ULTIMA - 27/5/19 - AIAC VR: INCONTRO FORMATIVO CON STEFANO BIZZOTTO

L’Associazione Italiana Allenatori Calcio sezione di Verona informa che organizza per lunedì 3 giugno 2019, con inizio alle ore 20.30, un interessante serata formativa dal titolo "La comunicazione nel mondo del calcio". L'incontro si terrà presso l’aula 1 del palazzotto Gavagnin (difronte alla sede della società Virtus Vecomp) in via
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INCONTRI VIP'S

22/7/14 - INCONTRI RAVVICINATI: DOTTOR MARIO SCALINI

UNA SPLENDIDA MESSA IN...SIENA!

La città famosa in tutto il mondo per il palio, suddivisa nelle contrade da dove, su ogni balcone, sventola la bandiera del bruco, del drago, dell'oca, del leocorno, della civetta, dell'istrice, del nicchio, della torre, dell'onda o di quest'altro rione. La Siena dalle pietre color bianco e nero, colori stampati anche sulla casacca sportiva dei calciatori, ed ecco che al termine di un leggero saliscendi ti ritrovi in Piazza del Campo, teatro del Palio dell'Assunta, a Ferragosto. E, t'immagini il bagno di folla delle grandi occasioni, la frenetica attesa dei destrieri sudati e sferzati alla corsa, i fantini che montano a pelle i cavalli, che scalpitano, incontrollabili, anche delle buone mezz'ora prima che la pistola del mossiere dia a loro il via. Fino all'ultimo palio – ne ha vinti ben 14! - qui ha legato il proprio nome ai tanti successi "Aceto", al secolo Andrea Degortes, un funambolo sardo della Gallura (è nato ad Olbia il 1° maggio 1943) che ha trovato nella Toscana la sua seconda patria. Ma, anche lui, dopo anni di inseguimento e di fughe lanciate a morte, è tallonato, inseguito dal nuovo "re della piazza del Campo", "Trecciolino", al secolo il toscano Luigi Bruschelli, gloria del posto, essendo nato a Siema il 27 dicembre 1968. 
In via del Capitano, incontriamo il Sovrintendente ai Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Siena e Grosseto, lo storico dell'arte Mario Scalini.

Cosa intende, lei, dottor Scalini, per bellezza nell'arte?
"Mah, il concetto di bellezza è un concetto greco: nasce nel V secolo con Policleto e con Prassitele e, quindi, i termini di bellezze occidentali, se devono essere condivisibili forza visibili, sono gli unici che abbiamo canonizzato. Tant'è vero che il "Doriforo" di Policleto – massimo scultore assieme a Fidia del V secolo avanti Cristo - si chiama "Canone". Partendo da questo presupposto, l'opera che esprime di più a Siena il concetto di bellezza è sicuramente il gruppo marmoreo delle "Tre Grazie", la quale si trova nella "Biblioteca Piccolomini" (quella di Papa Pio II), e in caso abbiamo esposto da poco un bassorilievo all'interno delle Collezioni di Stato perché è curiosamente una "Nike Atena" del I secolo, romana, realizzata nel marmo della Montagnola di Siena da uno scultore di formazione classica, eclettica, come sono quelle ai tempi di Augusto, e che realisticamente, da quello che sappiamo, è stata sempre a Siena perché siamo intorno al 400, e viene dal Prato, cioè dalla zona antistante la chiesa di Sant'Agostino; vale a dire, in corrispondenza di dove sorgeva una volta la cosiddetta Porta all'Arco. Arco, evidentemente, era un arco trionfale romano; cosa di cui fino ad ora non si sapeva. Quindi, gli esemplari classici, anche in questo caso, a Siena danno il concetto di bellezza. Poi, tutto il resto è optional".

La vanitas, invece, dove possiamo riscontrarla?
"La "vanitas" è un concetto anche quello che nel tempo è stato fortemente modificato. Ad ogni buon conto, per esempio, anche "L'Allegoria" del Cattivo Governo, di cui mai si parla, all'interno del Palazzo Pubblico è un'indicazione di vanitas. Qui ci sono rappresentati tutti i vizi capitali e, quindi, di fatto tutto ciò che rende vano l'operato umano". 

Il concetto di morte cruda, dove la si percepisce qui a Siena?
"La morte cruda si vede in tanti posti: per esempio, in larga parte dei monumenti funebri trecenteschi francesi, normalmente nella parte bassa – anche in quelli dei Duchi di Borgogna – ci sono le rappresentazione dei cadaveri in decomposizione dei defunti dei signori d'Orleans. Qua non ci sono perché i senesi hanno un rapporto cattolico con la morte, quindi, il fatto che il corpo umano vada in disfacimento è un avvenimento che non viene sentita come estranea, tant'è vero che all'interno di Santa Maria della Scala lei trova le deposizioni dei morti e nella "Caterina della Notte" c'è un teschio esposto. Perché è il luogo dove appunto si facevano le esequie all'interno dell'ospedale e dove si tenevano le veglie funebri. E, allora, lì come "memento mori!" c'è addirittura un teschio, vero, di ragazza fra l'altro e si vede abbastanza bene che appartiene a una donna, e lì si capisce il rapporto che avevano i senesi con la morte, rapporto molto mediato dalla tradizione cristiana. Basterebbe a Siena il grande numero di testate di bara; che sono molto interessanti, perché non si sono conservate in quasi nessun altro posto, mentre qui noi li chiamiamo "cataletto" (l'attrezzo su cui si sistema la bara e si porta dentro e fuori dalla chiesa) ed era ornato, dalla testa ai piedi, con decorazioni pittoriche, che sono però tutte cristiane, in qualche caso, per esempio, sono anche pietà, con il Cristo già livido. Questo gruppo di cose permette di farci un'idea di che tipo di rapporto avessero i senesi con la morte. Sicuramente, molto migliore di quello "La Crocifissione" di Matthias Grunewald, a Conrad, in Alsazia, cui lei prima accennava fuori intervista". 

La morte come Resurrezione esiste in qualche pala? 
"La morte vista come Resurrezione ce ne sono ovunque, sono infinite: non solo nel Senese. Più che la Resurrezione del Cristo, qui abbonda "L'Assunzione della Vergine"; la Vergine, essendo la protrettrice della città di Siena, è il soggetto prediletto per qualsiasi tipo di rappresentazione. L'Assunzione della Vergine da Grosseto la trova e fino alle terre estreme, a Colle Val D'Elsa, è stata sempre contesa tra fiorentini e senesi perché è il simbolo di Siena ed è la sua protettrice". 

Ne scegliamo una?
"La Maestà del Palazzo Pubblico: è una teofania, cioé è la Vergine presentata che presentata come una regina addirittura con una corona secolare, sta nella sua corte, il cielo. Quindi, più Resurrezione di quella: e (sorriso) governa la città. Una Vergine viva e che governa la città". 

Il trionfo dell'amore, il trionfo della vita?
"A Siena, rispetto a Firenze, va tutto riportato indietro di duecent'anni: il momento d'oro di Siena è l'inizio del Trecento. Quindi, se lei vuole vedere la sessualità, i rapporti laici tra uomo e donna, bisogna che vada all'inizio del Trecento. All'interno del Palazzo Pubblico di San Gimignano, nella Torre del Podestà, lei trova degli affreschi molto belli, nei quali ci sono degli episodi di vita cortese (tra cui anche il bagno, i rapporti, come dire, domestici tra uomo e donna rendono discretamente bene l'idea di questa forte dialettica, con presenza di elementi cortesi). L'amore a Siena è un amore cortese". 

Ma, come amore inteso come maternità, affettività?
"Sa, qui tutto è traslato allora sulla Madonna: nel senso che è evidente che essendo la protettrice della città, essendo una città fortemente cattolica, qualsiasi rappresentazione della Madonna le può dare questo tipo di effetto: dalla Madonna del Simone Martini fino a quelle tarde, se vuole e simboliche di Domenico Beccafumi, del 1500. Non fa assolutamente differenza, tant'è vero che anche da un punto di vista iconografico c'è una persistenza fortissima. C'è una "Madonna del latte", per dire, di Pietro Lorenzetti, che hanno riproposto anche l'estate scorsa all'interno dell'opera del Duomo, ed è un esempio appunto di amore materno, anche piuttosto intenso, ecco. Compatibilmente coll'epoca, è considerato quasi secolare". 

Il trionfo della vita? 
"C'è il Palazzo del Buon Governo; vede, l'arte senese è difficile da capire rispetto a quella fiorentina che in qualche maniera è più corsiva, perché tutto è filtrato o attraverso il contenuto religioso o quello sociale. Per cui, il trionfo della vita lei lo trova nelle donzelle che danzano nel Palazzo del Buon Governo, che hanno per altro abiti chiaramente da nozze, una di damasco, fatta a libellule, e chiaramente non è un abito quotidiano. E, così, dal gentiluomo che va a caccia col falcone fino all'episodio come questo, fino alla "Securitas", che, ignuda, si presenta, e che volteggia sulla città. E, che è figura che aleggia sulla porta dello stesso Palazzo senese, a dare sicurezza a tutta la città". 

I colori di Siena?
"I colori di Siena? Li stiamo studiando. Nel senso che Siena ha oggettivamente dei colori particolari che si vedono nella pittura del Trecento, avendo la più grande Collezione di pittura medioevale del mondo, l'Università di Siena sta studiando con noi quali sono i colori che sono più utilizzati a Siena. Il che spiega anche la qualità straordinaria rispetto a quanto viene prodotta dagli altri luoghi. Ci sarà solamente Lecce e Firenze che potranno in qualche maniera competere. Il fatto originale di Siena è che, trovandosi sulla via franchigena, aveva accesso a una serie di canali commerciali anche dall'Oriente, che, passando prima da qui, portavano le materie prime a chi non si poteva mai pensare". 

Le mura di Siena?
"Siena ha un orgoglio senese: la balzana bianca e nera. Il colore scuro della città, il capo, cioé la parte di sopra bianca, la punta nera, è la balzana. E' lo stemma senese, come a Firenze è il bianco e il rosso, e quello è il colore che i senesi ritengono loro, tant'è vero che nel logo della candidatura di Siena come città "Capitale della cultura europea nel 2019" è il bianco e nero. Colori, il bianco e nero, ricorrono ovunque a livello simbolistico qui a Siena". 

Ma con quali pietre sono state costruite le mura, innalzati i palazzi e le cattedrali di Siena?
"Le cattedrali sono fatti in buona parte con il marmo della Montagnola. Che è dello stesso tipo di quello apuano, con delle venature leggermente più chiare però, e fra i marmi che si trovano nella Montagnola c'è anche il famoso "giallo di Siena", che tutti conoscono, di un color giallo intenso, quasi aranciato, mentre l'altro è grigio, quasi bianco". 

Che cos'è che l'ha colpita in tanti anni di storico dell'arte, anche a livello di ritrovamento nei soccorpi?
"Guardi, io ho scelto di venire a Siena perché di formazione sono medioevista, cioé sono uno che si occupa principalmente di storia medioevale. E, principalmente di oggetti. Per cui, tra tutti gli oggetti che mi è capitato di toccare con una certa emozione qui a Siena ancora il pubblico (è ancora al momento in deposito) non l'ha mai vista, abbiamo una fibula bizantina, sicuramente realizzata a Costantinopoli, d'oro, perle e pietre preziose, ritrovate in uno scavo archeologico da parte dell'Università di Siena, e che è stata utilizzata prbabilmente perché era di un alto prelato se non addirittura dell'imperatore, come oggetto sacro della fondazione della Chiesa. Questo è un oggetto veramente incredibile, perché pensare che è arrivato nella Maremma toscana da Costantinopoli, che è un oggetto talmente sacro di cui non sappiamo un accidente, ma che gli studi ci hanno riportato alla luce in qualche maniera conservato ottimamente, quasi in maniera sostanzialmente perfetta, conservata, ebbene, questo stringe un pò il cuore e fa pensare perché un millennio dopo si riesce a trovare qualcosa che ha di densità, di pregio artistico, di storia e di valenza di fede". 

E a livello di sarcofaghi, di urne di notabili della zona?
"Sarebbe bello! Ma, non li ho trovati io, gli affreschi - che ho trovato splendidi - della cripta del Duomo, che sono protoromanici. Addirittura, sono tra le cose più significative di quel periodo perché si parla di XI secolo ed è un'iconografia sostanzialmente ottoniana, che viene dal Centro Europa e dimostra una diffusione di modelli straordinari, anche di maestranze che si muovono, di una cultura circolare che forse c'era più nel Medioevo di quanto ci sia oggi". 

Un ritrovamento particolare, che l'ha stupita? 
"Sa, il dottor Scalini ne ha viste tante! Bisogna andare indietro nel tempo: quando uno era giovane, allora le sorprese sono tante. Da giovane, la sorpresa più significativa che ho avuto - e forse per chi mi conosce è anche uno dei passaggi più particolari della mia carriera - è quando ho trovato i resti dell'armatura di Giovanni Dalle Bande Nere dentro una cassetta della frutta; questo al Museo Stibbert di Firenze. Avevano salvato in precedenza l'elmo e il petto dell'armatura, io ho trovato una cassetta della frutta con tutti gli altri pezzi, compresi alcuni elementi del falsetto; che era verde. E, immaginate voi che ci sono rimasto abbastanza, perché trovare una cosa di questo genere che si pensava completamente perduta, fa sicuramente piacere". 

E dove l'avete trovato?
"All'interno del Museo Stibbert, a Firenze: io ero vice direttore ormai sotto contratto e ho trovato questa armatura che adesso è stata ricomposta dagli archeologi ed è ben visibile, il falsetto, e, poi, in un'altra cassetta c'erano i resti di un'armatura del Quattrocento che ancora non hanno restaurato. E che maggior fortuna meriterebbe perché le armature del 400 italiano sono le più uniche al mondo".

Che copertina ci consiglia di Siena artistica?
"Siena è come la si presenta: Siena si auto presenta con la "Maestà" di Simone Martini da ormai 700 anni secchi, sì, perché è iniziata nel 1314 e ultimata nel 1318, e, quindi, sono proprio 700 anni. La "Madonna" e il Palazzo Pubblico sono il simbolo di Siena, della bellezza di Siena, è il simbolo del Governo di Siena, il simbolo delle donne senesi. Forse, anche il simbolo del Palio, non so, forse, anche il simbolo di tutto (sorriso)".

Da Siena Andrea Nocini, per www.pianeta-calcio.it, 10 luglio 2014

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