ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

22/12/13 - INCONTRI RAVVICINATI: DANTE FERRETTI

ASSIST DI BRIZI, GOL DI FERRETTI!

Ad uno dei più grandi scenografi viventi, Dante Ferretti (Macerata, 26 febbraio 1940), sarebbe piaciuto giocare a calcio, specialmente da ragazzino: "Dai salesiani, quella volta, vincemmo il torneo grazie a un corner battuto da Brizi (poi "bandiera" della Fiorentina) e toccato con lo stinco in rete dal sottoscritto". Poi, l'addio ai sogni calcistici e la frequentazione dell'Istituto d'Arte a Macerata. Ferretti ha curato molte scenografie in film guidati dal regista e scrittore Pier Paolo Pasolini, dal "Vangelo secondo Matteo" (1964) a "Uccellacci e uccellini" (1966) a "Edipo re" (1967) a "Medea" (1969), in altri 5 diretti da Federico Fellini (tra cui, "Prova d'orchestra", 1979, "La voce della luna", 1990, "La città delle donne", 1980). Molti i lavori per i registi italiani Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli, Marco Bellocchio, Luigi Comencini, Marco Ferreri, Ettore Scola. Ma, la vera consacrazione del suo genio artistico, della professionalità sempre molto attenta ai particolari, della sua grande versalità gliel'hanno data le numerose e prestigiose produzioni hollywoodiane svolte a partire dalla fine degli anni Ottanta. Ha lavorato con il grande regista Martin Scorzese in "L'età dell'innocenza" (1993), in "The gangs of New York" (2002), in "Aviator" (2004). E gli ha fatto anche da costumista in "Kundun" (1997), e ha lavorato anche in "In Nome della rosa" scritto da Umberto Eco. Tanti i riconoscimenti assegnatogli: dai 13 Nastri d'argento ai 5 David di Donatello, dai 4 Bafta Awards ai 3 prestigiosissimi Oscar: quelli per "The aviator" (2005) di Martin Scorzese, per "Sweeney Todd-Il diabolico barbiere di Fleet Street" (2008) del regista Tim Burton, per "Hugo Cabret" (2012) di Martin Scorzese. Grande, e per noi insolita, sorprendente, l'ironia con cui ha accompagnato le risposte alle nostre domande.

Maestro, quand'è che le è venuta, per la prima volta, la pelle d'oca come scenografo?

"Ma, lo sa che non mi ricordo. Mi sa che mi si è accapponato la pelle quando ho lavorato con i grandi registi: ogni volta che mi hanno chiamato i grandi registi. Ero molto felice di questo fatto, che cioè mi avevano scelto".

Qual è la scenografia che le è venuta meglio; come nel calcio si parla di "partita perfetta", ecco, qual è stata la sua "scenografia perfetta", quella in cui si è maggiormente realizzato, rappresentato?

"Mi piace parlare del penultimo mio lavoro, "Hugo Cabret". Mi è sembrato una scenografia perfetta, anche se di perfetto non c'è niente; però, è una cosa che mi ha riportato un pò indietro nel tempo, mi ha riportato a Macerata, quando io andavo col mio amico dal figlio di colui che ricaricava l'orologio della torre di Macerata. Ci andavo spesso, poi, mi sono ritrovato a fare un film, dove ci sono certe cose che in qualche maniera sono legate alla mia adolescenza, ed è uno di quei film che mi sono più vicini. A parte che ce ne talmente tanti: c'è Fellini, ma ce ne sono tanti. Poi, ogni volta uno lascia indietro quello che ha già fatto. A me, per esempio, un altro film che mi è piaciuto moltissimo e che mi ha dato grande soddisfazione è stato "Il Barone di Munchausen". Poi, niente, non me li ricordo più (sorriso)".

Lei ha lavorato con grandi registi, grandi geni della cinematografia, ma non solo: ci puà confessare qualche aneddoto?

"Bè, per me, sono stati tutti simpatici, chi in una maniera chi in un'altra. C'è stato Rossellini che era più serio – forse questo non è l'aggettivo più giusto -".

Forse, più riflessivo, vuole dire, Ferretti?

"Sì, ecco. Mentre con Fellini mi divertivo molto perché lui si divertiva molto a fare i film che girava, pieni di sogni, di bugie, per cui ogni volta in cui si lavorava con lui in qualche maniera si rimaneva coinvolti, contagiati, soprattutto, in tutto quello che diceva, e che molto spesso poi era vero. Però, era divertente proprio per quello".

E, Morricone?

"Morricone, io l'ho conosciuto sempre dopo, non è che io lo frequentassi perché come tutti quanti i musicisti arrivano sempre dopo, oppure lavorano per conto loro, poi, mostrano le loro opere ai registi, e, poi, se uno va al cinema, va a vedere e dice "guarda come è bella questa musica!" Molto spesso si vede anche quando uno vede le proiezioni con immagini, con un sonoro così, ma non è che io sia amico di Morricone. Certo, lo conosco molto bene, ovviamente. Ho fatto una serie di film in cui lui era presente, meglio, era più che presente, era uno dei protagonisti".

Da ragazzo, quando nella sua Macerata giocava a pallone, immaginava di diventare un giorno un uomo di così grande successo?

"No, a me sarebbe piaciuto di più giocare a pallone, ma non ci riuscivo. Non lo sapevo, ho sempre voluto fare il cinema, non sapevo che cosa, è che ho scoperto questa cosa della scenografia ed allora ho cominiato a studiare all'Accademia delle Belle Arti" scenografia, ho avuto la fortuna di appartenere a un periodo, un'epoca in cui si giravano tanti film, iniziando a 8 anni a fare l'aiuto scenografo. Uno dei primi fu "Il Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini, dopodiché piano piano, anno dopo anno, siamo riusciti a toccare delle punte abbastanza importanti del cinema".

Quindi, da ragazzino, lei, alla pari di tantissimi suoi coetanei, aveva provato a tentare la via del calcio?

"Io giocavo a pallone dai salesiani perché c'era mio zio che era uno dei tre rettori degli istituti salesiani ed allora mi facevano giocare a pallone solamente perché ero suo nipote. Tant'è vero che una volta abbiamo vinto un torneo, in cui giocava con me un giocatore che poi è diventato importante nella Fiorentina: Brizi. Studiavamo insieme, lui tirò un calcio d'angolo, la palla sbattè su un mio ginocchio, e io ho fatto gol. Mi hanno portato pure in trionfo, perché quel mio gesto fortunato ci ha permesso di vincere quel torneo. Questo è l'unico ricordo che ho del pallone".

Ha mai pensato di fare una scenografia di un Mondiale di calcio o di qualche altra disciplina sportiva?

"No, no, ma, non è che io penso di fare una scenografia, sono gli altri che mi chiamano, mi dicono la storia, però, mi suggeriscono di fare questo ed io eseguo. Ma, io che posso fare una scenografia sulla storia di un Mondiale di calcio? Faccio un campo da pallone, che non è male, uno può anche tentare, che ne so, di fare l'erba – (sorriso) -, insalata, marijuana, non lo so".

Qual è la scenografia, il sogno scenografico nel cassetto?

"Sempre la prossima".

Lei ha conquistato un sacco di premi; cos'è che le manca ancora da vincere?

"Il Superenalotto".

E cosa farebbe se vincesse milioni di euro?

"Li spenderei tutti".

Tutti tutti in scenografie?

"No, no, no, così, mi divertirei, li spenderei. No, non in scenografie. Quelli è meglio che li spendano altri i soldi".

Ci stiamo avvicinando al Santo Natale: cos'è che la fa sorridere nella vita di tutti i giorni, cosa invece la muove a commozione?

"Cos'è che mi fa sorridere avvicinandoci a Natale? Mah, l'idea che possa mangiare i re grassi, i quince grass. No, c'era la cameriera che voleva cambiare un canale della televisione e allora io non volevo perché mi piacciono le cose intellettuali, tipo i pacchi, e, dal momento che siamo sotto Natale, i pacchi sono importanti (sorriso)".

Un bel tramonto, un gesto di solidarietà la commuovono?

"Quello che mi fa commuovere tutti i giorni? Mi fa commuovere il fatto che apro la finestra e vedo quello che c'è di fuori; e che in questo momento, in questo caso è Roma. Io sto un pò dappertutto nel mondo: ho avuto la fortuna di girare un pò dappertutto, però, ogni volta che torno a casa, alla mattina mi alzo e vedo adesso a quest'ora c'è buio, però, improvvisamente si illumina Roma e da dove sono sto io vedo una cosa meravigliosa. Questa è la cosa che mi dà la più grande emozione".

Ci può ricordare un Natale "maceratese"?

"Eccome no! Ce ne ho sì di ricordi di Natali maceratesi".

Ne scegliamo uno, il più bello?

"Posso scegliere uno di quelli che mi ricordo. I Natali maceratesi erano quelli che si celebravano in famiglia, così; insomma, i regali che uno riceveva, soprattutto, noi pensavamo sempre a mangiare. Però, il Natale a Macerata si festeggiava il giorno di Natale, non alla vigilia. Sì, alla vigilia si festeggiava, ma era una cosa molto consueta, così. Era la vigilia, per cui, insomma, non c'era il godimento mangereccio della domenica. Poi, niente, stare con gli amici stare tutti quanti insieme; giocare soprattutto a tombola, appena finito di mangiare. Più o meno un pò come accadeva in altre famiglie degli italiani di allora. Era una cosa normale".

Un evento normale, non straordinario...

"Era una cosa normale. A me quello che ha fatto star bene nella vita è la normalità".

Parole sante in questo mondo fatto di chiasso, di facciate...

"Ma, la normalità è la cosa migliore che c'è, no, capito? Perché uno deve rovinare la vita, sempre facendo di più di quello che deve fare o lavorare per gli altri. Basta, la normalità è la cosa migliore. Viva la normalità, ed evviva la fine della telefonata!"

Grazie, maestro, serene feste ed ancora maggiori successi!

"Io, addirittura di più: un buon Natale e una buona Pasqua!"

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 18 dicembre 2013

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