ULTIMA - 21/1/19 - GLI ACCOPPIAMENTI DELLA COPPA DELEGAZIONE DI VERONA

Si è chiuso ieri il 1° turno della Coppa Verona 2018-19 riservata alla formazioni di Terza categoria, denominata “Memorial Gianni Segalla”, che ha visto il passaggio ai quarti di finale delle prime classificate dei 7 gironi, Lessinia, Saval Maddalena, Borgo Trento, Dorial, Gazzolo 2014, Roverchiara, Ausonia Calcio e la migliore seconda classificata
...[leggi]

INCONTRI VIP'S

27/7/14 - INCONTRI RAVVICINATI: DR.SSA MARIA ROSARIA VALAZZI (URBINO)

AH COME TI VALAZZI, URBINO!

Urbino, la città dei duchi di Montefeltro, il logos che ispirò il celeberrimo "L'Aquilone" di un Giovanni Pascoli che da ragazzino studiò presso i padri Scolopi, ti appare sontuosa dopo una lunga serie di tornanti ammantati da una tavolozza fatta di campi di girasoli e di messi di frumento pronti per la mietitura. Mai così gialli, ai primi di luglio, quando incontriamo la dottoressa Maria Rosaria Valazzi, la Sovrintendente ai Beni Artistici e Culturali della cittadella marchigiana tanto cara a Paolo Volponi – quello della "Strada per Roma" - e all'ultimo saggista del nostro Novecento il sen a vita Carlo Bo, per circa mezzo secolo Magnifico Rettore della Libera Università degli Studi urbinate. I duchi – Guidobaldo I e Federico II – intanto, riposano, quasi sonnecchiano in urne di alabastro nero e pietra di travertino all'interno del Mausoleo, disegnato da Donato Bramante e ricavato dentro la chiesa quattrocentesca dei frati capuccini di San Bernardino, quella che si erge a fianco del cimitero. La piazza dei Duchi di Montefeltro è enorme, rinascimentale. Da qualsiasi punto puoi scorgere tutto, puoi anche ammirare tra una casa e un'altra, tra un saliscendi fatto di scalini e feritoie, cornici di impareggiabile bellezza e suggestione concesse dalla natura: sì, quelle che servirono da sfondo, da mirabile quinta scenografica a Raffaello Sanzio ("La Muta"), a Bramante e a Piero della Francesca ("La città ideale"), sì, proprio quello che ritrasse il duca Federico, già, quello col naso adunco e l'occhio lucido, vigile, come il suo amato falcone compagno di tante battute di caccia. Ma, anche Tiziano, Luca Signorelli da Cortona, Federico Barocci e Paolo Uccello ("La profanazione dell'ostia") intinsero in questa terra e in questo spicchio di cielo color cobalto i loro impareggiabili pennelli. Il castello ducale, ingentilito dai suoi due sempiterni "soldatini", come due "cipressetti" carducciani al servizio di questo presidio culturale, di questo balcone rinascimentale delle Marche: i Torricini. Eccoli lassù: svettano alti alti fino quasi a bucare le nuvole, palloncini eterei di zucchero filato, candidi cotton fioc che s'intingono dell'agonia del tramonto - che arrossisce di un pallido ma struggente color lampone - le vecchie e silenti mura. Che sanno tutto, che qui, in queste strade ancora acciottolate hanno visto luccicare splendori e ori, miserie e nobiltà dei Montefeltro, sfilare impettiti cavalieri impavidi e dame in fiore dai vestiti in broccato e immerlettato. Hanno assistito, per quasi due secoli di prosperità e di potenza, allo sfavillìo di giavellotti dalle punte anceolate, in abile palleggio per l'ultimo palio, al rullo dei tamburi, agli squilli di luccicanti trombe, per l'ultimo agone del Cinquecento aureo urbinate. Qui, leggenda ed arte, spirito e desiderio di libertà giocano a rincorrersi tra di loro, come gli ultimi raggi del sole si divertono a far girare la testa ai girasoli, qui la storia si impasta con i sospiri di giovani universitari e tra il leggero brusio di botteghe di orafi, ebanisti, ceramisti, stuccatori e scalpellini.
 E' il vecchio che si sposa con il nuovo, il passato col presente; e lo fa in maniera regale e un pochino superba: come chi dal Palazzo Ducale ti guarda sempre dall'alto verso il basso (e lo ha fatto per quattro lunghi secoli), cercando di dominare quello che non si può dominare.
 
Cosa intende per bellezza?
"Non è molto semplice rispondere a questa domanda. Trovo qualche cosa che è molto legata a Urbino: per me, la bellezza è proporzione, sono legatissima a un concetto rinascimentale – probabilmente anche al di fuori della realtà - della bellezza, ma il ceppo unico, appunto, di bellezza visuale, di bellezza musicale sia nella regola della proporzione. Quindi, la matematica, il numero è la fonte di tutte le bellezze. E' molto riduttivo quello che le dico, ma credo che a Urbino si ha la prova che l'armonia sia determinata da un sistema generale di proporzioni che convivono".
 
In che cosa si esprime la bellezza, a livello di opere d'arte, nella "città dei Duchi"?
"Io sono molto legata a una dimensione quattrocentesca, quindi, sicuramente la Madonna di Sinigaglia di Piero della Francesca realizzata alla fine del suo soggiorno urbinate perché rappresenta la proporzione in tutte le sue manifestazioni. Che è di misura, che è di materiale ed è anche di colore. Esistono termini proporzionali che creano un sistema generale in cui ogni parte è estremamente legata. E, contemporaneamente, non è però soltanto una dimensione intellettuale, ma è anche una dimensione del sentimento".
 
A livello scultoreo, invece, cosa abbiamo?
"Forse, un ritratto di Battista Sforza, che è attribuito a Domenico Rosselli, il grande scultore detto "Il Rossellino", perché, a parte il famosissimo ritratto del Laurana, c'è questa idea di materia che in qualche modo trasfigura, quindi, si avverte questo concetto anche della materia che riesce a diventare plasmabile. Anche perché io sono stata allieva di un grandissimo storico dell'arte, il senese Cesare Brandi, il quale ha sempre riportato l'attenzione sulla materia delle opere d'arte; che è fondamentale".
 
A livello architettonico?
"Posso suggerirle la stessa Urbino: il cortile e il Giardino pensile, prim'ancora dei Torricini. Sabato 12 luglio (ndr) inauguriamo il Giardino Pensile con un progetto di restauro abbastanza importante e anche un restauro del giardino. Quindi, con una ricerca filologica sulle piante di quell'epoca che potevano essere piantate nelle aiuole e, quindi, avremo anche la restituzione generale del Giardino Pensile così come appariva allora".
 
Una sorta di piccolo Orto Botanico palermitano...
"Esatto, un micro, un "ortus conclusus", però, già proiettato verso il futuro, davvero molto bello".
 
A livello di ipogeo, ha scoperto qualcosa che l'ha particolarmente colpita?
"Sono una storica dell'arte. Io sono rimasta fortemente impressionata da alcune cripte: la cripta è una creazione cristiana e carolingia mi pare nella sua prima origine, ed è questa corrispondenza tra il sottosuolo, l'altare, l'abside, la cupola, di questa proporzione, però, con la base della fede, quella più secreta, che è contemplata nel sottosuolo, nella cripta. Ho trovato l'armonia di alcune cripte e ne ho trovato una di molto bella, molto precoce a Pesaro, nella Chiesa del cimitero. Poi, ce ne sono alcune in altri paesi vicini, una ad Osimo, però, questa mi ha colpito in maniera particolare perché c'è tutto un sistema di colonne di reimpiego, quindi, questa necessità di impiegare materiali plastici. Noi, come Sovrintendenza, abbiamo investigato anche sulle sepolture: le sepolture rinascimentali sono il sarcofago, sono aeree. Qui, in Urbino, a Santa Chiara, c'è stato un ritrovamento di corpi dei Della Rovere, di Eleonora Gonzaga, del cardinale Giulio Della Rovere, con gli abiti dell'epoca, la loro grande eleganza: quella è stata una cosa molto importante. Io ho affrontato i temi su urne e sarcofaghi, ma con l'idea del grande onore che veniva dato alle salme, ai corpi di questi signori. Non era tanto la ricchezza degli abiti, ma mi ha colpito il rigore, la sistemazione, la collocazione, la posizione, la cura dei corpi, la quale mi ha trasmesso l'idea di grande dignità".
 
Il tema dell'amore, dove lo si può ammirare?
"Nella Rocca di Gradara: io, di recente, ho tenuto un convegno con l'Università di Urbino e quella di Bologna molto importante, molto interessante, quindi, ho restaurato la Camera di Francesca, quindi, l'amore dantesco".
 
Perché quei versi celebri del Canto V dell'Inferno della "Divina Commedia" fanno accapponare la pelle di tutti?
"Ma, il fascino dei versi danteschi, il fascino della vicenda, in cui si consuma il peccato, che viene riscattato dall'amore sincero. Diciamo che è un mix di desiderio, di qualcosa più grande, il desiderio di qualche cosa del passato, che coinvolge profondamente, di un sentimento profondo della natura umana".
 
Riscattato, trasformato in mito dalla tragedia...
"Certo".
 
E, il tema della morte: dove è rappresentato qui a Urbino o nei dintorni?
"Oso pensare solo al gesto della Maddalena nella Crocifissione di Cristo del Masaccio: è quello. Poi, abbiamo le grandi crocifissioni, questo senso dei crocifissi trecenteschi, la grande Crocifissione dell'Oratorio di San Giovanni: quella è emozionante, soprattutto, nei corpi anche dei ladroni, quindi, il senso della morte e della trageda lo registro qui. E' un grande affresco, del 1420, che occupa 4 metri per 6. Comunque, ricopre la parete, lo sfondo di un oratorio".

I colori di Urbino?
"Il bianco-grigio mattone, pietra mattone color atmosfera; che non è sempre così piena di sole come oggi, eh, ma, è fatta di benefit molto grigi, e con le nuvole molto affascinanti. Mi piace quest'aspetto anche di vento: è più segreto, più intimo, talvolta anche più cupo, ma mi piace molto la dimensione invernale".

Certo, esistono anche in pittura i noti grigi di Mario Sironi. La pietra, dove veniva estratta, qual era la sua provenienza?
"La pietra veniva estratta da cave qua vicino, locali: in larga parte, la pietra, il travertino di Piobbico, dove campeggia il bellissimo Csatello di Brancaleone, la pietra rosa dell'acedana........".
 
L'orribilmente bello?
"L'estasi mi dà l'idea dell'horror, quindi, dico nella meraviglia totale l'Estasi della Mdaonna di Barocci, l'Assunzione del Barocci: è meravigliosa, ma anche qualcosa di estremamente cupo".
 
La bellezza moderna in Urbino?
"Su questo argomento, io che amo i thriller, l'horror, non ho assolutamente nulla da dirle. Forse, posso citarle uno scrittore moderno, il Volponi, con "La strada per Roma" uno dei suoi più celebri romanzi. A fine ottobre lo ricordermo anche qui a Urbino, a Palazzo Ducale".
 
Non è mai caduta nella sindrome di Stendhal?
"Ho abitato a Parigi per qualche anno. E' stata da cibo, semmai, per certi cibi transalpini che ho gustato, ma, non ho mai subito una sindrome da Stendhal perché folgorata da opere d'arte".
 
La copertina di Urbino?
"Una visione della natura dalle finestre del Giardino Pensile del Palazzo Ducale. C'è il Giardino, con queste finestre che si aprono sulla natura. Qui, sono riassunte architettura, natura, passato, presente e futuro".
 
Da Urbino, Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 7 luglio 2014

Visualizzato(1301)- Commenti(8) - Scrivi un Commento