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Si sono giocate oggi le partite dell'anticipo della 16^ giornata di ritorno del campionato di Eccellenza che hanno visto il Vigasio di mister Mario Colantoni vincere 1 a 0 nel suo stadio "Umberto Capone" contro il Caldiero di mister Cristian Soave grazie al gol di Bovi al 12° minuto. I biancazzurri del presidente Cristian Zaffani
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INCONTRI VIP'S

7/11/13 - INCONTRI RAVVICINATI: ANDREA ANASTASI

UN ANASTASI DA ANABASI

Ecco il coach che si è creato una leggenda storica, da Anabasi di Senofonte: Andrea Anastasi da Poggio Rusco di Mantova, dove è nato l'8 ottobre 1960. Come giocatore, pivot alto 185 cm (da cui il soprannome di "Nano"), vince la World League nel 1999 e nel 2000; e gli Europei nel 1999. Bronzo alle Olimpiadi del 2000, secondo agli Europei del 2001. Ha giocato nella Pallavolo Parma, nella Pallavolo Modena, nella Pallavolo Falconara, nella Sisley Treviso, nello Schio Sport e nel Volley Gioia.
E' stato coach dei seguenti club italiani: della Pallavolo Brescia, della Gabeca Montichiari, della Pallavolo Cuneo. Il 28 maggio 1999 guida la Nazionale italiana fino al 2002, dopo il 5° posto ai Mondiali di Argentina. Il 23 dicembre 2005 diventa cittì della Spagna e nel settembre 2007 trionfa negli Europei. Dal 16 ottobre 2007 fino al termine dei Mondiali 2010 è stato il coach della Nazionale italiana. Dal 3 febbraio 2011 guida la Nazionale della Polonia. Da giocatore ha conquistato 3 Coppe CEV: col Modena (1982-83), col Falconara (1985-86) e a Treviso (1990-91). Come coach, cittì della Nazionale italiana ha vinto il 72% delle gare disputate.

Anastasi, lei è un coach di grande successo a livello di Nazionali straniere: ha un segreto?

"La verità è che nella mia lunga carriera ormai ho già fatto 12 anni alla guida delle Nazionali (alleno da 19), e, quindi, effettivamente, non ho allenato molto i club italiani. Sono stato 7 anni coach azzurro, vincendo un Europeo, un bronzo olimpico, medaglie d'oro e d'argento: un bilancio soddisfacente. La mia carriera è stata ed è orientata molto sulle Nazionali, ma, nella seconda fase della mia carriera potrei certamente tornare alla guida di qualche club".

E' vero che re Juan Carlo di Spagna le avrebbe fatto ponti d'oro perché rimanesse ancora alla guida della Nazionale ispanica?

"(sorriso) C'è una forma di verità in quello che lei dice. Le confesso che dopo il trionfo agli Europei ho avuto una bellissima chiacchierata al telefono col re di Spagna Juan Carlos, il quale mi chiedeva di rimanere alla guida della squadra. Era, la sua, una telefonata di cortesia con un allenatore italiano, e il sovrano che mi ricordava le sue origini italiane ed era molto orgoglioso e ha voluto ascoltarmi e parlarmi al telefono. Poi, la trattativa è andata avanti con la Federazione ispanica, poi, si è aggiunta la Nazionale italiana che ha fatto di tutto per riavermi sulla panchina degli azzurri e io ho accettato di tornare a guidare l'Italia".

Più forte Andrea Anastasi come giocatore o come coach?

"Dovessi fare un paragone, mi sento di poter dire che ho ottenuto di più alla guida di una Nazionale. Io sono l'unico allenatore che ha vinto medaglie con 3 Nazionali diverse, con la Nazionale spagnola, con quella azzurra e quella polacca. Ho vinto una medaglia d'oro alla World League, quindi, l'unico allenatore ad aver vinto 3 medaglie agli Europei con 3 differenti Nazionali, ed altrettante medaglie d'oro in 3 differenti competizioni ma con 3 diverse Nazionali. Quindi, mi sento di poterle dire che la carriera di allenatore è stata certamente superiore di quella di giocatore".

L'emozione maggiore provata, quando?

"Fortissima quella da giocatore, quando ho avuto la fortuna di fare parte della Nazionale di Giulio Velasco, quella che ha iniziato a vincere gli Europei e i Mondiali nel 1990. In quel momento lì l'emozione è stata enorme, unica, particolarissima, ero già avanti negli anni (trent'anni)".

Ha mai provato a giocare a calcio?

"Sì, ho provato, ma le confesso che nei periodi estivi, durante la mia carriera di pallavolista, continuavo a giocare a calcio con i miei amici nei tornei. Ero, tutto sommato, abbastanza bravino, ma la passione per la pallavolo ha prevalsdo. Sono stato sempre un pò bastian contrario perché quando ho iniziato a giocare a pallavolo questo sport in Italia quasi non esisteva. Di fatto, amavo le sfide diverse, non mi piaceva fare le cose che facevano tutti ed allora ho preferito scegliere di praticare la pallavolo".

Come pallavolista, pivot, nel calcio, invece, in che ruolo giocava?

"Attaccante, sono sempre stato attaccante: mi mettevano davanti, correvo veloce, calciavo bene, mi mettevano a fare dei gol".

La sua squadra del cuore?

"In questo momento, la Juventus, sono un fan di un giocatore importante bianco nero come Alessandro Del Piero. E' stato il giocatore che più ha segnato nell'ultimo ventennio juventino, anche se adesso Pirlo sta dando qualcosa di particolare anche nella Nazionale azzurra: apprezzo tantissimo il suo livello di gioco".

Attaccante nel calcio, nella sua Poggese; nella vita, che ruolo sta interpretando?

"Non sono un difensore nella vita, cerco sempre di attaccare, cerco sempre di fare gol, il meglio possibile: è una mentalità che mi sono sempre portato appresso. La determinazione, il mettercela sempre tutta pe raggiungere certi risultati credo che siano state importanti nella mia carriera. Cerco sempre di ottenere il meglio da me stesso, dal mio lavoro, ho sempre la sensazione di avere due vite: una familiare, tranquilla, serena, e quella del lavoro, in cerco sempre di migliorare, di dare il meglio di me stesso".

Più schiacciatore, dunque, "Nano" Anastasi, che alzatore...

"Mah, di fatto, io ero uno schiacciatore io, anche se ero piccolo di statura, ma sono cresciuto sempre come attaccante: sono arrivato a giocare in Nazionale come attaccante di 183 cm di altezza; che non erano certamente tanti nella pallavolo".

Di che cosa non può fare a meno nella vita di tutti i giorni Andrea Anastasi?

"Se mi domanda così, a brucia pelo, non ho dubbi: io le rispondo la famiglia. Sono legatissimo al mio nucleo familiare, sono molto legato a mia moglie, ai miei figli, non potrei assolutamente fare a meno di loro. Ed è una presenza importantissima e determinante nella mia vita di tutti i giorni".

Segue una liturgia sacramantica particolare?

"No, le confesso di no. Quand'ero giocatore, sì, qualche volta si usavano le stesse scarpe, le stesse calze, ma, onestamente, no. Orta come ora mi sono allontanato da qualsiasi tipo e rituale scaramantico".

Cos'è che le dà fastidio nella vita di tutti i giorni, cosa invece riesce ancora a colpirla, a commuoverla?

"Quello che mi dà più fastidio è la nostra Itlaia, l'abbandono, il fatto che stiamo trattando male il nostro Paese. Dobbiamo assumerci tutti le nostre responsabilità, siamo ormai in una fase in cui non vogliamo prenderci le nostre singole responsabilità. Parliamo male dei nostri governanti, ma loro sono la nostra proiezione, il nostro specchio, visto che siamo stati noi ad eleggerli. Di conseguenza, siamo masochisti, è come se parlassimo male dei nostri genitori, è un controsenso madornale, di noi stessi, di quello che siamo. Questa, diciamo, è la cosa che più mi sta indignando, che non stiamo lavorando bene, che non stiamo trattando bene la nostra Italia, che dobbiamo assumerci tutti le nostre responsabilità per fare qualcosa di meglio nel nostro Paese. Questo mi indigna, ma mi spinge ad essere più presente a livello sociale, perché è molto importante".

Quali sono le certezze su cui lei si aggrappa, quali invece le paure quotidiane?

"Le cetezze mi derivano dal fatto di considerarmi una persona che ha molto rispetto degli altri, che ha un grande spirito di sacrificio. Mi rendono veramente forti nei confronti del lavoro, sono gli aspetti centrali della mia vita. Sono le cose che ho imparato nella vita e che mi fanno sentire bene".

I timori?

"E' inevitabile che ci siano, perché noi siamo sempre in allerta, pensando a quello che possa avvenire; ma non vivo con grande paura la vita di tutti i giorni, anche perché ho un lavoro molto particolare da gestire perché noi viviamo di risultati (e se non abbiamo risultati, non abbiamo contratti, non portiamo soldi a casa), ho una famiglia, dei figli. Timori, sì, ci sono nella vita, ma cerco di gestirli in maniera razionale, serena, cerco di gestire le cose che posso gestire, perché oggi fondamentale è utilizzare lo stress per le cose positive, per quelle che possiamo gestire, non per quelle che non possiamo gestire".

Andrea Anastasi e Dio. Esiste, per lei, l'Aldilà, ci crede?

"E' una domanda molto complessa perché in questa fase della mia vita, anche per una serie di vicessitudini che mi sono capitate, sono in un grandissimo momento di riflessione: non sono più certo che possa esserci qualcosa, ma, nello stesso tempo, avendo attorno a me molte persone cattoliche, praticanti, e con tanta Fede, rifletto costantemente su che cosa possa esserci nell'Aldilà. In generale, le confesso che i preti non mi danno alcuna emozione, quando parlano mi sembrano tutti uguali, non riesco ad emozionarmi. Idem se vado alla Santa Messa: assisto a un rituale molto ripetitivo, che non mi trasnette nessuna emozione, ma, nello stesso tempo i principi predicati dalla Chiesa sono molto importanti. Specialmente da questo Papa Francesco, che mi sta entusiasmando parecchio: io sono molto tecnologico, uso twitter e Papa Francesco usa questo mezzo di comunicazione ed opera interventi molto importanti. Mi sta riavvicinando alla Chiesa perché capisce cosa deve dire alle persone normale, non fa sermoni, ma cerca di portarci verso la direzione giusta. E' stata una scelta straordinaria e farci riavvicinare alla Chiesa, a Dio, ci sta invitando con i fatti a vivere il Vangelo in tutta la sua grandezza ed importanza".

Un pontefice, Francesco, che sembra piacere a molti, a tutti...

"Papa Whojtyla negli ultimi anni del suo mandato era segnato dalla malattia e non riusciva pià a sprigionava la stessa energia, Ratzinger non credo sia stata una scelta vincente da parte della Chiesa, ma questo Papa Francesco sta facendo cose straordinarie, lo sto apprezzando: va in mezzo alla gente, si è recato nelle favelas degli ultimi del mondo, a Rio, dice cose che toccano la tua anima, la tua persona".

L'Aldilà, allora, esiste, rivedremo i nostri cari?

"Spero che ci sia qualcosa di diverso perché sarebbe bruttissimo. Vorrei riabbracciare amici molto cari che ho perso prematuramente e l'ho presa piuttosto male: le confesso che le loro scomparse mi hanno anche un pò allontanato. Mio padre è stata una persona importantissima nella mia vita, molto positiva, è molto molto grande, mi piacerebbe rivederlo, parlargli. Aldilà, quindi, inteso come un altro mondo dove possiamo relazionarci diversamente? No, siamo curiosi ed è questo il motivo, il cercare di scoprire cosa c'è nell'Aldilà, come sarà, che ci tiene in sospeso".

Le origini della sua famiglia?

"Mio padre era l'unico che lavorava, nell'Ufficio Postale di Poggio Rusco, bel ruolo di direttore. Lo è stato per molti anni, mio padre Ferruccio, ed è stato ben voluto dai suoi concittadini. Siamo in due maschi e una femmina".

La nominiamo coach di un'ipotetica Nazionale di pallavolo degli ultimi pontefici, e, visto che ha praticato anche il calcio, la nominiamo pure cittì di una presunta Selecao azzurra di football: ebbene, dove schierebbe Ratzinger, dove il Santo Whojtyla, dove Papa Francesco?

"Le confesso che, seppur troppo piccolo, ho conosciuto Papa Paolo VI, mentre per Giovanni XXIII non me lo ricordo. Paolo VI lo schiererei più palleggiatore, più regista, Raztinger più difensore, Wojtyla un attaccante vero e proprio, l'attaccante più forte che ci sia stato al mondo, ha influito moltissimo nella società, pensi a Solidarnosc: sono 3 anni che sto vivendo in Polonia e ho capito cosa il Beato Wojtyla è riuscito a fare in quel Paese. Ha portato la democrazia in tutta l'Europa. Papa Francesco? Anche lui un ricettore-attaccante, un universale, un giocatore che riesce a giocare in tutti i modi, e credo che stia facendo un lavoro straordinario in questo momento delicato per l'umanità".

Quand'è che saremo veramente liberi e se, secondo lei, esiste sulla tera la giustizia?

"No, non credo che la giustizia esista sulla terra: è il nostro problema, sarà solo divina, finale. Difficile essere giusti, oggi come oggi che siamo in mano ai business, alle multi nazionali, ai denari, considerato il vero padrone da seguire e da servire. Saremo liberi quando riusciremo a liberarci dalle cose materiali che nella nostra vita sono diventate importanti. Noi, se ci pensiamo, abbiamo già tutto per poter vivere tranquillamente, serenamente: liberarci, dunque, degli aspetti materiali e vivere di più un pò di più a livello spirituale o nella maniera giusta. Ci renderebbe più liberi".

Cos'è che la commuove in questo mondo che pare andare alla rovescia, a Patrasso?

"Lo Sport è felicità, la felicità non mi procura commozione. Mi commuovono le ingiustizie della vita, quando penso alla barca degli immigrati a Lampedusa, la guerra in Siria, per fortuna debellata prima che esplodesse del tutto, potesse crare una strage ancora più ampia di bambini, di persone innocenti, le quali non hanno nulla a che vedere con i businnes delle guerre, il grande intervento di Emergency".

Quand'è che ha pianto di grande rabbia, quando invece di grande dolore?

"Di rabbia, quando vincemmo il bronzo a Sidney: sì, fu un gran risultato, ma piansi perché sapevo che avrei potuto vincere l'oro, era l'ultima occasione in cui avrei potuto conquistare la medaglia più preziosa. Non riesco a piangere di gioia, di felicità, sono felice, sorrido, mi reputo una persona molto positiva, che sa prendere le cose in maniera serena anche quando si presentano complicate".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 11 ottobre 2013

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