ULTIMA - 22/5/19 - IL VILLA BARTOLOMEA SI AFFIDA A MISTER GIAN LUCA PARISATO

Nel girone B di Terza categoria, domenica scorsa si è giocato il 1° turno dei play-off che hanno registrato la vittoria per 2 a 0 della Dorial di mister Alessandro Bruni che ha quindi eliminato dai giochi promozione il Roverchiara di mister Simone Brunelli. Promozione in 2^ categoria che i "doriani" del presidente Gabriele
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

10/12/13 - INCONTRI RAVVICINATI: CARD. JOSÉ SARAIVA MARTIN

IL CARDINAL "TUTTO CALCIO"

José Saraiva Martin è il cardinale che conosce il calcio a livello internazionale fin nei minimi dettagli. Quando si congeda dall'incontro, il porporato portoghese ci confida che quando in Vaticano c'è da rispondere ad interviste, domande, pronostici sul calcio, sui Mondiali, i giornalisti specializzati di football di tutto il mondo si rivolgono a lui.
E' anche un amante dei libri, visto che ci annuncia l'uscita a breve del suo libro numero 34. Saraiva nasce a Gagos do Jarmelo, Garda, in Portogallo, il 6 di gennaio 1932, ma, è già a Roma nel 1945, dove il 16 marzo 1957 ottiene l'ordinazione sacerdotale. Dottore in Teologia e in Filosofia, per 18 anni ha insegnato all'Università Urbaniana di Roma, e il 26 maggio 1988 Papa Giovanni Paolo II lo eleva alla dignità di Arcivescovo, nominandolo Segretario per la Congregazione per l'Educazione Cattolica. Nel concistoro del 21 febbraio 2001, Saraiva viene creato cardinale, mentre diventa Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi dal 1998 al 2008. Oggi è membro di vari dicasteri della Santa sede ed è uno dei sei cardinali vescovi (gli altri sono Bertone, Re, Etchegaray, Arinze e Sodano).

Eminenza, ha mai giocato a calcio?

"Ho giocato da ragazzo e mi piaceva moltissimo. Ho conservato sempre un grande affetto per questo sport, davvero straordinario che esalta molti valori umani, anche se si stanno perdendo nell'aspetto della lealtà, della sincerità, del rispetto verso l'avversario. Il calcio è espressione di certi valori fondamentali, etico-morali, di cui l'uomo oggi ha tanto bisogno".

Aveva una squadra del cuore, magari, il Benfica del "pallone d'oro" Eusebio?

"Quand'ero piccolo tifavo per il Benfica, club che vinceva sempre il campionato e i bambini naturalmente vanno sempre con la squadra che vince. Il Benfica è una bella squadra, ha una storia splendida, ha dei simbolismi umani molto e molto espressivi. Per esempio, il simbolo del Benfica è l'aquila; che vola sempre in alto. Ed adesso anche la Lazio di Roma ha copiato questa prassi, cioè quella di far volare attorno allo stadio "Olimpico", compiendo un giro completo, prima di ogni partita un'aquila ammaestrata da un falconiere portoghese, mi sembra di Benfica. E il pennuto ritorna da dove viene lasciato in volo con una fedeltà all'istruzione ricevuta davvero unica. La Lazio non ha fatto altro che introdurre una prassi già cara al Benfica".

In che ruolo giocava?
"Attaccante".

Eusebio, non ha mai avuto l'occasione di conoscerlo?

"No, solamente di fama, ma, mai di persona".

Lo segue il campionato italiano?

"Io seguo molto bene il campionato italiano, ed in generale anche il football internazionale. Per quanto riguarda il campionato italiano, io tifo per la Lazio (sorriso). So che a Roma sono molto più numerosi i tifosi giallo e rossi, però, io dico sempre che Roma ha due grandi squadre, degne entrambe del calcio e del tifo capitolino, la Roma e la Lazio. Si assistono a discussioni tra i due club rivali, ma io dico sempre che non c'è motivo che esistono queste polemiche, perchè la Roma è nel Lazio, dunque, anche i romanisti sono laziali. E, cambiando il senso della parola, chi vive nel Lazio è laziale, quindi, non siete solo romanisti".

Il 2014 sarà l'anno dei Mondiali in Brasile: in caso di una finalissima Italia-Portogallo, lei, per chi tiene?

"Tiferei per la migliore, perché sono portoghese ma vivo in Italia da una vita ormai. Sono venuto a Roma da seminarista e l'Italia è la mia seconda terra".

Cos'è che le manca del Portogallo? Cos'è che si porta dietro dalla sua terra?

"Non mi manca niente, perché la mia vacanza estiva le trascorro in Portogallo. Mi porto dietro tutto perché non perdo la mia origine. Siamo quasi uguali a livello di civiltà, di rispetto, di educazione, di riguardo per gli altri. I portoghesi sono molto accoglienti; come gli italiani, sono due popoli molto simili".

Il clima del Portogallo le manca, Eminenza?

"La città dove sono nato, Guarda, ai tempi dell'Impero romano si chiamava Esitania perché allora faceva parte della Lusitania, che era una regione dell'Impero romano, così come l'Ispagna era un'altra regione dell'Impero romano, la francese Gallia era un'altra regione. Ancora oggi gli abitanti di Guardia non si chiamano guardensi ma esitaniensi. E' una città molto bella ed appartiene ad una delle città delle 5 "f": farta (forte), fria (fredda) perché si trova ai piedi di una montagna di 2000 metri, dove nevica moltissimo e c'è pure una stazione sciistica. Sono nato in mezzo alla neve, ho abitato al freddo e ci ho fatto una certa abitudine oramai, sono insensibile alle temperature rigide. e formosa (bella)"

Le sue origini?

"Appartengo a una famiglia di contadini, eravamo in 8 fratelli, di cui due femmine: mio padre aveva molte terre. Una vita molto semplice, naturale, tutti erano felici. Mio padre commerciava i prodotti della sua terra, il vino e il granturco in particolare. Ed anche patate".

Qual è che ha vissuto il momento di grande gioia e di forte dolore?

"Di dolore, ovviamente, quando sono morti i miei genitori. Io ero fuori dal Portogallo e non ho potuto assistere alla sepoltura di mia madre e alle sue esqquie. Di mio padre, sì, perchè sono arrivato là quando era appena morto. Ho celebrato anche la messa per lui. Il dolore è stato verso coloro che per me avevano dato tutto".

E il momento in cui ha gioito maggiormente?

"Sono, per natura, ottimista, e ho vissuto molti momenti di gioia. Intendo sempre le cose con quella vena di ottimismo che te le fa vedere belle. La vita è piena di guai e delusioni. Sì, quando Giovanni Paolo II mi ha creato arcivescovo e poi cardinale. Ed anche quando mi ha eletto Segretario della Congregazione per la Dottrina Cattolica per dieci anni, poi, Prefetto della Congregazione dei Santi per dieci anni e mezzo e prim'ancora Rettore della Pontificia Università Urbaniana, qui sul Gianicolo. Ho un concetto molto ottimistico della vita e io pronuncio sempre questa battuta: "La vita è bella anche senza la Nutella"; che in tivù appare come la più saporita, la più dolce del mondo. La vita è bella, signori, anche sewnza la Nutella; vivete in pace, prendete con serenità tutti gli accadimenti della vita".

Cos'è che le dà più fastidio e cos'è che la commuove?

"Sono abituato a tutto, e prendo tutto con una grande serenità, e senza arrabbiarmi. Roma è rumorosa, ebbene, è così, è la realtà della Capèitale, che ci vuoi fare? Mi commuove sempre l'educazione delle persone, di coloro che rispettano i valori, la dignità dell'uomo. L'uomo che rispetta l'uomo e che promuove l'uomo e ne rispetta i suoi diritti e cerca di aiutarlo a realizzare i suoi piani, i suoi disegni. Colui che ha rispetto per i diritti umani e cristiani; valori che non vanno separati l'uno dall'altro, ma che si accompagnano per tutta la vita. E questa è un pò la concezione che ho della vita".

L'Aldilà, come sarà?

"L'Aldilà come sarà? Non si può sapere perché è un mistero, altrimenti non sarebbe un mistero. La nostra Fede è molto chiara: c'è un'Aldilà, non bisogna, quindi, dubitare. Non tutto finisce con la morte; anzi, la vera Vita inizia con la morte".

Li rivedrà i suoi genitori, Eminenza?

"Ovviamente, ma non si sa perché è un mistero. E' un mistero. Come Dio, che è uno e trino: cosa vuol dire? Idem il mistero dell'Eucarestia".

Quindi, non ha paura di morire?

"No, no! E' una cosa mortale. Quando nasciamo è come se iniziamo una corsa in bicicletta; e poi la corsa continua e poi chi è salito in bicicletta deve continuamente pedalare, altrimenti cade dalla bicicletta e poi muore. La vita è un gioventù perenne, per cui per me la vecchiaia non esiste. La vecchiaia è altro che gioventù accumulata. Per cui, il bambino che nasce e che poi sale sulla bicicletta accumula tutto, esperienze e maturità.
Dire che una persona è ritenuta vecchia solo per le rughe, riferendoci al corpo, è un errore filosofico-antropologico imperdonabile. Il vero uomo non è solamente il corpo, ma è lo spirito, e il corpo esiste in virtù dello spirito. Einstein, il grande scopritore della "teoria della relatività", il maggior scienziato dell'epoca contemporanea, non attuale, non moderna, ha detto che è vecchio solamente quell'uomo i cui rimpianti superano i sogni"".

Qual è il peccato mortale più grave e più grande che un essere umano possa compiere?

"E' non amare Dio, non riconoscere Dio con tutto quello che comporta. Perché non amare Dio, non riconoscere Dio? Ogni uomo crede in qualcosa, con la "q" maiuscola, crede nella verità, crede nella giustizia; orbene, tutti questi valori, concetti sono quelli che noi chiamiamo Dio. La Bibbia ci dice che Dio è suprema bontà, suprema giustizia, chi non conosce la Bibbia non è cristiano, e dice di non credere in Dio, ma in realtà crede in Dio perché crede in quei valori che noi chiamiamo Dio. Il peccato grave è non credere in queste realtà che sono umane, proprie di ogni uomo. La vita, la natura è come un orologio perfetto con tutti i suoi ingranaggi. Questo orologio suppone un intelligenza suprema. Lo stesso per la natura bellissima, stupenda: presume un Creatore supremo. Ingranaggi prodotti da Qualcuno all'origine".

Ammettiamo che lei sia il cittì di un'ipotetica Nazionale degli ultimi pontefici. Papa Joseph Ratzinger, dove lo schiererebbe?

"Prima di tutto, bisognerebbe sapere che un Papa ama il gioco, ha praticato il calcio. Se a un pontefice non è mai piaciuto giocare a calcio, inutile farlo giocare a pallone (sorriso)".

Partiamo, allora, Eminenza, dal "Papa buono", Giovanni XXIII...

"Potrebbe essere un buon difensore. Sì, un Buono difensore, come Papa Buono".

Paolo VI?
"Un mediano".

Papa Ratzinger?
"Portiere; perché fa poco sport, poco movimento (sorriso)".

Karol Wojtyla?
"Attaccante, sì, di sfondamento".

Papa Francesco?
"Lo metterei in difesa. Stopper, sì, e in difesa dei grandi valori della Chiesa, chiaro, chiaro".

E Papa Luciani, l'ha conosciuto?
"Lo metterei in difesa anche lui".

Ci può svelare qualche aneddoto sui Papi che ha conosciuto?

"Con Giovanni XXIII, io all'epoca ero seminarista qui a Roma, ad inizio di febbraio si tenne un incontro tra religiosi e il Santo Padre Angelo Roncalli, appunto. Io dovevo presentare la mia Congregazione, abbiamo parlato, ero un giovanotto, e il pontefice mi chiese cosa facevo, io portoghese, a Roma, e così giovane, poi. "Beh, io sono professore alla Ponteficia Università Urbaniana". "Ah", esclamò Roncalli, stupito dalla mia giovane età. "Ah, benissimo!" E, quando il pontefice parlava con me, io guardavo le sue orecchie grandi, perché era famoso per i suoi enormi padiglioni auricolari. Poi, un altro ricordo: quando Giovanni XXIII era patriarca a Venezia, io andavo a fare le vacanze nel Lecchese, più precisamente a Galbiate, a 5 chilometri da Lecco, ed era improvvisamente morto l'allora arcivescovo e cardinale di Milano Ildefonso Alfredo Schuster. Mi sono recato ai funerali da Galbiate di Lecco a Milano – che erano città vicine – e ricordo che quando è arrivata l'ora dell'omelia ho visto salire sul pulpito un vescovo rosso, grande così. E ho detto "ma, quanto è grosso!" Bene, quel vescovo grosso era Roncalli (sorriso). E quando è diventato Papa, in molti hanno pensato che hanno fatto pontefice quello dalle orecchie grandi".

E del beato Karol Wojtyla?

"Di Giovanni Paolo II ho tanti ricordi perché mi ha dato numerosi incarichi e mi ha nominato prima arcivescovo e poi cardinale. Una volta, appena creato Papa, nel 1978, e mai era successo nella storia che un pontefice volesse incontrare i Rettori delle Università Pontifice romane. E io Rettore dell'Urbaniana e Presidente del Comitato. Abbiamo discusso parecchio, e dopo un'ora di dialogo molto fraterno, il Papa disse "ora, carissimi Rettori, finiamo la prima parte, e diamo svolgimento a una seconda che è la più importante. Qual era la seconda parte? La cena con lui (sorriso del porporato). Ci siamo alzati, ci siamo recati per recitare una preghiera in una cappella, e poi in sala da pranzo".

E di Joseph Ratzinger, che aneddoto serba?

"Ratzinger mi ha promosso cardinale vescovo, uno dei 6 porporati (io, Tarcisio Bertone, Roger Etchegaray, Angelo Sodano, Francis Arinze, Giovambattista Re), che hanno la precedenza di reggere le sorti, in qualsiasi periodo di crisi e in qualsiasi posto, per un giorno a testa, dello Stato Pontificio). Io, da molti anni, seguo la prassi, dopo aver pranzato, di fare una passeggiatina al pomeriggio nei dintorni del Vaticano, dopo la sesta ora. Bèh, Ratzinger aveva la stessa abitudine e ci incrociavamo ogni giorno, ci salutavamo per strada. Era carina questa storia. E, una volta fatto Papa, mi ha confidato che aveva nostalgia di quelle passeggiatine vespertine, pomeridiane fatte in libertà".

Lei ci ha parlato di essere uno dei 6 cardinali vescovi: in cosa si concreta la vostra funzione?

"Noi non abbiamo, alla pari degli altri (in tutto oggi, ndr, siamo in tutto circa 200 cardinali), come Chiesa titolare non la Chiesa di Roma città, ma abbiamo la chiesa suburbicaria. La mia è la chiesa di Palestrina (Chiesa Cattedrale Sant'Agapito), e prima avevo la giurisidizione del Sacro Cuore, in piazza Navona. Proprio dove sono stato nominato prete e poi anni dopo, quando Papa Whojtyla mi ha nominato cardinale vescovo, ho dovuto rinunciare a quella chiesa e mi ha affidato quella di Palestrina, una delle 6 Chiese suburbicarie. E, rifacendosi, richiamandosi a un'antichissima tradizione, il Papa affida queste 6 Chiese particolari, che sorgono nei dintorni di Roma, a noi 6 cardinali vescovi per un mini Governo curato da un cardinale al giorno, perché San Pietro quando è venuto a Roma, non è venuto nel cuore, nel centro di Roma, non conosceva nessuno, è rimasto nei dintorni di Roma a predicare il Vangelo. E sono sorte dei nuclei di cristiani credenti che hanno poi dato origine a 6 Chiese suburbicarie".

Il suo motto?

""Veritas in charitate", di San Paolo. Ho scelto questo perché come cristiani, persone e vescovi dobbiamo agire nella verità e nello spirito della carità".

E un aneddoto su Papa Francesco?

"(sorriso): Ci conosciamo da anni, da molti anni, come due fratelli. E le posso mostrare le prove di quello che dico, perché il Santo Padre veniva sempre da me per raccomandare le sue cause alla Congregazione dei Santi, di cui sono stato Prefetto dal 1998 al 2008. Poi, si è creato un clima da veri fratelli che si vogliono bene. E prova di quest'amicizia ci sono dopo l'elezione a Papa - il giorno in cui ci siamo noi cardinali tutti recati a salutarlo, a porgergli l'incoraggiamento, a mostrargli i nostri rallegramenti – le foto (una trentiona circa a colori) che ho qui davanti e che ora le faccio scorrere davanti a lei, in cui si manifesta davvero la nostra grande amicizia. E questo, come lei stesso può notare, traspare nella poderosa stretta di mano, nei continui e forti abbracci, nelle parole sussurrate agli orecchi".

E cosa ha sussurrato, Eminenza, al Santo Padre?
"Beh, questo non si può dire (sorriso)".

Secondo noi, una battutina del tipo "ma che bello scherzo che mi hai fatto, Josè!"?
"Sì, parole equivalenti, parole così".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 3 dicembre 2013

Visualizzato(1541)- Commenti(8) - Scrivi un Commento