ULTIMA - 21/3/19 - SEMIFINALI DI COPPA VERONA: SAVAL "CORSARO" A GAZZOLO

Ieri sera si sono giocate le partite di andata delle semifinali della Coppa Verona 2018-19 che mette in palio, oltre al prestigioso trofeo, anche un posto nel prossimo campionato di Seconda categoria 2019-2020. Sfortunata la gara per il Gazzolo 2014 del presidente Paolo Valle che alla fine ha perso 1 a 2 in casa contro il bravo e fortunato Saval Maddalena
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INCONTRI VIP'S

10/10/13 - INCONTRI RAVVICINATI: CARD. FRANCESCO COCCOPALMERIO

IL CARDINALE STREGATO DAL GRANDE TORINO

Sua Eminenza, Cardinal Francesco Coccopalmerio è nato a San Giuliano Milanese l'8 marzo 1938. Attualmente ricopre il delicato incarico di Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, forte anche di una laurea in Diritto Canonico, di una in Giurisprudenza e della Licenza in Teologia. Viene ordinato sacerdote il 28 giugno 1962 dal cardinal Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI. Viene nominato vescovo ausiliare di Milano l'8 aprile 1993 da Sua Eminenza il cardinal Carlo Maria Martini, titolare della cattedra meneghina. Nel 2007, Papa Benedetto XVI lo nomina Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e lo eleva alla dignità arcivescovile. Non solo, ma, gli pone sul capo anche la berretta cardinalizia durante il concistoro del 18 febbraio 2012, in veste di cardinale diacono di San Giuseppe dei Falegnami.

Eminenza, ha mai dato quattro calci a un pallone, da ragazzino?

"Sì, io e i miei fratelli, soprattutto nel giardino di casa e al sabato pomeriggio, in cui era vacanza e non si studiava, ma mai in una squadra. E, posso dire di non aver mai avuto una grande capacità di giocare al calcio, coltivandola come passione. Quando sono entrato in seminario c'era anche quasi un obbligo di giocare al calcio, per far vedere la propria disponibilità a stare insieme, e io facevo quello che potevo ma senza grandi risultati".

In che ruolo giocava?

"Guarda, non saprei rispondere perché non avevo una grande capacità nè in attacco nè in difesa, e dove mi mettevano io stavo".

Lei è nato a San Giuliano Milanese: tifava più per il Milan o per l'Inter?

"Tu sai che quando noi eravamo piccoli c'era un'unica squadra: il Grande Torino, e tutti i ragazzi erano appassionati per il Torino. Nel campo del ciclismo c'era la rivalità tra Coppi e Bartali, ma nel campo del calcio c'era soltanto il Grande Torino. Ed, allora, chi come me da piccolo folleggiava per il Torino, poi è sempre rimasto fedele del Grande Torino. E ho visto con piacere che ci sono diversi tifosi tra persone non anziane, persone giovani, e questo mi fa piacere".

Già, quel Grande Torino di cui si imbeveva la nostra Nazionale e che perì di ritorno in aereo dall'amichevole giocata in Portogallo, a Lisbona, nel tragico schianto contro la collina di Superga, alle porte proprio del capoluogo piemontese, il nebbioso 4 maggio 1949...

"Mi ricordo che quando noi apprendemmo la notizia terribile alla radio – a quel tempo non c'era ancora la televisione – fu veramente qualcosa di imcomprensibile, un vero choc; e, siccome noi eravamo ragazzi molto religiosi, il primo pensiero fu di raccomandare le vittime al Signore".

Quali sono i timori e le certezze del cardinal Francesco Coccopalmerio?

"Bé, è una domanda molto ampia. I miei timori possono essere soprattutto per quello che riguarda il mio lavoro, la mia missione al servizio del Papa. Io mi occupo di leggi della Chiesa, di Diritto Canonico, che è il diritto proprio della Chiesa; quindi, ci può essere il timore di non essere all'altezza delle varie situazioni, soprattutto, dei problemi che di volta in volta vengono posti dalla vita della Chiesa o dalle singole persone. Le certezze sulle quali dobbiamo aggrapparci? Bé, io sono una persona di Fede, ringrazio il Signore che mi ha dato la Fede, che è un dono. Le certezze sono quelle che il Signore c'è, Gesù c'è, è vivo, è in mezzo a noi, ci ha mandato a compiere una missione nella Chiesa, ci assiste – perché Lui ha detto "Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo!" - quindi, dobbiamo sentirLo vicino, sentirLo come noi preoccupato di tante vicende, come noi entusiasta della vita della Chiesa ed avere questa certezza, che Lui interviene sempre portando anche le cose più difficili a conclusione felice. Quindi, se noi viviamo in questa certezza, facciamo quello che possiamo, sapendo che poi Lui completerà la nostra opera".

Come se l'immagina l'Aldilà, come sarà?

"Guarda, c'era la mia mamma che diceva a noi tre fratelli quando ci parlava dell'Aldilà, cioè dell'"altra vita", la "vita dopo la morte", la "vita del Paradiso" ci diceva con una frase sintetica che voleva dire tutto, "Nessu male ed ogni tipo di bene". Allora, noi non sappiamo come sarà la vita dell'Aldilà, però, possiamo anche immaginarla perché l'immaginazione è libera, un dono che il Signore ci ha fatto e possiamo immaginarla. Quindi, immaginare ogni bene soprattutto le cose buone che a noi stanno più a cuore: quella cosa che io desidero di più certamente io l'avrò nella vita futura. Però, possiamo dire che la vita futura sarà una vita di comunione con Dio, con Gesù, e quindi questo sarà fonte di ogni bene. Questa è la nostra certezza di Fede, anche se siamo uomini fragili e molte volte possiamo avere dei dubbi con il nostro "ma, sarà proprio così? Ma sarà proprio vero?". I dubbi non debbono spaventarci perché fa parte della nostra natura, però, dobbiamo sempre dire "io credo", io sono convinto, perlomeno io desidero; guai se non fosse così, perché la mia vita sarebbe veramente infelice. Invece, vado avanti con questa gioiasa certezza".

Lei è stato nominato da grandi persoinaggi della Chiesa, da Papa Paolo VI al cardinal Carlo Maria Martini a Papa Benedetto XVI. Conserva qualche aneddoto, o chi l'ha colpita di più?

"Sì, guarda: io sono stato ordinato prete dal cardinale Montini prima che diventasse Papa; quindi, ho un grande ricordo di lui, ma non l'ho frequentato molto. Certo, era una persona di grande Fede, di grande preghiera, che sentiva profondamente i problemi della Chiesa, forse, si angustiava anche troppo, ma era così la sua natura. Comunque, una persona di grande luminosità. Eppoi, sono stato collaboratore per 22 anni del cardinale Martini, che è un personaggio straordinario, del quale non abbiamo ancora possibilità di fare una sintesi, per dire Martini era questo. Martini era tante cose e ciascuno poi ricorda e sottolinea qualcosa di personale".

Del cardinal Martini recentemente scomparso, cosa si ricorda, una battuta?

"Guarda, ero suo collaboratore e lui mi trattava molto come amico; per esempio, quando veniva a Roma e io mi trovavo a Roma per qualche motivo, andavamo sempre a cena insieme e c'era una grande capacità di conservazione e si diceva veramente tutto. Ricordo quest'aspetto dell'amicizia, non era un superiore nei confronti di un collaboratore, ma era un fratello maggiore nei confronti di un fratello minore. Eppoi, la sua sensibilità. Lui era una persona che sentiva il Mistero e questo sentire lo rendeva molto delicato, molto aperto, molto capace di colloquio. Eppoi, sì, sono stato collaboratore di Papa Benedetto XVI, del quale si possono dire tante cose, però, vorrei ricordare questo atto di grande libertà, di grande coraggio, che ha avuto nel fare la sua rinuncia. E' andato contro una tradizione in cui non si era mai fatto così, è andato contro certi tabù che ci condizionano, invece, se è una cosa umana si può fare diversamente: non si è mai fatto così, adesso si fa. Grande libertà, perché sai facendo una cosa così eccezionale si attirano sempre tante critiche. Quindi, ha avuto molta libertà nei due sensi che appunto adesso ho detto. Eppoi, ha avuto un grande coraggio e un grande distacco dalla sua posizione, molto difficile, molto onerosa, però, anche molto di prestigio e di onore, insomma. Ha saputo rinunciare con grande distacco in questa sua sofferta scelta".

Lei è interprete e costruttore delle leggi dello Stato Pontificio: Papa Francesco, uomo che già si caratterizza per le sue prese di posizioni innovative, cosa le ha detto il giorno della sua proclamazione?

"Guarda, non ho parlato prima di Papa Francesco perché ci sarebbe una montagna di cose da dire. Poi, devo essere molto riservato, non posso dire cose che non posso. Io sono colui che si occupa delle leggi della Chiesa, non dello Stato della Città del Vaticano: quello è uno Stato, come gli altri Stati, civile. Quindi, ha delle leggi civili, anche se il Diritto Canonico viene applicato correntemente. Noi ci occupiamo delle leggi della Chiesa, della Chiesa universale, quindi, del diritto proprio della Chiesa, che si chiama Diritto Canonico. Evidentemente, Papa Francesco è il supremo legislatore, è il supremo garante in questa materia e, quindi, se io faccio cose in questo settore, sono suo collaboratore, e lui deve dire va bene o non va bene. Deve esserci una sintonia, anche se io dovessi pensare qualcosa diversamente. Devo essere in sintonia con il Papa perché io sono il suo rappresentante, il suo servitore in questo campo".

Un aneddoto di Papa Francesco e lei, Eminenza?

"Vorrei dirlo, ma non tradire una certa riservatezza. Ci sarebbero dei bei aneddoti ma non posso svelarli. Il rapporto è di grande fiducia da parte sua nei miei confronti".

Cos'è che le dà più fastidio, cos'è che la colpisce e quand'è che saremo veramente liberi?

"Guarda, ci sono tante cose che mi colpiscono: dalla bella musica al gesto di solidarietà. Io sono molto appassionato di pittura e, quando sono davanti a certe opere, veramente molte volte mi commuovo fino alle lacrime. Oppure, sono appassionato di certi tipi di musica".

Mozart o Beethoven?

"Mah, io sono più per Beethoven, ma, soprattutto, sono per il campo della musica classica religiosa, Bach su tutti. Mi commuove molto "Il panis angelicus" di César Franck, che è un pezzo eccezionale, di spiritualità e di interiorità".

Invece, cos'è che le dà più fastidio?

"Mah, guarda, anche la gente che parla male degli altri. Io cerco, spero di riuscirci, di non parlare male degli altri, ma, se devo parlare male di qualcuno, l'accetto di farlo solo per motivi di ufficio, in modo che la gente non sappia questo. Io vorrei dire soprattutto ai ragazzi di avere un grande cuore aperto: se noi conoscessimo chi è Gesù, vivo, saremmo trasportati al settimo cielo, saremmo pieni di energia, pieni di gioia, di coraggio e di speranza. Leggiamo il Vangelo e lasciamoci innamorare di Gesù!"

Il suo motto episcopale?

""Iustus ut palma florebit", motto latino che viene da un salmo, in cui si dice che "Il giusto fiorirà come una palma". E, dato che nel mio cognome c'è "palme", allora, la palma è un albero molto vigoroso e quindi pieno di vita, di entusiasmo. Però, viene da "iustus", cioè colui che è in contatto con Gesù".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 27 settembre 2013

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