato a calcio?», una domanda d’obbligo. «No. Solo da ragazzo». «Che ruolo?» incalza il nostro direttore. «Portiere» la risposta. Per il tifo, Andrea Nocini non riesce a scoprire qualche passione nascosta del suo intervistato verso qualche squadra, neppure per il “suo” Modena o per la più blasonata Juventus. «Non ha mai fatto una sua raccolta personale di figurine? Magari della Perugina?» suggerisce il giornalista romagnolo-veronese, il Nocini. «Sì, ma, dovevi comprare la cioccolata per avere la figurina del Feroce Saladino». «Costavano molto e non tutti se la potevano permettere» ribatte Nocini.

«Lei ha detto: “Siamo diventati ricchi solo il giorno in cui abbiamo venduto a Maxwell”» afferma Nocini, rimanendo su un tema puramente economico. «Effettivamente, è vero. Prima c’era il tempo solo di lavorare e investire nei macchinari per far progredire l’azienda». «Come facevate a supertutelare i vostri bambini. Le figurine di Sivori o gli scudetti argentati costringevano i ragazzini a comperare centinaia di bustine», ecco che Nocini viene in soccorso dei tanti bambini dell’epoca, magari in lacrime perché con un album incompleto di qualche pezzo pregiato come qualche figurina di qualche campione o qualche introvabile scudetto argentato. «Non potevamo produrne in abbondanza, sarebbe diventato impossibile anche come spese».

«Qual è la figurina più bella, a giudizio di Umberto Panini?» anche l’estetica vuole la sua parte... «Quella della bustina, che raffigura Parola in rovesciata», «Carlo Parola il 15 gennaio del ’50 al vecchio Comunale,in Fiorentina–Juventus 0-1» interviene l’"enciclopedico" Nocini, tra i complimenti dello stesso Panini.

«Avete esportato le figurine persino in Russia, in Egitto, il 70% del vostro fatturato era export, come mai? In Italia non funzionava?», «No. In Italia era sempre il primo mercato del mondo, ma, gli affari ci hanno portato anche in Spagna, Arabia, Germania, diffondevamo il made in Italy. Perfino, nelle isole Molucche». Un vero e proprio impero mondiale, intercontinentale.

«Qual è il giocatore più importante venuto a visitare la vostra azienda?». «Rivera», risponde senza esitazione Panini, sebbene riveli come avesse conosciuto anche il grandissimo Pelè, durante un viaggio di piacere. «Non le hanno mai chiesto di sponsorizzare una squadra di calcio?». «Il calcio? No. Abbiamo, invece, sponsorizzato la pallavolo» con la grande e gloriosa Panini Modena, che ha davvero vinto tutto quello che c’era da vincere in Italia e in Europa.

Panini non è solo sinonimo di figurine di calcio, ma, anche figurine riguardanti altri temi, come il mondo dello spazio e del Risorgimento italiano, quest’ultimo «edizione bellissima, anche se, purtroppo, non ha avuto tanto successo» si rammarica con un briciolo di amarezza Umberto Panini. "Avete fotografato" ricorda Nocini "i quadri raffiguranti i maggiori avvenimenti della storia del Sette-Ottocento, quali Teano, Milazzo, ecc....". "Sì" conferma, stupito, l'interlocutore.

«Qual è la dote che lei richiede a un dipendente?» domanda Nocini, entrando in discorsi prettamente aziendali, ma, che vogliono rivelare sicuramente l’aspetto umano dell’imprenditore. «Di certo, il sorriso, una cosa non facile da trovare oggi giorno» è la risposta sincera del suo ospite radiofonico.

«Cosa fa oggi nella vita? Ha un’azienda, la “Hombre”, visitata anche da Michael Gorbaciov» chiede, infine, nel suo congedo Andrea Nocini, che spazia con disinvoltura da un argomento all’altro, come uno "scoiattolo aristotelico" tanto caro all'economo-sociologo inglese dell'Ottocento positivista, il Durkaim. «Sì. Stamattina, per esempio, c’era una delegazione della Fiat, ormai è diventata un polo d’attrazione». Un’azienda, in cui, rimarca Nocini «viene prodotto del parmigiano, che viene assaggiato anche dal Papa e dalla Conferenza Episcopale Italiana» aggiunge ancora il direttore; «già, siamo abituati a far le cose fatte bene» risponde soddisfatto della conoscenza nociniana, Umberto Panini. «È un affarista» afferma provocatoriamente Nocini. «No no, non facciamo affari» ribatte divertito il suo interlocutore, che cerca di sfuggire alla piccola, ma aguzza tagliola tesa dal giornalista veronese.

«La vita le ha sorriso?». «Sì molto. Sarei un ingrato a dire il contrario». «E cosa consiglia ai giovani?» insiste Nocini. «Bisogna essere convinti di quello che si fa, è fondamentale. E, poi, fare del bene, e poi dimenticarsi di averlo fatto».

L’ultimo momento è, quindi, dedicato ai ricordi, agli affetti, come la grande tradizione nociniana ci insegna. «Quando lei era in Venezuela, sua mamma Olga le scrisse una lettera: “Ricordati della tua famiglia, della tua ragazza che ti aspetta, delle tue radici e ricordati che noi vediamo lo stesso cielo e lo stesso sole». Il nostro direttore è alla caccia delle emozioni, dei sentimenti veri. «Una lettera, che è un decalogo di vita» commenta Panini, con la voce che si fa d’improvviso più tremolante, più roca. Ancora una volta, Nocini ha fatto centro. «Non si è mai commosso?», una domanda di commiato in puro stile nociniano. «Sempre mi commuovo, soprattutto adesso che sono invecchiato».

Umberto Panini, uscito completamente dall’azienda (gestita adesso da una cordata di imprenditori guidata dal marchigiano Vittorio Merloni, quello salito alla ribaltaper le amose e griffate cucine) anche a livello azionario, ha venduto l’azienda nel ’90, e da allora non è più tornato in fabbrica. «La voglio ricordare come l’ho fatta io» rivela.

E, neanche farlo apposta - per sottolineare che tempo più azzeccato non poteva il nostro direttore scegliere per intervistare l'ex inventore delle mitiche, leggiadre "Figurine Panini", da lunedì 30 gennaio 2006 (come riportava al suo interno "La Gazzetta dello Sport" il 26 gennaio scorso in suo box) in ricordo del 45° anniversario dell’azienda Panini, in tutte le poste italiane saranno disponibili dei francobolli speciali del valore di 2,80 euro ciascuno, raffiguranti la ormai mitica rovesciata di Carlo Parola, immortalata in quel Fiorentina-Juventus di una fredda domenica datata 15 gennaio 1950.

Un segnale di riconoscimento per un’azienda e una famiglia che ha fatto divertire i bambini di tutta Italia, facendoli socializzare, diventare almeno per una volta dei piccoli collezionisti e sviluppare, perchè no, il loro piccolo istinto imprenditoriale e commerciale.

Orgogliosi, questi bambini, di possedere un rarissimo scudetto argentato di una squadra blasonata o un mezzo busto di qualche fuoriclasse per cercare un altro coetaneo al fine - con la scusa di proporre uno scambio con una "figurina doppia" - di trascorrere qualche ora in compagnìa e in spensieratezza.

(Emanuele Zanini) 02.02.06 Ore 18.34

Ps: le foto pubblicate in questa intervista sono state gentilmente concesse dal fotografo Paolo Terzi

Paolo Terzi Fotografo
Fotografia per l'Arte e i Beni Culturali

Rua del Muro 80/a 41100 Modena Italy









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