ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

3/1/14 - INCONTRI RAVVICINATI: CARD. JOZEF TOMKO

TOMKO, IL MANCATO SPORTIVO

Con quell'aitante statura, non sarebbe stato difficile poter praticare qualche disciplina agonistica al cardinal slovacco Jozef Tomko (nato a Udavské l'11 marzo 1924). "Ma" ci ha confidato lo stesso prelato "non c'era il tempo, eppoi, la distanza tra il Seminario e la casa era abbastanza impegnativa". Oggi, Jozef Tomko è Prefetto emerito della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Inizia, dopo essere stato ordinato sacerdote, la sua carriera nella Curia romana nel lontano 1974, quando Papa Paolo VI lo nomina Sotto-segretario della Congregazione per i vescovi. Il 12 luglio 1979, Giovanni Paolo II lo nomina Segretario Generale dei Vescovi, elevandolo alla dignità arcivescovile. E' stato Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzaione dei Popoli e Gran Cancelliere della Pontificia Università Urbaniana: così dal 24 aprile 1985 al 9 aprile 2001. Creato cardinale da Papa Giovanni Paolo II nel concistoro del 25 maggio 1985, il 15 ottobre 2001 diventa Presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali: incarico ricoperto fino al 2007. Il 24 aprile 2012, assieme ai porporati Salvatore De Giorgi e a Juliàn Herranz Casado, viene nominato collaboratore della Commissione – voluta da Papa Benedetto XVI -, quella che indaga sulla fuoriuscita di notizie e documenti riservati al Vaticano.
 
Quand'è stato il momento in cui lei, Eminenza, ha provato grande gioia?
 
"Di gioie ce ne ho tante, gioie non chiassose, ma tranquille, profonde, che sono collegate quando uno raggiunge una meta che era desiderata, come, per esempio, l'ordinazione sacerdotale. Poi, la gioia, non parliamone, quella episcopale: la consacrazione mi è stata fatta da Giovanni Paolo II e, siccome non potevo portae molta gente alla cerimonia, allora il Papa l'ha voluta celebrare personalmente. Ma, quando gli ho chiesto "Ma, Santo Padre, come faccio io in San Pietro con il Papa che scende in San Pietro, come faccio radunare tanti invitati nell'abside, i 3-4000 fedeli? Io non so se tra gli amici posso raccogliere cento, duecento. E Giovanni Paolo II che mi risponde col suo tono baritonale: "E, dov'è il problema? Lo faremo nella Cappella Sistina!" E si è riempita di gente e col coro. Fu una gioia molto bella e profonda. Questi sono momenti solenni".
 
Un aneddoto dell'ormai proclamato (aprile 2014, ndr) San Karol Wojtyla?
 
"Quando lui mi ha imposto le mani, questo Spirito Santo lo faceva pesare, eh, sulla testa. Poi, quando mi sono alzato, ho avvertito davvero un capogiro, però, ripeto, sono quelle gioie tranquille, profonde come l'acqua del mare. Che è profonda, quando il mare è calmo".
 
Lei, Eminenza, è dell'Est come Papa Giovanni Paolo II...
 
"Il mio amico Tomàs Spidlik, che, assieme a me ha seguito il corso degli esercizi spirituali con Giovanni Paolo II e dallo stesso siamo stati creati cardinali, è andato da Giovanni Paolo II. Il pontefice era già avanti con l'età, anche provato: ebbene, il cardinal ceco Tomàs Spidlik (classe 1919 ed elevato alla berretta cardinalizia nel 2003 proprio da Whojtyla) gli ha fatto l'inchino per baciare la mano del Santo Padre, e disse "Santo Padre, dovrà scusare le mie ginocchia" e Giovanni Paolo II che replica: "Anche lei". "Ma, Santo Padre, consoliamoci" continuò Tommaso, "è sempre meglio cominciare dalle gambe e non dalla testa". Con Tomàs Spidlik stavamo a tavola, visto che per vari anni condividevamo lo stesso collegio, e le sue battute, quelle di Papa Giovanni Paolo II, erano sempre ricche di spirito".
 
Lei è stato anche con Madre Teresa di Calcutta: che ricordo ha di questa grande signora, di questo splendido "pulcino bianco ed azzurro"?
 
"Ho il ricordo di una donna semplice, ma di uno spirito, di una Fede stragrande. Tant'è vero che c'era ancora in Albania il dittatore comunista Oschia, e soprattutto la sua signora che era piuttosto di ateismo combattente, militante. Ora, però, Madre Teresa era per loro un orgoglio e nonostante che era impossibile anche per me andare in Albania seppure avevo dei doveri di ufficio, l'hanno voluta in Albania. E, finalmente, Madre Teresa ha detto "Va, bene, va bene, ci andrò, ma ci andrò così come sono". Ma, lei non poteva poratre nemmeno la croce, nulla, era un regime forte fino a questo. Se un prete battezzava un bambino, lo fucilavano come punizione. Quindi, sotto un regime di quel genere, in quel clima, si decise di andare in Albania e si incontrò con la signora Oschia perché voleva ottenere la restituzione di una cappella molto bella. Quando la signora Oschia le chiese "ma lei quanti dollari mi dà per questa chiesa?", fu un affronto molto serio, Teresa la guardò negli occhi, dicendole: "Ma, signora, ma lei crede di farmi un favore? Ma, non capisce che sono io che faccio un favore a lei? S'immagina?". Ecco, questa era il profilo di una donna fragile, ma fortissima dentro. La signora Oschia si è trovata di fronte a una persona forte, inattaccabile, impossibile da sconfiggere".
 
Lei viene dalla Cechia, una terra di sofferenze...
 
"Una grande tristezza ho provato quando, avendo tante speranze riposte in qualche persona, e quella si è mostrata in tanto tempo debole, non adempiendo al compito in cui avrebbe potuto emergere, in cui avrebbe potuto mostrare le grandi qualità che aveva. Si è fatto tentare, si è perduto, ha abbandonato anche il suo campo, e questo fatto mi ha sempre addolorato perché lo sentivo come qualcuno che, sì, ha tradito se stesso, innazitutto, e ha tradito la Chiesa, ma anche ha tradito la fiducia dei fedeli cui gli erano stati affidati. In Africa, la gente ripone la fiducia, e se poi questa fiducia viene tradita, e se poi questo è magari anche un Ministro di Dio; che tradisce e si dimostra un debole. Queste sì sono le tristezze mie. Per il resto, oggi sono tristezze che si dimenticano facilmente, e rimane solo quella gioia tranquilla, come quando incontro adesso in Piazza San Pietro qualche vescovo che avevo ordinato e ci riconosciamo dopo anni".
 
Ha mai fatto sport da ragazzino nella sua Bratislva?
 
"Io sono rimasto a Bratislava solo due anni durante la Guerra, nei primi due anni del Seminario. Poi, terminato il conflitto, il vescovo mi ha mandato a Roma; quindi, la mia vita, la mia gioventù si è svolta nella Slovacchia Orientale. Non c'era gran tempo perché io dovevo viaggiare ogni giorno da casa a scuola, per cui prendevo il treno fino a Mikalose, e durante le otto classi tra il Ginnasio e il Liceo avevo poco tempo da dedicare allo sport. Si arrivava a casa verso le 4 del pomeriggio e mi ero abituato a preparare subito i compiti ricevuti alla mattina alla sera, per non farmi trovare impreparato fino alla successiva lezione".
 
Le sue origini, Eminenza?
 
"Il padre era operaio prima in una fabbrichetta, in una segheria nel paese di Udavské dove sono nato, avevo due sorelle, ero il maggiore".
 
Di Ceco cosa si è portato dietro a Roma, cosa le ha insegnato la sua Nazione?
 
"La semplicità della vita, l'attaccamento alla famiglia e al lavoro, direi un atteggiamento piuttosto modesto, anche riservato, sì, ma, anche aperto, gioviale quando c'è da esserlo. Quando c'è da fare ecco l'attaccamento al dovere".
 
Lei ha sofferto per la divisione tra Slovacchia e Cechia?
 
"Come attinenza statale sono slovacco, mentre prima era la Repubblica Cecoslacca. Qui c'è il Pontificio Collegio Nepomuceno, l'ex Seminario Maggiore Ceco, dove io sono rimasto parecchi anni e si conviveva con i cechi".
 
Che differenza tra voi slovacchi e i cechi: più tedeschi, forse, i cechi?
 
"Sì, più freddi i cechi, lo slovacco è un pò il laziale e il piemontese il cieco".
 
Come sarà l'Aldilà, come saremo noi essere umani?
 
"San Paolo parla di un corpo quasi spirituale, usa una parola un pò strana per il corpo, sì, un corpo spiritualizzato. Ma, non possiamo adesso immaginarlo perché non abbiamo il paragone, non abbiamo esperienza di queste cose. L'Aldilà? La nostra Fede è quella che ci assicura, cioè quella che Gesù Cristo ci ha promesso, cioè che risorgeremo. Credo che ci sarà il Giudizio, il Giudizio in cui Lui sarà Giudice misericordioso ma anche giusto. Giustizia e misericordia. Sappiamo che l'occhio non ha visto, l'orecchio non ha sentito ciò che Dio ha preparato ai suoi fedeli. Questo ci dà anche, direi, il senso di tranquillità ma anche di gioiosa attesa e speranza".
 
Chi, il Dio, Misericordioso e Giusto, non perdonerà?
Il non voler essere amati da Lui, il non voler accettare la Sua esistenza?
 
"C'è una parola che è il peccato contro lo Spirito Santo: Gesù, a un certo momento, dice che Iddio non perdona il peccato contro lo Spirito Santo. Per uno che ha conosciuto la verità, è chiaramente convinto, eppure la rinnega, la rifiuta. C'è qualcosa in lui che di questa verità lui alla fine vede la chiarezza e la verità, eppure, la rifiuta per motivi stupidi o bassi. Quando uno si trova in questa situazione, quella in cui combatte e rifiuta lo Spirito Santo è chiaro che la volontà di Dio, la verità di Dio è molto chiara e lui la rifiuta per qualche interesse meschino, per qualcosa di basso. E' questo la sostanza del peccato: è rifiuto di Dio che è amore vero, che l'uomo lo prova, lo conosce, lo sa, perché ciascuno ha il ricordo di chi l'ha amato (vedi la propria madre, il suo amore sacrosanto per ciascuna delle sue creature), e Iddio, che è padre ma in maniera immnsamente più profondo, adesso rifiutare l'amore è grave. E' lì che l'uomo rinnega qualcosa che di più profondo ed immenso".
 
Quali sono i timori quotidiani, le sue preoccupazioni? Ha paura di morire?
 
"No, non ho paura di morire; certo, alla pari di ogni altro essere umano ho paura di soffrire nel morire, ma mi sembra naturale, e di non essere nemmeno capace di morire. Prego San Giuseppe perché è patrono della buona morte, capirà, aveva la Madonna, Gesù quando morì, e, quindi, gli chiedo che mi di faccia da intercessore della grazia della buona morte da parte del Signore. Cioè con quella tranquillità, che apprezzo molto , sempre nel rapporto con Dio".
 
Il suo stemma araldico?
 
"E' "Ut ecclesia edificetur": quando fui nominato vescovo da Giovanni Paolo II, mi fu affidata la Segreteria del Sinodo dei Vescovi, un istituto che è per la Chiesa ma anche per il mondo. Per cui, ho fatto raffigurare il globo, la Chiesa con le sue 3 dimensioni: universale (il globo), ma dentro ci sono i monti con la doppia croce (perché la Chiesa mia da cui provengo, quella dei Santi Cirillo e Metodio), poi, la Chiesa mondiale, quindi, la Chiesa della mia Nazione e terza è la mia diocesi, in cui compaiono tre gigli, simbolo della mia diocesi di Kociske, fondata con il primo vescovo della famiglia nobile e famosa d'Este del vecchio Impero, di Ferrara. Poi, due soli, il terzo è nascosto dietro la croce".
 
Quand'è che saremo veramente liberi noi essere umani e limitati?

"In questa vita o in tutte e due?"
 
In entrambe, Eminenza.
 
"La più vera libertà sarà quella di lassù; la più vera perché non ci sarà rischio di falsare questa libertà, nè di condizionarla in maniera di interesse propri. Siamo liberi davanti a noi stessi, perché noi stesi siamo capaci anche del male qui; di là non c'è più possibilità, soprattutto se questa libertà potrà essere esercitata nella felicità eterna".
 
Come se l'immagina, allora, l'Aldilà?
 
"Come una grande festa – come dice lei -, come una grande tavolata, come preferisce, però, sempre, ripeto, "l'occhio non ha visto, l'orecchio non ha sentito" ciò che il Signore prepara a coloro che sono stati a Lui fedeli".
 
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 12 dicembre 2013

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