ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

15/1/14 - INCONTRI RAVVICINATI: GENNARO RUOTOLO

RUOTOLO, "SCUGNIZZO GENOANO"

Gennaro Ruotolo e la passione per il calcio è un tutt'uno: come Napoli e il Vesuvio, o la pizza o Totò; non possono prescindere l'uno dall'altro.
Già, imprescindibili come i cantautori Fabrizio De Andrè e Francesco Baccini dal loro amato Genoa. Quando lo intervisti, il cuore, l'entusiasmo è contagioso, al punto che sembra uscire come un torrente dal cellulare. Lui, campano, nato nella casertana Santa Maria a Vico il 20 marzo 1967, è stato capace di ritagliarsi, di tatuarsi il "Grifone" rosso e blu sulla pelle, facendo diventare la casacca del Genoa Cricket and Football Club la sua seconda maglia: detiene il record di presenze – 444 – con il club più vecchio d'Italia. Suo mentore, il compianto Franco Scoglio ("E' stato come un secondo padre"), ma tra i mister importanti anche quell'Osvaldo Bagnoli che ha fatto conoscere le porte dell'europea qualificazione Uefa ai "grifoni". Prima il Sorrento, poi 14 anni di militanza consecutiva nel Genoa (precede un altro campano, Torrente, fermatosi a 412, 3° dietro a Fosco Becattini, 2° con 425 presenze), quindi, l'Arezzo e poi il Livorno. Tutte squadre, queste, in cui ha lasciato un segno, tutti club che sono lievitati fino ai traguardi cullati sotto le sue ali di entusiasmo e da chioccia generosa ed affettuosa. Ha giocato – e vinto – fino alla venerabile età di 40 anni.
Poi, per restare legato al suo mondo, quello che gli ha datto tanto, ha intrapreso la carriera di allenatore (Livorno a più riprese, Savona, Sorrento e Treviso). Il maggior rimpianto di quello "scugnizzo casertano", sesto di nove fratelli, è l'aver indossato pochissime volte (un paio di volte nella Scania Cup del 1991, convocato dal cittì Azeglio Vicini) la maglia azzurra: il colore che ha dipinto nel cuore ogni volta – ci ha detto – che si leva alla mattina e saluta con entusiasmo la nascita del nuovo giorno.

Come ha fatto uno "scugnizzo" tutto cuore, passione e volontà come lei, mister, a diventare l'icona, il recordman a livello di presenze dei "Grifoni genoani"?


 "La gran voglia di fare, di arrivare, di fare i sacrifici, di togliersi soddisfazioni in un mondo che ho sempre amato, fin da bambino. Sono arrivato al Genoa dopo varie esperienze in serie C e in serie C, dopo tanti anni di dura lotta, che mi hanno forgiato al sudore, al sacrificio".

La tua infanzia nel Casertano?
"Ho sempre avuto fame di arrivare. Quando andavo a scuola, non ti nascondo, che mi recavo in aula con il pallone in mano o dentro lo zainetto. Di divertirmi, soprattutto, e poi di fare, se era possibile come lo è poi stato, di far carriera".

Papà, mamma, che lavoro facevano?

"La mia vita, caro direttore, è un'Odissea: sono il settimo di nove figli, mio padre operaio del Latte Matese, tanti sacrifici per portare avanti la famiglia, per non far mancare niente a noi nove fratelli. Noi 6 figli maschi un pò abbiamo cercato tutti di giocare a calcio e di tentare la fortuna, ma solo io sono riuscito. Ho tirato i primi calci a pallone nella squadre del mio paese, in 1^ categoria, e da lì il Sorrento, in C2, quindi, due anni in B all'Arezzo, la pubalgià per un anno e mezzo e un contratto importante al Genoa, in un club importante".

Come si fa ad essere la maggior "bandiera" genoana, con 444 maglie rosso e blu?

"In questi 14 anni, tante soddisfazioni ma, non le nascondo, anche qualche annata andata storta. Però, in me, è sempre prevalso lo spirito di dare qualcosa, di non arrendersi mai, di continuare a correre, che potevo ancora dare qualcosa: è stata questa la molla che mi ha spinto a giocare così a lungo in una città importante come Genova. Dopo 14 anni, arrivo a Livorno, dove più di qualcuno mi dà del "vecchio"; e con i labronici succede che io risalgo dalla C1 in serie A".

Il gol più bello stilisticamente e quello più decisivo, più pesante?

"Il gol è sempre una gran bella gioia, anche nelle partite amatoriali o negli allenamenti. E' sbagliato nel calcio dare importanza a chi fa il gol, perché questa è la risultante di un lavoro di equipe e di tante componenti".

Non ha un gol nel derby contro la Samp?

"Sì, nella stagione 1993-94, di collo esterno, in porta dei blucerchiati Pagliuca. E gli feci gol di testa quando lui giocava nell'Inter, al "Marassi"".
L'avversario più forte incontrato e il compagno di squadra più grande con cui ha giocato?
"Maradona; se vuoi ti mando anche la foto a fine gara del "Pibe de Oro" assieme a me. In quegli anni lì, c'erano Van Basten, Klinsman, Platini, Rjiekard, Mattheus, Careca, Voller. Il genoano più forte con cui ho giocato, per tanta qualità, Branco, Tomàs Skuhravy, Aguilera".

Esistono tre tipi di lacrime: di gioia, di dolore e di rabbia...

"L'emozione più forte è quando nel 1992 mi è arrivata la chiamata – che non mi aspettavo - in Nazionale da parte del cittì Vicini. Ho giocato due partite in Norvegia nella Scania Cup. Davanti a me, Berti, Crippa, giocatori straordinari. La lacrima di dolore profondo per la scomparsa dei miei due genitori, e nell'arco di soli sei mesi: io difficilmente piango, ma ho dovuto ricredermi perchè sono stato capace di nascondere le lacrime. Loro tenevano unita la famiglia, e la loro scomparsa ci ha fatto un pò allontarae, disperdere l'uno dall'altro".

E la rabbia?

"Quando arrivammo quinti, in A, dietro non ricordo più se al Lecce o al Bari: un'annata bella, ma menmo bella perchè sfiorammo la promozione in A per un solo punto quella volta. Oramai ce la facciamo, pensavamo tutti; e, invece, niente, è stata una delusione immensa".

Lei crede in Dio?

"Lei va a toccare un tasto a me caro: io nasco credente e praticante, indottrinato soprattutto da mia madre. Ancora adesso ho tenuto alla voglia di pregare, di entrare in una chiesa. Ho compiuto parecchi pellegrinaggi, sono stato a pregare da Padre Pio ad Assisi, a Medjugorie. Per forza di cose, sono tenuto a credere che c'è qualcosa nell'Aldilà, non posso pensare diversamente".

E, come vorresrfi che fosse, come te l'immagini l'Aldilà?

"Più bello della vita terrena. Vorrei che la mia vita continuasse anche nell'Aldilà ed io vorrei continuare ad allenare anche quando sarò nell'altra Vita; perché? Perché io sono l'allenatore più forte che possa esistere. Vorrei tanto riabbracciare i miei genitori".

Che cos'è che ti dà fastidio e cos'è che ti commuove nella vita di tutti i giorni?

"La falsità, l'ipocrisia, una forma che non sopporto proprio. E che quello che puoi dare di bello, o hai dato di importante, non ti viene conosciuto da nessuno perché tutto era quasi dovuto. L'ingratitudine, insomma. La cosa più bella che possa esistere è alzarsi alla mattina con un bel sorriso e che la mattina possa iniziare con una bella energìa. Sono ottimista e vado avanti: l'altra sera ho incontrato, durante una passeggiata con mia moglie e con mia figlia, una ragazza e mi ha colpito per il suo gran bel sorriso a 36 mila denti: guarda che positività che mi trasmetti, grazie! Sono queste le cose belle della vita: il sorriso di una bella ragazza può aiutarti a vedere il lato bello della nostra esistenza. Oggi non c'è il lavoro, ma, sono convinto che arriverà domani, guai, a tutti, disperarsi, perdere la fiducia".

A tavola con Papa Francesco, in che modo lo faresti sorridere?

"Con nessuna battuta ripresa da questo o da quest'altro comico napoletano (Totò, De Filippo, Troisi), ma cercherei soltanto di essere me stesso. Cercherei di farlo sorridere per quello che sono io. Gli farei i complimenti per come sta portando avnati la Chiesa, ai suoi messaggi belli e positivi che sta trasmettendo a noi cristiani. E' un Papa che piace, credo, a molti per la sua immediatezza, per la sua spontaneità".

Da buon mister quale è, dove schiererebbe Ratzinger, Whojtyla e Papa Francesco?

"Wojtyla in difesa, Papa Francesco in attacco".
Scaramantico?

"Io credo che uno che è fedele non debba essere schiavo della scaramanzia. Io credo alla preghiera".

Rigori sbagliati nella tua carriera?

"Uno, e mi sono per giunta strappato, e calciato fuori: al "Marassi", contro il Torino. Anche se poi l'abbiamo vinta quella gara".

C'è qualcuno a cui devi dire grazie?

"Prima di tutto, a me. Poi, tanti mi hanno fatto crescere, ma quello che mi ha trasmesso Franco Scoglio non c'è stato alcun altro allenatore. Con un miliardo di difetti, il "professor" Scoglio, ma mi ha dato dei consigli che solo lui era capace di propinartI. Ed anche mister Bagnoli è stato prezioso nella mia crescita e formazione calcistica".

Di cosa non puoi fare a meno nella vita di tutti i giorni?

"Della mia famiglia, di mia moglie, delle mie quattro bambine. E poi della preghiera, che cerco insistentemente per poter recuperare terreno. E poi non posso fare a meno di lavorare, di allenare, per trasmettere la mia passione per il calcio ad altri; ed è tanta, tanta!"

Il rimpianto più grande?

"Non aver continuato a giocare in Nazionale. In quel periodo stavo bene io e il Genoa e non mi è stata data l'opportunità di farlo vedere e di dare continuità alla mia carriera di azzurro. L'azzurro è il massimo traguardo per un calciatore italiano, è il massimo obiettivo della vita".

Mai espulso?

"E, come no? Uno sanguigno come me, secondo lei, non è mai stato espulso? Sono un vulcano: è successo per doppia ammonizione, penso, non per falli di cattiveria".

La tua "bestia nera"?

"Contro tutti i grandi campioni di allora, non ti nascondo che io e il mio Genoa ci siamo difesi bene. E questo contro Ancelotti, Maldini, Rikijard, Baresi, Zola. In quel periodo lì, a Genova era difficile per tutti battere noi "grifoni"".

La Curva dei "Grifoni"...

"Non ti nascondo che è un'emozione unica, l'atmosfera, l'urlo, la spinta aiuta molto".
Anche quella volta, in quel gol, contro la Samp...
"Maccome, ho fatto gol!, abbiamo vinto il derby! Maccome siamo in Coppa Uefa, siamo in semifinale di Uefa! Io da piccolo queste emozioni le sognavo, no, oggi è realtà, mi do i pizzicotti sulle guance mentre corro verso la panchina, mentre mi dirogo ad abbracciare tutta la panchina! Non è vero che mi sembrava di volare, dopo quel gol alla Samp, io volavo, davvero!"

Te e lo sfortunato Gianluca Signorini...

"Aveva un carisma che trasmetteva alla squadra; e sapeva di avere e noi lo avvertivamo. Nei momenti più difficili era come quel comandante che non abbandona, non di dispera. Anzi, lui caricava, si faceva vedere nelle difficoltà con le paure addosso, ma, con questa forza di ricaricare l'ambiente e i compagni di squadra. E la Curva, la sua Curva, lo capiva subito".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 11 gennaio 2014 

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