ULTIMA - 27/5/19 - AIAC VR: INCONTRO FORMATIVO CON STEFANO BIZZOTTO

L’Associazione Italiana Allenatori Calcio sezione di Verona informa che organizza per lunedì 3 giugno 2019, con inizio alle ore 20.30, un interessante serata formativa dal titolo "La comunicazione nel mondo del calcio". L'incontro si terrà presso l’aula 1 del palazzotto Gavagnin (difronte alla sede della società Virtus Vecomp) in via
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

27/8/07 - INCONTRI RAVVICINATI: FABRIZIO BOTTURA...

BOTTURA, UNA PASSIONE ALL'ULTIMO...STADIO
Fabrizio Bottura, 17-4-1943, insegnante di Economìa e Diritto all’ITI di Porto di Legnago, ha da sempre una grande passione: quella per il calcio. E, da una decina d’anni, la sua innata curiosità per l’affascinante mondo del pallone - ma, l'abbiamo testato di persona, anche per lo sport in generale - lo ha portato a ricercare i nomi dei campi da gioco di tutta Italia. Un lavoro certosino, minuzioso e capillare, che lo ha portato ad essere il maggior esperto nel “campo”...

Il direttore del sito www.pianeta-calcio.it, Andrea Nocini, non si è ovviamente lasciato sfuggire l’occasione di avvicinarlo ai microfoni di Radio RCS, 7 anni dopo averlo intervistato, per primo a Verona e in Italia, su "Calcio Dilettante v.se", per svelare i nomi dei terreni di gioco di tutta Italia e la loro storia. Una testimonianza preziosa, che ha la grande qualità di riscoprire un tesoro d’informazioni calcistiche inimmaginabile e praticamente sconosciuto.

Quando Nocini esordisce, riferendo questa essere una passione nata nel professore nel 1995, lo stesso Bottura precisa come «certe passioni devono nascere quando si hanno dieci, dodici anni. In realtà, nel 1995 ho cercato solo di curarla in maniera più approfondita. Ho pensato: “Se conosco 5000 impianti, vediamo che effetto fa a 10.000”; è un po’ come l’altitudine».

Tutto ebbe inizio, infatti, presso un bar di Seregno in una serata degli anni Cinquanta, in cui gli venne raccontato dal nonno Marcello della misteriosa denominazione (“Ferruccio”) di un campo del luogo. E, il professor Bottura, dopo anni di infaticabili ricerche, scoprì che era stato intitolato dall’allora presidente del Milan Trabattoni al figlio Ferruccio, prematuramente scomparso in un incidente stradale.

Il professore, pensate, ha effettuato 15.000 “vistazioni” (come le chiama Nocini; quasi come tale ricerca assumesse un significato sacrale), mentre gli 8.102 Comuni censiti in Italia «li ho passati tutti – rivela lo stesso Bottura – poi, le frazioni, che sono “maledette”, perché conoscere i personaggi delle frazioni, il più delle volte sconosciuti, è difficile, anche se spesso si rivelano essere i più interessanti».

«Per chi volesse contattare il professor Bottura durante l’intervallo tra una lezione e l’altra, potrebbe pescarlo con una tessera telefonica mentre raccoglie nuove informazioni per la sua ricerca» suggerisce Nocini. «Per oggi speriamo di no, anche perché la mente non è sempre così pronta a captare e tradurre località e nomi» risponde simpaticamente e con tanta discrezione l’intervistato. Solo una laurea honoris causa in “geografia e storiografia calcistica” potrebbe essere il giusto riconoscimento per tanto sforzo e passione. «Per esempio>> ricorda il profe, residente in una splendida villa patronale alle porte di Cerea, <
Per effettuare ricerche così approfondite è necessario un dettagliatissimo atlante d’Italia, una sorta di bibbia per il professore «con cui poter recuperare la perfetta indicazione topografica dei Comuni sparsi nel nostro Belpaese».

Scopriamo così che nel Torinese, così come nel Sondriese, nella Bergamasca, nel Bresciano piuttosto che nel Bellunese ci sono dei paesini talmente piccoli, da essere privi di terreni di gioco (pensiamo che il Comune più piccolo d’Italia, Moncenisio, in provincia di Torino, consta di poco più di una trentina di abitanti, ndr 1998).

Le curiosità sono tante, tantissime. E le classificazioni ancora di più. «Il nome più citato è quello di Valentino Mazzola, – scolpito tra le mura di più di una cinquantina di impianti, tra i quali anche quello di Monteforte d’Alpone – ma, anche in campo politico ci sono validi esempi, come Sandro Pertini (presente almeno una decina di volte), il compianto Presidente socialista della Repubblica Italiana, guadagnatosi probabilmente i galloni avendo partecipato attivamente alla grande festa dopo il trionfo degli azzurri di Enzo Bearzot ai Mondiali di Spagna ’82. Ma, sono presenti anche nel mondo religioso, da Pio XII a Giovanni Paolo II – cui è stato dedicato il campo di Rosarno Calabro il 14 aprile scorso –;tutti questi grandi personaggi della Chiesa hanno avuto un’intitolazione».

Questa approfondita quanto incredibile ricerca, tuttavia, rivela non solo personaggi sportivi o religiosi, bensì anche (e soprattutto) persone comuni, come emigranti, cui sono dedicati stadi in Puglia, nel Bellunese, «dove uno è intitolato “Fiamma di Sidney” – a Castello Lavazzo – perché eretto grazie alla generosità di emigranti del luogo. In Liguria – prosegue il professore – in provincia di La Spezia c’è un caso di un emigrante, che, dopo aver fatto fortuna, ha costruito con le rimesse lo stadio, di cui però ha richiesto l’intitolazione personale, volendosi gustare tale onore da vivo».

Nocini,quindi, tornando al presente, ricorda doverosamente il “nostro” Toni Perlato (il presidente onorario dell'A.C. Tregnago), l’ultimo ad avere avuto tale onore, così come in precedenza l’altra veronese, la medaglia d'oro olimpica nel salto in alto, Sara Simeoni, ha ricevuto l'intitolazione del campo di calcio della sua natìa Rivoli Veronese.

«Sara Simeoni – aggiunge il profe – è un tesoro prezioso del movimento atletico femminile italiano e mondiale. Basti pensare – prosegue la "piccola enciclopedia tascabile botturiana" – che su diciotto medaglie in atletica solo tre sono femminili, una veronese appunto, l’altra vicentina con Gabriella Dorio, e l’ultima bolognese, conquistata nel ’36 da Trebisonda Valla (ancora vivente)».

«Se ricordiamo anche i santi, qua davvero ci perdiamo… Il santo più richiamato qual è? San Giovanni Bosco?» domanda, incuriosito, il nostro direttore. E il professor Bottura riprende la sua ammaliante lezione, fitta di notizie, curiosità, aneddoti: «Sì, hai detto bene. È San Giovanni Bosco il più ricordato. Dobbiamo ricordare, inoltre, come molti campi sportivi siano parrocchiali, e il movimento parrocchiale nei paesi medi (5-6 mila abitanti) rimane il più importante. Per esempio, a Verona, a San Giovanni Ilarione, i campi si chiamano San Giovanni Bosco anche per decisione dell’Amministrazione Comunale». «Don Giovanni Bosco fu anche colui che inventò l’oratorio (da "orare", che in latino significa pregare), come laboratorio psico-socio-pedagogico per i ragazzi nella loro delicata età in evoluzione» ricorda acutamente Nocini. «Sì. Una forma di convivenza legata allo studio, all’attività fisica» conferma Fabrizio Bottura.

Ci sono tuttavia stadi dedicati anche a generosi imprenditori, come il “Tiberghien”, a San Michele Extra, intitolato alla famiglia di imprenditori lanieri di origine belga. «Esistono – conferma il professore – ma non sono molti. Il più importante è quello di Rosignano, il “Solvé”, da Ernesto Solvé, titolare dell’industria chimica belga che si era trasferita in Toscana».

«Ma, poi, abbiamo il “Marzotto” – a Valdagno – e il “Cerutti» (a San Giusto Canavese, in provincia di Torino) ricorda uno stimolante e attento Nocini. La replica del professore è da dieci e lode: «Il nome più celebre legato all’imprenditoria e alla storia è il campo di Gallarate, l’“Alessandro Maino”, grande imprenditore del settore tessile, nominato dal rè nel ’27 senatore. È stato uno dei primi imprenditori a iniziare l’attività tipica del Varesotto, ovvero la costruzione aerea (aerei, elicotteri) e anche motociclette, di cui ricordiamo la gloriosa impresa Agusta».

Rimanendo legati al filone storico, Nocini chiede a questo punto di ricordare anche «i maggiori avvenimenti della storia del primo e secondo ‘900». «Sono presenti tutti gli avvenimenti – risponde immediatamente il professor Bottura – nel bene e nel male: a partire dalle Guerre Mondiali. I personaggi che allora hanno entusiasmato di più la fantasia delle folle e che hanno avuto l’intitolazione di molti campi sono i piloti d’aereo. Per tutti cito Natàl Palli, colui che condusse l’aereo di Gabriele D’Annunzio in volo su Vienna e cui è stato intitolato il campo di Casale Monferrato. Poi, altri eroi dell’aria hanno intitolato terreni di gioco, come il “Penzo” di Venezia, il “Morgagni” di Forlì. Ma, il più eroico in assoluto fu Umberto Maddalena di Bottrighe (frazione di Adria) che, assieme a Penzo, sorvolò il Polo, riuscendo a individuare la famosa tenda rossa di Nobile» perdutosi tra i ghiacci dell’Artide.

E, il filone storico-religioso - prosegue Nocini e la classificazione - con «l’Emilia Romagna e la Liguria dove ribollono nel 50% degli stadi avvenimenti e personaggi della Resistenza, e poi la passione pallonara di sacerdoti e curati, come Don Federico Garattoni di Sant’Arcangelo di Romagna, Don Giocondo Magnani, entrambi nel Riminese, terra della Romagna notoriamente e storicamente mangia-preti» insiste il preparatissimo Nocini. «I sacerdoti sono molto presenti, – conferma Bottura – soprattutto nei piccoli paesi, magari perché hanno dato uno spunto decisivo alla creazione di un campo sportivo».

In Veneto, invece, «tengono banco gli assi del pedale: Bottecchia, Schiavòn, Bianchin, Omobomo Tenni (sebben fosse un motociclista di Treviso)» suggerisce l’incalzante Nocini. «Non sono comunque molti. A Pavia un campo è stato recentemente intitolato all’istrionico ciclista degli anni ‘70, Carletto Chiappano. Una volta, a conclusione di una tappa, in una volata organizzata in un ippodromo, piovigginava, e lui, approfittando del ritardo del gruppo, entrò nell’impianto con un ombrello, suscitando l’ilarità generale del pubblico».

Se a Bartali è stato dedicato un campo nei dintorni di Firenze, Fausto Coppi, «il più grande di tutti», è ricordato in un terreno di gioco a Tortona. A Novi Ligure non poteva non essere ricordato Costante Girardengo, “l’omino di Novi”. «Per fortuna – aggiunge saggiamente il profe ceretano – i grandi del ciclismo sono stati ricordati, perché nello sport hanno rappresentato il mito, la storia e l’eroismo», quest’ultime davvero le parole-chiave, che legano gran parte dei personaggi presi in questione.

«Lei è diventato anche lo spauracchio degli impiegati comunali – rivela Nocini –; come quella volta che telefonando a Castelverrino, un paese di 250 anime in provincia di Isernia, ha fatto andare su tutte le furie il primo cittadino». «In questo piccolo paese, attraverso alcuni fondi, avevano costruito un campo, che, tuttavia, era ancora senza nome. Ci fu in merito una grande lotta tra Maggioranza e Opposizione, con la prima, in particolare, che voleva intitolare l’impianto a un giovane disabile che si era affermato nel campo dell’arte e della cultura, un certo Tonino Trapaglia, scomparso prematuramente a 24 anni. Quando ho telefonato per avere notizie sul povero ragazzo, il sindaco mi ha affrontato piuttosto duramente, scambiandomi per un esponente dell’Opposizione, mentre mi ero solo casualmente inserito nella faccenda». Alla fine, la curiosa vicenda vide trionfare la proposta della Maggioranza.

Richiamare alla memoria tutte le casistiche sarebbe impossibile, ma, Nocini, in chiusura, vuole ricordare ancora come «a Graffignana, in provincia di Lodi, lo stadio si chiama “Cantone dei fagioli”, per la località in cui è stato costruito. A Cazzano di Tramigna, sarà per sempre ricordato il grande cuore deamicisiano del contadino Emilio Steccanella, che si privò di un vigneto per la causa calcistica. Quindi a Santa Aterina, ad Orgosolo nel Nuorese, esiste il “Galanoli”, sorto su un antico convento». «In questo caso – interviene Bottura – il nome è stato preso dalla località. Molti campi hanno un nome ufficioso (come a Montebelluna) derivato magari da un tempietto o da una piccola chiesa, per avere anche un loro preciso posizionamento geografico, recuperando appunto il nome storico di una località abbandonata, come vecchi conventi e così via».

«Qual è stata l’ultima intitolazione che lei ha scoperto?» chiede, infine, Nocini, volendo restare nell'attualità e nella freschezza della ricerca certosina del docente ceretano. «Franco Frogheri, nuorese, cui è stato intitolato lo stadio di Nuoro», «chi era costui?» domanda sempre più incuriosito il nostro direttore. «Un giocatore di calcio della Nuorese, dal ’55 al ’63. allora tutti pensavano che Frogheri potesse diventare una grande speranza del calcio nuorese. Si sarebbero dovuti attendere invece alcuni decenni per vedere realizzare tale sogno grazie a Gianfranco Zola» che a Nuoro iniziò la sua incontrastata ascesa calcistica.

Un'intensa passerella tra storia, folklore, religione, diretta dalla sterminata e incondizionata passione di un professore, che ha dedicato e dedica buona parte del proprio tempo a recuperare e a far rivivere personaggi eroici (la loro storia e comunque per certi versi molto "sui generis", unici cioè) del passato, che altrimenti ben difficilmente sarebbero riusciti ad emergere, arricchendo e rinfrescando la nostra memoria. Uno studio che ha il sapore della riscoperta e della memoria storica, che va ben oltre, a livello valoriale, la semplice individuazione, localizzazione di un campo da calcio, tempio e teatro di gesta, emozioni, duelli e sospiri di uomini e attori di ieri e di domani.

(Emanuele Zanini) 16.02.06 ore 13.16












Visualizzato(2902)- Commenti(8) - Scrivi un Commento