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INCONTRI VIP'S

26/7/14 - INCONTRI RAVVICINATI: DR.SSA ALBA MACRIPÒ e DR DARIO MATTEONI (PISA)

PISA E' BELLEZZA DI-PENDENTE

La città famosa per la Torre pendente e la Piazza dei Miracoli, la Repubblica marinara che imperversava in tutto l'alto Mediterraneo (ma non solo), ci accoglie in un martedì non troppo afoso. Il Palazzo della Sovrintendenza è adagiato in uno dei suoi incantevoli lungarni, il Pacinotti, dove nelle ore del meriggio il fiume intinge le case e i muri che s'affacciano sulla vena d'acqua dei più svariati colori. Ma, è mattina: non possiamo, quindi, goderci quello spettacolo che ha affascinato milioni di persone e che i due nostri stessi intervistati ci decantano e ci consigliano di vedere. Non avvertiamo, se è per quello, ancora la brezza spirare dal mare, accompagnata da quell'odore di salsedine che contraddistingue, inonda, impregna l'atmosfera e l'"àere" delle città di mare (vedi Barcellona, Roma, Napoli, Nizza, altre ancora). Siamo nella città che ha ispirato i pennelli del Pisanello (Antonio Pisano), sede de "La Normale" e della prestigiosa Accademia dei Lincei. Già, la città che ha fatto scoprire la forza di gravità a quel genio di Galileo Galilei: la tradizione vuole che mentre il sacrestano della chiesa fosse tutto intento a spolverare il lampadario del Duomo di Pisa, al padre fondatore della Scienza Moderna, Galilei appunto, balenasse la famosa scoperta che rivoluzionò il mondo: la "legge dell'isocronismo" (dal greco isos=uguale e da khronos=tempo), cioé delle "oscillazioni del tempo"; ovvero: il tempo impiegato dal pendolo per compiere un'oscillazione completa dipende solo dalla lunghezza del filo a cui è attaccata una certa massa. Non solo, ma sempre la storia ricorda che il genio salì sulla cima della Torre di Pisa e lanciò due palle di materiale diverso e constatò che esse arrivarono a terra quasi contemporaneamente. E, concluse che per effetto dell'attrito dell'aria (viscosità), entrambi gli oggetti, in assenza di esso attrito, cadrebbero a terra nel medesimo momento.
 
Cos'è, per lei dottoressa Alba Macripò, la bellezza intesa nell'arte?
"Innanzitutto, è un concetto soggettivo. Nel nostro campo artistico non diamo dei valori di importanza minore o superiore di bellezza, quindi, accettiamo in toto l'importanza del patrimonio storico artistico, lo riconosciamo, lo tuteliamo e lo salvaguardiamo. A Pisa la indirizzerei a svolgere una ricerca sulla città meno conosciuta, su quella che non è sempre riportata nei manuali e nelle guide e che sono più consone a un turismo più di massa. La città può essere letta in varie maniere: ci possono tematiche che cronologiche. C'è tutto un impianto medioevale, oppure con il direttore del Museo qui vicino a me – il dottor Dario Matteoni – potremmo pensare ad una rappresentazione di opere più significanti conservate presso i nostri Musei. Direi che il gioiello pisano, dopo quello della Torre e la Piazza del Duomo, potrebbe essere la Piazza dei Cavalieri, di impostazione cinquecentesca in seguito degli interventi vasariani, e perché il Giorgio vasari venne chiamato qui a Pisa dal Granduca e ridisegna un impianto urbanistico di quella Piazza che prima si chiamava delle Sette Vie. E che diventa, quindi, un teatro ellittico e, quindi, presenta delle architetture di importanza straordinarie sia come prospetti architettonici sia come opere d'arte all'interno. Pertanto, sono diversi gli studi, però, potremo sviluppare ricerche più particolari. Dal punto di vista turistico, la bellezza della città di Pisa la si può cogliere anche navigando sull'Arno, da cui si possono vedere questi palazzi storici che saffacciano, è una grande sensazione a livello emozionale e ti mettono a diretta conoscenza e percezione della città".

Dottor Dario Matteoni, i colori di Pisa?
"La bellezza, ormai nella nostra epoca, un fatto prevalentemente soggettivo e storicizzato. Come è la percezione delle opere d'arte perché di fatto segna una questione anche filosofica: per i grandi filosofi del Novecento, che è Walter Benjamin, nella sostanza oggi qualsiasi concetto di conoscenza rispetto all'arte è soggetto a una valutazione, prima di tutto, di carattere storico. Sappiamo che la percezione come concetto di bellezza muta e si trasforma nel tempo. Oggi sarei per dare una definizione ancora più provocatoria: oggi, forse, la bellezza passa su web. Probabilmente, oggi se dovessimo davvero arrivare davvero a una definizione di bellezza dovremmo fare un'interpellanza per capire cos'è e probabilmente troveremmo anche delle risposte anche molto crude e molto interessanti. Ripeto, a Pisa, è facile individuare luoghi meni noti, poi, ci sono delle eccellenze, vedi San Matteo citando la "Madonna dell'Arte" di Andrea e Mino Pisano, che della natura delle nostre icone è di fatto un esempio. Se vogliamo, per un certo gusto e modo, di avvicinare le opere d'arte".
 
Ed, allora, i colori di Pisa, quali sono?
"Sui colori, bisogna distinguere: c'è il colore del paesaggio, c'è il colore della luce. Qui siamo in terra nota essenzialmente - Pisa, ma anche Livorno – dei Macchiaioli, e la rappresentazione della luce è straordinaria e non a caso lei aspetta le sere di estate e di autunno e vede sull'Arno questi colori cangianti, che nascono dal riflesso del fiume. La città, il suo colore è prevalentemente il marmo: se vogliamo, perché è il marmo della Piazza del Duomo, della Cattedrale, ed è anche il colore dei lungarni, che come dicevo poi si è trasformato, è un colore più legato alla vicenda ottocentesca dei lungarni stessi, con questi ocri, con questi gialli, con questi colori che sono particolarmente affascinanti se si pensa appunto alle sere di primavera o d'estate. L'Arno, il lungarno hanno un fascino di colore, ma anche di odore, di atmosfera: io aggiungerei anche gli odori, non soltanto i colori, delle città. Che sono belli. E, qui l'odore è quello del profumo del mare che arriva in certe sere d'estate o di primavera o d'autunno è una cosa straordinaria, è una sensazione che ti rapisce. Quindi, c'è l'odore anche della salsedine".
 
E che colore ha la pietra che insiste a Pisa?
"Il bianco. Il bianco in natura, poi, naturalmente, come sappiamo, i monumenti che noi vediamo oggi probabilmente in altre epoche avevano anche dei cromatismi che si sono persi. Oggi quello che cogliamo, che hanno colto anche i viaggiatori storicamente a Pisa è questo marmo bianco, con questa sensazione, tra virgolette, di una certa purezza. Però, se dovessi scegliere, io preferirei questi lungarni, con questi colori e con questi tramonti, che sono più romantici".
 
Il tema della morte cruda e della Resurrezione a Pisa, invece?
"Abbiamo il "Campo Santo": è uno dei temi, dei cibi più importanti della storia della pittura medioevale italiana. Il trionfo della morte è forse il capolavoro superiore, attribuito al Bufalmacco (1336-1341): è il primo di una serie di 3 grandi scene che troviamo al Campo Santo, qui a Pisa. Fu commissionato dai frati domenicani e costituisce un "Memento mori" di grande forza: si trova nella "Sala degli Affreschi", ed assistiamo all'incontro dei 10 giovani nel verziere, nell'orto, che si imbattono con tre cadaveri racchiusi in bara. E' un affresco staccato dalla parte e riportato su tela (grandezza: 5,6 metri per 15,0), e poi possiamo ammirare la battaglia tra gli angeli e i demoni, e le due scene cortesi ai lati. Il concetto della morte è poi lregato al "Decamerone" ed è, per me, uno dei capolavori dell'arte italiana in Campo Santo in assoluto. Come Museo della pittura medioevale italiana, eh".

"Campo Santo" inteso come cimitero?
"Campo Santo monumentale, che non è cimitero, anche se vi sono delle sepolture; tra l'altro, è una sorta di chiesa, con lastre marmoree terragne, scolpite, medievali. Poi, sulle pareti ci sono, appunto, - interviene a chiosare la dottoressa Macripò - questi affreschi, che sono stati staccati e revisionati, in questo momento c'è la riproposizione, la ricollocazione di questi affreschi a seguito di restauri. E siamo nel 1400; quindi, è molto complesso nella sua dimensione".
 
E, il trionfo della vita, una rappresentazione che esprime la gioia di vivere, una colorata primavera?
"La maternità, le tante iconografie che abbiamo de "La Madonna con il bambino", che suggella di fatto il trionfo della vita, che è appunto la maternità. Noi abbiamo quella di Adrianino Pisano, ma anche la "Madonna della Spina" nel nostro Museo, ma anche un'opera di Giovanni Pisano, questa "Madonna col Bambino", che è straordinaria. E nel museo sviluppa anche questa iconografia. Il trionfo della vita, in questo senso, è ben visibile a Pisa".
 
Il trionfo dell'amore?
"Abbiamo un'opera, ma in un altro Museo, del primo Novecento, un'opera del milanese Emilio Longoni (1859-1932), che è per l'appunto che è una rappresentazione molto bella, "Egloga", con due pastorelli che sono divisi da un solco del terreno e si guardano estasiati. E' una sorte di amore che in qualche misura si allontana o si avvicina. Un'opera del Novecento, è uno dei capolavori del Divisionismo italiano, gira ormai in tantissime mostre – ce lo chiedono in continuazione e l'abbiamo scoperto noi – ed è un'opera che in qualche misura rimanda a un amore spirituale. Due pastorelli che si guardano con dolcezza infinita, ma non spensierata come dice lei, perché c'è questo grande solco che li divide, questa spaccatura della terra, questo tema simbolista, della lontananza. Però, è sicuramente il tema d'amore sicuramente, un incontro d'amore. Tra l'altro, ha avuto una letteratura quest'opera vicina anche a opere di Giuseppe Pelizza da Volpedo (quello che ha dipinto il "Quarto Stato"), importante come opera del Divisionismo. E fa un salto dal Medioevo ai giorni nostri, piuttosto recenti".
 
E, in ipogeo, cos'è che vi ha particolarmente colpito?
Dottoressa Macripò: "Mah, dal punto di vista di opere nascoste alla vista e magari non solo ipogee come possono essere come possono essere le strutture sottostanti alla chiese, strutture di fondazione, lapidi come nella chiesa di San Pierino. Però, se vogliamo parlare di opere nascoste, che noi diciamo sotto scialbo, e che quindi hanno una tinteggiatura che poi rimuovendo questa tinteggiatura superficiale emerge invece una decorazione, posso citare tra gli ultimi ritrovamenti, posso citare una "Sala" cosidetta delle Vittorie, neoclassica, rinvenuta sotto scialbo, una decorazione sotto scialbo, nel Portone del Palazzo della Carovana, nel Palazzo della Normale. E, quindi, è stata riportata in luce una complessa raffigurazione appunto neoclassica. Nei nostri interventi, o condotti direttamente o solo come sorveglianza delle proprietà private, spesso noi rinveniamo anche nei Palazzi in via di ristrutturazione o di restauro sotto scialbo delle decorazioni paretali; più recenti, ma anche affreschi medioevali e sono occulati a vista e che emergono quando si interviene per ristrutturare un edificio".
 
Entrambi siete storici dell'arte, ma rinvenimenti di tombe, di urne particolari a Pisa?
Dottor Mario Matteoni: "Il nostro lavoro nei Musei è sovente un lavoro di scoperte e mi riallaccio al senso della storia, che spesso rimuove delle opere, che sono le opere che magari sono per anni rimaste nei nostri depositi e che noi li scopriamo e li riportiamo alla luce. Questo succede frequentemente: magari non sono dei capolavori, altre volte sono delle opere straordinarie, ma in qualche misura più che la scoperta dell'archeologo è altra cosa – sonda un terreno, che si è stratificato e che appartiene a epoche molto lontane – nel caso nostro, al di là dell'eventuale scoperta grazie a indagini via commissione od altro, quella che è la scoperta consona più con la nostra professionalità e con le nostre idee è quella di sondare, di volta in volta, le nostre riserve, quello che non è esposto nei nostri musei e portarloa alla luce, e, in qualche misura, ridargli quella dignità di conoscenza che magari aveva avuto in altri tempi passati e in altri allestimenti museali, ma che ora giustamente ritornano. Stiamo allestendo una nuova sala del nostro Museo dove esporremo due polittici fiammenghi, esposti molti anni fa, negli anni Sessanta, poi, riportati nelle nostre riserve e che ora ritorneranno alla luce. Sono opere straordinarie per qualità, per chiaramente interesse per la loro storia e i legami tra la Toscana e il mondo fiammingo. Questa è la nostra scoperta, legata a questo flusso, a questo percorso della storia, al fatto che la storia talvolta rimuove delle opere e che noi li facciamo riemergere dalla storia e riportarle a una conoscenza che oggi è molto richiesta. Ed è dei nei nostri compiti principali – la valorizzazione di queste opere - come istituzione museale".
 
A livello di "Monuments men"?
"Molte opere, molte paretali, scampate alle ferite del Secondo conflitto bellico e ricoverate nelle chiese, sono state rimosse dai luoghi di culto e ricoverate nella nostra Certosa di Calci di Pisa. E, molte sono state ricollocate e catalogate".

Con quale copertina posso inquadrare, zoomare Pisa?
Dottoressa Alba Macripò: "Mah, io direi di presentare l'Arno nelle luci più calde di un settembre o di una primavera: direi che il fascino della città possa essere ancora più bello, più leggiadro, più affascinante con i primi lampioni illuminati, penso che quello sia l'aspetto più bello della città. D'altra parte, lei sa che anche qui c'è questa grande tradizione storica della Luminara e anche quella è un evento storico e folcloristico, ma che presenta davvero la città nella sua bellezza. Quindi, i palazzi storici che s'affacciano sull'Arno sono ottime cornici, la cosa più accogliente della città. Ovviamente l'eccellenza qui in città è rappresentata dalla Piazza dei Miracoli, ma, forse è un'immagine un pò usata".
 
E, per lei, dottor Matteoni, qual è la cover più bella di Pisa?
"Allora, come fossimo in un set cinamatografico: la macchina da presa riprende questo meriggio autunnale o primaverile, lungo l'Arno, incontra due innamorati e poi si sofferma su questa preziosa chiesetta che è di fronte a noi, alla Sovrintendenza qui di lungarno Pacinotti, e che è la Chiesa della Spina: opera eccelsa della scultura trecentesca pisana, di forme neogotiche, poi, gotiche e in seguito rifatta, ma che però in qualche misura riassume questo candore di cui parlavamo prima ed aspettando che la luce la faccia cangiare nelle sue varie sfumature".
 
Infine, dottoressa Macripò, la bellezza nel moderno, dove possiamo ammirarla a Pisa?
"Pisa è conosciuta come città d'arte antica e moderna: nei pressi della stazione ferroviaria, nel centro storico, e nella piazxzetta antistante la stazione, c'è un murale opera del pittore americano Keith Haring (1958-1990) chiamato "Tuttomondo" ed eseguito nel 1989, realizzato durante la sua breve permanenza a Pisa. E' un esempio raro di opera pubblica di Haring conservata in Italia. Di questo sfortunato artista, morto giovane, a soli 32 anni, restano poche testimonianze se non in collezioni private".
 
Da Pisa Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 8 luglio 2014

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