ULTIMA - 21/5/19 - MARCOLINI SCARPA D'ORO, PASSARIELLO SUPER-BOMBER DI TERZA

Si sono chiusi tutti i campionati dilettantistici della nostra provincia dall’Eccellenza alla 3^ categoria che hanno laureato i nuovi capo-cannonieri dei vari gironi e la nuova scarpa d’oro 2018-19, queste tutte le classifiche finali. In Eccellenza, dove si sono giocate 32 partite, chiudono appaiati in vetta a 16 reti Mariano Mangieri del Pozzonovo ed
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INCONTRI VIP'S

13/1/14 - INCONTRI RAVVICINATI: VINCENZO TORRENTE

UN TORRENTE...IN PIENA

La seconda patria di Vincenzo Torrente, nato a Cetara, sulla costiera amalfitana, il 12 febbraio 1966, è il Genoa Cricket and Football Club.
Ci è arrivato dopo il debutto ancora 16enne nella Nocerina in C1, scoperto da spartaco Landini (diesse rossoi e blu) e ci è rimasto per 15 anni consecutivi (dal 1985 al 2000). Con i "Grifoni" liguri Torrente ha guadagnato lo storico ingresso in Coppa Uefa con la squadra guidata da Osvaldo Bagnoli, e collezionando in tutto 415 maglie (5 sole le reti, ma si parla di un difensore!), ergendosi così a terzo giocatore "più genoano" della storia di quel clu, il più vecchio d'Italia. Lui della costiera amalfitana, proiettato in un altro mare, quello più "tiepido" e più a Nord, di Genoa, "adottato" dalla tifoseria per quella passione, costanza e tenacia che ha sempre messo in campo e che lo accompagna tutt'oggi nel calcio. Ha chiuso la carriera di calciatore militando nell'Alessandria, per poi intraprendere quella di mister delle giovanili, a lungo genoane (2002-2009). Quindi, Il Gubbio (dal 2009 al 2011), due stagioni al Bari (2011-13), mentre la conduzione tecnica della Cremonese è storia di oggi (stagione 2013-2014).

Quand'è, mister, che le è venuta la pelle d'oca da calciatore?

"Ci sono stati momenti, non un momento: il più importante, il ritorno in A col Genoa sotto mister Franco Scoglio. Poi, la qualificazione Uefa raggiunta con mister Bagnoli, al raggiungimento della semifinale di Coppa Uefa, sempre con il Genoa".

La "partita perfetta" di Vincenzo Torrente calciatore?

"Quando ho marcato il più grande di tutti, Maradona, in Genoa-Napoli=1-1. Maradona aveva fatto gol su rigore, però, io avevo fatto un'ottima prestazione. La partita è andata bene, lui era forse in una giornata non positiva, al contrario di me. La fortuna è stata che le due cose hanno coinciso, a mio favore, quella domenica al "Marassi", perché stiamo parlando del giocatore più forte di tutti, e, quando era in forma, era immarcabile".

I più forti, oltre al "Pibe de oro"? La sua "bestia nera"?

"Ho avuto la fortuna di marcare, in quel periodo lì, i più forti: da Marco Van Basten al romanista Rudi Voller, da Antonio Careca a Diego Armando Maradona a Gabriel Batistuta. Impazzire, in particolare, forse, Batistuta, giocatore che mi ha messo in difficoltà per la sua velocità, la sua forza fisica, era difficile marcarlo. Però, contro quei grandi assi ho anche fatto bella figura: è successo con l'interista Klinsmann, con Ruben Sousa, tutti grandissimi giocatori e per me è stata un'annata straordinaria averli potuti affrontare ed anche sul piano dell'esperienza che mi sono fatto".

Un gol di Vincenzo Torrente: il più bello, il più importante?

"Purtroppo, ne ho fatti pochi, soltanto 5, quasi uno ogni 100 partite. Il primo in massima serie, ovvio, non si scorda mai: in serie A, contro il Cesena, poi, ci sono stati gli altri. Il primo in assoluto è stato in B al "Marassi", contro il Brescia, dove abbiamo vinto 2-0".

Nessun gol in un "derby della lanterna", contro la Sampdoria?

"No, purtroppo, no. E' quello che mi manca".

Un altro rimpianto è il non aver mai indossato la casacca della Nazionale, o no?

"Sì, è vero: ho fatto appena una convocazione, ma, allora, c'erano giocatori di grande livello, grandi difensori. Rimane il rammarico di una convocazione in azzurro, com'era successo a Ruotolo, ad Eranio. Ci sono andato vicino, perchè mi era stato comunicato che mi avrebbero preso in considerazione, ma optarono alla fine per Gregucci della Lazio".

Un rigore, mai battuto?

"Sì, l'ho battuto: il primo alla "Columbus Cup", un altro in un Torneo Angloitaliano, contro la Salernitana al "Marassi". No, no, in campionato, mai battuto un rigore".

Autoreti?

"Una, credo, su una deviazione, contro in B, a Catania, deviazionesu un tiro da fuori".

Il suo compagno di squadra più forte?

"Il più forte di tutti è stato "Pato" Aguilera, perché era un giocatore diu talento, di fantasia, di qualità. Poi, ci sono stati giocatori importanti che hanno fatto la storia del Genoa, ma, se devo sceglierne uno, opto per "Pato"".

Era scaramantico?

"Da buon meridionale, sì, ma, non mi legavo a un rituale ben preciso: dipendeva dalla giornata, da come era andata la domenica prima, le scarpe, riti durante il riscaldamento, la maglia, i pantaloncini, cose così, un pò sciocche".

Il suo numero sulla maglia?
"Sempre il numero 2".

Le sue origini?

"Vengo da un paesino di pescatori della costiera amalfitana, Cetara. Ho lavorato sempre nel campo della ristorazione, siamo tre maschi, papà ha sempre avuto un ristorante con mamma".

Esistono tre tipi di lacrime, una di somma gioia, una di grande dolore e una di rabbia: la prima me l'ha già svelata...

"Quella di dolore è quando ho perso Andrea Fortunato, mio compagno di camera per un paio di anni, e un'altra quando è scomparso il mio compagno di squadra genoano Gianluca Signorini. Di rabbia per due momenti, una volta quando siamo stati costretti a retrocedere a Firenze contro il Padova e la mancata promozione a Ravenna, alla penultima giornata".

Quali sono le sue paure quotidiane e crede in Dio?

"Io credo in Dio, non so però cosa ci sarà nell'Aldilà. Però, sono credente. Quello che mi fa paura nel quotidiano non è qualcosa in particolare: è che un giorno non ci sarò più in questo mondo e mi dispiacerebbe. Poi, è vero, la vita di fa nascere, crescere, per poi dover morire".

Come se l'immagina l'Aldilà?

"Spero di essere sotto un'altra forma. Mi piacerebbe rinascere come calciatore, uno sport che amo e che mi ha dato tanto. Faccio la cosa che mi piace di più nella vita e mi reputo fortunato".

Cos'è che la ripugna e cos'è invece che la commuove?

"Mi commuovono le cose belle, da un tramonto a un film romantico, la gioia di un bambino. Mi considero un romantico, sensibile. Ed anche il mare che io amo, o un bel posto ai Tropici, dove trionfa la natura, il mare. Tante cose mi toccano perché mi ritengo uno abbastanza sensibile. Mi dà fastidio la falsità, i furti".

Lei, mister, uomo di mare del Sud, sugli scogli, e catapultato in un altro mare, più freddino, come quello di Genova, al Nord...

"Genoa è una città che mi piace, la gente, magari, è un pò diversa rispetto ai campani, è un pò più diffidente all'inizio quando non ti conosce bene, ma, poi, se vali, se ti impegni, non ti molla più, sei uno di loro. Una volta aperti, i genovesi sono i più ospitali; e Genova è una città dove puoi vivere bene. Calcisticamente è la città più meridionale del Nord quanto a passione viscerale per il calcio, per la propria squadra".

Cos'ha imparato in 15 anni consecutivi in rosso e blù della genovesità?

"Ad essere più controllato, un pò più riflessivo rispetto al campano, che è molto più invadente. L'amore per questa squadra, ripeto viscerale, difficile trovare un amore, un attaccamento così in un club e in una tifoseria del Nord. Eppoi, giocare nel fascino, nell'atmosfera del "Marassi", l'importanza di indossare la maglia del club più antico d'Italia. Se uno è romantico come me, non può scordarli questi particolari".

Non le è mai capitato di essere sul punto di passare in una delle tre grandi "sorelle" d'Italia: Juve, Milan o Inter?

"E' capitato di passare nel Napoli di Maradona e nella Roma di Rudi Voller: ci sono stati contatti, proposte circa un mio trasferimento al Centro-Sud, ma poi non si è fatto nulla nè con il Napoli e la Roma, nè con le 3 più prestigiose d'Italia".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 14 gennaio 2014 

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