ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

1/8/13 - INCONTRI RAVVICINATI: ANTONIO PAOLUCCI

PAOLUCCI, IL “CUSTODE DELL'ARTE ITALIANA”

Per sapere chi è il prof. Antonio Paolucci (nato a Rimini nel 1939) ci vorrebbero una ventina di pagine di introduzione. Ma, lasciamo al cattedratico il compito di presentarsi, così come ha fatto, “sua sponte” e con nostra sorpresa prima ancora di formulare la prima domanda, lo stesso Direttore dei Musei Vaticani, incontrato a Roma, nella Città del Vaticano, in una caldissima giornata di fine luglio.

“Buon giorno, noi siamo qui in Vaticano, di fronte a noi c'è la cupola di San Pietro, io sono il direttore dei Musei Vaticani. Essere direttore dei Musei Vaticani vuol dire ospitare ogni anno più di cinque milioni di persone, vuol dire essere responsabile degli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina, degli affreschi di Raffaello nelle stanze, dei massimi tesori della statuaria greco-romana, ecc...Quindi, una bella e grossa responsabilità, che mi è arrivata al termine della carriera dopo che ero stato per tanti anni Soprintendente ai Musei di Firenze, Mantova, Verona, Venezia”.

“Per un breve periodo della mia vita, tra il 1995 e il 1996” ricorda il luminare “sono stato anche Ministro dei Beni Culturali, durante il Governo Tecnico guidato dal Ministro Lamberto Dini, a Roma gioca in casa, così come credo di giocare in casa un po' in tutta Italia, avendo fatto il Soprintendente in molte città italiane, di cui ricordo tutto (opere d'arte, persone, situazioni, ecc...). Servire il Papa di Roma nei suoi Musei è un privilegio e ne sono molto felice”.

Parliamo di bellezza...

“Ci vorrebbe Sant'Agostino, per parlare della bellezza oppure Pascal oppure Manuel Kant. Ci sono biblioteche intere che parlano della bellezza. Che cos'è la bellezza? Io mi limito a custodire la bellezza affidata alle opere d'arte; delle grandi, di quelle meno grandi, di quelle più famose a quelle meno famose: questo è il mestiere del Sovrintendente”.

Preservare la bellezza che sta nelle opere d'arte. E che cosa sono le opere d'arte?

“Le opere d'arte non sono altro che storia che si è fatta figura, sono documenti storici: per questo io faccio Storia dell'Arte, no? Le opere d'arte parlano degli autori che le hanno fatte, parlano anche della società, della cultura, alle quali danno immagine, parlano di epoche che abbiamo visto emergere, sono cioè documenti storici. Noi facciamo un mestiere da storici. Il concetto filosofico e teologico delle opere storiche non riguarda le mie competenze, i miei saperi, lo lascia ad altri. Io mi limito a conservare, a custodire, e, se è possibile, a far godere agli altri le opere d'arti”.

Qual è il dipinto, l'opera che meglio rappresenta, per lei, il concetto di bellezza?

“Quelli che esprime, che riassume i quadri, per aspetti diversi, esprimono declinazioni, aspetti diversi dell'uomo e lo fanno sotto la forma della bellezza figurativa. Posso dire i quadri che amo di più, per esempio, “Las Meninas”, di don Diego Velazquez, uno dei più bei quadri del mondo, ed è al museo del Prado, per esempio la “Trasfigurazione” di Raffaello che sta qui nei Musei Vaticani, per esempio, i Rubens che stanno agli Uffizi, a Palazzo Pitti, a Vienna e a Bruxelles, potrei parlare a lungo di ciascuno di questi quadri. Oppure, potrei parlare della “Ronda di notte” di Rembrandt – che sta al Rijks Museum di Amsterdam -, oppure, potrei parlare di quel meraviglioso quadro che pochi conoscono, ma che tutti dovrebbero recarsi apposta a vederlo, che è il quadro dei “Coniugi Arnolfini”, datato 1434, nella National Gallery di Londra. Questo grande artista fiammingo contemporaneo di Masaccio, Jan van Eyck, che rappresenta due sposi nella loro casa, con il cagnolino, simbolo di fedeltà, che viene incontro alla padrona di casa, con la lampada accesa che figura la testimonianza di Cristo che vigila sull'amore degli sposi, il tutto inserito in un ambiente di verità, silenziosa, oggettiva, casta, di un interno borghese del primo Quattrocento delle Fiandre, a Bruges. Ecco, ove si annida la bellezza”.

Che cosa ci vuole per saper leggere la bellezza di un dipinto, di una scultura, di un'opera d'arte?

“Ci vogliono occhi per sapere guardare, la mente per ricordare, un cuore per emozionarsi. Se uno è fornito di queste cose, può attraversare il mondo essendo felice. E se uno – mi riferisco alla sua splendida città – si reca sul ponte Pietra di Verona e capisce tutto, ed ammira il grande scorrere dell'Adige”.

Ma, come raffigurerebbe il Paradiso, l'Aldilà? Con i nudi – per quanto riguarda i dannati all'inferno – dipinti da Luca Signorelli, il genio di Cortona?

“Io preferisco non immaginare, stare il più possibile in questo mondo, che è pieno di bellezze, e che val la pena ammirare”.

Come se l'immagina il “post mortem” uno come lei che ha visto ogni bellezza artistica del pianeta?

“Io credo che ognuno di noi vorrebbe il Paradiso che moltiplica e offre le cose che ha più a cuore. Un giovane, che so, le motociclette, tutte le Gilera, le Guzzi, le Harley Davidson, dove può trovarle tutte. Per me, il Paradiso è una biblioteca infinita, dove ci sono tutti i libri e tutti i cataloghi dei cataloghi. Dove ci sono tutte le opere d'arte che esistono al mondo: e sono tutte lì per me. E io posso chiamare il libro e l'opera e averla a disposizione: questo per me è il Paradiso”.

Qual è un'opera d'arte che le ha fatto venire la pelle d'oca?

“Tante, guai se ne avessi una sola, vorrebbe dire che sarei un pessimo storico dell'arte. Sono tante, sfaccettate, come un prisma: questo è il bello del nostro mestiere”.

Ma, la prima che le viene in mente adesso?

“Allora, dove andiamo? Andiamo all'Ara Pacis: c'è mai stato all'Ara Pacis? Andiamo all'Ara Pacis e guardiamo il corteo della famiglia di Augusto che va al sacrificio del toro, al “suovetaurilia”, del maiale, della pecora, secondo il rito della religione capitolina. Ecco, e tu vedi la grandezza, la maestà dei personaggi, vedi la gloria di Roma, e senti il rumore di Roma. E, poi, di fronte alla Colonna Traiana, ci giri intorno, stai lì, bello calmo, anche sei-sette ore, e vedi la Colonna Traiana che cambia colore a seconda di come il sole gira. E capisci la storia della Colonna Traiana, questo film scolpito, che racconta la campagna dell'imperatore Traiano, quella che oggi chiamiamo Romania – e si chiama Romania apposta perché ci sono andati i romani – e incontri barche sul Danubio, assalto dei fortini nemici, l'allocuzione dei generali agli eserciti, come si costruisce un accampamento, l'assalto degli incursori romani contro le linee nemiche. E sai come avvenivano questi assalti, queste incursioni ai nemici? Stavano in prima linea, reggendo fra i denti e per i capelli le teste mozzate dei nemici. E, quegli altri, che erano di fronte, si spaventavano: loro saltavano dentro, gli tagliavano la gola e avanzavano sempre sostenendo con i denti, per i capelli, le teste dei nemici già decapitate. Non è bello tutto questo?”

Orribilmente bello!
“Eh, allora!”

Come erano orribili, sdentati, sfiniti i soldati ritratti nella Battaglia di Anghiari...

Le opere d'arte religiose sono la “bibbia dei poveri”...

“Certo, sono stati per secolo la “bibbia pauperum” per chi non sapeva leggere. Attraverso la figura, si capiva il messaggio religioso”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 29 luglio 2013

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