ULTIMA - 21/3/19 - SEMIFINALI DI COPPA VERONA: SAVAL "CORSARO" A GAZZOLO

Ieri sera si sono giocate le partite di andata delle semifinali della Coppa Verona 2018-19 che mette in palio, oltre al prestigioso trofeo, anche un posto nel prossimo campionato di Seconda categoria 2019-2020. Sfortunata la gara per il Gazzolo 2014 del presidente Paolo Valle che alla fine ha perso 1 a 2 in casa contro il bravo e fortunato Saval Maddalena
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INCONTRI VIP'S

13/10/13 - INCONTRI RAVVICINATI: CARD. ROBERT SARAH

ROBERT SARAH, UN CARDINALE...DI PUNTA

Robert Sarah è il primo cardinale del suo Paese, la Guinea, dove è nato a Ourous il 15 giugno 1945. Figlio unico di una famiglia molto cattolica in un Paese dove oltre il 70% è di confessione musulmana, riceve l'ordinazione sacerdotale il 20 luglio 1967. Consegue il Baccalaureato in Teologia, poi, la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma, successivamente, un'altra in Sacra Scrittura presso lo Studium Biblicum Franciscanum a Gerusalemme. Nel 1979, Papa Giovanni Paolo II lo nomina arcivescovo a soli 34 anni. La consacrazione episcopale la compie il cardinale di Firenze, l'arcivescovo Giovanni Benelli.
Il 7 ottobre 2010 Papa Benedetto XII lo nomina Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", e sempre Papa Joseph Ratzinger, in occasione del concistoro del 20 novembre 2010, gli pone sul capo la berretta cardinalizia, nominandolo cardinale diacono di San Giovanni Bosco in via Tuscolana.

Eminenza, ha mai giocato a calcio, là, nella sua Guinea?

"Un giovane africano non può non aver giocato a calcio. Il calcio nel mio Paese era lo sport più praticato da noi ragazzi, il gioco che abbiamo praticato da ragazzi nella Scuola Primaria, in Collegio: mi piaceva giocare, perché giocare sviluppa il fisico, sviluppa la mente, crea una certa comunità con gli altri, s'impara a vivere insieme, a costruire la società insieme. Lo sport mi è sempre piaciuto. Ho giocato molto a calcio ed era il più praticato in Guinea, il primo gioco".

In che ruolo giocava?
"Attaccante, attaccante".

Lo segue il calcio nella sua Nazione o i giocatori che militano nei club professionisti in Europa o nel mondo?

"Alcuni anni fa la nostra Nazionale era veramente brava, avevamo trionfato in parecchie competizioni. Oggi abbiamo una Nazionale un pò meno forte".

Ma giocatori della Guinea che oggi giocano in club professionistici italiani od europei, ce ne sono?

"Ne conoscevo uno, ma ora mi sembra che non giochi: era in Francia, ha sposato un'italiana, ma in Italia non ha giocato".

Eminenza, attaccante nel gioco del calcio, idem nella vita, nella sua grande missione?

"Lei sa che la Guinea è stato un Paese legato alla Russia ed alla Cina, dunque, comunista. Quindi, tanta avversità con la Chiesa, espulsi tanti religiosi, beni confiscati alla Chiesa, e missionari espulsi dallo Stato, il mio vescovo predecessore in prigione. Fui nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II e ho sempre cercato di mantenere la Chiesa viva, la Chiesa che testimonia, la Chiesa che annuncia Gesù Cristo, la Chiesa che segue il Vangelo, Cristo, e non la politica, la rivoluzione. Dunque, non attacco nessuno, ma ho solo cercato di annunciare la Verità che salva il mondo, cioé Gesù Cristo. E, nel mio Paese, con più del 70% (il 73%) di musulmani, la Chiesa era rispettata perché era l'unica voce a dire che è vero che dobbiamo promuovere la rivoluzione, il socialismo, però, bisogna rispettare la libertà della gente, la razza umana, e la Chiesa ha sempre avuto una parola forte per difendere i diritti umani, l'uomo, i suoi diritti, la sua libertà. Non era però, facile: il Signore mi ha sostenuto, perché sono stato impegnato a formare la gioventù perché i Paesi comunisti prendono la gioventù perché avevano il diritto di occuparsi della formazione e dell'indottrinamento politico dei giovani nelle scuole. Però, io sono riuscito a organizzare seminari di insegnamento cristiano per 22 anni: ogni 15 giorni radunavo 500-600 giovani per studiare la vita e trasmettere una formazione umana, toccando anche alcuni punti come il significato dell'amicizia, della famiglia, dell'economia, tanti problemi umani. Anche come gestire la propria casa economicamente parlando, come relazionarsi perché i giovani devono imparare che la Chiesa è anche una famiglia e quindi devono imparare a relazionarsi con la Chiesa. Poi, ho cercato di trasmettere a loro il saper vivere e crescere con gli altri. Ecco, questo è stato il mio impegno, cioé formare la gioventù a fare Chiesa per la società futura".

Il suo motto episcopale?

""Sufficit tibi gratia mea": "La mia grazia ti basta", tratto da un passo di San Paolo, pronunciato in un momento in cui l'apostolo aveva tante difficoltà, era scoraggiato, e chiedeva al Signore "ma, la mia grazia ti basta!". Poi, nell'andare del tempo, a causa anche delle difficoltà che conosciamo essere avvenute in Guinea, ho adottato un altro motto di tre parole "La Croce, l'Eucarestia e la Vergine Maria": "Crux, hostia et Virgo". Sono questi i tre pilastri, su cui ho cercato di costruire la mia vita sacerdotale, cristiana".

Il significato della santissima Croce...

"La Crux perché il mio vescovo ha fatto 9 anni di prigione e ha conosciuto la "Croce". Già, la croce è l'unica via, l'unica maniera per vedere Dio, per conoscerlo, perché il soldato romano ha riconosciuto Cristo sulla croce, dicendo "questo è veramente Dio". Ed anche noi per vedere Dio, dobbiamo rifarci all'esempio di Zaccheo, che era piccolo di statura, e voleva vederLo: ed è salito su un sicomoro per vedere Dio salire sull'albero della croce... E, dunque, per capire tutta le difficoltà della Chiesa, bisogna ricordare la croce e quello che Gesù ha detto "chi vuole seguirmi deve prendere la sua croce". La croce è l'amore di Dio verso di noi e per poterLo capire ed amarLo bisogna, dunque, conoscere la croce".

L'Ostia...

"E, poi l'Ostia è il cibo; sempre Dio ha detto: "Se non mangiate la mia carne, non avrete vita". Dunque, la vita di un cristiano è l'Eucarestia. E, poi, "chi mangia, dimora in me e io in Lui". E, dunque, per vivere in Cristo abbiamo bisogno dell'Eucarestia".

Infine, la Vergine Maria...

"E la Vergine Maria è la madre che ci ha dato Gesù Cristo sulla croce: senza Maria un cristiano non può vivere senza la sua mamma, un bambino non può vivere – e noi siamo bambini, sempre – non importa qual è l'età, ma siamo sempre bambini nelle mani di Dio e in quelle della Vergine Maria. E questo è il secondo motto che ho scelto per vivere come cristiano, sacerdote e come vescovo".

Come sarà l'Aldilà, vedremo i nostri cari che ci hanno preceduto? Cosa succederà, come se l'immagina, Eminenza?

"Io non saprei rispondere a questa domanda, però, di sicuro è la nostra Fede in Lui che ce lo dice: cioé vedremo Dio faccia a faccia. Vedremo anche coloro che l'hanno amato, vedremo gli angeli, i nostri genitori che sono adesso presso di Lui, vedremo tutti i nostri fratelli; io penso che il Cielo sia una grande famiglia, che Dio ha radunato la sua famiglia perché Cristo è morto per chiamare a Lui i figli di Dio. Dunque, vedremo il volto di Dio, tutti insieme contempleranno il volto di Dio e sarà una gioia perpetua. La gioia nostra davanti a Dio, ed è anche quella di fare famiglia. Non posso descrivere perché non ho l'esperienza del Cielo perché nessuno ha fatto questa esperienza. Ma, penso, tramite la nostra Fede, che sarà una vita di bellezza, sembra che ci sarà una liturgia perché saremo lì a cantare, a guardare il Signore, a gioire della Sua Luce, del Suo Amore, e penetreremo nell'Amore di Dio in modo inimmaginabile, perché quando saremo in Dio saremo veramente nel profondo del cuore di Dio e questo sarà causa di felicità: essere amato da Dio ed amare Dio, Amore infinito".

Quali le paure, quali le certezze del cardinal Robert Sarah?

"Il mio timore, la mia preoccupazione è di non amare abbastanza Dio, di non essere capace di perdonare per quanto l'ho offeso, perché il Signore dice prima di venire ad offrire il Suo sacrificio "ti ricordi se qualcuno ha qualcosa contro di te, prima vai a conciliarti". E Dio col suo infinito Amore ci insegna che bisogna essere sempre pieni di amore anche per i nostri amici: la mia prima preoccupazione è quella di amare sempre, non avere odio, non disprezzare nessuno, e poi cercare di fare il mio lavoro come il Signore vuole al fine di compiere la Sua volontà. E, poi che la Chiesa sia più brillante, che abbia più luce perché oggi ci incamminiamo nel buio della Chiesa: oggi dobbiamo brillare, ognuno nella sua famiglia, nel suo lavoro, nel suo quartiere. E' questa la Chiesa. E come fa a brillare la Chiesa in un mondo buio, un mondo di incertezze, in un mondo anche di rifiuto di Dio?".

Fosse un ipotetico cittì degli ultimi pontefici, dove li schiererebbe?

"(Finalmente, un sorriso si accende sul volto di Sua Eminenza): Io un tecnico della Nazionale? Metterei per difendere Ratzinger: è una "roccia" perché ha avuto la forza, la profondità, la sicurezza di un difensore".

Papa Woytjla?

"Anche lui era uno sportivo. Potrebbe, non so, essere un un portiere perché non passa niente con lui tra i pali. Papa Francesco è un audace, corre davanti, provoca, sì, è un mediano perché spinge la squadra ad andare avanti. Io così lo vedrei, ma sono appena passati sei mesi. Papa Francesco attira la gente in modo incredibile, con la sua semplicità, la sua prossimità, con i suoi gesti".

Cosa le ha sussurrato Sua Santità quando è stato nominato Papa?

"Di pregare per lui perché questo momento è un fardello pesante sulle sue spalle. Ha chiesto di pregare e noi gli abbiamo promesso che non sarà solo, che saremo con lui, perché sappiamo che questo carico ed incarico non si può portarlo da soli. Saremo come Simone il Cireneo: ad aiutarlo a portare il suo peso".

Cosa le dà fastidio e cosa la riesce a commuovere?

"Ciò che mi preoccupa è il cambiamento quasi radicale della cultura occidentale. Io sono stato educato dai francesi, dove ho appreso il Vangelo, i valori umani, i valori morali, i valori della famiglia ed adesso mi stupisco che questi valori non valgono più niente per l'Occidente. Ed anche per il fatto che una cultura, una civiltà così sviluppata, come mai sia arrivata a negare la natura, che l'uomo è stato creato da Dio, che l'essere umano ha una natura, e come mai ci opponiamo a Dio nelle cose veramente che fa l'uomo, cioè il matrimonio, la famiglia. E l'uomo stesso che cosa è? Questo è un pò difficile; sì, si può negare Dio, perché non lo vediamo, però, dobbiamo rispettare anche quelli che credono. Oggi è difficile proclamare il Vangelo, i valori cristiani, il Vangelo è stato rigettato, disprezzato come una persona del Medioevo. Non capisco come mai siamo arrivati a questo. Eppure, voi occidentali avete avuto una cultura cristiana, la musica, la scrittura, la letteratura tutta cristiana. Cosa è capitato per assistere a questo rovesciamento totale? E' colpevole la Chiesa, come gerarchia cioè, è anche nella nostra missione formare in profondità i cristiani, per non essere soltanto una vernice e basta, è questa la colpa? E mi chiedo come mai siamo arrivati a questo. Però, non si fa anche niente per rovesciare questa tendenza, che si fa sempre più radicale. Non si fa quasi niente per arginarla. E' come una cosa normale, una cosa per la quale dobbiamo andare tutti quanti così. E' stato più cattivo che educativo da parte degli europei quando si è cercato di imporre una visione etica errata a tutte le culture africane, dell'Asia, dell'Oceania, dell'America Latina. E' una responsabilità grave, questa, ed gli europei hanno i mezzi per farlo: i Mass Media potenti, la politica, hanno la forza militare, hanno tutto per imporre una visione economica, morale, hanno i mezzi per imporsi sui Paesi che non sono di cultura europea. Ed allora cosa vogliamo fare? Cambiare totalmente l'uomo? Per che scopo? Questa è la felicità che cerchiamo? Non soltanto si trasmettono questi nuovi valori, ma li si impongono anche con la forza: tutti gli eserciti europei ed americani, la Francia, l'Italia, tutti sono in Afghanistan o prima erano in Iraq, in Libano, in Libia. E perché? Perché tante armi, tante forze armate per i Paesi poveri, perché? Qui non c'è più il vescovo che diceva adesso noi in Occidente siamo in pace, non ci sono più guerre tra la Germania e la Francia, non ci sono più guerre religiose, qui tutto va bene, però andate a combattere nei Paesi poveri, tutti gli eserciti sono fuori per combattere in Afghanistan, Libia, Iraq. Eppoi, tutti i Paesi poveri, ricchi comunque di risorse, hanno la guerra per le loro risorse. Cioè non hanno un cambiamento morale perché prima hanno abbandonato i valori, il Vangelo. Allora, il più forte impone la sua visione economica, politica e morale. Non so veramente dove andrà a finire l'Occidente. Però, il Signore guida la storia, solo conta il potere, la tecnologia, il denaro. Questi sono i valori principali oggi. E si vuole imporre tutto questo a tutti quanti".

Ha conosciuto l'Abbè Pierre?

"Abbiamo predicato, io ho fatto l'omelia, siamo stati invitati un anno a Ruar perla festa di Giovanna d'Arco, l'ho conosciuto in quell'occasione".

E' stato un frate combattivo, o no?

"Sì, ma, ce ne sono tanti di combattenti; anche Madre Teresa di Calcutta ha combattuto a suo modo con la carità. Tanti combattono, anche il Santo Padre Francesco, anche Benedetto XII ha combattuto, lo stesso Giovanni Paolo II ha combattuto. Ciascuno con le sue armi, col suo modo di fare. Ma, noi tutti dobbiamo essere combattenti perché l'umanità, la Chiesa siamo noi e non dobbiamo lasciare le cose andare così, sapendo che non ha futuro la distruzione della famiglia, non ha futuro il deserto dei valori morali".

Quand'è che saremo veramente liberi?

"Cristo è la nostra la libertà e la libertà viene da Dio. Noi crediamo che Dio impone, ma è Lui la vera libertà dell'uomo perché è l'amore, la vera libertà dell'uomo. Quando sapremo amare Dio, amare gli altri, rispettare la loro libertà, allora saremo veramente liberi. La libertà viene da Dio, è un dono che riceviamo perché è frutto dell'amore. Io penso che non saremo mai liberi se siamo attaccati alla materia, al denaro, al potere; che ci fa schiavi. Saremo solo liberi e liberati se saremo pieni di amore verso Dio, verso gli altri, perché l'amore è la sola libertà".

Quand'è che ha pianto l'ultima volta di grande dolore?

"Io sono figlio unico e ho perso papà nel 1991, due mesi prima dell'arrivo in visita in Guinea di Giovanni Paolo II. Sì, mi ha fatto molto male perdere il papà, ma, avevo la mamma. Mamma è morta qui a Roma il 21 luglio 2007; ho sofferto moltissimo perché mi sentivo veramente solo: non ho fratelli, sorelle e veramente ho pianto. E' stata la mia più grande sofferenza. Mi ricordo un sacerdote della mia diocesi in Guinea e mi ha scritto dicendomi che non ha mai visto una persona così distrutta quando è avvenuta la sepoltura di sua mamma. E questo è stato il momento in cui mi sono sentito davvero solo. Quando sono tornato in Guinea, musulmani e cattolici mi hanno accolto come un fratello: questo mi ha dato una consolazione tremenda, non mi sentito più solo. Sono stato 22 anni come arcivescovo e sono stato molto rispettato dai musulmani, dai cattolici, e sono stato circondato da tantissime manifestazioni di affetto".

Qual è il peccato che Dio non ci perdonerà mai?

"Io penso che sia quello di non amare, perché Lui è l'amore, come possiamo stare con Lui se non l'amiamo? E' il rifiuto dell'amore, di Dio, il dire non voglio Dio, non voglio il Suo Amore. Lui perdona, però, non può forzare, e siccome non può forzare noi saremo lontani da Lui, è come una condanna che facciamo a noi stessi. Però, Dio perdona tutto, ma se io rifiuto il suo perdono, Lui non mi può perdonare, entrare nel mio cuore. salvarmi. Dio non può sforzarsi di costringermi ad amarlo, ad andargli incontro, a seguirlo. Dipende dall'uomo volerlo amare: Lui c'è sempre, ci aspetta fino all'ultimo istante della nostra esistenza. Dio non è potente nel forzare: la sua potenza è l'amore, Lui perdona tutto, come dice Francesco "Dio non si stanca di perdonare". Sant'Agostino dice: "Ama e fai tutto quello che vuoi perché l'amore è tutto e può far tutto. Gesù è amore!"".

Ma, non le ha mai detto nessuno che, Eminenza, lei è una grande "bell'anima"?

"Io non penso di essere cattivo, cerco di essere cordiale, disponibile, totalmente; non guardo quanto tempo mi intrattengo con una persona che mi cerca perché Dio sta lì con la sua frase "quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli...".

Dobbiamo stare totalmente nelle sue mani, dobbiamo essere disponibili verso il prossimo, ma non dobbiamo però anche abusare del tempo, della bontà degli altri, e, come dice San Paolo, "la bontà e la carità sopportano tutto, non dobbiamo mai stancarci". Bisogna sempre essere amore, disponibilità, accoglienza. Verso tutti quelli che Dio ci fa incontrare durante la giornata, la nostra vita".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 27 settembre 2013

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