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Nel girone B di Terza categoria, domenica scorsa si è giocato il 1° turno dei play-off che hanno registrato la vittoria per 2 a 0 della Dorial di mister Alessandro Bruni che ha quindi eliminato dai giochi promozione il Roverchiara di mister Simone Brunelli. Promozione in 2^ categoria che i "doriani" del presidente Gabriele
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INCONTRI VIP'S

29/4/14 - INCONTRI RAVVICINATI: ARCH. LIBERO CECCHINI

LIBERO...DI CREARE

Libero Cecchini, ancora in fervida attività progettuale, culturale e formativa a quasi 95 anni (li compirà il 29 settembre, classe 1919), si è distinto a livello nazionale ed internazionale nel restauro di monumenti, nel recupero del paesaggio, nella progettazione di ville , complessi residenziali e strutture pubbliche. Nato da una famiglia di di marmisti della Valpolicella, consegue la laurea in Architettura al "Politecnico di Milano", nel novembre 1944. Lavora alla ricostruzione dei ponti di Verona, distrutti dai bombardamenti dei tedeschi durante il secondo conflitto mondiale. Fino al 1966 opera per la Sopraintendenza ai Monumenti di Verona, ma realizza non solo opere di edilizia pubblica e privata, ma anche scuole, case popolari, edifici per anziani. La passione per la scultura in legno, bronzo e marmo, lo continua ad accompagnare (recente, aprile 2014, la sua "Via Crucis" all'aperto, a Sant'Ambrogio della Valpolicella, composta di 16 stazioni scolpite in bassorilievo su nembro, e raffiguranti storie di scultori ("Io avrei voluto fare lo scultore!" dice ancora oggi il maestro), scalpellini e cavatori ad aprile 2014).

Realizza importanti progetti di restauro monumentale ed archeologico, come la Basilica di San Zeno, la Porta Leoni, Palazzo Forti, gli Scavi Scaligeri. Dal 1956 al 1979 realizza la "Cittadella dei Musei di Cagliari", all'interno dell'ex castello del centro storico cagliaritano costruito dalla Repubblica Marinara di Pisa in epoca medioevale, dove incontra l'attuale senatore a vita ed architetto genovese Renzo Piano. Nel 1996, con il figlio Vittorio (architetto pure lui), avvia un'intensa attività concorsuale, partecipando a importanti competizioni nazionali ed internazionali (in Francia, Spagna, Paesi Bassi e Paesi Baltici). Un vero e grande maestro, genio dei "sepolcri di luce", dei cromatismi urbani, un restauratore "creativo" dei reperti archeologici, un profondo intenditore, regista di luci, colori, intonaci, finiture di facciata.
 
Maestro, il ricordo dell'incontro tra lei e l'attuale senatore ed architetto Renzo Piano?

"A Cagliari, durante gli anni in cui mi affidarono la Cittadella dei Musei. Era giovane e maturo, aveva già fatto grandi lavori. Quello che dice Piano adesso e cioé che le grandi opere non servono: in Italia serve piuttosto mantenere il territorio, capire il territorio, capire il paesaggio, i centri urbani. Ed inserirsi con umiltà, con rispetto verso il passato, cercando, con l'occasione, di creare anche il nuovo. Perché gli architetti non capiscono che anche uno scavo archeologico ti dà lo spunto, la possibilità di ricreare qualcosa nello spazio; che continua nella vita. Un qualcosa che esalti, non umigli il passato. Confrontarsi è sempre un discorso molto difficile. Gli Scavi scaligeri ne sono un esempio: di architettura stratificata. L'Italia è un monumento, ma possiamo anche chiamarlo un "Cimitero globale", perché gli scavi ci sono sempre e rappresentano una continuità di stratificazione di uomini, di umanità ed allora bisognerebbe camminare sopra gli scavi in umiltà, in punta di piedi. Come quella volta che, terminata la mia opera di ristrutturazione degli Scavi, una turista americana a piedi nudi camminando sulle pietre romane scoppiò in un pianto che la dice lunga sul suo abbraccio con generazioni di persone passate in quel punto prima di lei e di noi".
 
Architettura, che va intesa non solo come innovazione ma anche recupero di quel che abbiamo, di edilizia popolare degli anni 60, che hanno fatto diventare rioni veronesi (ed italiani) delle autentiche cattedrali nel deserto...
 
"Sono vive quando sono vissute. Una delle mie prime opere dopo la Seconda Guerra mondiale sono state il recupero dei villaggi di edilizio popolare, l'Ina casa. Ho avuto l'occasione, come architetto capogruppo ed urbanista, di fare il villaggio San Donà, sulla collina di Trento. Ed è stato esposto a Italia 61. Quel villaggio c'è ancora, oggi, infatti ci sono passato dopo 50 anni che l'avevo costruito, ideato. E non era una creazione rigida, ma che s'artrampicava sul monte. Purtroppo, ci hanno costruito davanti, ma la mia costruzione era in perfetta armonia con l'ambiente, e ricevetti un premio a Roma, dove incontrai Licisco Magagnato (Sopraintendente dei Beni Culturali di Verona) e l'architetto veneziano Cralo Scarpa. L'edilizia popolare è un esempio unico sul piano umano ma anche su quello dell'urbanistica. Che poi è stata abbandonata e non si capisce perchè, anche perché furono realizzati dei centri urbanistici unici nel dopoguerra. Ci fu una reazione di carattere poltico perché considerati emarginazione di una classe sociale. Ed allora si è cominciato a rompere tutto e a fare episodi singolari, studi indipendenti, ma era stato un momento molto produttivo".
 
Ed anche certe leggi non furono rispettate...
 
"La legge 1939, quella sul paesaggio, doveva avere la prevalenza sul territorio non urbanizzato; invece, la prevalenza l'ha avuta nel 1942. La legge della città, la legge della lottizzazione l'hanno portata nel territorio, nel paesaggio al grido di "lottizziamo, tagliamo a quadrettini il paesaggio!": è una follia. Uno deve costruire soltanto nelle pieghe del paesaggio, dove ti inserisci, ma non devi assorbirlo".
 
Che concetto ha lei di bellezza nell'arte, nell'architettura?
 
"Quando un uomo si sente bene in casa, quando si sente umano, quando si sente raccolto, quando si sente che vive nella bellezza dell'ambiente. Io paragono le mie case, le mie prime case, le case sotto l'ombrello. L'ombrello ti protegge, vivi nello spazio, vivi nella natura".
 
La casa, quindi, come proprio ethos, come proprio logos...
 
"E' proprio il senso dei sensi: tu quando progetti la casa per una persona, devi capirla. Ma, devi capire che devi soddisfare i sensi, i sensi fisici, cioé il sentirti bene leggere, dornire, il sentirti bene anche sessualmente".
 
Può essere bello anche un brutto?
 
"Sì, perché è l'anima; se tu disegni una persona, devi disegnare gli occhi. Gli ochi sono la vita. L'espressione del buono, del cattivo".
 
Quindi, se lei modellasse una statua, un rilievo, curerebbe molto in dettaglio gli occhi?
 
"Di fatti, ultimamente in cui ci vedo poco, parto dagli occhi, perché è l'anima. L'arte è bella quando emoziona, e senza emozioni non c'è arte, nè tecniche. L'arte, specialmente nell'epoca moderna, perché nella parte classica l'artista lavorava su ordinazione, su committenza. L'unico che si è ribellato è stato Michelangelo Merisi, Il Caravaggio: ha cominciato a capire il senso della sua anima, della sua passione. Lui si esprime secondo uno stato d'animo di un certo momento, secondo l'emozione della gioia, della solitudine e della tristezza. Allora, l'arte moderna è quella che si è liberata della committenza ed allora ognuno ha cominciato filosoficamente, psicologicamente a far parlare il suo stato d'animo. L'apertura alla sensibilità della vita e delle sue espressioni".
 
Cosa deve trasudare in una città d'arte definita bella?
 
"Ogni luogo ha la sua bellezza, però essa deve essere accompagnata da qualcosa di bello, di stupore, dsi sorpresa. Verona, se tu prendi le stampe dell'800, vedi che l'uomo domina con i suoi occhi la città. Eì capace di circoscriverla; ed, allora, è una città umana. E, come mai non è disegnata la periferia? Cosa disegni, allora? Vuol dire che essa è sfuggita alla visione globale dell'uomo: che è non è più orientato, è disorientato. La bellezza è che l'uomo, nel bello e nell'insieme, deve sentirsi appagato, al punto che lui la domina la città con l'occhio, che lui ce l'ha dentro nel quadro. Una città moderna che domini con l'occhio e New York: la sua visione la puoi dominare, lo puoi inquadrare, lo senti, lo racchiudi senza i suoi grattacieli. L'uomo non deve sentirsi isolato, perduto nel mondo, nella sua città, ma appartenente alla sua città. Non è ammirare lo splendore apparente, ma sentirsi bene. Quando vai nella Verona storica, tu non ti perdi, ti senti bene. Come guardi in giro, vedi la luce, come gioca la luce, come gioca il tramonto, cambia continuamente, vedi le ombre, le luci. Quando pioveva – noi avevamo una città splendida alcuni, non tantissimi, anni fa – le strade, i ciottoli, i "cuerti" (i coppi) erano luminosi perché brillavano del quarzo, dei materiali originali della città, erano la luce della città. Oggi, con i materiali moderni, la città è spenta, non luccica più".
 
L'Aldilà, come lo rappresenterebbe?
 
"La bellezza dell'Aldilà è la luce. Tu sei abbagliato dalla luce e l'Aldilà è luce, non hai nessun volume, nessuna immagine. E come fai disegnare la luce?".
 
Se glielo chiedessero di riprodurla in marmo la "Città dell'Aldilà"?
 
"La "Città dell'Aldilà" è un sogno. Quando di notte ti sogni, sogni una città che non hai mai visto. Di notte mi vedo delle cose, delle città che non ho mai visto. Che sono forme, ma sono incubi; tante volte sono gioie, perciò, come puoi pensare all'Aldilà. C'è Dante che ha pensato all'Aldilà".
 
Lei, dunque – par di capire – che non crede nell'Aldilà, o no?
 
"Non è che io non ci creda, per fortuna non ho questo incubo. Io sto forgiando la "Via crucis dei lapicidi", e ho fatto Cristo condannato a morte. Tutti i miei siamo partiti da Sant'Ambrogio, e lavorando la pietra molti dei miei e del mio paese sono partiti per l'estero, in Americo, perché si moriva di silicosi. Ed era quello era Gesù condannato a morte. E ci sono le anime dei morti".
 
Esiste un orribilmente bello?
 
"Quando io stavo lavorando agli Scavbi Scaligeri o alla basilica di San Zeno, a un certo punto ti viene una nuvola, un qualcosa di luminoso che viene fuori dallo scheletro, ancora intatto e ancora completo. Tutto d'un tratto, diventa aria, fumo, oro, cambia colore, tono, vai lì, e in mezzo ai calcinacci diventa un bassorilievo, diventa una bellezza, che puoi farne un quadro astratto. Per quale motivo si interrompe l'eterno sonno? Per raccogliere i dati scientifici e dopo distruggere tutto? E' giusto fare questo scempio? E' un'emozione in quel momento lì, ti fai un quadro astratto, perciò, vien fuori la bellezza dalle ossa, dagli scheletri. Non è che hai un senso di ripugno, ma ti si scatena un senso, quello della bellezza; che si scatena dalla terra, dalle viscere, dal passato".
 
L'amore, invece, come lo descriverebbe dall'alto delle sue quasi 95 primavere?
 
"Eh, caro, l'amore è il sorriso de "La Gioconda"".
 
Sì, però, è più bella, per noi, "La Venere" di Sandro Botticelli...
 
"Ma, io mi riferisco al sorriso. Guardala, nel momento del piacere della vita. Leonardo è stato capace di fermare il sorriso della vita, un sorriso magico, un sorriso che ti fa diventare bello; bisogna saper guardare e vedrai la bellezza de "La Gioconda". Leonardo ha fermato quel momento lì della gioia della vita: il miracolo è quello lì".
 
Quindi, la luce degli occhi, la bellezza di un sorriso colto in un determinato momento. E le mani, la passione di Novello Finotti?
 
"L'unico che non ha fatto le mani è stato quello dell'urlo, Munch: le mani sono un'altra espressione viva. Se tu in un affresco ritrai le mani, la testa e i piedi, hai tutto; ma, se tu ritrai il solo corpo, non hai più niente. Anche quando fai il restauro, non puoi fare la teoria del restauro: il restauro, a seconda ogni scultura, ogni pittura, è un fatto a sé. Il restauro è una creatività, non vuol dire tornare all'antico splendore: quando uno si avvicina al restauro e fa un fondo, una tinta, fa qualunque cosa, lo pulisce, entra nella creatività, è lui che crea il restauro, non puoi fare una teoria del restauro, perché ogni intervento è a sè stante. Il restauro è creativo. A San Zeno di Verona c'era una casa che aveva il piano terra mattoni dipinti sopra il mattone vero; poi, aveva un qualcosa del 400, una del 600 e una stile Liberty: aveva, in pratica, un insieme materico, un insieme di periodi storici. Quando lasci stare le robe è finita!"
 
Come mai ci emozioniamo quando entriamo in una cittadella feudale e i muri sembra che parlino?
 
"I muri parlino, non solo la storia parla. I muri parlano anche un linguaggio moderno, perché li vediamo con un'anima creativa, aperta, non sottoposta ad alcun limite. Nella nostra città dipende da che ora passi perché scopri delle cose di cui non ti eri mai accorto: con parenti ed amici che vengono anche dall'estero, continuo a scoprire la città di Verona. D'inverno vedi una cosa, ma se passi nell'ora giusta scopri altri particolari, perché i muri, i ciottoli, i coppi sono impregnati di umanità".
 
La morte: le piace la "Deposizione di Cristo" del Mantegna, la "Crocifissione" di Matthias Grunewald (1512-1516) a Conrad, in Alsazia?
 
"Sì, molto. No, la morte del Calvario è un'altra morte; che può diventare allegra. La rappresentazione della Crocifissione è la rappresentazione di sofferenza, ma allo stesso tempo di una sofferenza accompagnata da una danza, dall'amore".
 
Quindi, non le accetta queste due opere, questi due ritratti, manifesti della sofferenza?
 
"L'accetto come emozione che in quel momento viveva l'artista: che vita stava attraversando, con quale stato d'animo l'ha affrontata quell'opera, quel disegno. Caravaggio è stato un artista vivo, esplosivo. Una volta ti insegnavano a guardare la composizione, se c'era confusione o equilibrio, c'è un bel colore giallo o rosso, e poi ti accorgi che hanno dipinto secondo il Vangelo; per cui, uno deve essere giallo, l'altro blu, San Pietro deve essere viola, la Madonna blu e il suo petto rosso, sono colori che esprimono una descrizione, un episodio. Una coerenza casuale, che poi il pittore l'ha fatto diventare armonico".
 
Il verde del Caliari, il rosso del Tiziano, il celeste dei cieli di Michelangelo nella "Cappella Sistina", il grigio di Sironi, i periodi di Picasso. Qual è il colore che lei, architetto, ama di più? Forse, il giallo di Van Gogh?
 
"Verona ha 3 colori: il giallo della pietra gallina, quella che si scava nelle Torricelle, il rosso del tufo, del nostro cotto che quando lo bruci diventa rosso; e il verde della piantagione della val d'Illasi, ossia i colori dei prodotti della terra. La terra di Siena è la nostra, è la terra di Verona".
 
Il pittore e l'architetto più bravo per lei?
 
"Difficile dirlo: un artista è bravo quando ha esaltato la materia, vedi le cupole di Brunelleschi e quella di Michelangelo: sono grandi spazi di sorpresa, grandi momenti e quando sei dentro ti senti veramente estasiato. Allora, il grande non è neanche la facciata, ma è lo spazio come fa Renzo Piano, il quale è riuscito ad avvicinarsi ai grandi perché sa lo spazio; e senza aria, non fai bene l'architettura. Per me, l'architettura è l'interno dell'involucro, è la scultura alla rovescia; che fai fatica a rappresentare sulle riviste o sulle carte perché non riesci a fotografare uno spazio della casa. Quindi, è difficile stabilire se era più bravo un architetto romano o quello greco. In Marocco le case sono fatte di impasti di terra, di fango. In Cina, c'erano le case di terra e le stavano buttando giù con colate di cemento. Sbagliavano tutto! In passato, l'uomo faceva il suo guscio a seconda di quel dato momento. Di recente, ho trovato un appunto di quando ero appena laureato e avevo fatto un giro della Val Padana, con tutti i pioppeti, gli argini, la chiesetta del paese e le città erano trasparenti. E fare una casa si disturba l'armonia del paesaggio e dell'ambiente: bisognerebbe che la casa si alzasse come il sole che tramontasse andando sotto terra, in maniera che sparisse. La casa, per me, deve essere fatta come un ombrello. Lo spazio architettonico esiste in natura: il segreto è scoprirlo, e l'architetto è una persona che prende in mano il filo della ragnatela e lo porta avanti. Se lo spezza, è finita".
 
Costruire perché l'uomo stia bene fisicamente, spiritualmente, sessualmente lo chiamerebbe "logos" o "ethos"?
 
"Non saprei dare un nome; la casa è un guscio, come quello della lumaca, che diventa grosso. Idem, quello della tartaruga".
 
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 30 marzo 2014

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