ULTIMA - 21/5/19 - MARCOLINI SCARPA D'ORO, PASSARIELLO SUPER-BOMBER DI TERZA

Si sono chiusi tutti i campionati dilettantistici della nostra provincia dall’Eccellenza alla 3^ categoria che hanno laureato i nuovi capo-cannonieri dei vari gironi e la nuova scarpa d’oro 2018-19, queste tutte le classifiche finali. In Eccellenza, dove si sono giocate 32 partite, chiudono appaiati in vetta a 16 reti Mariano Mangieri del Pozzonovo ed
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

7/9/13 - INCONTRI RAVVICINATI: CARDINAL TURKSON

TURKSON, "L'ASAMOAH DELLA CHIESA"

Il principe della Chiesa ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson (è nato a Wassaw l'11 ottobre 1948), è stato nominato il 24 ottobre 2009 da Papa Benedetto XVI Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Conosce perfettamente 6 lingue (inglese, francese, tedesco, italiano, ghanese, latino ed ebraico) e per la sua grande cultura ha già ricevuto numerose "lauree ad honorem". Il suo motto araldico è "Vivere Christus est", e Papa Giovanni Paolo II lo ha innalzato alla dignità cardinalizia nel concistore del 21 ottobre 2003, all'età di 55 anni.

Eminenza, ha mai giocato a calcio da ragazzino o in seminario?

"Giocare a pallone è una delle cose più comuni: quasi ogni ragazzo in Ghana o in altri Paesi in Africa conosce questo sport e lo pratica volentieri nelle scuole o in alcune manifestazione atletiche. Io giocavo volentieri prima nel seminario minore ed anche in quello maggiore, prima della mia partenza per gli Stati Uniti. E', il football, uno sport familiare a me e a tanti ragazzi cresciuti in Ghana e in Africa. Si potrebbe arrivare addirittura a dire che un ragazzo che non sa giocare a football è una cosa strana; quindi, non è strano giocare a calcio, bensì è strano non giocare a calcio".

In che ruolo giocava?

"I miei due ruoli preferiti erano il 7 – l'ala destra – o il cinque, cioé il centrocampo".

Ha una squadra del cuore?

"Assisto volentieri a diverse competizioni di calcio, compresi i Mondiali, ma non mi lascio trascinare a livello di emozioni, non sono un tifoso che impazzisce di gioia quando la squadra preferita vince, o che si dispera quando essa stessa perde. Ho avuto due amici sacerdoti che, addirittura, presi dall'intensità di una partita, hanno fatto l'infarto. Non mi faccio, voglio dire, coinvolgere più di tanto. Seguo volentieri il calcio nei ritagli di tempo libero di cui dispongo, ma, non mi faccio travolgere, come accade col calcio nel mio Paese o nelle partite della Uefa, del football in Inghilterra o seguendo la Nazionale della mia terra".

Nel campionato italiano ci sono dei validi giocatori ghanesi (da Badu ad Acquah, da Muntari ad Asamoah, da Duncan a Cofie, a Salifu, ad altri ancora...

"Sì, lo so, quando giocano, presto a loro molta attenzione, ma, non ho ancora una squadra del cuore. Apprezzo un bravo giocatore, specialmente se è un grande uomo prima che un ottimo calciatore. Durante il mio apostolato a Monaco, in Germania, ho fatto conoscenza con alcuni giocatori del Bayern. E, in un villaggio di Monaco ho conosciuto questo giocatore del Monaco, piccolo, ma di cui si parlava molto in quella zona. Là iniziano presto le Football School, all'età di sei anni. Nei campionati di Inghilterra e di Italia, la mia attenzione si focalizza principalmente sui calciatori del mio Paese. Ragazzi che poi seguo quando militano nella Nazionale ghanese. Prego per tutti i calciatori perché il football sta diventando troppo commerciale, è un affare economico".

E, di calcio-business c'è ne è sempre di più, monsignore...

"Il calcio, come gli altri sport, deve sviluppare il fisico e i talenti naturali di ogni atleta; non dovrebbe la loro passione essere motivata dal desiderio di guadagno, altrimenti San Paolo non avrebbe dovuto utilizzare quell'immagine nel Nuovo Testamento, quella in cui dice che per poter vincere bisogna formarsi, e non sottoporsi a sacrifici solo per raggiungere il guadagno. Questa immagine vale anche per la vita di cristiano. Va bene l'impegno per essere all'altezza della propria performance, ma, non va bene la finalizzazione economica che un atleta dà alla pratica sportiva. Anche il nostro Santo Padre Papa Francesco ha simpatia ed affetto per il calcio e il suo club, il San Lorenzo. L'obiettivo dei miei fratelli calciatori ghanesi non dev'essere quello di diventare dei Balotelli, ma, quello di saper sviluppare i propri talenti, fortificare il proprio corpo e la propria mente, e non aspirare a diventare simile a un altro, perché il doppione in ogni sport e in ogni campo non esiste".

La nominiamo ora Commissario Tecnico di un'ipotetica Nazionale degli ultimi pontefici: dove li schiererebbe?

"Queste ipotesi sono improponibili; potrebbero essere interessanti, ma non rispettose verso queste figure. Mi dica lei, per esempio, dove potremmo schierare Ratzinger?".

A centrocampo, Eminenza, perché Benedetto XVI, il Papa emerito, è un grande ragionatore. Woytjla, invece, in attacco, come punta di peso...

"Ipotesi sono ipotesi, ma per essere fondate hanno bisogno di fondatezza. Mi spiego: fossi stato a scuola con loro, potrei aver conosciuto alcuni loro lati, aspetti sportivi, potrei attribuire a loro alcune specifiche posizioni calcistiche".

Cos'è che la commuove: un atto di solidarietà, il fatto che molti bambini nel mondo non hanno di che sfamarsi, cos'altro in particolare?

"La presenza del Signore, mi commuove; riuscire a provare gioia davanti al Signore, o di condividere qualcosa con gli altri. Questo è il nostro ministero".

Leon Bloy, scrittore gesuita francese dell'Ottocento, diceva che la tristezza di un cristiano è la non santità...In altri termini, la gioia piena è quella di essere diventati santi, o il sapere di poter diventare un giorno santi...

"Questa è proprio la vocazione cui siamo chiamati tutti noi, come Dio nostro Padre. Quindi, collegare questo con la tristezza, diventare o triste o santo non può essere. C'è chi nel processo di diventare santo, fa l'esperienza della tristezza; quindi, i due non sono opposti, non sono i sentimenti che sono opposti. In un certo modo confluiscono assieme, e, se uno è triste, non significa che ha fallito il fatto di diventare santo. Se la conversione e il pentimento fanno parte di questo cammino, di questo processo, c'è un momento di tristezza anche lì. Quindi, è per questo che sostengo che non esiste un'opposizione forte tra queste esperienze di vita. La tristezza stessa nei passaggi di questo processo può far parte del cammino che conduce alla santità".

Lei è Presidente del Pontificio Consiglio di Libertà e Pace: ebbene, queste due condizioni si possono raggiungere, pregustare già qui sulla terra?

"Ma, perché no? Il Signore stesso ha parlato di "Regno di Dio" che deve venire e preghiamo per questo, perché no? Si può anche sperare che la giustizia possa essere stabilita anche sulla terra; finché non abbiamo ancora sperimentato l'arrivo, la venuta del Regno di Dio, noi preghiamo sempre, per la stessa ragione preghiamo perché ci sia la giustizia. E, il frutto della giustizia è la pace. La domanda, però, non deve tradurre i concetti di libertà e pace come semplici utopie. Sapere che la realizzazione di giustizia e libertà è difficile non vuol dire che non possa succedere. Le robe difficili a riguardo, come santità sulla terra, Regno di Dio sulla terra, quindi, giustizia sulla terra, sono tutti concetti cui siamo invitati a tendere, ad innalzarci con la Grazia di Dio; che ci aiuta a raggiungerle. E' difficile perché questa Grazia di Dio, questa assistenza dall'alto è continuamente esclusa, proveremo a fare un pò di fatica a realizzarle, ad ottenerle. Dobbiamo riconoscere la verità della nostra propria natura, creata ad immagine di Dio, e siamo invitati alla perfezione di questa immagine non solo in cielo, ma anche già qui, sulla terra. Realizzato questo sulla terra, vuol dire che anche l'arrivo del Regno è così; lo stesso per la Giustizia. Dobbiamo aprirci un pò alla Grazia di Dio, alla Sua assistenza, per poter vivere così sulla terra".

Quali sono, Eminenza, le sue paure quotidiane, le preoccupazioni più frequenti che ricorrono in lei?
Sul clima di guerra che si profila in Siria, che non si possa tendere l'un verso l'altro la mano, che non compaia in fondo al tunnel uno spiraglio di speranza e di pace? Paure rivelate anche in questi mesi dallo stesso Papa Francesco.

"Sono termini che non sono tutti sinonimi. Non bisogna avere, innanzitutto, paura. Quando il Santo Padre, domenica scorsa 1° settembre, ci ha invitato a pregare, c'è una preoccupazione; ma, si può dire che il Santo Padre ha paura, che teme? Forse, no, perché dipende dalla sua fede. Quindi, la preoccupazione c'è, ma, il fatto di non poter vedere cosa succede e non succede, alimenta un pò di preoccupazione, un pò di ansia. Se noi speriamo di vedere gesti di giustizia sulla terra, la posizione degli armamenti, la mancanza di guerra, sono solo desideri campati in aria. Finché non viviamo in questa terra soli, ma ci sono altri, che non ragionano, non pensano, non hanno la nostra stessa fede, un pò di diversità di opinioni, in questo senso ci saranno sempre esperienze di preoccupazioni, ansia, speranze che non succeda una guerra come quella che si prospetta in Siria. Una nazione dice "Attacchiamo!", l'altra dice "No, non attaccate, preghiamo per la solidarietà!", ebbene, c'è disparità di visione. In Iraq abbiamo avuto lo stesso scenario: quando ci si trova in queste situazioni c'è ansia, preoccupazione, si spera che qualcuno ascolti; ma, se non succede? Questa è preoccupazione. Uno che è pieno di Fede, si mette nella posizione di Dio e cosa fa Dio, vedendo cosa sta succedendo sulla terra? E' un pò difficile immaginarlo, ma possiamo porci anche questa domanda. Cosa prova Dio vedendo tutto quello che sta succedendo? E, dopo la venuta di Gesù – che dovrebbe essere la soluzione di tutti i mali – ci domandiamo ma ancora esistono questi tipi di situazioni (guerre, odio, disparità di ricchezza, fame nel mondo) sulla nostra terra? C'è un quadro nel corridoio di questa sede dove lavoro – non conosco l'autore – che mostra Dio in lacrime, Dio piangente. Si spera tanto – almeno per noi cristiani – che dopo la venuta di Gesù il mondo avesse la soluzione per la pace, la giustizia, la felicità, per tutto; ma, se ciò non succede? Pazienza! Noi continuamo a pregare, chiedere che la mano del Signore non ci lasci mai nemmeno per un attimo, sperando che un giorno toccherà tutti i cuori".

San Francesco d'Assisi dice che noi, in cambio di tante cose e beni createci da Dio, possiamo dare solo la nostra sofferenza fisica e spirituale...

"Una sofferenza è la malattia, la fame, è una sofferenza fisica; ma, un'altra sofferenza è vedere cose che non dovrebbero succedere e che invece continuano a succedere. E vedere cose che non si dovrebbero fare perché tu sai che non è giusto: sopportare cose che non sono giuste. Ecco, tutto questo porta sofferenza alla gente. Quando un santo, come Francesco, parla di sofferenza, può essere qualcosa che prova lui, che sperimenta lui stesso a livello fisico, ma può anche essere la conseguenza nel vedere cose che non dovrebbero accadere".

Una sofferenza fisica e spirituale provata anche sulla Croce da Gesù prima di spirare, quando invocò il Padre chiedendoGli di allontanargli "questo calice amaro"...

"Sì, questo si può anche dire. Certo, nessuno nega ciò che ha sofferto Gesù sulla Croce".

Noi cristiani crediamo nell'Aldilà; lei, Eminenza, come se l'immagina? San Paolo ci ha detto che il volto di Dio sarà così splendido, così bello, che un essere umano non può descriverlo...

"Non è un problema di immaginazione: quel poco che sappiamo dell'Aldilà è ciò che Gesù ci ha detto nei Suoi insegnamenti. Come ha detto Lui, "Dio è un qualcosa che nessuno ha mai visto!". Ciò, quindi, che possiamo immaginare dell'Aldilà sono solo poche indicazioni che Lui ci ha dato e attraverso la Trasfigurazione, il mostrarsi a San Tommaso passando attraverso le porte nella sua Resurrezione ci ha fatto vedere un pò com'è. Parlando del matrimonio, Lui ci ha detto che Lui non si sposa: piccoli tasselli, questi, con cui si può riuscire a comporre un quadro di ciò che succederà. Dio, Gesù non l'ha mai visto. Piccole indicazioni che Gesù ci ha fornito, dateci proprio da Colui che è venuto dal di là, e che sa come sono le cose lassù. Da queste piccole informazioni, possiamo trarne un quadro non perfetto, ma, significativo".

Allora, potremo vedere o no, un giorno, i nostri cari che abbiamo amato o tutti coloro che ci hanno voluto bene?

"Se lei si professa un cristiano credente, queste domande non dovrebbe neppure porsele. E' chiaro che c'è l'Aldilà, che la morte corporale non è la fine, che esiste – come ha detto San Francesco – la solo morte del corpo; ma, quando Gesù dopo la morte e durante la sua Resurrezione ha fatto fatica a presentarsi ai suoi discepoli, cercando di convincerli che lo stesso corpo messo a morte è risorto – vedi l'incontro con l'incredulo Tommaso – si può concludere che, al di là delle moltissime riflessioni da fare, il desiderio da parte di Gesù di stabilire l'identità perfetta tra il suo corpo prima della morte e dopo la sua morte, del corpo risorto, per me, può essere molto significativa. Perché quel corpo è stato un corpo preso dal grembo di Maria, per cui Lei, la mamma del nazareno, ha condiviso la nostra natura umana. Quindi, la cosa che Gesù ha preso e che era nostra, è questo corpo: è il corpo, relativamente al quale nel libro della Genesi è stato detto "Tu sei polvere e polvere tornerai!".

Ebbene, Gesù ha preso questo corpo, che risorge dopo la morte, non condannandolo (il corpo) alla sola polvere. Perché nella Sua Resurrezione, Egli ci ha mostrato il destino di tutti i corpi. Con questa trasformazione del corpo umano, ha dimostrato che non sarà più il "tu sei polvere e polvere ritornerai". Gesù ha mostrato chiaramente ai suoi discepoli il Suo corpo e questo è risorto, così cambiando per gli uomini il destino del corpo. Se allora è così, allora io credo che se il destino di noi tutti è come quello di Gesù è la trasformazione e la Resurrezione di questo corpo, non importa più, caro giornalista, dei suoi fratelli morti (io pure ho un fratello morto in incidente aereo, precipitato nel mare), ma con questa Fede in Gesù, che grazie alla Sua Resurrezione ha trasformato il destino di tutti i corpi, io ho Fede e vedrò anche mio fratello perito in quell'incidente aereo".

Il suo motto episcopale è "Vivere Christus est"...

"Il motivo, la ragione tutta per la vita è Gesù: in Lui è il segreto, è la chiave della vita umana".

Si può vivere liberamente sulla terra e quando?
"Ogni giorno".

Quando si può essere in armonia, in sintonia con Dio?

"Il fatto di non essere costretto ad essere qui, sta a indicare che io vivo liberamente anche questo momento. Quando mi sono svegliato questa mattina, con la voglia di celebrare la Santa Messa, questo mio desiderio fa parte del mio schema, del mio programma di vita; cioé non mi sento costretto a pregare, a celebrare la Santa Messa, obbligato a fare la colazione, a fare sei-sette ore di ufficio. Nemmeno obbligato a tenere conferenze, a prendere appuntamenti. Tutto questo lo faccio volentieri, liberamente".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 3 settembre 2013

Visualizzato(1534)- Commenti(8) - Scrivi un Commento