ULTIMA - 22/5/19 - IL VILLA BARTOLOMEA SI AFFIDA A MISTER GIAN LUCA PARISATO

Nel girone B di Terza categoria, domenica scorsa si è giocato il 1° turno dei play-off che hanno registrato la vittoria per 2 a 0 della Dorial di mister Alessandro Bruni che ha quindi eliminato dai giochi promozione il Roverchiara di mister Simone Brunelli. Promozione in 2^ categoria che i "doriani" del presidente Gabriele
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

2/3/14 - INCONTRI RAVVICINATI: GIOVANNI TRAPATTONI

 UN MISTER ...TRAP-PISTA

Chi, non solo in Italia, ma anche nel mondo del calcio, non conosce Giovanni Trapattoni, si faccia pure avanti!

Un passato di calciatore ricco di Coppe e scudetti nel Milan di "paron" Nereo Rocco (in collaborazione con Gipo Viani), poi, il tirocinio, l'apprendistato sulla panchina del Diavolo, per iniziare a fare incetta di successi sulla panca della Vecchia Signora. Con la quale, in dieci anni, ha vinto tutto quello che c'era da vinvere (6 scudetti, tutte le Coppe europee e quella Intercontinentale), per conquistare un tricolore anche a Milano, sponda Inter (più la 4^ Coppa Uefa), quindi, l'esperienza di mister all'estero e poi quella di cittì delle Nazionali di Italia (dal 2000 al 2004) e di Irlanda (dal maggio 2008 al settembre 2013).

In attesa – in queste ore, ndr, – di guidare un'altra Nazionale, probabilmente del Continente africano.
Già, "Il Trap": noto, durante le interviste, il cambiamento del suono della parola – a proposito, la voce al telefono si è mantenuta bassa per una buona ventina di minuti, diremo quasi afona -, arcinoti i suoi fischi di incoraggiamento, le sue sbracciate da vigile urbano rivolti ai suoi giocatori e, soprattutto, quella boccetta di acqua santa, di acqua benedetta portagli dalla sorella religiosa, mancata un paio di anni fa, suor Romilde.

Trapattoni è anche il mister che ha vinto scudetti fuori dalla propria Nazione, esattamente 3: a Stoccarda, a Benfica e a Salisburgo, confermandosi non solo l'allenatore più vittorioso d'Italia a livello di club, ma anche l'unico ad aver vinto, assieme all'omologo tedesco Udo Lattek, le 3 principali manifestazioni Uefa per club e sempre alla guida della stessa squadra (La Juventus). Nato a Cusano Milanino, nell'hinterland meneghino, il 17 marzo 1939, il Trap è - alla pari dell'austriaco Ernst Happel e del portoghese Josè Mourinho – il vincitore di almeno uno scudetto nazionale di 1^ Divisione in 4 Paesi diversi (Italia, Germania, Austria e Portogallo). Ed è attualmente il 4° mister al mondo - il 2° in Europa – col maggior numero di Trofei internazionali vinti a livello di squadre di club (7 trofei su 8 finali, quasi tutti conquistati in sella alla Juventus). Ma, ha anche allenato il Cagliari e la Fiorentina, senza cogliere i grandi successi di sempre.

Da giocatore è diventato famoso per aver neutralizzato il grande asso del Brasile Pelè. Successe a "San Siro", nella gara pareggiata (1-1) dal Milan contro il Santos. Ma, ha fermato anche tutti i più grandi assi e le punte più pericolose d'Europa e del mondo in circolazione dell'epoca: da Muller a Croiff, tanto per citare i primi che ci vengono in mente.

Mister, quand'è che ha giocato la sua "partita perfetta" da calciatore?

"Non è mai esistita la mia "partita perfetta". Diciamo che io sono cresciuto, fatto conoscere nel Milan e poi nella Nazionale non dico neutralizzando, ma fermando i più grandi dell'epoca, da Pelè a Muller a Cruyff. Facendo bene il mio compito nel mio ruolo".

Quand'è che le è venuta la pelle d'oca dal punto di vista umano?

"Recentemente, quando ho sentito le tragedie provocate dagli tzunami o dai terremoti. E, siccome sono stato anch'io un bambino, tanti anni fa, mi chiedo perchè Dio – fonte di vita e di bontà – abbia potuto permettere quelle tragedie abbattutesi su donne e sui più piccoli. Ma ho sofferto anche per la strage avvenuta alla finale di Coppa dei Campioni, all'"Heisel", in Belgio, per tutti quei tifosi recatisi allo stadio per godersi uno spettacolo sportivo, ma che poi hanno incontrato la morte sugli spalti. Ed anche – come lei stesso mi fa tornare alla mente – per la tragica scomparsa di Gaetano Scirea; morto, carbonizzato in auto mentre si trovava in Polonia".

Immaginiamo, mister, che il dolore più grande che ha provato di recente è stato quello per la scomparsa della sorella maggiore, suor Romilde...

"Sì, è scomparsa nel gennaio dell'anno scorso, negli ultimi due anni andavo a trovrala e lei, nonostante vivesse paralizzata, mi parlava con i suoi occhi lucenti, vivi, loquaci".

Cos'è che la muove a commozione?

"Quando a volte mi reco nelle scuole e ricevo il saluto, etico e civile, degli studenti; che mi fanno pensare al volto bello di un'Italia che esiste ancora. E mi commuovono i gesti di altruismo, di solidarietà".

L'allenatore che le ha dato tanto, cui lei si è ispirato?

"Nils Liedholm, il grande campione svedese sia in campo che sulla panchina che fuori dal campo".

Le sue origini, la sua infanzia?

"Sono l'ultimo di cinque fratelli, tutti di origine bergamasca, tranne il sottoscritto, nato a Milano, dove mio padre si era trasferito per lavoro. Una famiglia di operai ed anche di contadini, perché mio padre, oltre a lavorare, si dedicava al lavoro, alla coltivazione dei campi, pezzi di terreno pur di darci da mangiare".

Cos'è che le manca nel suo ricco "palmares" di trionfi ottenuto nella sua carriera?

"Devo dire che non mi manca nulla, perché ogni sera recito una preghiera e ringrazio Dio di tutto ciò che mi ha donato. Quindi, il fatto di aver ottenuto tutti questi successi, di aver giocato a calcio, il merito non è sicuramente mio, dal momento in cui, perché senza un appoggio o una grazia di Dio non sarei mai arrivato dove? ad ottenere i successi che ho avuto. E ringrazio sempre Dio per tutto ciò che mi ha donato".

Non le maca un campionato del Mondo vinto da giocatore o come cittì?

"Non mi manca perché ho avuto tanto, ho ottenuto tanti risultati, e spero di continuare ancora a fare per qualche anno questa attività perché ogni esperienza arricchisce sempre di più. Ho girato Nazioni, poi, ho avuto la fortuna di attraversare mondi, conoscere a fondo Stati come la Germania, l'Austria, il Portogallo, l'Africa, ho girato l'America, il Brasile grazie al calcio, sono stato in un pò tutte le parti del globo. Diciamo che il calcio mi ha permesso di acquisire una qual certa esperienza internazionale, mondiale, ed attraverso il calcio, ho girato tutto il mondo".

Il giocatore più grande che ha allenato?

"Platini, per intelligenza e capacità tecnica: vedeva quello che io magari in panchina non riuscivo a vedere. Io gli dicevo "dai, fai questo!", lui faceva un'altra cosa e migliore di quella che gli suggerivo io".

Lei ha oscurato Pelè, il più grande di tutti i tempi, quel 12 maggio 1963 a San Siro", in Italia-Brasile:3-0...Quella volta l'asso brasiliano ha dovuto uscire dal campo al 26' e farsi sostituire da Quarentinha...

"Sì, Pelè era imprevedibile di testa, completo di piede destro, di piede sinistro, ricco di capacità. Ed oltre ad essere un grande uomo – perché ogni tanto quando ci incontriamo abbiamo ancora dei rapporti - ed adesso ai Mondiali in Brasile, a giugno, lo incontrerò ancora, e quando l'ho incontrato ho ricevuto attestati di stima perché era il più bravo. E l'aver fermato mi ha dato notorietà, non lo escludo".

Non le è venuta la pelle d'oca quando debuttò con la maglia del Milan?

"Fu una grande emozione perché il fatto di dover giocare per la prima volta dopo che aspiravi a ritagliarti in posto in una squadra così titolata come il Milan, e ti muore il padre il giorno prima, bé, è stata una sensazione stranissima. "Dai, gioca, nonostante tutto tuo padre ti guarderà dall'alto!", così mi sono sentito confortato da mia mamma e dai mie fratelli. E, quella volta fu in Coppa Italia, contro il Monza".

Il mister che l'ha lanciato?

"Sono stati due. Gipo Viani e Nereo Rocco".

Che concetto ha lei di bellezza, o per lei esiste solo il concetto di perfettibile e non di perfezione?

"Mah, la bellezza è un fenomeno estetico visto sotto un aspetto concreto e materiale. Tutto può essere bello: è bello ciò che è gradevole, ciò che reca piacimento, ciò che ti ispira un'armonia, un senso di calma, di generosità, di tante cose. La bellezza è quella concretezza di immagine che non è spirituale, ecco, è una cosa diversa, cioé c'è una bellezza anche insita in ogni forma in ciò che è bello, in ciò che è piacevole, in ciò che è gradevole, in ciò che tu possa fare".

Ama la pittura, mister?

"Sì, mi piacciono molto i quadri. Io sono anche un appassionato di pittura e ho quadri di pepoca anche in casa".

Quali soggetti, quale periodo ama?

"Io sono per le pitture del 700, quindi, di pittori abbastanza famosi".

Qual è il suo sogno di mister?

"E' vivere quotidianamente un proprio obbiettivo, avere sempre nuove esperienze. Un generale mi ha lasciato delle frasi, dei motti, degli slogan importantissimi, ne scelgo uno: "L'uomo che non ha più ambizione, non ha più obiettivi è un uomo che invecchia". E' una frase che mi ha dato una ventina di anni fa e che mi ha colpito e mi tiene vivo. Mi rendo conto che è vero perché bisogna darsi degli obiettivi nella vita. La salute fortunatamente, grazie a Dio, riesco ad averla ed è bene che uno che abbia degli obbiettivi in testa – di qualsiasi genere – anche quello di educare dei ragazzini a come giocare, a migliorare i loro difetti di crescita tecnica ma anche di educazione e di comportamento. E mi gratificano quei ragazzi che quando li incrocio non mi guardano tenendo a terra gli occhi, ma mi guardano in faccia. E se poi, dopo averli corretti – che è meglio salutare una persona guardandola bene in faccia – loro lo fanno, ebbene, questo è molto gratificante. Ebbene, tutto quello che di buono, di valido riesco a trasmettere ad ognuno di loro per me è gratificante e molto importante".

Cosa ritiene di aver dato, a livello di immagine di uomo, di gran lavoratore, di ottimista della volontà, all'estero? Quale messaggio è passato agli altri del Trap?

"Bé, io devo dire che in Germania, in Austria e in Portogallo, ma ogni dove sono stato, trovo giornalisti, ex colleghi, ex calciatori che conservano un grande ricordo della persona. Ed avere un grande ricordo della persona significa avere il ricordo di una persona educata, che si è comportata bene, che ha fatto il proprio lavoro. Se ti comporti male, sicuramente non conservi un buon ricordo. E io invece voglio dire questo: che sono venuto via dall'Irlanda due mesi fa e ho il cellulare ancora pieno di messaggi, di ringraziamenti che i miei giocatori mi hanno inviato, ringraziandomi di ciò che ho fatto. Mi fossi comportato bene nei loro confronti, certamente non avrei ricuto tanti e simili elogi. E , questo è uno degli aspetti che a me gratifica molto e d è la cosa che ricordo di più".

Le sarebbe piaciuto di più allenare ieri Diego Armando Maradona o Lionel Messi oggi?

"Devo dire che parliamo di epoche diverse e quindi di comportamenti diversi. Certamente, posso dire che Messi ha alcuni aspetti che possono sembrare molto più umani e lo so anche personalmente tramite amici che lo conoscono da vicino. E' un ragazzo d'oro. Maradona poteva essere ritenuto non capriccioso perché i suoi compagni di squadra con cui giocava a Napoli, lo elogiavano tutti per il comportamento. Però, esternamente, Messi magari oggi può dare più un'immagine di ragazzo umile, di ragazzo educato. Però, mi dicono anche altri, che hanno vissuto con Maradona, che era molto generoso, e non vorrei fare dei distinguo in tale senso".

Non ha mai giocato contro un altro grande della storia del football, "Saeta Rubia" Alfredo Di Stefano?

"Io dovevo giocare con il Milan la finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid di Di Stefano, ma avevo ho fatto l'appendicite acuta e stavo 24 ore a letto. No, non ho giocato quella volta contro Alfredo Di Stefano. Era un grande campione".

E' per quello che il Milan perse la Coppa!

"No, bé – sorriso – non esageriamo; quella era un'altra porta!"

Qual è stato il complimento più bello ricevuto dall'Avvocato Gianni Agnelli?

"L'avvocato Agnelli, per me , è stata una delle persone, possiamo dire umane, che mi colpiva puntualmente e settimanalmente. Vedeva le partite o quando non poteva le vedeva alla televisione , aveva un rapporto umano ed aveva una tale consapevolezza del ruolo che ricopriva – le cito solo un esempio: quando dovevamo comperare dei giocatori e gli si diceva ci servirebbe, avvocato, quel tal giocatore, lui diceva "Vede, Trapattoni, io ho 3000 cassa-integrati, non possiamo spendere questi soldi per i calciatori". Questa è stata una lezione veramente umana ed anche di responsabilità che ricordo sempre".

Ha lavorato per dieci anni sotto quello che il grande Enzo Biagi chiamò "Il Signor Fiat": qual è stato il più bel complimento ricevuto, serba un aneddoto particolare?

"Più che fare complimenti e ricordare un elogio, ricordo che soleva dire "Guardi, noi non dobbiamo assolutamente pretendere di vincere sempre; se, però, lei ogni due anni o tre riesce ad ottenere un successo, siamo contenti!" Quindi, direi che questo in ambito sportivo è un grosso complimento".

Può essere stato pià un secondo suo papà – data la prematura scomparsa del genitore – o più un grande, un signor sponsor, l'avvocato Gianni Agnelli?

"Tenga presente solo questo: quando ero alla guida della Nazionale italiana ai Mondiali in Corea, lui era già sul letto di morte, era arrivato agli ultimi giorni della sua vita, e tre, quattro volte mi ha cercato telefonicamente al mattino. Quindi, tenga presente che tipo di rapporto correva tra il sottoscritto e il presidente della Juventus".

Certo, ma le avrà detto qualcosa, che so "Trap, lei è stato il mio mister ideale!", altro?

"No, no, era no una persona molto sensata, molto posata, molto concreta; era una persona che diceva "Cari ragazzi, mi raccomando, non andare in giro con le auto di lusso, perché chi viee allo stadio deve pagare il biglietto!" Quindi, onestamente, bisogna riconoscere che l'avvocato era una persona molto responsabile. E, nonostante quello che aveva, soleva dirmi "consigli ai aragzzi questo, consigli quest'altro!", pur avendo lui un ruolo di grande responsabilità".

Ma, ne capiva di calcio, l'"Avvocato?

"Molto, molto, molto: era molto competente! Poi era un esteta, era molto esteta".

Vede, Trap, che lei torna sul concetto di bellezza?

"No, era un esteta sul piano spettacolare. Gli piaceva, perché alcune volte che se ne andava prima che finisse la partita, la mattina dopo mi chiamava e mi diceva: "Oggi non mi sono divertito tanto". Quindi, sapeva quando la partita era bella e non si divertiva quando la partita non era bella, con quel suo "Oggi non mi sono divertito!"".

Perché, mister, voleva vincere e convincere...

"Lui voleva anche lo spettacolo, perché l'Avvocato di Platini era uno stimatore innamorato, perché le giocate del transalpino erano estremamente geniali. Diceva: "Io ho fatto il presidente tanti anni alla Juventus, non ho vinto quanto state vincendo voi". Quindi, conosceva perfettamente quali fossero le difficoltà di una squadra, di un mister, di un presidente".

Beppe Furino: può essere stato chi ha assomigliato in campo a Giovanni Trapattoni?

"Senza dubbio, sì. Furino, perché fino a ieri, prima ancora che smettesse, era un pò il Gattuso della situazione. Stiamo parlando di calciatori che non erano intesi come geni creativi, fantasiosi, ma sempre utili alla squadra. Il motore è fatto di tante componenti ed una squadra aveva i suoi elementi. Il paragone può reggere anche se parliamo di una squadra di calcio".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 28 febbraio 2014 

Visualizzato(2039)- Commenti(8) - Scrivi un Commento