ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

1/5/13 - INCONTRI RAVVICINATI: LIAM BRADY

SORSI DI AMABILE...BRADY

La prima scheggia del passato che ci viene in mente quando parliamo di Liam Brady (nato a Dublino il 13 febbraio 1956), l'irlandese della Juventus dell'inizio anni Ottanta, è la freddezza con cui ha trasformato in zona Cesarini, allo stadio Comunale di un Catanzaro già matematicamente salvo, il tanto discusso rigore (stagione 1981-82), consentendo alla Vecchia Signora di cucirsi proprio all'ultima giornata lo scudetto numero 19 sulla propria maglia e scatenando l'ira della tifoseria della Fiorentina, beffata per un punto nel clamoroso, appassionato testa a testa (46 a 45 il punteggio finale per i bianco-neri di mister Giovanni Trapattoni) con i gigliati. Gli occhi di Liam Brady incarcerano ancora oggi il lampo di freddezza misto a una sana, inebriante furbizia, con cui deve aver freddato, deve aver ipnotizzato il portiere calabrese in quella calda domenica di primavera del 1982, prima dei Mondiali vinti in Spagna dagli azzurri del cittì Enzo Bearzot.

I capelli se ne sono andati, ma l'ironia, ovviamente, è sempre quella, sempre in agguato. Pronta a sorprenderci quando, dopo aver messo alla prova il nostro arrugginito inglese, concorda di condurre la breve intervista (il massimo della sua concessione) per soli cinque minuti e basta, e in normale italiano. Brady nasce a Dublino il 13 febbraio 1956, cresce nel Saint Kevin's Boys F.C. prima e nell'Home Farm poi, quindi, passa all'Arsenal, dove a 17 anni firma il suo primo contratto da professionista. Nel 1979-80 conquista con i “gunners” (letteralmente “gunners”) la Coppa di Inghilterra e arriva in finalissima di Coppa delle Coppe, dopo aver eliminato la Juventus, ma, deve cedere il trofeo agli spagnoli del Valencia. Nel 1980 passa alla Vecchia Signora (57 gare e 13 reti), con la quale vince due scudetti di fila prima di passare alla Sampdoria (1982-84), per vivere altre due stagioni (57 presenze e 6 gol): è l'arrivo di Michel Platini a sbalzarlo dalla “zebra” dell'Avvocato Gianni Agnelli. Altri due campionati con la maglia dell'Inter (dal 1984-86), quindi, la stagione (sempre in serie A) nell'Ascoli (1986-87) e il ritorno in Inghilterra, dove chiude la carriera nel West Ham (1989). Lunga la sua militanza nella Nazionale Irlandese (dal 1974 al 1989, 72 gare e 9 reti), di cui farà l'assistente (dal 2008 al 2010) a fianco di un compagno bianco-nero, Marco Tardelli. Ma, è l'Arsenal a servirsi tutt'ora della sua esperienza di ex calciatore europeo, non prima però di aver guidato i giovani del Celtic di Glasgow e quelli del Brighton & Hove.

Mister, cosa pensa del calcio italiano?

“Mah, direi che forse ha perso un po' di terreno a confronto con i tedeschi e con gli spagnoli, comunque, si mantiene sempre competitivo: quest'anno ho visto la Juve che ha fatto un buon cammino in Coppa dei Campioni, ho visto il Milan giocare bene contro il Barcellona nella gara di andata. Squadre italiane competitive, ma non trionfatrici come una volta."

Oggi (ndr) abbiamo due club tedeschi quasi finalisti in Champion's League...

“I tedeschi sono riusciti a cambiare, a rinnovare il loro calcio: adesso devo dire che fisicamente godono il vantaggio rispetto tutte le altre squadre e fisicamente sono molto forti e giocano con grande determinazione, con l'atteggiamento giusto. Grazie a questi meriti, le squadre di club della Germania sono arrivate così in alto”.

Qual è il più bel ricordo che ha nella Juventus, nell'Inter e nella Samp?

“Certamente i due scudetti vinti con la Juventus nel 1981 e nel 1982, soprattutto, la mia vita in Italia. Il calcio mi ha dato molto, sono stato contento dove sono andato giocare, perché mi sono sempre trovato bene”.

Conserva un ricordo, un aneddoto dell'Avvocato Gianni Agnelli durante la sua militanza in bianco e nero?

“Mi ha pagato bene (sorride)”.

Si ricorda cosa le disse quando arrivò alla Juve?

“Mi parlava in inglese, perché lui parlava perfettamente inglese, io, invece, parlavo poco l'italiano e allora. Era sempre gentile con me, mi ha detto di fare bene, di fidarsi del suo club, e mi sono trovato benissimo, facendomi tanti amici”.

Qual è stato il compagno di squadra più valido con cui ha giocato e l'avversario più forte contro cui ha giocato nei suoi 7 anni di campionato italiano?

“Allora, è facile: Scirea con me, contro Maradona”.

Era impossibile fermarlo el “Pibe de oro”...
“Assolutamente!”

Per me, un grande asso inglese è stato Bobbie Charlton; pensi che il “pallone d'oro” britannico che ha chiuso la carriera, giocando l'ultima gara proprio qui, al “Bentegodi” di Verona, il 2 maggio 1973...

“Sì, certo, anche lui è un altro fuoriclasse, ma, ai miei tempi Maradona numero uno, Platini numero due. Ah sì, non sapevo questo”.

Il gol più bello realizzato in Italia, mister?

"Un crocchio di persone e di curiosi, schieratisi intorno a noi, gli ricorda, in coro e subito, il rigore trasformato all'ultima gara del campionato 1981-82, in Catanzaro-Juve, e che permise alle zebre di prevalere per un solo punto sulla Fiorentina."

Il più bello dal punto di vista stilistico?

“Ho fatto un bel gol nel derby a Torino, quando battemmo i granata per 4-2 e io feci un gol – come si dice? - a giro”.

Si ricorda chi difendeva i pali dei granata?
“Sì, Giuliano Terraneo”.

Quand'è che le è venuta per la prima volta la pelle d'oca, si è commosso nel calcio?

“Eh, direi quando ho vinto il primo scudetto. No, lacrime no, felice sì: quando ho vinto il primo scudetto con la Juventus”.

C'è ancora spazio per la fantasia, la creatività nel calcio oggi, oppure il football è incarcerato da schemi, moduli, masse muscolari, e circondato da maratoneti?

“No, c'è ancora spazio per tutti e due, sia per la tecnica che per la tattica. Messi ormai non è struttura, è un fuoriclasse, no?”

Ma corre molto, no?
“Corre, sì, sì, sì”.

Abbiamo sentito anche il grande Michel Platini, attuale presidente della Champion's League: che consiglio darebbe al suo ex compagno bianco-nero oggi?

“E' una domanda molto difficile, guardi!”

Non vorrebbe che si rendesse obbligatorio a tutti i club la presenza di 4-5 elementi cresciuti nel proprio vivaio, anziché mettere l'obbligo della data di nascita sempre più vicina all'età di Allievo? Di aumentare, a certi livelli, che so, il numero di atleti extracomunitari?

“Non lo so, non lo so: di trovare questa questione di fair play, dove economicamente una squadra vale l'altra, e così troviamo il giusto equilibrio per tutte le squadre a livello anche di competitività”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 29 aprile 2013












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