ULTIMA - 24/5/19 - FABIO BRUTTI (CALDIERO): "LA ROSA NON SARA' STRAVOLTA"

Per il giovane direttore generale del Calcio Caldiero Terme, l'ex portiere Fabio Brutti, al suo 7° anno consecutivo nel direttivo team giallo-verde termale, la società del presidente Filippo Berti è in continua crescita di gioco e risultati: "Sono contentissimo" ci confida Brutti "di come abbiamo giocato quest'anno, facendo
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INCONTRI VIP'S

3/7/13 - INCONTRI RAVVICINATI: CARD. ROGER ETCHAGARAY

ETCHAGARAY, IL CARDINALE “ROCCIA”

Fiero delle sue radici pirenaiche, il 91enne porporato Roger Etchegaray è saldo di fisico e di spirito: molti ricorderanno che in seguito all'attentato avvenuto la notte di Natale del 2009 in San Pietro da parte di una fanatica religiosa che trascinò in terra papa Ratzinger, il prelato subì di riflesso la grave frattura a un femore. Ci ha colpito la scelta di non aver mai voluto un proprio stemma araldico, mugugnandoci un “ma quelle sono cose del Medioevo!”. Stessa sorte capitatagli a gennaio 2013 in seguito a una caduta. Classe 1922 (è nato ad Espelette il 25 settembre), viene consacrato vescovo nel 1969, cardinale nel 1979 da papa Giovanni Paolo II. Diventa Presidente del Consiglio Pontificio del Consiglio della Giustizia e della Pace e Presidente del Pontificio Consiglio del “Cor Unum”. Instancabile il suo ruolo svolto a favore della pace in veste di diplomatico della Santa Sede, ma anche a favore dei diritti umani e dei bisogni dei più poveri, contribuendo a diffondere il messaggio e la carità del Papa in ogni angolo del mondo, dalla Cina comunista al Rwanda durante il terribile genocidio, dai duri conflitti del Medio Oriente alle spietate e sanguinose Guerre dei Balcani.

Eminenza, ha mai praticato sport da ragazzo?

“Quando si è bambini si è, più o meno, tutti sportivi. Sono originario dei Paesi Baschi. Lo sport di tutti i baschi è la palla (pelota) basca: si gioca da soli, a scuola, con degli amici, scagliandola contro un muro, e questo si può dire che è stato il mio primo esercizio fisico, che, per i ragazzi, è necessario. Si può vedere lo sport come un esercizio per tutti ed una ricerca per l'uomo con delle disabilità. Infatti, penso a tante persone portatrici di handicap, che si infiacchiscono perché non possono fare esercizio ed allenarsi per sviluppare e migliorare un po' il proprio fisico. Oltre a ciò, è interessante che lo sport diventi la regola del proprio allenamento perché si diventa più forti, più atletici, più appassionati. Poiché io ho avuto molto allenamento, ho fatto molta montagna come scalatore”.

Come Achille Ratti, papa Pio XI...

“Sì, Papa Pio XI, come ha detto lei, era uno scalatore ed è stato un grande pontefice, anche con la passione della montagna. Io ho visitato a Desio (Milano) la sua casa e ho avuto tra le mani la sua picozza e ho visto alcune foto che lo ritraevano in montagna. Era veramente un grande alpinista e ha dato il suo nome a una vetta. Che siate sportivi o persone non più giovani e poco interessate allo sport, la montagna pian piano vi conquista. A 80 anni io sciavo ancora sulle piste delle Alpi che su quelle dei Pirenei, ed è stato per me, oserei dire, un esercizio che mi ha permesso di migliorare molto la mia volontà. Infatti, per uno sportivo sono importanti l'equilibrio e la volontà perché sono due qualità alla base di tutto. Ringrazio il Signore che mi ha dato la possibilità, fino a un'età avanzata, di poter mantenere integro il corpo; che è inseparabile dallo spirito”.

Quali le paure e le attese di questo momento che stiamo vivendo?

“Credo che sicuramente stiamo vivendo un'epoca, direi, più difficile che mai. Tutte le epoche hanno le loro ombre e le loro luci, ma, ho l'impressione – senza voler troppo drammatizzare – che l'epoca che stiamo vivendo sia un periodo di transizione, quasi un cambiamento del mondo. Il progresso, fortunatamente, dà molto, approfittando della Scienza e della Medicina, ma, penso che attualmente ci siano degli squilibri nella considerazione della vita perché, senza particolari motivi, per le persone – qualunque sia la loro categoria sociale o professione – ciò che sembra dominare è l'economia e il denaro, e Papa Francesco ha reagito contro questo tipo, non so come dire, di servitù, di tirannia, e in particolare, contro il potere del denaro, ricordando ciò che disse Gesù nel Vangelo delle tentazioni nel deserto”.

Che emozione le ha ingenerato l'elezione di Papa Francesco?

“Ho fatto arrivare a Papa Francesco una mia lettera personale la sera stessa la sua elezione avvenuta il 13 marzo. Adesso gliela leggo. Titolo: “Preghiera a Papa Francesco per la sera della sua elezione”: “Sento che Ti fai chiamare Francesco, Francesco d'Assisi di Buenos Aires, come vescovo di Roma. Ma, perché prendere questo nome, tu, il primo Papa a portare un nome così universale ed affascinante? Perché il popolo immenso, che ti scopre sulla Loggia delle Benedizioni, riconosce in te il successore di Pietro e ti ama già come un padre? Accanto a me colgo un grido: è così semplice che ho voglia di abbracciarlo. Ti vedo silenzioso, le braccia ciondoloni. Penso a l'”Ecce homo!”, l'uomo della passione, pronto ad asciugare le tue lacrime perché certi giorni non potrai nascondercele. Ma, io stesso questa sera ho pianto di gioia quando ci hai invitato tutti a pregare nella diversità delle nostre condizioni e delle nostre credenze. Conducici spesso sulle tue tracce, fino a San Francesco e a Santa Chiara, per raccogliere a colpi di conversione la prima delle Beatitudini “Beati i poveri”. Non bisogna preoccuparsi troppo delle sfumature, prima di aver colto il pensiero di Cristo nella Sua tranquilla pienezza e nella Sua terribile nudità. Tu, nostra guida, e ancor più nostro compagno di strada, rendici sempre più fedeli alla Chiesa di Cristo. Di fronte alle sfide gigantesche di questo mondo, la Chiesa dall'Oriente all'Occidente può apparire irrisoria come il piccolo Davide con una bisaccia contenente in piena era nucleare dei sassi levigati dal torrente dello spirito. La Chiesa sola, dunque, come l'apostolo Pietro all'infermo della Porta Bella osa dirci: “Oro o argento non ne ho, ma quello che ho te lo dono, in nome di Gesù Cristo il nazareno, “Cammina!”. Papa Francesco, aiutaci a credere che su tutti i cammini il Cristo della Risurrezione ci precede sempre!””

Qual è stata l'ultima volta che ha pianto di commozione e quando di vero dolore?

“Fuori dell'elezione del Papa?”
Sì, Eminenza.

“Sono di grande sensibilità: avverto subito la sofferenza degli altri, di ogni uomo. E' una grazia che ho avuto è stato quando il Papa Giovanni Paolo II mi ha chiamato qui a Roma, dopo 12 anni di episcopato a Marsiglia, in questa grande città difficile (ma, come tutte le cose, più è difficile più mi si è attaccata, più mi è entrata nel cuore) e dopo 30 anni che ho lasciato Marsiglia. Ebbene, il Papa mi ha guidato per guidare due dicasteri vaticani, quello di Giustizia e Pace, e quello del Cor Unum, in cui non si può avere giustizia senza pace. Il Cor Unum è stato un dicastero nuovo creato da Paolo VI per sviluppare la solidarietà tra tutti i popoli, soprattutto, i più poveri: tutti siamo figli di Dio. Dio ha creato l'uomo, l'ha fatto tale per farlo stare assieme, non contro; purtroppo, l'umanità si è dimenticata che è una, solidale. E se uno soffre, tutti soffrono. Specialmente in questo periodo dove ci siamo rifugiati nell'individualismo, nell'egoismo, ci si dimentica che un uomo è fatto per l'altro”.

Quand'è che saremo veramente liberi: lei, da buon francese, oltre che cattolico, è figlio della Rivoluzione di fine Settecento...

“Questa è la questione la più delicata, la più complessa, perché la libertà è il segno della dignità di ogni uomo: un uomo libero è un uomo dignitoso. Dio quando ha creato l'uomo, l'ha reso libero, e non si pensa che facendo l'uomo libero, lo rende, in una certa maniera, più forte che lo stesso Dio; perché quando sei libero, puoi agire secondo la tua coscienza e responsabilità e puoi decidere contro Dio. Dio, facendolo libero, gli ha dato la più grande qualità”.

L'uomo può allontanarsi da Dio, respingerlo, rifiutarlo, ma, Dio è sempre vicino all'uomo che gli ha voltato le spalle...

“Sì, Dio non rifiuta l'uomo, lo cerca sempre, fino all'ultimo”.

L'Aldilà, come se l'immagina, vedremo ancora i nostri cari amati un bel giorno?

“Questo è il mistero della morte perché la vera Vita non è questa sulla terra, ma cominciamo qui a costruirci la Vita Eterna, fatta di felicità e di beatitudine. L'uomo è fatto per sentirsi beato e Dio, per questo, è un Dio di amore, cui si deve sempre aggiungere Dio di misericordia, amore misericordioso, capace di andare a cogliere le miserie più profonde, che stanno in maggior profondità”.

Esiste la tripartizione dell'Aldilà dantesca, quella fatta di inferno, Purgatorio e Paradiso?

“Saremo giudicati da Dio nella giustizia, ma anche nella misericordia: Dio, il Suo amore infinito, trabocca, va oltre la rigidità della giustizia. Cercheremo tutti di essere giudicati dalla bilancia della giustizia: siamo coscienti della nostra debolezza, che siamo limitati, pieni di peccati, l'unico perfetto è Dio. La Fede chiede di essere sicuri che, pur non sapendo come sarà il futuro, ma dobbiamo credere alla vita eterna, fatta di beatitudine e di serenità”.

Una foto appesa al muro la ritrae a colloquio con Fidel Castro...

“Ogni uomo, dicevo prima, ha la sua dignità e dobbiamo lasciare a Dio il giudizio. Una volta ad Avana vedevo ogni volta Fidel Castro di notte, perché come dittatore aveva paura a mostrarsi, a girare durante il giorno, e stavamo assieme fino alle due di mattina. Ebbene, Castro mi ha confessato la sua educazione cattolica, nonostante le sue idee, perché non mi interessa che uno sia di Destra o di Sinistra, ma, mi interessa la verità. Fidel era molto curioso di sapere e mi raccontava che a 30 chilometri da Avana c'è un santuario dove si recava con la mamma in pellegrinaggio e mai ha dimenticato questo. Era il periodo di Ognissanti e mi chiese: come si fa a diventare santi? Un grande scrittore si chiedeva se potevamo essere santi senza Dio. Si può, perché l'uomo, pur essendo un essere di tante contraddizioni, in fondo è sempre con Dio, perché creato da Dio. Allora, Castro mi chiedeva – pregandomi di lasciare da parte queste cose troppo complicate – una risposta. Io, gli ho detto: “Mi ha parlato prima di sua madre e sono sicuro che in questo momento la sua mamma e la mia sono assieme, accanto in Paradiso”. Ed allora ho scorto alcune lacrime rigare le gote di questo terrorista”.

Qual è il più grave peccato che l'uomo possa compiere?

“Non siamo mica in una farmacia, non mi piace fare classifiche. Gesù nel Vangelo ha detto che pecca chi va contro lo Spirito, contro l'amore. Saremo giudicati alla fine dei nostri giorni, alla nostra morte in base alla carità, all'amore mostrato verso gli altri, i nostri simili, mai separando Dio e il prossimo. Nel Vangelo c'è un apostolo che quello che dice di amare il prossimo che è lontano e non ama il vicino è un mentitore”.

L'abbè Pierre (morto nel gennaio 2007 a 92 anni e mezzo), ci può dire qualcosa?

“L'ho conosciuto quand'ero un giovane prete, più di mezzo secolo fa; poi, ricordo alla fine della sua vita ad Assisi eravamo assieme ed abbiamo concelebrato. Lui aveva le sue originalità, la sua personalità, qualche volta contrastanti. Ricordo la sua maniera di vivere come un militante della giustizia, ancora più della carità. Lei conosce Emmaus, è un buon movimento che trascina, che contagia e noi dobbiamo sempre sentirci così, mai soli. Sto pensando a uno scrittore francese che diceva che l'uomo che vive da solo, vive in cattiva compagnia: è un po' paradossale”.

E un grande scrittore cattolico, restando nella sua Francia, è George Bernanos...

“L'ho conosciuto, è stato un grande mistico. Una frase che mi piace è anche “vita bella, vita donata!”, la vita è bella quando è donata; è bello, davvero, essere cristiani!”.

Un ricordo di papa Angelo Roncalli, Giovanni XXIII?

“Quando ero giovane prete della mia diocesi a Bayonne, paese basco, ero segretario del mio vescovo e il mio superiore una volta aveva invitato Papa Roncalli, che allora era nunzio apostolico a Parigi, e l'aveva invitato per presiedere un Congresso Eucaristico. Così da Parigi è venuto a Bayonne e io durante il suo soggiorno di tre giorni al vescovado sono stato il suo automobilista: l'ho guidato attraverso la città, le chiese, e una volta Papa Roncalli mi chiese: “Vorrei comprare un basco!”, per dimostrare che era uno dei noi. Siamo usciti dal Vescovado e siamo andati in cerca per i negozi di Vallona, e solo dopo averne visitati tre o quattro, siamo riusciti a trovare quello giusto, che andasse bene per la sua testa grande. Per me, era il Papa della modernità, anche se la tradizione mi fa pensare a Papa Francesco; anche se non si può mai classificare , paragonare n pontefice a un altro perché ognuno vive in un determinato contesto storico e ognuno ha la sa peculiarità, la propria personalità”.

Di Papa Luciani e di Paolo VI?

“Di Papa Giovanni Paolo I nessun ricordo, forse, ho mangiato assieme a lui una volta, ma, è durato poco. Papa Paolo VI era molto timido, dotato di grande finezza, delicato. Una volta venne qui, presso la parrocchia di Santa Maria in Trastevere, lui era Papa e c'erano alcuni anziani, tra cui uno infermo. L'ha preso, l'ha abbracciato e gli ha detto: “Caro mio, siamo così, ho anch'io il bastone, ma ti prometto che nell'Aldilà insieme balleremo una “farandola”, una danza”.

E Giovanni Paolo II, che l'ha nominato cardinale?

“L'ho conosciuto tanto, per tanti anni. Curiosa, non so. E' stato lui a chiamarmi qui a Roma da Marsiglia. Lui ha vissuto, come arcivescovo di Cracovia, tutto il Concilio Vaticano II, e forse tra tutti i padri sinodali e padri conciliari ha preso sul serio l'insegnamento del Concilio ed appena tornato a Cracovia, dopo il Concilio, ha aperto uno dei primi Concili diocesani. Aveva grande fiducia anche nei laici e il suo primo viaggio da Papa nel suo Paese lo accompagnavo per mostrare la sua fedeltà e continuità a Papa Paolo VI. Ero presente a Cracovia e fu molto apprezzato dai fedeli e non è vero che era un uomo di spettacolo. Lui era uno sportivo”.

Non le ha mai chiesto di fare anche lei l'attore o di fare sport con lui?

“Quando ero segretario dei vescovi a Parigi e lui era ancora a Cracovia, una volta mi ha invitato a cena: era un grande sciatore e mi ha invitato ad andare a sciare con lui. Io, gli ho detto, Eminenza, devo tornare a Parigi perché mio impegno mi aspetta, non posso accettare suo invito. Poi, dissi che però se fosse diventato Papa, avrei accettato l'invito”.

Di Papa Ratzinger, invece?

“Era un altro tipo di Papa, ma un gran Papa. Forse, non è stato ben conosciuto, ma è stato necessario sia come pontefice che prim'ancora, quand'era al Sant'Uffizio. Ho avuto un buon rapporto”.

Nemmeno una battuta tra lei e Papa Benedetto XVI?

“Per lui la battuta non era il suo forte; lui era molto discreto, chiuso, timido. Un grande Papa, alla pari di Paolo VI. Come Chiesa, siamo dei privilegiati, perché abbiamo avuto grandi pontefici, grandi figure. E la storia della Chiesa è stato sempre così”.

E di Papa Francesco?

“Prendendo un'espressione popolare, adesso lui vive la luna di miele; ma, non potrà vivere sempre così, con questa popolarità, vedrà, come ho scritto nella preghiera che gli ho mandato e che per la quale lui mi ha già ringraziato!”

Paura ed attese?

“Paura? No. Forse, la mia Fede, che è di roccia, ma, non ho mai conosciuto alcuni momenti difficili sia della Chiesa che della mia vita, ma, si deve sempre, nonostante la mia età, guardare avanti, mai dietro! Bisogna vivere il presente perché il Signore è sempre davanti, ci precede; come ha detto davanti a Lazzaro che aveva risorto. “Alzati, cammina!” Una parola che anche a 90 anni si deve dire ed applicare; anche se con un bastone, come ho io”.

Non ha paura della morte?

“Non sapendo cosa è la morte, ho la Fede e fa sì che andiamo avanti così, nella fiducia. La Fede è la speranza, la fiducia. Un grande scrittore, poeta e saggista francese del Novecento, Charles Peguy (1873-1914), diceva: “La Fede che mi piace di più è la speranza””.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 25 giugno 2013

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