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INCONTRI VIP'S

11/10/13 - INCONTRI RAVVICINATI: PIPPO BAUDO

PRESENTA, PIPPO BAUDO!

Alzi la mano chi non conosce o non ha mai sentito parlare di Pippo Baudo. Nato a Militello in Val di Catania il 7 giugno 1936, figlio unico di un avvocato, SuperPippo inizia la sua straordinaria carriera di conduttore televisivo in Rai nel 1959. Assieme a Mike Bongiorno, Raimondo Vianello, a Corrado Mantoni e ad Enzo Tortora è considerato uno dei "padri fondatori" della televisione italiana. Spetta a lui il record di conduzioni del Festival della Canzone italiana di Sanremo: 13 volte, infatti, è salito sul palco luccicante dell'"Ariston".
Laureatosi in Giurisprudenza, tuttavia non ha mai praticato la professione forense. Ha ricoperto numerosi incarichi Rai, ma, in passato ha prestato la sua collaborazione, la sua grandissima professionalità anche sulle Reti Fininvest. Padre di due figli, Alessandro e Tiziana, pippo Baudo ricopre anche il dolce ruolo di bisnonno.

Pippo, ma ha mai giocato a calcio?

"Sì, ho giocato mediano destro, il tipico mediano di una volta. A Militello, nel mio paese in provincia di Catania. Ero discreto, avevo il difetto di essere molto alto, con le gambe molto lunghe, e, quindi, quando un attaccante era brevilineo mi sfuggiva con molta facilità".

Quando giocava a calcio aveva un idolo?

"Il mio idolo allora era lo juventino Carlo Parola, sì, quello della famosa rovesciata che finì anche per anni come copertina delle figurine Panini. Ho provato un sacco di volte a fare la rovesciata alla Parola, con la doppia forbice, ma non ci sono mai riuscito (sorriso)".

Lei tifa per il Catania, o no?

"No, io tifo per la Juventus perché la mia squadra preferita è la Juventus, però, quella del cuore rimane il Catania. Sono diventato juventino perché quando ero in scuola Media, c'era un mio compagno di scuola, purtroppo era torinista, e io penso per ripicca diventai juventino. E da lì sono sempre rimasto juventino, ecco".

Da ragazzino mediano, nella professione attaccante?

"Bé, insomma, nella vita, devo dire la verità, un pò attaccante; e anche un pò centrocampista. Diciamo mezza punta, ecco".

Qual è la trasmissione in cui si identifica meglio?

"Ma, guardi, il Festival di Sanremo, Fantastico e Domenica in".

C'è un presentatore che può assomigliare al grande Pippo Baudo?

"No, io spero di no, perché ogni presentatore deve avere la sua personalità, e guai se ne nascesse un altro che fosse un clone. Perchè sa, dottore, quello del presentatore è un mestiere strano, deve avere delle caratteristiche proprie, cioé difetti propri, pronuncia propria, gestualità propria, tutti elementi importanti; per cui se uno imitasse me, sarebbe un clone nemmeno gradito".

Quand'è che le è venuta la pelle d'oca? lei ama molto la musica.

"Guardi, "Che gelida manina" della Boheme di Puccini – io sono un pucciniano – ora amando spassionatamente Verdi, però, sono un romantico pucciniano, e quell'aria della " Che gelida manina" mi piace molto. Ed anche "Nessun dorma" della Turandot".

Lei artista, tuttologo, è scaramantico?

"No, non ho mai usato forme di scaramanzia perché mi sembrano cose ridicole, cioé non ho mai sopportato chi compie gesti scaramantici prima di andare in scena. No, ero molto distratto".

Lei è laureato in Giurisprudenza: non avesse fatto il presentatore televisivo, probabilmente avrebbe svolto la professione dell'avvocato?

"Ma, non lo so questo qui, sinceramente. Siccome quand'ero all'Università il mio pensiero era sempre al teatro e poi alla televisione, non ho mai considerato l'idea di svolgere professionalmente l'attività di avvocato".

Cos'è che le dà più fastidio nella vita di tutti i giorni e cosa invece riesce ancora a colpirla, a commuoverla?

"Mah, guardi, quello che mi dà fastidio è l'incomprensione, la maleducazione, la mancanza di rispetto nei confronti del prossimo; certe forme di villania, che purtroppo questa civiltà – che dovrebbe essere evoluta – invece sta perdendo. Una volta eravamo più educati".

Ed anche più umili...
"Sì".

Ed ervamo figli dell'economia contadina, quella che insxegnava a darci una mano nei campi come nella vita l'uno con l'altro, o no?

"Eh, certo, eh certo, viva i contadini di una volta!"

Noi la stiamo chiamando dal Veneto, dove si sentono sparsi nell'aria i profumi dell'uva appena raccolta e che bolle già nei tini...

"Eh, eh, capirai, sono antichi profumi".

Quali sono le certezze su cui si aggrappa Pippo Baudo, quali invece le paure quotidiane che nutre?

"Mah, devo dire che oggi certezze non ce ne sono più; quindi, sono più le paure e le incertezze del domani che le certezze di un presente che continua, perché stiamo vivendo un momento di grande incertezza".

Recentemente ci ha fatto conoscere i grandi poeti italiani regione per regione. Quali erano i suoi favoriti al Liceo?

"Mah, guardi, devo dire che passavo da Foscolo a Leopardi. Di Foscolo mi piaceva la sua irruenza, la sua anche cruda realtà, mi piacevano molto "I sepolcri", "Zante". Però, dal punto di vista romantico, Leopardi era eccezionale".

Qual'è stato il suo più bel gol artistico, quale invece la sua più clamorosa autorete?

"Ah, io di autoreti, sì, ne ho fatte un sacco, eh (sorriso). Sì, una volta ho fatto un tentativo di rovesciata al incontrario ed è andata a finire all'incrocio dei pali della mia porta".

Si è sentito placcato più dalle affettuose e sotto cintola toccate del simpatico Benigni o dalla critica?

"No, Benigni è un amico; con Benigni si scherza, si gioca. Io la critica l'accetto perché ognuno fa il proprio mestiere. Guai se non ci fossero i critici".

Le manca un pò Sanremo?

"Ma no, ne ho fatti tredici, quindi, non è che mi manchi molto, eh. Sa un numero così eccessivo, enorme, non penso che qualcuno riuscirà a toccarlo. Sono stato molto fortunato sotto quest'aspetto".

L'Aldilà esiste, lei ci crede in Dio?

"Ah, io devo dire sono cattolico, e credo che niente finisca qua. C'è un'Aldilà, su questo non c'è dubbio, e poi mi sento riavvicinato in maniera entusiasta con l'arrivo di questo Papa Francesco".

E' stupendo, Papa Francesco: un rivoluzionario col sorriso dipinto sul volto, o no?

"E' un rivoluzionario, questo è un uomo coraggioso, un uomo umile, un uomo che ha la modestia della famiglia povera proprio degli emigranti e non è stato mai ricco. Ha conosciuto la fame, quindi, conosce gli affanni, i disagi della fame, delle famiglie. E, poi, èp sorprendente come parla, come sorride. La Chiesa e noi tutti siamo stati veramente fortunati!"

La nominiamo cittì di un'ipotetica Nazionale degli ultimi pontefici. Dove li schiererebbe in campo?

"No, mi scuso con Ratzinger, anche se lo stimo, ma io ci metto Giovanni XXXIII°, che, per me, è stato un Papa eccezionale".

In che ruolo lo schiererebbe?

"Eh, vabbé, data la sua mole, in porta, così non entra manco un gol".

Mentre Raztinger?

"Ratzinger è stata una persona fortemente intelligente, ha capito che non avrebbe avuto la forza anche fisica di continuare il suo mandato e ha avuto il coraggio, grande, grandissimo coraggio di pensare a un suo successore in vita. Guardi che è difficile, eh, non è mai capitato".

E Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco?

"Woytjla e Papa francesco? Con due punte così in attacco, con una coppia così, segneremmo, certamente, un sacco di gol".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 11 ottobre 2013

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