ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

4/7/13 - INCONTRI RAVVICINATI: CARD. PAUL POUPARD

POUPARD, “L'ENCICLOPEDIA VATICANA”

Scrittore di saggi qualificati e di libri apprezzati in tutto il mondo, il cardinale Paul Poupard (nato ad Anies il 30 agosto 1930) è uno dei tre porporati transalpini. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II, rimasto colpito dalla sua prolificità scrittoria, lo invitò a cena più spesso perché sapeva di ricevere ogni volta in omaggio, in dono una sua fatica editoriale.
Grande mente, fortissima preparazione cultura (impressionante la sua biblioteca, di circa 15.000 tomi!), Poupard ha consegnato il suo primo testo all'allora nunzio apostolico a Parigi, il futuro Papa Giovanni XXIII, Angelo Roncalli. Nominato prima arcivescovo e poi fatto cardinale (il 25 maggio 1985) da Papa Giovanni Paolo II, il porporato francese ha giocato solo a pallavolo, tra un testo di letteratura e un breviario. Nel suo Paese ha ricevuto prestigiosissimi riconoscimenti, tra cui il Cavalierato della Legione d'Onore. Prima di noi, l'aveva intervistato una emittente televisiva francese.

Tra i suoi oltre cinquanta libri, Eminenza, anche uno sulla Verità: cos'è per lei la verità?

“L'uomo è fatto per la verità. E perché? Perché ogni uomo è stato creato per immagina e somiglianza di Dio. Che è la fonte della verità, è la Verità stessa. Ma, la verità è un concetto sul quale si è scritto tanto, però, in poche parole, si può dire che dai filosofi greci, dai presocratici agli altri, la verità era un concetto astratto. Con Gesù è divenuto una persona da amare: Gesù, figlio di Dio e di Maria Santissima. Diceva Berniaiev, uno dei grandi pensatori russi, che tutta la vita è una ricerca della verità perché Cristo ha detto io sono la via, la verità, la vita. Ma, che cosa vuol dire? Io sono la via che porta alla verità e che questa verità dà la vita”.

Lei, da buon transalpino, è figlio della Rivoluzione francese, “pronipote” della culla della libertà, uguaglianza e fraternità: ebbene, quand'è che si è veramente liberi?

“Ebbene, guardi, la risposta gliela fornisce Sant'Agostino, uno dei miei maestri preferiti spirituali, quando commenta il passo del Capitolo 8 di San Giovanni: “Veritas liberabit vos!”, “La Verità vi farà liberi!”. Questa verità è – come dicevamo prima – quella Persona da seguire, da amare e da imitare. Ed è questo modo di amare Lui, di seguire Gesù, di fare la Sua volontà che si avvererà tutto l'insegnamento di San Paolo nell'epistola ai romani, che si libererà dalla schiavitù del peccato e ci darà la vera libertà. Notare che la libertà è una parola ambivalente, ambigua. Cos'è la libertà? E' dico spesso per farmi capire che il bambino è libero di dirigersi verso un armadio, di prendere il veleno e muore. Allora, vuol dire che il bambino ha bisogno di essere educato, al fine di capire cos'è la vera libertà. Lei mi ha chiesto quand'è che arriveremo alla vera libertà? Io le rispondo che le sole persone libere sono i santi, che si sono liberati, spogliati e camminano seguendo Cristo. Il beato Giovanni Paolo II, che avevo accompagnato nel suo viaggio apostolico in Francia, ad Ars, patria del Santo curato di Ars, disse “Là dove passano i Santi, Dio passa con loro”: vuol dire che il contatto con i santi ci aiuta ad avvicinarci alla vera Verità”.

L'Aldilà, come se l'immagina, come sarà, cosa ci aspetterà?

“Sì, stiamo parlando del mistero della morte e del mistero della vita. Quando il beato Papa Giovanni Paolo II mi ha mandato a Lisieux, a presiedere il centenario della morte di Santa Teresa di Lisieux, ricordo che Giovanni Paolo II disse: “No, non è il centenario della morte, ma della vita, che Santa Teresa non era entrata nella morte ma nella Vita”. Il mio Santo patrone San Paolo dice che noi vediamo tutte le cose come se fossero ombra, e che, quando attraverso il passaggio misterioso della morte saremo faccia a faccia con Dio e saremo tutti nella luce di Dio. Che è la vera luce”.

Abbiamo un nuovo Papa, Francesco, ma quali sono le preoccupazioni, le ansie, i timori, e quali le attese, le speranze di questo periodo?

“Mah, guardi che sono tanti i timori nel mondo di oggi: sono i timori delle famiglie che si sfasciano, sono i timori dei giovani senza lavoro, sono i timori dei cristiani perseguitati nel mondo, sono tanti timori, ma noi dobbiamo sempre rammentarci che Cristo ci ha detto “Non abbiate paura!” perché la paura famosa che Papa Giovanni Paolo II ricordò all'inizio del suo nuovo ministero di vescovo di Roma, ha ripreso la parola di Cristo nel Vangelo e poi raccomandò di accettare tutto dalla vita e ricordare che non siamo orfani, ma che siamo tutti figli del Padre, che dalla sua luce si sprigiona, emana il sole tanto caro e che lei mi ha ricordato prima dell'intervista essere sempre in San Francesco, e che irradia la sua luce sui buoni e sui cattivi, senza far eccezione di persone. E noi dobbiamo seguire questa via e man mano essere capaci di capire – come dice il Concilio Vaticano II – che il buon Dio è presente in vie che noi non conosciamo. Ma, che è capace di salvare tutti gli uomini. Noi dobbiamo soltanto seguire la nostra vocazione, essere fedeli al barlume di luce che abbiamo”.

Qual è il peccato più grave di cui l'uomo si può macchiare? Forse di non voler credere in questa sua luce?

“Papa Giovanni Paolo II, parlando del primo peccato, quello commesso da Adamo ed Eva, non è quello che ci verrebbe subito alla mente – esempio quello sessuale -, ma è quello che lui ha chiamato la “mega tentazione”: l'albero della Genesi, l'albero della conoscenza del bene e del male. Solo Dio ci toglie dal fuoco del male, e l'uomo d'oggi pretende essere lui a decretare qual è il bene e qual è il male”.

Vuole sostituirsi a Dio proprio lui, l'essere umano che deriva, che promana da Lui...

“Certo. Diceva il mio concittadino e grande filosofo Maurice Blondel, nativo di Digione, “Ogni uomo vuole diventare Dio, vuole farsi Dio con Dio o contro Dio”. Perché in tanti anni ho fatto il dialogo con i credenti perché è sempre quello che rinnega il Dio Vero, in modo tale che fa lui stesso il Dio e questo non è possibile”.

Lei ha conosciuto nel suo lungo ministero diversi Papi: ci può raccontare qualche aneddoto?

“Papa Roncalli, quando gli avevo donato il mio primo libro, “Il mio terrore” (il secondo, invece, “La mia gioia”) improntato sulla storia, mi disse “bravo, figlio bello, continui, perché anche a me, quando avevo la tua età, piaceva scrivere” ed anche era appassionato di storia”.

E di Papa Montini, il grande colto?

“Era una persona di grande cultura e di profondo umanesimo. Per lui Dante era il sommo poeta, lo considerava totalmente cattolico, alla pari di Agostino e di Tommaso. Tant'è che fece ristampare una edizione speciale della Divina Commedia, che distribuì a tutti i padri del Concilio ecumenico vaticano II. Nelle discussioni conciliari, vi era sempre chi voleva far prevalere il suo punto di vista e per Paolo VI invitare tutti a leggere Dante significava fare un appello al cattolicesimo della Chiesa, che tutto condivide, valorizza ciò che è bene e mette ogni cosa al proprio posto.
Sempre Papa Paolo VI mi diceva “Caro monsignore!””.

Uno in particolare, Eminenza; tutti sanno che era un grande sportivo, Karol Wojtyla...

“Papa Giovanni Paolo II è quello che mi ha nominato cardinale e di lui conservo tanti ricordi. E' stato un grande esempio di un uomo che era sempre all'ascolto di tutti. Non l'ho mai visto manifestare la benché minima impazienza, insofferenza; era sempre sereno nella prova”.

Poi, Papa Benedetto XII, un teologo, uno scrittore come lei, cardinale...

“Sì, un teologo, molto dotto. Quando Papa Giovanni Paolo II mi invitava a pranzo, il Papa diceva: “Lei, Poupard, è come Ratzinger, ogni volta arriva con un libro. E allora diceva a don Stanislaw “Allora, dobbiamo invitare il cardinale più spesso, così ogni volta abbiamo diritto a un libro, abbiamo più libri!””.

Mai fatto sport da ragazzino, Eminenza?
“Mi piaceva il volley, la pallavolo”.
Il suo motto?

“Il mio motto è molto semplice e l'ho preso da Sant'Agostino “Episcobus vobis, vobis sum in christiano”; che significa “Per voi sarò vescovo, ma con voi sarò cristiano””.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 2 luglio 2013

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