ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

24/10/13 - INCONTRI RAVVICINATI: CARD. JEAN-LOUIS PIERRE TAURAN

TAURAN, "L'ASSISTMAN DI PAPA FRANCESCO"

Davvero un'emozione doppia poter essere accolti dal cardinale Jean-Louis Pierre Tauran, il porporato che la sera del 13 marzo 2013, di poco passate le 19.00, annunciava dalla Loggia delle Beatitudini, in piazza San Pietro, il nome del nuovo pontefice, Papa Francesco. Nato a Bordeaux il 5 aprile 1943, dal 1989 opera nella Curia Romana come sotto-segretario per i rapporti con gli Stati. Il 1° dicembre 1990 è elevato da Giovanni Paolo II alla dignità arcivescovile, mentre il 21 ottobre 2003, sempre per volere di Papa Wojtyla, riceve sul capo la berretta cardinalizia, ricoprendo l'incarico di archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Il cardinal Tauran ricopre un ruolo notevole nelle relazioni diplomatiche durante la Guerra d'Iraq (1991), ed evidenzia l'importanza del dialogo e delle Nazioni Unite per risolvere i conflitti, affermando che "Una guerra d'aggressione unilaterale costituirebbe una minaccia contro la pace ed una violazione della Convenzione di Ginevra". Dal 25 giugno 2007 ricopre l'incarico di Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-religioso ed è Presidente della Commissione per le Relazioni Religiose con i musulmani.
Il 13 marzo 2013, in veste di cardinale protodiacono di Santa Romana Chiesa, annuncia al mondo l'elezione di Papa Francesco, e poco dopo, il 19 marzo, impone il palio al neo eletto pontefice durante la messa solenne per l'insediamento del nuovo Papa. A giugno del 2013 il Santo Padre lo nomina Membro della Pontificia Commissione referente sull'Istituto per le Opere di Religione.

Ha mai giocato a calcio o praticato sport, Eminenza?

"No, no, è un mondo del tutto a me estraneo. Non ho mai avuto interesse per alcuna disciplina agonistica".

Non segue nemmeno la Nazionale francese di calcio alla televisione durante i Mondiali?

"No, assolutamente. Poi, io ho sempre vissuto all'estero e non ho mai potuto seguirla. Certo, considero chi fa sport uno che pratica la fraternità, e questa è una bella cosa perché favorisce l'armonia ed anche, come dire, addolcisce un pò gli angoli".

Lei ha tanti libri di Blaise Pascal: cosa ci può mutuare, offrire del grande filosofo francese?

"Blaise Pascual mi ha sempre seguito dappertutto: conservo sempre un suo testo con i suoi pensieri nella mia valigia. E' un mistico, un teologo, un filosofo, uno scienziato, credo che sia uno dei più grandi geni dell'umanità. E la cosa che mi ha sempre impressionato di lui è questa capacità di dire le cose profonde in maniera sintetica. Questi suoi pensieri sono forti, per esempio, l'essenza del potere è di proteggere: è geniale, ed è questo che mi ha sempre impressionato. E, poi, anche laddove ha detto che grazie a Gesù Cristo sappiamo chi è Dio, ma anche chi siamo noi".

Cos'ha provato quando dalla Loggia delle Beatitudini, in piazza San Pietro, il 13 marzo 2013 ha annunciato al mondo l'elezione di Papa Francesco?

"Mah, io direi che quando sono arrivato ho detto "povera gente, che sorpresa, no!". E, poi, la cosa che mi ha colpito è che, quando il Papa è apparso sulla Loggia, subito c'è stato come un fluido che è passato dalla folla alla Loggia, ed è stata una cosa proprio incredibile: si palpava, praticamente, fisicamente, questa convivenza, ed ancora mi è rimasta dentro, ancora adesso mi sembra di avvertire questo fluido".

Lei è stato contento di aver avuto l'incarico di proclamare il nuovo pontefice?

"Sì, certo, nella vita di un sacerdote, di un cardinale, sì, certo, credo che non capiti a tutti".

E, neanche tutti i giorni.
"No, grazie a Dio (sorride Sua Eminenza)!"

Papa Francesco, cosa le ha detto appena eletto?

"Quando gli ho imposto il palio, mi ha detto "Sono così contento che sia lei a impormi il palio!"".

Una grande bella manifestazione di stima, quella del pontefice nei suoi confronti!
"Bé, ci conosciamo".

E, dal curato d'Ars, fatto rivivere in "Diario di un curato di campagna" scritto dal grande Georges Bernanos, quale lezione fondamentale possiamo trarne?

"Io direi, dal punto di vista sacerdotale, che era un uomo che non improvvisava mai: basta vedere la sua biblioteca. Non era intellettuale, ma ha letto tutti libri importanti della sua epoca, si preparava l'omelia, le confessioni. Dunque, ci ha trasmesso questa serietà, questa fedeltà nell'umiltà, nell'assolvere il suo servizio, il proprio compito sacerdotale, ed è lì che la Chiesa è feconda, perché senza l'umiltà non si costruisce".

Della bellezza, che concetto ha, Eminenza?

"Per me, io non posso concepire il cielo senza la musica di Bach. Per me, Pascual e Bach sono i due massimi rappresentanti l'uno della musica, l'altro della letteratura".

Il "Panis Angelicus", le piace?

"Sì, la cantata di Bach, la costruzione, anche per organo, sì, sì, questa struttura è geniale".

Cosa ha mantenuto della sua Francia, paladina, come si sa, della Rivoluzione alla fine del 1700?

"Mah, la cultura, la lingua, ma io direi la cultura francese è una cultura aperta, ma anche che è consapevole della sua consistenza. Qualche volta gli italiani sono un pò a disagio con i francesi perché questi sono un pò superbini, eh. Ricordo sempre la definizione di un romanziere francese, che diceva, parlando degli italiani, "Sono italiani ma sono francesi di buon umore". E questa definizione è molto sintomatica della mentalità francese. Però, diceva Papa Montini che "il francese era la Magistratura dell'universo"".

Quand'è che siamo o saremo veramente liberi?

"Quando lassù vedremo Dio faccia a faccia. Io penso che il grande dramma dell'uomo non è la morte nè la malattia, è solo quando può dire no a Dio: questo è il dramma dell'uomo. Perché già un vescovo di Berlino ha usato una frase bellissima, ricordando "Dio ha creato l'uomo come il mare crea i continenti: ritirandosi". Dio, cioé, non si impone, e questa è la grande tragedia, il grande dramma dell'uomo".

Cos'è che le dà più fastidio, rabbia nella vita di tutti i giorni, cosa invece la riesce a commuovere?

"La volgarità, e poi ciò che commuove è vedere un giovane monaco che cura, che assiste un vecchio monaco in un convento, con Messa solenne. Ho visto in parecchi monasteri questi giovani che si curano di questi anziani padri che stanno per morire; e questo è molto bello, no?"

Tommaso D'Aquino ha scritto un volume sull'"Utopia": per lei, qui sulla terra, la giustizia è un'utopia?

"No, non è un'utopia, è un dovere, perché senza giustizia è baraonda. Poi, il diritto è sinonimo della libertà".

La felicità: è un'utopia?

"No, l'uomo è fatto per la felicità, e Dio vuole che l'uomo sia felice; e siamo felici, credo, quando pensiamo agli altri. Io mi ricordo questa grande donna italiana, la Rita Levi Montalcini, morta a 100 e più anni, quando ha detto che "E' il tempo, sì, di pensare, ma non per sé". Questa è la chiave della felicità".

In poche parole, donarsi agli altri...
"Sì, sì".

Il suo motto episcopale?

""Veritate e caritate": questo, bé, penso che si capisce da solo. Bisogna essere autentici cristiani e non bisogna avere paura di professare la propria fede, ma con dolcezza e rispetto per chi non la pensa come te".

Le paure e le certezze quoatidiane del cardinal Tauran?

"Mah, le paure sono la guerra perché io ho servito la Santa Sede in Libano, ho seguito la guerra civile, i danni, i drammi che ha fatto in quel territorio, e la guerra è la sintesi di tutti i mali. Le certezze è che siamo nelle mani di Dio: io non ho mai avuto incertezze, dubbi, oggi ho la Fede che avevo quand'ero bambino. Ho ricevuto, sì, una grande grazia".

Mai pianto di grande dolore?
"No".

Quando è morto Papa Wojtyla ?

"Sì, però, sa, la morte di Papa Wojtyla è un passaggio, era talmente preparato. Io ho visto Giovanni Paolo II con monsignor Silvestrini la mattina dell'ultimo giorno, alle dieci e mezzo, ci siamo recati al suo cappezzale, ma, mai avrei pensato che sarebbe morto in giornata perché il Papa si era ripreso".

Come se l'immagina l'Aldilà?

"Mah, la cosa che so e che ripeto è quello che ha detto Sant'Agostino: "Riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo; e questo per sempre". Nessuno, per me, può dire veramente qual è la forma dell'Aldilà, perché siamo in un altro mondo, in un'altra realtà".

La sua infanzia, i suoi genitori?

"Non ho più i miei genitori, la mia infanzia è stata quella di un privilegiato, nel senso che appartenevo a una famiglia agiata e non ho mai conosciuto la povertà. Sono figlio unico, ho sempre voluto essere sacerdote da quando ho la conoscenza; quindi, nella mia vita non ci sono state mai sorprese".

Ha mai pensato di diventare cardinale? E un giorno di annunciare al mondo l'elezione di un pontefice?

"No. Ma chi può dirlo, chi può prevederlo!"

Ci regala un aneddoto di Paolo VI, uno del beato Wojtyla?

"Paolo VI l'ho visto una sola volta quando ho terminato l'Accademia, prima di partire per Santo Domingo – che fu la mia prima destinazione –, ed è stato solo un minuto, in cui mi ha salutato, così. Papa Wojtyla? Sono stato per 13 anni tutti i mercoledì sera da lui per tre quarti d'ora".

Che ricordo ha del beato Wojtyla?

"Oh, quando mi ha nominato arcivescovo (il 6 gennaio 1991), mi ha detto "Dicono che lei è molto giovane; quanti anni ha?". "47 anni". "Sì, sì, è giovane, ma è una malattia che passa presto!"".

Un altro frate molto forte è stato l'Abbey Pierre?

"No, non l'ho mai conosciuto. Anche perché io avevo vissuto praticamente 40 anni fuori dalla Francia. Sono più italiano che francese".

E, in quel minuto con Papa Paolo II?

"Papa Montini mi ha impartito la benedizione, ma lo sguardo era davvero straordinario, si vedeva che era molto ispirato dal Signore".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 24 ottobre 2013

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