ULTIMA - 18/2/19 - GRANDE GESTO DI FAIR PLAY DEL SAVAL MADDALENA

Grande gesto di fair play, che difficilmente si vede nei campi di calcio dilettantistici, quello accaduto ieri prima della gara fra la capolista Pieve San Floriano e il Saval Maddalena del presidente Flavio Massaro, squadra in piena lotta per una poltrona play-off nel girone A di Terza categoria. I biancazzurri locali avevano in distinta ben tre giocatori
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INCONTRI VIP'S

22/11/13 - INCONTRI RAVVICINATI: FRANCESCA COLA

UNA FRANCESCA COLA-ENTUSIASMO, VITALITA'

Consulente aziendale, sposata, mamma di due splendidi bambini, Matteo di 7 anni e Matilde di 6, Francesca Cola, consulente aziendale, è stata più volte campionessa italiana nei 100 metri e nella staffetta 4x400. Nata a Como nel 1973, una laurea in Scienze Politiche più un Master in "Management dello Sport", oggi è Membro del Consiglio del Coni della Lombardia. Ricco il suo "palmares" di medaglie: bronzo nei 100 metri ai Mondiali Militari di Zagabria, oro nei 4x400 nel 1997 ai Giochi del Mediterraneo svoltisi a Bari, argento nella 4x400 ai Giochi del Mediterraneo a Tunisi nel 2001, oro nei 100 metri nello stesso anno ai Mondiali Militari a Beirut, ancora argento nei 100 metri nel 2002 ai Mondiali Militari di Tivoli (Roma). Per 30 volte ha indossato, tra il 1993 e il 2000, la maglia azzurra, conquistando l'oro in 5 campionati italiani (100 metri, 60 metri indoor, 4x400), prima atleta italiana a vincere un titolo del mondo nei Campionati svoltisi nel 1999 in Malesia.

Quand'è che provato la più forte emozione da atleta e nella vita?

"Da atleta ho provato molte emozioni per le gare, per gli allenamenti, per delle amicizie. Da mamma, a parte il parto, il vedere giocare i propri figli, molto vicini di età".

Nella vita si piange per tre diverse ragioni: per rabbia, per gioia e per dolore. Quand'è che le è capitato di vivere questi diversi stati d'animo?

"A Milano nel 2000, alla fine di una gara vinta nel campionato italiano con un mio record personale, ho pianto di gioia per l'evento ma anche di dolore perché nonostante avessimo il 5° tempo al mondo con la staffetta del 4x400 avevamo appreso, a tre giorni dalla partenza per Sydney, di non essere state inserite nel gruppo degli atleti che partivano per le Olimpiadi".

Un pianto di rabbia...

"Sì, certo, di dolore emotivo. Per un dolore fisico, invece, non ho memoria".

Il pianto di dolore vero, invece, l'ha conosciuto?

"Sì, ma, per fortuna, fino adesso non per la perdita dei miei familiari. Ho perso un caro amico, Simone, ed è stato un dolore incolmabile. Sì, quello l'ho provato sulla mia pelle".

Ne vuole parlare?

"Avevamo 30 anni tutti e due e ho provato un senso di impotenza, frustrazione, perché avevo ricevuto una telefonata da lui e non avevo risposto al telefono. Mi rimprovero di non essermi presa un pò più di tempo per fare una chiacchierata con lui, che sapevo che stava male. Mi sono detta: lo richiamo domani o dopo con calma, invece, quando l'ho richiamato lui era già morto. Per cui ho provato il dolore di non poterlo salutare per l'ultima volta e questo è un dolore che sicuramente fa ancora più male. E, dopo ti rendi conto che siamo tutti di passaggio, dobbiamo vivere il nostro tempo in maniera ancora più attiva, se si può, sempre nell'ambito delle proprie capacità e possibilità. Meglio vivere intensamente che arrivare fino in fondo come dei sopravvissuti".

Deve essere morto di cancro...

"Sì, si chiamava Simone, era un ragazzo vitalissimo, un archeosub, che ha voluto terminare, concludere la sua vita, senza ricorrere ad alcuna terapia del dolore, nella sua Pantelleria, dove andava a fare i suoi scavi archeologici, solo, con la sua compagna alla quale ha affidato le ceneri da spargere nel mare all'insaputa del parroco del paese".

Adesso Simone dove è finito, dov'è?

"Non lo so: Simone ha lasciato un sorriso a tutti e ha lasciato la sua voglia di vivere. Tra tutti, era quello che per me portava con sè il presentimento di dover vivere fino ad una data ora che lui quasi conosceva. Io continuavo a dirgli, ma Simone come fai a trovare tutte queste energie, come fai a vivere sempre a mille, alzarti alla mattina alle cinque, andare in fabbrica alle sette e alla sera avere ancora voglia di andare ad arrampicare, o ad andare a un concerto o a recarti ad una mostra? Sembrava che lui sapesse che il suo orologio era programmato per minor tempo. E ricordo sempre la sua frenesia di vivere, la sua allegria incondizionata, la sua gentilezza mi accompagnerà sempre. Sapere che lo incontrerò o meno, questo proprio non glielo so dire".

Lei ci crede in Dio? E' buddista?

"Sono un pò fatalista, più fatalista che altro. Mi piacerebbe avere una fede forte, che mi sostenesse nei momenti di paura o di sconforto. Certo è che sono un pò sull'agnostico, cioè cerco di vivere con sani principi e quant'altro. Se poi serviranno , se ci sarà un futuro e sarà sufficente quel che ho fatto, ben venga, altrimenti, boh. Io vivo secondo coscienza. Certo, sarebbe bello poter continuare nell'Aldilà, in eterno quello che condivido adesso con i miei cari. Purtroppo, non sta a me poter sciegliere".

Cos'è che la riesce ancora a commuovere, cos'è che le procura fastidio, rabbia?

"Mi commuove ancora un'immagine, una foto particolare, sono un'appassionata di giornali, quindi, leggo tanto. Però, alla fine le immagine di qualsiasi genere, anche della natura stessa, che mi colpiscono sempre e mi restano dentro. Forse anche di più di molte parole che uno sente tutto il giorno, da cui viene bombardato. Basta una foto in bianco e nero, due mani che s'incontrano piuttosto che una pianta: queste sono le cose che per la loro spontaneità mi toccano. L'immagine difficilmente inganna, le parole ti possono ingannare".

Quand'è che siamo veramente liberi, esiste una giustizia sulla terra?

"Quando abbiamo la fortuna di nascere nella parte giusta del mondo; o quando siamo contornati da persone sufficentemente intelligenti al punto che ci permettono la nostra libertà".

E, soprattutto, quando abbiamo la salute, o no?

"Sì, però, fortunatamente quella, non dipendendo sempre da noi, resta di più una speranza. Ma, ho conosciuto persone malate che sono ugualmente libere, eh. Ho parlato con Martina Caironi, campionessa olimpica sui 100 metri, e penso che sia uno spirito veramente libero, nonostante abbia perso una gamba a 18 anni, abbia provato a quell'età un dolore fisico, morale, emotivo, mentale fortissimo. E' una persona libera veramente, un personaggio fantastico, un folletto di energia, una meraviglia".

Quali le certezze su cui lei si sta aggrappando e quali invece i timori quotidiani in un mondo che sembra andare a Patrasso, all'incontrario?

"La paura è quella che i miei bambini possano venirmi a mancare, solo a pensarci mi farebbe stringere lo stomaco, mi procurerebbe un dolore fortissimo a livello fisico e mentale. O che, mia volta, loro si possano trovare un giorno senza di me come supporto: sarebbe per me l'ansia pià grande. Invece, le certezze mi derivano dalle amicizie, un valore al quale io conto tantissimo. Vivo all'estero, in Svizzera, ma in un tessuto sociale che mi dà una forza, una voglia di fare, che per me è un motore. Il fatto di poter condividere argomenti, momenti di sport, di musica, di arte, ebbene, questo mi dà sempre la certezza di andare avanti, di non restare chiusa nella mia casa a cucinare, a fare i miei mestieri".

Era scaramatica in pista?

"No, non ho mai avuto dei gesti, non ho mai seguito dei rituali. Lo dico sempre ai miei figli di non fermarsi su certi riti, ripetizioni, i quali ti danno una certa sicurezza, ma, allo stesso tempo ti procurano una sorta di "dipendenza" psicologica. E' un pò come Dumbo, no, il quale credeva di saper volare con una piuma, inutile stare aggrappati a qualcosa, per poi precipitare se questa ti viene a mancare".

Di che cosa non può fare a meno?

"Non posso fare a meno del contatto umano, non riesco proprio: che sia dei miei bambini, di un loro bacio, di un loro gesto, bene, di questo non riesco proprio a fare a meno. Come di una telefonata a un'amica, a qualcuno che è in difficoltà".

Le sue origini?

"Comasche; fin dal 1600, dai tempi della peste ricordata nei "Promesi Sposi" dal Manzoni. Un ceppo scese dalla Valtellina scese a Como e lì restò".

Intendevamo chiederle la sua infanzia, com'è stata?

"Provengo da un'agiata famiglia comasca, non mi è mai mancato niente, ho una sorella più piccola attualmente docente universitaria a Londra, mio padre e mia mamma hanno sempre lavorato e non mi hanno mai fatto mancare niente, nè mi hanno fatto pesare qualcosa. Anche perché a 19 anni ero già un'atleta professionistica e mi sono potuta mantenere e fare da sola".

Diceva qualcuno: "pene d'amore, pene d'inferno", è vero?

"(sorriso): Sì, poi, col mio nome che – come dice lei ricorda Petrarca – ma che a me e credo a molte faccia venire in mente il Paolo e Francesca del III Canto dell'Inferno della "Divina Commedia"...Dove galeotto fu il libro...Pene d'amore, sì, ma anche tanta sicurezza e tanta tranquillità. Sono una bilancia e resto sempre dell'idea che tutto alla fine si pareggia e che quindi uno deve essere coscente e sapersi regolare di conseguenza".

E' vero che una grande amicizia può durare molto di più di un amore?

"Mah, io dopo 18 anni, 10 di matrimonio e il resto di fidanzamento, confido che il mio amore si protragga anche nell'eternità. - E, alè, altro bel sorriso! - Sono ancora come Alice nel paese delle meraviglie. Le amicizie sono come le pianticelle: vanno coltivate e giornalmente, altrimenti muoiono".

I suoi poeti preferiti, Carducci, Pascoli, Leopardi, Foscolo?

"Ho fatto lo Scientifico, non il Classico, ma io sto con qualcuno di più moderno, tipo Neruda o con qualcuno di più moderno. Ma, tuttavia, apprezzati ed amati tutti quelli che mi ha elencato: ero un'appassionata delle materie letterarie e tutt'ora sono appassionata di libri. Se mi dovessi estraniare dal mondo, andando a vivere in montagna o in un'isola con i miei libri".

Ma, è vero che si legge, si scrive, si suona, si crea per non sentirsi soli?

"E' vero, è verissimo, assolutamente! Ma credo che tutto quello che si fa, lo si compie per non sentirsi soli, eh. Anche i figli si fanno per non sentirsi soli, anche un marito lo si vuole per non sentirsi soli, per non svegliarsi in una casa vuota. Anche i sacrifici, tanti, se ne fanno per non sentirsi soli, non è facile anche mandare avanti una famiglia piena di gente, ma, sentirsi soli credo che sia una delle sensazioni più devastanti che l'essere umano possa vivere".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 21 novembre 2013

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