ULTIMA - 21/3/19 - SEMIFINALI DI COPPA VERONA: SAVAL "CORSARO" A GAZZOLO

Ieri sera si sono giocate le partite di andata delle semifinali della Coppa Verona 2018-19 che mette in palio, oltre al prestigioso trofeo, anche un posto nel prossimo campionato di Seconda categoria 2019-2020. Sfortunata la gara per il Gazzolo 2014 del presidente Paolo Valle che alla fine ha perso 1 a 2 in casa contro il bravo e fortunato Saval Maddalena
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INCONTRI VIP'S

18/4/13 - INCONTRI RAVVICINATI: SUSANNA MESSAGGIO

CHE PIACEVOLE...MESSAGGIO!

Il suo sorriso ha accompagnato tante rubriche televisive ed addolcito anche un paio di film (“Lui è peggio di me”, 1984, e “Italia fast food”, 1986).
Parliamo di Susanna Messaggio, nata a Milano il 30 gennaio 1963, ieri telefonista a Portobello – la famosa finestra condotta da Enzo Tortora, poi, valletta in più trasmissioni televisive create e interpretate dal grande Mike Buongiorno, del quale rimane in lei il ricordo più forte ed affezionato. E una dolcezza così spontanea come quella di Susanna Messaggio non poteva non tradursi anche nel ruolo di annunciatrice di Canale 5.

Ma, dietro a quel sorriso naturale, rasserenante c'è una donna molto colta, che ha conseguito la laurea prima il Lettere Moderne, poi, quella in Pedagogia, e che ha collaborato sia con l'Università Statale di Milano sia con diversi quotidiani nazionali, trattando di benessere, salute e psicopedagogia. Dal 2000 ha aperto una propria società di comunicazione, ed oggi sta seguendo un progetto di educazione all'immaginazione, “I Cercacognomi”. Una donna forte, la Messaggio, come ci farà capire dalle sue risposte, toccata anche dal dolore (la scomparsa nel 1992 della prima figlia Alice, deceduta poco dopo il parto), ma rinforzata e sempre pronta a combattere con l'arma dell'ottimismo e della fiducia verso il presente e il futuro. Ha due figli, Martina e Jacopo, avuto quest'ultimo con il secondo marito, di “fede” sampdoriana come il piccolo Jacopo.

Dottoressa Messaggio, quali sono i suoi timori quotidiani?

“Dato che sono una donna molto energica e mi chiamo donna acrobata, equilibrista in quanto faccio mille cose, dalla società che gestisco con più persone – e non è facile oggi per via della crisi – e non finisco mai. Parto alla mattina con i bambini, di cui ne ho uno ancora piccolo, alla sera li seguo nei compiti e nei ripassi, cerco di risolvere i loro problemi adolescenziali (mi riferisco alla più grande), ho un marito con tutti i suoi problemi, e, detto questo, mi pare sempre che la vita sia di corsa. Giudico un successo il fatto di poter trovare un pezzettino di tempo per sé, anche solo per una chiacchierata con una persona piacevole”.

Timori, insomma, non ne ha, par di capire...

“Mi è già successo di tutto, per cui credo di aver affrontato ogni genere di cose e non temo nemmeno la morte. Quando deve venire, deve venire, inutile avere paura. Certo, capisco è una paura naturale, dell'ignoto, di una serie di principi, di sensazioni, di emozioni, però, poi, alla fine della fiera, quando ci tocca ci tocca. E, di conseguenza, le migliore creature se ne vanno via senza una spiegazione logica, se non quella dentro la mia testa di trovare sempre la formula che l'energia non muore ma si trasforma, per cui filosoficamente parlando possiamo pensare ad una trasformazione in una materialità diversa. Mi piace molto la filosofia sudamericana, dove c'è questa opportunità di poter discutere, di parlare ancora con la persona, il nostro caro che ha cambiato dimensione, per cui credo di avere- senza essere malintesa – anche un rapporto con le persone che non ci sono più, che sono a me molto care e che ritrovo negli oggetti, nei libri, nelle situazioni, nelle cose”.

“Pene d'amore pene d'inferno”: lei è d'accordo?

“Per quello che mi riguarda sì (sorride l'interlocutrice): ho sempre avuto, non so che cosa, forse un karma come dice una mia amica, che mi chiama “streghetta” in questo senso: ho la percezione che quando m'innamoro, dando molto di me stessa, ritrovo sempre degli uomini molto infantili, che hanno sempre bisogna di essere, alla pari dei bambini, di essere protetti, accuditi, per cui il mio carico di lavoro e di affetto raddoppia, triplica. Invece, di avere l'opportunità, per gli opposti contrari, come diceva Goethe, le “affinità elettive”, di sviluppare una persona come me, iperdinamica, iperprotettiva. Io, invece, incontro sempre persone che hanno bisogno di carica e di farsi proteggere: do, insomma, invece, di ricevere. E sono una catalizzatrice pazzesca, in quanto ho tre figli, il marito, il fratello, la mamma, la cognata: ho amiche e chiunque si ferm anache al bar, dove mi incontra, comincia a raccontarmi di se e io divento allora un grande contenitore. Ma, poi, mi chiedo ma chi è che contiene me, io che sono un grande contenitore di tutte queste persone? E, allora, mi consolo, dicendo che sono fatta così e lo sarò fino alla fine della mia vita. Le mie amiche mi accusano di voler troppo bene agli altri e di volerne meno a me stessa. Ecco, devo ancora cercare di volermi bene e questo per me sarà il compito più importante cui sono attesa, perché se mi voglio più bene posso donarmi agli altri ancora meglio e di più. E non ti accumuli le depressioni, i pessimismi verso la vita degli altri, le loro crisi e fragilità”.

Lei è più per “l'amore è proporzionale all'attesa” (Platone) o più per “l'amore vero è quello non corrisposto” (come in “Malena”, film girato da Gabriele Salvatores con la splendida Monica Bellucci)?

“No, mi piace di più Platone: l'amore non corrisposto, purtroppo, alla fine, perde, per cui alla fine ti devi arrendere. Non mi piace arrendermi: in amore sono combattiva proprio perché, avendo sempre a che fare con uomini-bambini, il bambino ha sempre bisogno di avere, fa fatica a dare, e, quindi, se non fossi corrisposta, alla fine, finirei per perdere e questo rapporto non avrebbe seguito”.

E' stato più un maestro nella sua carriera Enzo Tortora o Mike Bongiorno?

“Ho lavorato molto più tempo con Mike Bongiorno. Ho avuto poi la fortuna di lavorare con tutti i grandi, con gente più matura, tipo Pippo Baudo, Domenico Modugno. Ho provato tanta umanità anche in Domenico Modugno, oltre che in Mike, con il quale ho lavorato molto. Mike, che era molto burbero di carattere, ma, poi, con me si è sciolto, dopo molto tempo, perché ha capito che si poteva fidare. Una volta conquistata la mia fiducia, guai chi mi toccava per lui! Mi trovava una donna intelligente, attiva, con cui piaceva parlare, mi interrogava quando stavo preparando gli esami all'Università, ci teneva che mi laureassi. Ogni tanto mi strattonava perché avessi delle reazioni. Prima gli rispondevo a tono, poi, ho capito che rispondendogli con tono autorevole, mi potevo difendere bene, e lui mi guardava, mi studiava con ammirazione, riuscendo entrambi ad entrare in un ottimo rapporto. Alla fine dei suoi giorni, poi, preoccupato da buon genitore di suo figlio Leonino, che era in Inghilterra a fare feste di un certo tipo alla pari di tutti gli adolescenti, era molto attento ed anche a sua moglie Daniela, senza mai trascurarli un attimo su tutto quello che dovevano fare”.

Mai praticato sport?

“Io ho praticato tutti gli sport del mondo tranne il calcio, che non amo per niente forse perché mio marito è talmente attivo in questo, che mi ha fatto odiare quel poco che amavo. Tutto il tempo che può lo vive con grande entusiasmo da tifoso, e ruba spazio e tempo alla famiglia”.

Simpatia per una squadra?

“Solo perché mio marito è talmente appassionato (fa tutti gli scongiuri) per la Sampdoria, il mio bambino – essendo milanese - era l'unico bambino in Maternità che aveva il braccialetto della Sampdoria, la sciarpa della Samp. E mio marito che, fiero, in ospedale, poco dopo il parto, diceva che suo figlio aveva qualcosa per cui l'avremmo sicuramente riconosciuto”.

E' vero che le felicità sono tutte diverse, non invece i dolori?

“Io ho perso la mia prima bambina, Alice, per cui le lascio immaginare il dolore che ho provato perché l'ho aspettata, l'ho cercata tanto. E' rimasta poco tempo nella vita reale. Non è vero che i dolori sono tutti uguali, perché le dinamiche del dolore, l'elaborazione del lutto sono molto soggettive. Idem i tempi. Mio padre era una persona che amava disegnare, che mi ha lasciato dei bellissimi ricordi, tra cui molti disegni, un diario, delle sensazioni molto forti. Disegnava con tutte e due le mani, era un tipo burbero, molto pratico, tecnico, dotato di un egoismo di una volta, ma di un egoismo sano. E mi ha lasciato dei valori, che io credo che nella vita contino molto. E una dignità importante in tutte le cose, che mi ha reso una persona sicura nei miei rapporti di lavoro, con la gente, ecc. Mi ha sempre detto: tu sei quello che incontri, ma anche quello che fai. Una donna, più che un uomo, ha il dovere di avere una propria dignità, perché l'uomo in certe cose è un po' più ingenuo, un po' più fragile, un po' più pollo, di conseguenza, come sempre è la donna che tiene unita la famiglia e ho una santa madre, perché è molto forte, molto tenace, anche molto rompi (sto dandole una mano a pitturare il suo appartamento!), però, se non ci fosse stata lei, a quei tempi la famiglia si sarebbe sgretolata, perché gli uomini sono facilmente attaccabili dalla temperatura esterna, dagli ambienti”.

Quand'è che le è venuta la pelle d'oca nella sua carriera?

“Al Festivalbar di Verona, quando sono uscita da sola dopo che Claudio Cecchetto o il Jerry Scotti della situazione mi presentarono: mi prese il panico, il pubblico delle finali dell'Arena di Verona, il presentatore Vittorio Salvetti. E ricordo che provai una forte emozione perché sembrava che la gente ti venisse addosso, questo muro umano di gente entusiasta che voleva sentire il proprio cantante e tu eri una piccola formica che aspettavano che da un momento all'altro tu pronunciassi il nome del loro cantante, del loro divo preferito. Poi, mia madre è una appassionata melomane perché ha lavorato tanto al Teatro “La Scala” di Milano come costumista, e io ho respirato i lavori sartoriali, i costumi, e, quando l'ho riportata ultimamente più volte anche senza papà, per vedere la chiusura della stagione lirica. Una passione che si sta perdendo tra i giovani, e l'anfiteatro si sta riempendo solo di stranieri, di tedeschi vestiti di giallo e di cinesi. Invece, gli italiani preferiscono la vita moderna”.

Cos'è che le dà più fastidio e cosa invece la riesce a commuovere?

“Mi dà fastidio l'ignoranza; che è fatta di gesti quotidiani, che la ritrovi nelle cose più piccole, nei gesti più banali. Non mi piacciono i muri, i classisti, perché l'unica cosa certa è che tutti si andrà tutti allo stesso posto, non si sa se si chiamerà paradiso o qualcos'altro. Si sa che la vita è un percorso da fare e una persona dovrebbe sentirsi bene. Poi, mi dà fastidio la gente che manca di dignità, che si vende facilmente e per poco e mai lo stiamo verificando in questi ultimi anni, soprattutto nelle ragazze, le più giovani, non esistono più i valori, sono vuote, menefreghiste se vanno con un uomo sposato, se questi ha dei problemi. Non c'è dignità né sensibilità”.

Cosa mi commuove?

“Un bambino, perché ha quella cosa che i grandi perdono quasi subito, cioè l'istinto puro, lo stupore”.

Sta attraversando una notte difficile, in cui imperversa il maltempo, la pioggia non accenna a diminuire, in un albergo a Verona e noi cerchiamo di soccorrerla offrendole dei testi di Dostojewsky (Anna Karenina” o i “Fratelli Karamazov”, ovvero la conoscenza dell'animo russo, come diceva Biagi) o di Osvaldo Bevilacqua. Quale testo preferirebbe le allungassi?

“La pioggia ogni tanto mi accompagna e mi piace anche: non prenderei nessun libro pesante. Sceglierei di più un libro di botanica, qualcosa di più ironico, leggero, che mi racconta la vita, le situazioni, una serie di autori più leggeri. Mi piace leggere storie di psicologia, romanzi, ma non testi con storie, vicende crudeli, perché già la vita ha i risvolti crudi, per cui, se riesco a leggere storie a lieto fine, mi sollevo e vado a dormire con un sorriso più sereno, perché io sono una solare”.

Le piacciono di più i gialli di Van Gogh, i rossi del Tiziano Vecelli, i verdi di Paolo Caliari o i blu di un certo periodo di Pablo Picasso?

“Picasso, no, perché non mi piace come persona: narciso, egoista, incapace di capire il mondo delle donne. Non mi piace l'evoluzione della sua genialità così cruda, così ordinata, geometrica. Di Tiziano ho delle opere riprodotte perché chiaramente (sorriso) non posso permettermi certe sue più piccole opere, i rossi mi piacciono molto, perché trasmettono passione, però, Tiziano ha anche ombre e chiaroscuri più pesanti. In questo momento preciso, vivrei più delle cose a tratti di Durer, che sto rivedendo; però, le coloro io (altro bel sorriso della presentatrice)”.

I verdi del Caliari?

“Bé, i verdi sì, perché si usano anche in questo momento. Devo dire che con i quadri, che amo moltissimo, perché sono un'appassionata di Storia dell'Arte, ho degli innamoramenti a tempo, nel senso che dopo un po', mi piace cambiare la casa, rivoluzionare gli spazi, e allora prendo anche dei quadri. Ora sto facendo delle ristrutturazioni in casa e ho più bisogno degli impressionisti quali Gustav Klint, di Vasilij Kandinskij, di Oskar Kokoschka, di Paul Klee, del movimento, insomma, dei “Cavalieri azzurri”, di colori cioè più importanti, più brillanti, degli ori, ecco”.

Mai superstiziosa, mai ricorsa a riti scaramantici?

“Bé, quello lo si è sempre fatto. Non so poi quanto potesse servire. Sicuramente da adolescente più spesso, poi, crescendo, mi sono via via liberata dalla scaramanzia, dai suoi riti. Ma, non me ne faccio un problema, se dovesse accadere in scena il peggio”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 6 aprile 2013












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