ULTIMA - 26/3/19 - IL PUNTO SULLE NOSTRE SQUADRE GIOVANILI ELITE E REGIONALI

Facciamo il punto sulle squadre giovanili veronesi dei tornei Elite e Regionali delle categorie Juniores, Allievi e Giovanissimi, quando mancano poche gare alla fine dei campionati. Nella categoria Juniores Elite, girone A, comanda ora il Camisano che con 50 punti precede il San Giovanni Lupatoto di mister Matteo a 46 punti dopo la sconfitta 1 a 0 contro il
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INCONTRI VIP'S

7/1/14 - INCONTRI RAVVICINATI: CARD. JAVIER LOZANO BARRAGÀN

JAVIER LOZANO, DIFENSORE POLISPORTIVO

Grande la passione per lo sport del cardinale messicano Javier Lozano Barragan: "Giocavo in difesa con tanto furore, che una volta una mia cannonata di destro mandò in ospedale un mio avversario. Chiusi col calcio e mi dedicai al basket, sempre giocando in difesa". Amicissimo del Sommo Pontefice Papa Francesco, al punto che – rivela lo stesso cardinale – Mario Bergoglio dimenticò a casa sua, ospite a pranzo, tre giorni prima del Conclave del 13 marzo 2013 le proprie ciabatte; e prim'ancora dimenticò il proprio portafogli -, ebbene, il porporato nordamericano (nato a Toluca il 26 gennaio 1933) è stato ordinato sacerdote il 30 ottobre 1955, mentre il 5 giugno 1079 diventa vescovo ausiliare anche di Città del Messico. Successivamente, viene ordinato vescovo di Zacatecas, mentre il 7 gennaio 1997 viene nominato Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari ed elevato alla dignità arcivescovile. Nel concistoro del 21 ottobre 2003 viene creato cardinale da Papa Giovanni Paolo II. E' considerato uno dei cardinali più conservatori per le note posizioni forti contro i gay. E' un personaggio, comunque, molto cordiale, amabile, pronto all'analisi immediata e alla battuta; capace di far sorridere – così traspare immortalato in una foto seduto in aereo prima accanto a Papa Wojtyla - e poi in un'altra, sempre a bordo dell'aereo pontificio – accanto al Papa emerito Joseph Ratzinger. Ed anche in questa istantanea, il cardinal Javier Lozabo Barragàn sta facendo sorridere anche Benedetto XVI.
 
Qual è stato, Eminenza, il momento più bello, più gioioso della sua vita?
 
"Sono tutti i giorni, anche stamattina quando ho detto messa, perché lì si sente, si palpa il Gran Mistero, qualcosa che veramente è meravigliosa e alla quale non c'è altra risposta che una gioia e una letizia immensa. Come il Signore ha fatto tutto questo che sta nell'universo e questo pianeta è un atomo sperduto nell'immensità, come quel Signore, vincendo le circostanze di tempo e di spazio, si trova sotto le figure del pane e del vino e non soltanto in una presenza statica, ma nel Suo onnipotente potere, che significa Luce e specialmente Amore, perché si è voluto fare uno di noi, anzi, si è annichilito e si fa per noi sangue e corpo. Questo corpo e sangue trasformato non in qualsiasi maniera, ma crocefisso e, nello stesso tempo, trionfante e giudice. Perché questo nostro tempo ha dimenticato che il Signore è giudice, misericordia e bontà, ma anche giudice. Se non si ha una prospettiva integrale, non si avverte la gioia, di quello che si identifica con il prete, magari non all'altezza come il sottoscritto, perché non diciamo questo è il corpo del Signore, questo è il sangue del Signore, ma il mio sangue, il mio corpo. Questo è il momento quotidiano della gioia più grande che ci possa essere per me e si esperimenta qualcosa di inesprimibile, di indicibile. Sant'Agostino dice, tante volte, che quando non si può spiegare qualcosa, allora si prorompe in grida di giubilo, e si rimane così, diciamo, immerso nella grandissima qualità massima d'amore e di tenerezza. E, per me, allora, questo è il massimo. Tutte le religioni cercano di vedere come si possono risolvere il male, i problemi del mondo, e uno pensa con i misteri, con la Scientologia, chi con la Tecnologia: scienze certamente valide – chi, ad esempio, può negare la Tecnologia attuale? -, però, sono piccoli momenti di gioia. Se non c'è il momento, gli altri si svalutano e allora le risponde che il mio momento più gioioso è la vita, tutta la vita perché grazie proprio alla messa la memoria del Signore non è soltanto qualcosa di soggettiva ma reale, dove tutta la vita non è passata, ma è presente. Non solo la mia vita, ma quella di tutta l'umanità, meglio ancora quella dell'universo. Si può dire vita l'energia dell'universo sia come l'origine dal Big Bang e da quel momento tutto è gioia, tenerezza, amore fino alla morte. E poi risplendente risurrezione: non c'è nulla che possa superare una gioia del genere".
 
L'Aldilà, Eminenza, come sarà?
 
"L'anno scorso, qui a Roma, si è tenuto un congresso di astronomi e loro hanno detto che 150 milioni o altri dicono 300 milioni di anni fa ha avuto luogo il Big Bang, però, fino a 400 mila anni dopo la luce ha potuto uscire dalle energie iniziali della materia e ha cominciato a formare l'universo. Ho notato che anche nel pensiero fuori della Rivelazione, l'inizio è un'energia, che i greci chiamavano "kinesis" ("motore"). Poi, nel I° capitolo della Genesi per quelli che non se ne intendono molto della Fisica e dell'Atrofisica, c'è un azzurro, il Signore prima crea la luce e dopo vengono il sole e la luna. Maccome, il sole e la luna sono le fonti della luce? Eh, no, la luce è la forza del sole e della luna e di tutto l'universo. Allora, tutti questi punti mi hanno coinvolto, ma, Gesù nel Vangelo, specialmente in San Giovanni, dice "Io sono la luce!", e Lui è la luce. Poi, io sono la vita, l'energia iniziale, poi, io sono l'amore perché Dio è amore. Quello che sta al fondo di tutte le cose è sempre l'amore, non amore un amore romantico ma un amore che esplode nell'universo nella sua quasi infinita magnitudine. E questo amore significa che determina quella che sarà l'altra vita: l'altra vita è amore e cosa sarebbe come amore? Credo il primo articolo del "Credo": "Credo in Dio, padre onnipotente". Per certe sensibilità malaticce il potere è allora qualcosa di diabolico? No, Il potere è il primo attributo di Dio Padre Onnipotente perché si confobde il potere con la forza bruta, barbagia della distruzione. Il potere è Dio, Dio è energia, Dio è l'inizio. Dunque, l'amore dell'altra vita, della vera vita è l'onnipotenza, cioè la luce, la verità, la fratellanza totale, la tenerezza, il dominio totale di tutto quello che il Signore ci ha messo come re dell'universo e ci ha destinato per essere come primo lievito dell'universo, non della terra".
 
Come saremo fatti, ci riconosceremo?
 
"Nell'Aldilà c'è un mistero, nel quale soltanto il Signore ci rivela quello che dobbiamo conoscere adesso. Lui parla di tre virtù, la Fede, la speranza e la carità, e la più grande è la carità perché spariranno la Fede e la speranza; la Fede perché guarderemo Gesù faccia a faccia, la speranza perché avremo quello che rimane, e quello che rimane è soltanto l'amore. Ma, noi vogliamo saperne di più. E il Signore ci dice: "Nè l'occhio ha visto nè l'udito ha sentito, nè la mente ha immaginato quello che il Signore ha riservato per quelli che lo amano. Però, conosciamo lo spirito: che è l'amore".
 
Ha mai praticato sport?
 
"Ho sempre praticato sport tutti i giorni, specialmente qui a Roma; ho esercitato tanta ginnastica. Però, qui in Italia non ho più praticato il calcio perché, in una partita dove io giocavo difensore, con una pallonata ho steso un avversario e costui è caduto a terra come fosse morto. Tutto il giorno e la notte è rimasto svenuto, in coma, e allora io ho deciso di non giocare più a football. Sono passato al basket, ho praticato ginnastica, e a Roma sono entrato nella squadra ufficiale del Pontificio Collegio latinoamericano proprio quando la Marina Militare Italiana ci aveva sfidata. Sulla fine quasi della gara, mi hanno schierato in retroguardia, per via della statura slanciata a mò di baluardo, e la Marina ci stava sovrastando di un punto a pochissimi secondi alla fine. Succede che io dalla metà del campo centro in pieno il canestro, ed abbiamo vinto. Da quella volta, io appartenevo ufficialmente alla squadra del Pontificio Collegio Latino-americano. Ho continuato a giocare fino a quando sono stato creato vescovo, ma, una volta nominato tale, non si poteva più praticare uno sport corpo a corpo".
 
Conserva un aneddoto del futuro Santo Papa Giovanni Paolo II?
 
"Lui mi ha creato vescovo ausiliare di Città del Messico, poi, sono stato in Colombia come Direttore dell'Istituto Teologico del Celam a Medellin. Dopo 12 anni mi ha fatto vescovo di una diocesi del Nord del Messico, di 59.000 km quadrati, e un milione e duecento mila abitanti cattolici. Poi, sempre Giovanni Paolo II mi ha fatto arcivescovo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, carica ricoperta per 12 anni, quindi, mi ha creato cardinale da più di dieci anni orsono".
 
Il ricordo più bello, più simpatico?
 
"Ne conservo uno un pò buffo. 33 anni fa ero Segretario Speciale del Sinodo della Famiglia, il cui relatore era Papa Ratzinger. Mi apparteneva di avere cura dei teologi periti, "eminenze teologiche" di diverse parti del mondo, e il problema più grande era la lingua. Chi parlava tedesco non parlava francese, i francesi non volevano parlare in inglese, e via di seguito. Il Santo Padre Giovanni Paolo II, allora, pensò di organizzare un banchetto, invitandoci tutti, e mi chiese "ma come fa a coordinare tutte queste eminenze perché tutti vogliono parlare la propria lingua?". "Santo Padre" risposi "prendo quello che parla italiano e quando parla in italiano io traduco in francese al francese la sua risposta. Quello che hanno detto loro due lo traduco in inglese, a quello che parla in tedesco e poi tutti li riunisco". Quando hanno scattato la foto celebrativa, io sto rimproverando il Papa. Che un a volta ho invitato a visitare la mia diocesi di Città del Messico e lui mi ha fatto questo onore per un giorno. E Whojtyla mi disse: "Ed allora tu vieni a visitarmi nella mia diocesi di Roma, in basilica di San Pietro". Certo, Santo Padre, ma le ricordo che sono 18 anni che vivo a Roma, nella vostra diocesi, prima come studente".
 
E Papa Francesco?
 
"Ci conoscevamo già 30 anni fa, quando lui era rettore dell'Università di San Michele. Pensi che è diventato vescovo nel 1990 e qualcosa, io invece vescovo nel 1979, quindi, molto più vecchio sono di lui. Ebbene, Papa Francesco mi ha fatto un invito per andare alla sua Università per tenere una conferenza sul Metodo Teologico, da me inventato. Ed affinché lui lo introducesse nel suo Ateneo. E da quel tempo siamo diventati amici. Per esempio, questo portafogli che ho in tasca e che sta vedendo me l'ha portato lui da Buenos Aires. E, tre giorni prima della sua elezione a pontefice, ha pranzato qui con me, e quando dopo essere stato eletto Papa ci ha voluto salutarlo e io pensavo cosa gli dirò a lui, che mi ha fatto anche da autista? Quando mi ha abbracciato mi ha detto "Senti, Saverio, le pantofole che ti ho portato due-tre giorni prima dell'elezione a pontefice, ti vanno bene?"".
 
Papa Francesco, dunque, suo autista, Eminenza, a Roma?
 
"No, a Buenos Aires, dove ho tenuto diverse conferenze e il cardinale, arcivescovo di laggiù era molto mio amico ed era Presidente del Pontificio Consiglio Episcopale latino-americano, al quale appartenevo anch'io da anni. Una volta diventato vescovo, il cardinale della diocesi di Città del Messico inviava monsignor Mario Bergoglio, allora vescovo ausiliare, perché mi venisse a prendere all'aeroporto. Si andava con la macchina, lui mi strappava dalle mani e collocava i bagagli in auto nonostante il mio disappunto, e mi conduceva a bordo della sua macchina a Buenos Aires, che si chiamava "Ezeiza", oggi, invece, "Ministro Pistarini". Una volta l'auto andò in panne, si ferma. Siamo entrambi smontati, abbiamo sollevato il cofano per renderci conto di cosa era successo al motore, abbiamo visitato le candele. E Mario Bergoglio che mi dice: "Ma, Saverio, tu ci capisci qualcosa di motore?" "Anchio" gli ho risposto "non ci capisco niente!" Abbiamo riabbassato il cofano, la qustione era che il motore si era riscaldato molto, ed improvvisamente è la macchina è ripartita di nuovo, raggiungendo Buenos Aires. Ma, lui mi portava ai ristoranti, a conoscere bene Buenos Aires. Siamo diventati molto amici al punto che nella mia recente malattia di 4 mesi continui lui tutti i giorni mi telefonava per accertarsi sul decorso della malattia. Poi, uscito dall'ospedale, lui mi chiama con una frequenza di una volta alla settimana. Ora lui ha tante cose e io gli dico "Non preoccuparti, Mario, perché io so che tu sei superoccupato!".
 
Come trova l'ex cardinale Bergoglio ora in veste di Papa?
 
"Lo vedo uguale, è invariabile, è della solita amabilità e di un ottimo umore. La settima scorsa sono stato da lui e gli ho detto: "Vedi, Mario, ancora mi posso inginocchiare!". "Ma, non farlo" mi ha risposto "perché ti vanno via le cuciture, e poi non abbiamo filo per ricucirti gli strappi alle ginocchia un'altra volta!"".
 
E del Papa emerito Joseph Ratzinger?
 
"L'ho conosciuto a Monaco di Baviera, quando io ho lavorato con lui, in quei tempi, lui non voleva, o non sapeva o non poteva parlare italiano. Però, quando abbiamo lavorato qui a Roma, nel Sinodo della Famiglia, io alle volte gli parlavo in italiano e lui mi diceva "No, non mi parli in italiano, mi parli in tedesco!" Ed allora parlavamo in tedesco. Ed adesso, quando lo trovo, non parliamo in tedesco ma in italiano (sorriso)".
 
Qual è l'avvenimento che l'ha più colpito, turbato, cos'è che le dà più fastidio e cosa la muove a commozione?
 
"Nessun avvenimento mi ha sconvolto: io ho l'onnipotenza del Signore, come le avevo detto prima. Mi ribello contro la corruzione, l'ipocrisia, contro tutto quello è falso, contro l'avarizia, il veleno, la distruzione. Però, il Signore dice "Portae inferi non praevalebunt adversus eam", cioè, "Le porte dell'inferno non prenderanno il sopravvento contro di Lei, cioè contro la Chiesa"".
 
Eminenza, quali le sue paure?
 
"Non arrivare là è l'unica paura, che il Signore abbia misericordia di me. Oggi, come dicono le preghiere dell'Avvento, "io sono coscente della mia estrema povertà e dei meriti miei". Tutto è misericordia, tutto è la tenerezza e la bontà del Signore e confido nella Sua misericordia".
 
Lei, quindi, non ha paura di morire?
 
"Beh, sì, ho paura di tutto quello che riguarda l'allontamento del Signore. Fisica? No, non sono scampato il pericolo, ma ho sperimentato almeno 7 volte in questi 3 anni la Porta di San Pietro perché sono stato gravemente ammalato – anzi, una volta, addirittura dichiarato morto – e due volte quest'anno, in maggio e in giugno".
 
Ma, noi la vediamo in splendida forma, Eminenza?
 
"Eh, sì – sorriso – perché il Signore mi dice "lavora ancora, vai avanti!"".
 
Cosa si porta dietro dal Messico, la sua infanzia?
 
Altro sorriso: "Ma, lei lo sa quanti fratelli ho? 26, altro sorriso. C'è stato un suo collega che una volta mi ha posto la stessa domanda, tipo "Lei è figlio unico?". Sì – ho risposto – per quell'anno in cui sono nato sono stato figlio unico. 26 fratelli e fratellastri, perché mio papà si è sposato con la prima signora che è morta e dopo ha sposato la mia mamma. La prima mmma ha avuto 8 figli, l'altra 18. Mia mamma era insegnante, mio padre era commerciante di bestiame e li consegnava al destinatario, mettendolo sul treno. Un'attività allora chiamata introduttore di bestiame".
 
Cos'ha di messicano? Il calore della sua terra, la passionalità?
 
"Mi piace la precisione e poi non tirare indietro, ma andare sempre avanti. Se una cosa si deve fare si sa e si deve fare domani, no, ma adesso".
 
Il suo stemma araldico?
 
"Testes resurrectionis", "Testimone della Risurrezione", preso dagli Atti degli Apostoli. Perché ho visto questo, che quando Giuda si era impiccato, gli apostoli hanno pensato di nominare un altro, ma c'è stata la convinzione che sia stato testimone della Risurrezione. Ed allora erano due, uno che era molto buono, Barnaba Il Giusto, ed un altro buono anche, però non tanto, di nome Mattia. E il Signore ha scelto Mattia, e Mattia è il mio ispiratore perché il motto l'ho preso da lui".
 
Quand'è che ha pianto l'ultima volta?
 
"Mio padre è morto quando io avevo solamente 6 anni. Mia madre è morta quasi 40enne, nel 1976, esattamente a 42 anni. Beh, ho pianto certo, ma non mi ricordo. Tutto quello che è cattivo, vede, dobbiamo lasciarlo da parte, al suo passato. Per noi non c'è il passato, il passato è il presente, e questa è la dottrina cattolica del merito. A differenza degli altri cristiani non cattolici, che non pensano al merito, noi lo pensiamo, benché ci sia estrema povertà dei meriti. Però, ci sono e ci fanno da memoriale del Signore. Una persona senza memoria è morta e perciò tanti problemi vengono alle Nazioni perché non curano la sua memoria, la sua storia come l'Italia, come il Messico, come tanti altri Paesi nel mondo. Se noi curassimo, rivedessimo la storia nostra, tanti errori non avremmo commesso, potevamo evitare".
 
Il peccato mortale, quello che Dio non perdona?
 
"Quello contro lo Spirito Santo. Il Signore ha detto quelli che peccano contro il Figlio dell'uomo, però, se qualcuno pecca contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato nè in questo secolo nè nel futuro prossimo. Quello dello Spirito Santo è proprio il peccato dei farisei. Che dicevano le opere salvifiche del Messia erano fatte per il diavolo: e, questo è il peccato dello Spirito Santo. L'unica via di salvezza è il Signore. Una volta – vi racconto un aneddoto - era a Vilnius, in Lituania, e mi ha intervistato una tivù del luogo. E mi chiedevano perché la Chiesa è così negativa e dice di no a tutti? Noi camminiamo – ho risposto – tutti per la strada, finché non arriviamo a un bivio, dove si presentano due strade che io conosco. Se prendete quella strada, c'è il burrone e morite ammazzati; se prendete l'altra, arrivate a casa sani e salvi. Ma, io voglio prendere la strada del burrone! Allora, io ti avevo avvisato, vai pure, se ti senti di fare questa scelta, falla pure! Vedete, cari lituani, la Chiesa è come siete voi: ci sono, qui da voi, delle campane che suonano perché tu potrai andare a messa, però, non ti legano con le catene per portarti là. Se vuoi, puoi rimanere benissimo a casa a dormire nel tuo letto. Nessuno nella vita ti obbliga a fare niente. Poi, ricordo un altro aneddoto: era il 1954 e stavo arrivando in piroscafo in Italia dal Messico per la mia prima volta. Mi imbattei con un cubano tra i passeggeri, e lui mi diceva che era agnostico, che non credeva a nulla. Allora, io gli dissi: guarda, se io vado in un campo e vedo una torre di energia elettrica con su scritto con tanto di simbolo di teschio e ossa "Non toccare, pericolo di morte!", per sapere se quel cartello racconta la verità ho due strade: credere e non toccare, ed un'altra strada è toccare. Se muoio, è vero quel cartello, se non rimango morto, grazie a Dio". Allora, muori te, e quando arrivi là, se non c'è l'inferno, goditi là!; c'è l'inferno? Ti sei fregato!"".
 
Certo, esempi che ci fanno ricordare il grande Blaise Pascal, il quale sosteneva che la Fede è una scommessa: meglio averla, perché, se esiste poi il Paradiso, l'Aldilà..., meglio per chi ha creduto bene di averla avuta!
 
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 12 dicembre 2013

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