ULTIMA - 26/3/19 - IL PUNTO SULLE NOSTRE SQUADRE GIOVANILI ELITE E REGIONALI

Facciamo il punto sulle squadre giovanili veronesi dei tornei Elite e Regionali delle categorie Juniores, Allievi e Giovanissimi, quando mancano poche gare alla fine dei campionati. Nella categoria Juniores Elite, girone A, comanda ora il Camisano che con 50 punti precede il San Giovanni Lupatoto di mister Matteo a 46 punti dopo la sconfitta 1 a 0 contro il
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INCONTRI VIP'S

2/1/14 - INCONTRI RAVVICINATI: GIUSEPPE BRIZI

IL PINO... SECOLARE GIGLIATO

Giuseppe, per tutti "Pino", Brizi è gloria calcistica del Maceratese (è nato nella splendida cittadina marchigiana il 19 marzo 1942). Formatosi presso la Robur Macerata 1905, società sostenuta, incoraggiata dai salesiani, esordisce con la maglia del club più importante della sua città – la Maceratese – in C unica non ancora maggiorenne. E' un difensore abile con i piedi e dotato di una grinta che accompagnerà tutta la sua carriera: di accorge la Fiorentina, che lo vedrà indossare la maglia viola ininterrottamente per 14 campionati, dal 1962 al 1976. Pino fa parte della squadra che agli ordini di mister Bruno Pesaola, conquista iul secondo, memorabile scudetto, quello dell'edizione 1968-69. Sempre con i gigliati conquista due Coppe Italia, la prima nel 1966, la seconda nel 1975. Non solo, ma anche una Coppa di Lega Italo-inglese, sempre nel 1975. Prima, però, esattamente nel 1966, Brizi alzerà al cielo la Coppa Mitropa. 374 le maglie indossate in riva all'Arno, due sole le reti, poi, il ritorno da dove era partito, nella Maceratese. Ha conquistato un oro nei Giochi del Mediterraneo del 1963, l'unico suo neo è stato forse quello di non essere riuscito a ritagliarsi uno spazio nella Nazionale azzurra Maggiore. Intensa anche la sua carriera di allenatore. Per tre volte è stato chiamato a guidare i bianco e rossi di Macerata, ma, è stato anche alla guida della Fermana e del Lanciano.
 
Quand'è, mister, che in tanti anni di calcio giocato le è venuta la pelle d'oca?
 
"Due sono i ricordi più grandi: il giorno del mio debutto a Firenze con la Fiorentina e contro la Spal, esordio bagnato anche da un gol, il secondo verso la fine della carriera, quando, sempre con la maglia della Fiorentina e contro l'Inter, verso lo scadere della partita, segnai un'altra rete. Due episodi che per me hanno voluto dire molto".
 
Può narrarci quei due flash importanti per la sua carriera?
 
"Era il 10 marzo 1963, Comunale di Firenze, partita finita sul punteggio di 2-0 per noi. In porta della Spal c'era Bruschini, una corta respinta a circa l'altezza del limite dell'area, una conclusione a fil di palo. Mi servì molto quella realizzazione perché era il debutto. Mister era Valcareggi. Contro l'Inter di Vieri, era la Fiorentina di mister Oronzo Pugliese: grosso modo fu la fotocopia di quello segnato alla Spal, sugli sviluppi di un corner, un tiro di Chiarugi, una respinta corta di Bellugi, ed io sulla ribattuta feci gol. Mancavano una ventina di secondi al termine. Pareggiammo, quindi, evitammo per un soffio la retrocessione in B; grazie anche al pari della domenica successiva a Torino, contro la Juve".
 
L'avversario più forte?
 
"I centravanti erano sempre i più forti. Fisicamente, Vinicio: era eccezionale, la sua forza era prorompente. Poi, c'è stato Anastasi, difficile da marcare, agile, veloce e ti metteva un pò in difficoltà".
 
Mai espulso?
 
"Sì, una volta a Genoa, contro la Sampdoria. E' stato un episodio che mi è rimasto a lungo impresso perché oltre ad essere stato il primo è maturato in maniera strana. Ci fu un contrasto tra me e il doriano Cristin, e l'arbitro fischiò fallo. Io me ne risentii per troppa severità, lui mi ammonii ed io schernendolo gli dissi, dopo essermi girato verso il direttore di gara "mi guardi bene il numero". E mi buttò fuori, ma è stata proprio una cosa scandalosa".
 
La maglia di Brizi alla Fiorentina era il numero 2?
"No, il numero 6".
 
Il giocatore più forte assieme al quale ha giocato?
 
"Sinceramente, non riuscirei a stilare una classifica, perché ci sono stati giocatori che a seconda del ruolo hanno avuto una grossa importanza alla Fiorentina: vedi De Sisti, Amarildo. Ma ce ne sono tanti: ho debuttato quando c'era Sarti tra i pali, è difficile dire qual è stato il più forte".
 
Non Amarildo?

"Sì, però, era molto discontinuo ed aveva un carattere un pò particolare, gli avversari lo prendevano di mira perché conoscevano la sua reazione immediata. Era un impulso, e magari si beccava ammonizioni ed espulsioni".
 
Mai un'autorete, un rigore sbagliato?
 
"Un'autorete, sì, l'ho fatta, non ricordo più se contro la Roma o contro la Lazio: su un tiro di un avversario, c'è stata una mia deviazione di piede che ha spiazzato, mi pare, Sulfaro".
 
Albertosi, davvero, il più forte portiere dei suoi tempi, mister?
 
"L'ho conosciuto sia giocandogli insieme nella Fiorentina sia dopo quando entrambi allenammo, io, in particolare, la Maceratese, in C. Lui ricordo che allenava l'Elpidiense, di Sant'Elpidio a mare, nelle Marche".
 
Il rammarico di non aver mai potuto giocare una gara una in Nazionale?
 
"Rammarico. E' un discorso lungo da fare: sono stato in panchina solamente una volta in un'amichevole in Svizzera. C'era stato l'infortunio di Rosato e il cittì Valcareggi mi chiamò come sostituto".
 
Chi c'era davanti a lei, Rosato?
 
"Sì, in quel periodo lì c'era Rosato, lo stopper della Nazionale".
 
Due Coppe Italia e uno scudetto: ci ricorda un pò quelle apoteosi calcistiche?
 
"A quei tempi c'era un entusiasmo controllato, non come oggi che si usa andare in giro per la città. Era tutto più moderato. La sera dello scudetto matematicamente conquistato a Torino non siamo tornati a Firenze, ma, mi pare che fummo invitati a partecipare alla "Domenica Sportiva". Il presidente nostro era Baglini. Ci furono sì i festeggiamenti in città e il Comune ci diede dei riconoscimenti, ma, non fu un'apoteosi come lo sarebbe oggi".
 
Una dozzina di presenze in Coppa dei Campioni sempre con i viola: ricordi dell'allora Champion's League?
 
"Inizialmente giocammo contro una squadra svedese, l'Osters, poi, abbiamo fatto 3 turni, compresa una squadra russa (mi pare la Dinamo di Kiev), per essere poi eliminati a Glasgow, sconfitti là per 3-0, ed inutile 0-0 poi a Firenze".
 
L'avversario più forte in Italia ai suoi tempi?
 
"Mazzola era un avversario difficile da controllare, anche perché io Rivera come centrocampista non era il mio compito marcarlo. Mazzola, invece, sì, era rapido, veloce, tecnicamente forte. E' stato lui uno dei più grandi".
 
Beatrice, Longoni, Ferrante: i suoi compagni di tante battaglie viola morti prematuramente...Li rivedrà?
 
"Io sono religioso, credo in Dio e mi piacerebbe vederli tutti perché come carattere io andavo d'accordo con tutti indistintamente".
 
Non c'è niente di là?
 
"Mah, speriamo di riunirci, una volta che siamo nell'Aldilà, speriamo di ritrovarci".
 
Era scaramntico?
 
"Come lo siamo tutti, in una forma superficiale, ma senza una convinzione precisa".
 
Non esistono più le "bandiere" come lei, i "fedelissimi" nel calcio odierno...
 
"Una volta, il cartellino era proprietà della società, ora, invece, è in mano al procuratore".
 
Chiappella, Valcareggi, Pesaola, Pugliese: quali dei mister è stato più decisivo per la sua carriera?
 
"Chiappella perché mi ha dato la possibilità di debuttare consigliando di persona a Valcareggi di farmi debuttare. Poi, mi ha sempre riposto tanta fiducia che ha influito sulla mia carriera".
 
Cos'è che le dà fastidio e che cos'è che in generale la commuove?
 
"Mi dà fastidio il volume di soldi pazzesco che gira nel calcio di adesso: cifre pazzesche, che fanno rimanere il sottoscritto e i miei coevi indietro di millenni non di decenni. E il rischio che si corre è che ci vanno di mezzo dei bravi giocatori di adesso, perché rischiano di finire nel calderone del così fan tutti. Nella vita, non mi piace la falsità e l'incoerenza della gente. Nella mia vita, la sincerità è stata uno dei valori che oggi difficilmente si trovano".
 
Le sue origini?
 
"Guardi, mio padre era muratore, poi, piccolo imprenditore. Ero il terzo di tre fratelli. Purtroppo, mio padre, pochi mesi dopo che io passai alla Fiorentina, mancò per infarto, e non ha avuto la possibilità di seguirmi. Papà Guglielmo non ha fatto in tempo a vedere nemmemo il debutto".
 
Due le Coppe Italia vinte con i viola...
 
"La prima l'abbiamo vinta, a Roma, contro il Catanzaro, sì, del marchigiano anche lui, Massimo Palanca. La seconda volta non giocai, sempre a Roma, perché ero infortunato, e vincemmo contro il Milan".
 
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 20 dicembre 2013

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