ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

21/11/13 - INCONTRI RAVVICINATI: DANIELE GILARDONI

PIU' CHE GILARDONI, GILARD-ONE

Non conosce limiti nè confini l'ambizione e la potenza del canottiere comasco Daniele Gilardoni (1° aprile 1976), l'11 volte campione del mondo nella specialità quattro di coppia, categoria leggeri. Un atleta cresciuto nell'Unione Sportiva Bellagina e che ancora oggi, a 37 primavere suonate, ha la voglia di scendere in acqua, continuando a misurarsi con allenamenti quotidiani e faticosissimi ed aggiornamenti, specie, in Gran Bretagna. Già, l'Inghilterra, un Paese dove questa disciplina non è per raccomandati e non conosce gli italici cesarismi e nepotismi. Atleta "libero", dunque, Daniele, al quale è stato – per il suo "non allineamento" a certi schemi, a certe regole della Federazione – negato il gusto di partecipare e spingere l'Italia a vincere qualcosa in occasione delle Olimpiadi del 2004 e del 2008. In quest'ultima gli azzurri si dovettero accontentare del beffardo e clamoroso 4° posto.

Oggi, Daniele, una laurea in Scienze Politiche a Pavia più un Master in "Management dello Sport" alla "Bicocca" di Milano, è da 4 anni Membro del Consiglio Coni della Lombardia, che, conta oltre 800 mila affiliati. Nella vogata di punta e di coppia Gilardoni è uno dei pesi leggeri più forti al mondo, sicuramente il più iridato, finora, della storia di questa disciplina. Con le sue 11 medaglie d'oro (12 se contiamo anche quella vinta come Under 23) conquistate nei Mondiali – l'ultima nel 2011 -, l'atleta lombardo ha superato nel "palmares" il britannico Matthew Pinsent (10 ottobre 1970). Nazionale dal 1998, ha conquistato un argento e un bronzo agli Europei, mentre, vanta pure un argento e un bronzo anche nei Mondiali.

Daniele, qual è il segreto di un successo mondiale che non conosce precedenti nè limiti?

"Il segreto del successo è dato dalle 4 "d": determinazione, disciplina, dedizione e dare qualcosa in più; che è l'arma speciale".

Vuole arrivare a fare la personale schedina, cioé a 13 titoli mondiali?

"(sorriso) Non lo so perché in questo momento sto facendo, ho fatto un'esperienza all'estero, mi sono staccato per un pò dalla Nazionale italiana dopo il precedente quadriennio un pò negativo, visto la precedenza dirigenza. Ora è arrivato Beppe Abbagnale con un altro spirito, mi tengo sempre in contatto con la Nazionale, ma ora penso a quest'esperienza all'estero, iniziata in Inghilterra e poi da continuare in America. Per quanto riguarda i Mondiali, non so se avrò la voglia di partecipare, vediamo".

Comunque, una "squadra di calcio" a 11 titoli iridati, l'ha fatta...

"Ah, sì, infatti, il calcio è lo sport che più preferisco dopo la mia disciplina".

Milan o Inter, lei che è nativo di Como?

"Juventus, giocatore preferito Alessandro Del Piero".

Come mai un atleta così forte come lei non è mai riuscito a partecipare a una sola Olimpiade?

"Purtroppo, non sono mai riuscito a fare parte di un club forte, che mi permettesse l'appoggio e non la raccomandazione di "Gilardoni, devi andare!", però, nel 2004 potevo fare la Riserva e nel 2008 l'Olimpiade e sicuramente potevo prendere la medaglia perché i primi tre arrivati avevano ben figurato agli Europei e noi azzurri siamo arrivati molto vicini a loro. A volte, il destino di un atleta non dipende dal valore tecnico, dalle caratteristiche fisiologiche, dalle qualità di uno sportivo, ma dalle scelte di un allenatore e dalle sue scelte tecniche e politiche. Soprattutto in Italia, dove la raccomandazione a volte è prima di tutto il resto. Per fortuna che ora mi sto prendendo le mie belle rivincite all'estero".

Quand'é che le è venuto per la prima volta la pelle d'oca da atleta?

"Quando sali sul podio, sul gradino più alto, canti l'inno nazionale, provi una fortissima emozione. L'ho vissuta per 11 volte, anzi 12 perché ho vinto anche un Campionato del Mondo Under 23, e, quindi, sicuramente la prima volta che ho vinto il Mondiale, nel 1999".

Nella vita esistono tre tipi di pianti: di gioia, di rabbia e di grande dolore. A lei quando le è capitato di vivere questi tre diversissimi tipi di stati d'animo?

"Bè, rabbia sicuramente quando nel 2008 io e il mio compagno di barca, Lorenzo Bertini, avevamo tutte le carte in regola per partecipare alle Olimpiadi e conquistare una medaglia. Eravamo una barca forte, avevamo vinto la Coppa del Mondo, avevamo fatto bene il raduno, ci eravamo dedicati un anno intero al canottaggio, ma, per una scelta politica ci hanno lasciato a casa e alla fine l'Italia non ha portato a casa neanche una medaglia. Nel 2000, quando abbiamo perso il Mondiale per la prima volta nella mia specialità nei confronti del Giappone, eravamo avanti fino agli ultimi metri di gara, i nipponici ci hanno superato e c'è stato il pianto per non essere riusciti a raggiungere l'obiettivo".

E quando di grande dolore?

"Quando nel 2008 ho perso il mio compagno di barca, Mauro, in un incidente stradale, e a lui dedichiamo sempre le nostre vittorie, ogni nostro trionfo. Con me Mauro ha vinto due Campionati del Mondo, ne ha partecipati a tre, era mio compagno di stanza ed anche di studio (lui studiava Medicina), e lo consideravo ormai come un fratello più che un compagno di sport".

Il pianto di gioia, quando l'ha provato?

"Quando nel 2011 ho conquistato il record di 11 titoli iridati, record a livello mondiale non solo nel canottaggio ma anche in tutti gli sport acquatici. Ma, sono stato contento lo stesso di aver partecipato solamente come Riserva ai Giochi Olimpici".

Cos'è che le dà più fastidio e cosa invece riesce ancora a commuoverla?

"Mi dà più fastidio le tante parole e i pochi fatti in politica, soprattutto in Italia, un Paese avanti di testa, di modo di pensare e a livello organizzativo, ma che riesce ad essere indietro sotto altri punti di vista. Chi ci gestisce non permette ai giovani di entrare a far parte del mondo e di cercare di migliorarlo. Eppoi, si va avanti a furia di raccomandazioni: io mi sono giocato la partecipazione alle Olimpiadi perché non ero raccomandato. E, finché in Italia andiamo avanti a suon di raccomandazioni o per essere figli dei figli, figli e figliastri, di non essere considerati per il valore che possiamo avere, non riusciremo in Italia ad avere un futuro. Se non sei figlio di qualcuno, difficile fare strada con i tuoi progetti. L'esperienza fatta in Inghilterra, vedi accoglienza e la responsabilità che mi ha riservato il Regno Unito, non me la darà mai il mio Paese".

Cos'è che riesce ancora a commuoverla?

"I successi dei miei compagni ed anche i miei. Sono un appassionato di calcio, amo la Juventus, quando vedo i grandi campioni vincere qualcosa di grande: io partecipo e mi sento uno di loro, partecipo a queste gioie. Il calcio mi distoglie da alcuni momenti pesanti della mia giornata".

Lei crede in Dio e, se sì, come se l'immagina l'Aldilà?

"Io credo in Dio, sono cattolico, sono molto vicino a questo Papa, aperto a tutto, e secondo me Dio accetta tutto e tutti, non fa distingui, differenze, come all'inizio la Chiesa aveva fatto. Credo in Dio, non crdo che quelli che vanno sempre a Messa sono bravi e i meno bravi sono quelli che disertano i luoghi di culto, credo fondamentale l'augurio di Dio, che vuole che l'uno debba aiutarsi vicendevolmente, amarsi e rispettarsi, di fare del bene agli altri. Andare a Messa, frequentare la chiesa non è sufficiente a farti prefigurare un cattolico, è un aspetto sì pragmatico, ma non è sicuramente quello che ti fa diventare cattolico. Io nel mio piccolo cerco di fare del bene, aiutando le persone un pò più in difficoltà, le famiglie, partecipo tramite la mia Associazione a delle missioni in Brasile, in Italia ho portato delle mie cose a dei ragazzi senza genitori e che hanno situazioni familiari delicate. Non essendo un calciatore, non posso disporre di un certo badget, cerco comunque di dare quello che posso, cerco di donarmi agli altri ".

L'Aldilà come vorrebbe che fosse, come la tripartizione fattaci da Dante Alighierei, Inferno, Purgatorio e Paradiso?

"Lo vedo come un passaggio a un'altra vita, che ci rivedrà tutti insieme, dove non ci saranno più i buoni e i cattivi e in un'atmosfera, in un ambiente più tranquillo di quello odierno".

E Mauro, lo vedremo, il suo compagno, in onore del quale si porta nelle gare la maglietta "Grande Mauro", pronta ad esibirla in caso di trionfo?

"Secondo Mauro c'è ancora, Mauro c'è sempre, magari sta vivendo un'altra vita, ci sta aspettando per raggiungerlo, magari per gareggiare di nuovo in barca, rifare qualcosa insieme. Qualcosa c'è sicuramente dopo la morte, nell'Aldilà".

Le sue origini?

"I miei nonni erano tutti contadini, i miei genitori di riflesso mi hanno insegnato a zappare la terra, a tagliare le piante, a fare l'agricoltore. Ho imparato a fare un pò di tutto, ho fatto i lavori più umili, il cameriere, il giardiniere prima del canottaggio professionistico e devo dire che è stata un'esperienza importante ed arricchente".

Quand'è che saremo veramente liberi?

"Quando uno fa le cose che gli piace fare e sa accettare anche quello che fanno gli altri; non è vero che non esiste la libertà, uno deve trovarsela, ritagliarsela. La libertà è anche cercare di fare cose che ti piacciono di più".

Le sue paure e le certezze quotidiane?

"Le Paure? A parte quelle normali, sono quando vedi che il sistema non ti permette di avere un futuro certo. Ma, nello stesso tempo, lo cambattiamo cercando di impegnarci e cercando di vedere quello che si può fare. Sono delle paure limitate, perché non penso solo a quello che c'è di negativo, ma bisogna imparare ad avere una visione positiva del presente e del futuro".

Superstizioso?

"Sì, prima delle gare celebri certi riti, tipo portarmi in barca durante gli allenamenti quella data maglietta con scritto su qualcosa con la speranza che in caso di vittoria potessi poi mostrarla. Idem fanno i miei compagni. Quando gioca la Juve, faccio il segno della croce, ma è normale. Soprattutto, quando i bianco-neri battono un calcio di rigore".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 20 novembre 2013

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