ULTIMA - 24/5/19 - FABIO BRUTTI (CALDIERO): "LA ROSA NON SARA' STRAVOLTA"

Per il giovane direttore generale del Calcio Caldiero Terme, l'ex portiere Fabio Brutti, al suo 7° anno consecutivo nel direttivo team giallo-verde termale, la società del presidente Filippo Berti è in continua crescita di gioco e risultati: "Sono contentissimo" ci confida Brutti "di come abbiamo giocato quest'anno, facendo
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INCONTRI VIP'S

2/8/14 - INCONTRI RAVVICINATI: LE DOTTORESSE DI PERUGIA

TANTI...BACI PERUGINI

Perugia non è solo la città dei famosi baci di cioccolato "Perugina": è la cittadella fondata dagli Etruschi, intorno al VI secolo Avanti Cristo, la città di uno dei casi di cronaca nera più seguiti dai Media mondiali degli ultimi anni: quello del "Delitto di Meredith Kercher", la giovane studentessa inglese trovata morta, con la gola squarciata, il 1° novembre 2007. E' la città dove nel cuore del suo centro storico troneggia, zampilla gocce di arte e di storia la Fontana Maggiore, opera di Antonio e Giovanni Pisano. Con riprodotti in una sorta di quadretti-formelle tutti i mesi dell'anno, i principali raccolti, un monumento fatto in marmo di Perugia, pietra d'Assisi e in bronzo. A Perugia hanno lavorato il Beato Angelico, Piero della Francesca, Pietro Vannucci, qui Giulio III, benedicente (opera in bronzo di Vincenzo Danti del 1555), sembra quasi annunciare la presenza della solenne e meravigliosa Cattedrale di San Lorenzo. Di fronte alla chiesa, scintilla in tutta la sua magnificenza, in tutto il suo lucore, il Palazzo gotico (1293-1443) dei Priori, con il grifone, simbolo della città, e il leone, scolpiti in marmo, che ornano il portale duecentesco. Perugia è la città della Libera Università degli stranieri, la prima che ha aperto le sue porte a ragazzi provenienti da tutto il mondo. Perugia sede anche dell'"Umbria Jazz"; che si si tiene ogni anno a luglio nella centralissima Piazza IV Novembre. Ma, è anche la città del "bacio etrusco", quello risalente a 300 anni prima di Cristo: immortalato su un'urna ritrovata nella necropoli di Otricoli, nel Ternano, e con raffigurato il bacio tra il marito e la moglie. Ed è la città, Perugia, delle lacrime – di color nero - dell'addio, davanti alle porte dell'Eden, dell'aldilà, che solcano le gote dei due fidanzati, un'immagine riprodotta in rilievo e ben visibile nell'urna cineraria etrusca ritrovata in provincia di Perugia, esattamente nel paese di Strozzacapponi. Simbolo, questa icona, di un amore che non si è consumato, non è finito solo sulla terra, ma che accompagnerà anche i due amanti nell'altra vita, nel "postmortem", per sempre. Quindi, simbolo di un amore eterno, interminabile, destinato a non perire neanche nella notte dei tempi. Abbiamo raccolto la competenti testimonianze di tre esperte d'arte: la dottoressa Tiziana Biganti (funzionario storico dell'arte della Sovrintendenza per i Beni storico-artistici ed antropologici dell'Umbria e curatrice del Patrimonio storico-artistico della cosiddetta diocesi di Perugia e Città della Pieve, comprendente vari Comuni dell'Umbria), la dottoressa Luana Cenciaioli (funzionario archeologo, presso la Sovrintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria, Direttore della Necropoli etrusca del Palazzone, Curatrice settore Perugia e romano del Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria, con sede in Perugia) e la dottoressa Maria Laura Manca (funzionario archeologo SBAU, Competente per territorio del Comune di Assisi e Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Spoleto).
 
Dottoressa Biganti, che cosa intende per bellezza nell'arte?
"Per me, bellezza è un concetto che ha tante valenze, sicuramente, si lega a cos'è il bello, e, quindi, suscita delle emozioni legate al senso di armonia, perfezione. Coinvolge e dà delle soddisfazioni, che possono essere il piacere o il senso della completezza della soddisfazione morale o spirituale. E' una bella definizione di quello che ci crea piacere".
 
Quand'è che ha provato, per la prima volta, una sensazione di piacere della bellezza?
"Qui a Perugia, la sindrome di Stendhal non credo che si avverta così forte come nella "Galleria degli Uffizi" a Firenze, qui il patrimonio è ben dstribuito, per cui si può fruire senza accusare "turbative" d'animo. Qui a Perugia c'è un luogo magico, perché la bellezza è un fatto individuale, soggettivo, ed è il "Collegio del Cambio": un luogo che è l'antico Collegio dei cambiatori, dei banchieri, dei cambiavalute, che è ancora oggi rimasto come è stato realizzato nell'anno 1500. Decorato dal Perugino, con arredi straordinari dal punto di vista artistico e pitturico, che di arredi lignei. Quindi, entrando in quel piccolo – perché poi sono 3 piccoli locali, uno dentro l'altro – ci si ritrova in questa sensazione di piacere, di armonia, di luogo dove si può può rimanere piacevolmente a lungo, guardandosi intorno, vivendo un'atmosfera piena, di piena soddisfazione".
 
Il trionfo della morte e il trionfo della vita, dove possiamo ammirarli qui, a Perugia?
"Mah, in tutti i luoghi religiosi c'è questo senso, questa dualità che caratterizza l'esistenza dell'uomo".
 
Ci suggerisce qualche opera a riguardo?
"Per la morte, i crocifissi, soprattutto quelli legati alla religiosità francescana, i quali ci presentano un Cristo dolorante non più un Cristo trionfante dell'epoca bizantina, ma che veramente hanno fatto scendere Cristo e la sua sofferenza tra noi: è una sofferenza, quella di Cristo, umana. Come anche dalle numerose e straordinarie Natività si respira il senso della vita: qui c'è un bellissimo Museo, la Galleria Nazionale dell'Umbria, che conserva tanti esempi di questi due momenti cruciali della religiosità, ma che scandiscono la vita dell'uomo".

L'amore, l'affettività?
"La Maternità, Madonne col Bambino trionfano: qui, c'è una grossa tradizione di scultura lignea due-trecentesca che ci presenta davvero dei momenti eccelsi. Nello steso Museo ci sono sia dipinti su tavole sia sculture, soprattutto di Duccio di Boninsegna troviamo una bellissima Maternità, in cui il Bambino gioca con questo velo della Madonna con una scioltezza, con una semplicità, con un'umiltà che è davvero toccante. Nello stesso tempo, l'atteggiamento serio, quasi consapevole della Vergine, ci fa poi capire come il futuro del Bambino sia già predestinato al momento della nascita. Quindi, si può cogliere questo rapporto tra madre e figlia, che è assolutamente spontaneo e disincantato".
 
Il trionfo della vita?
"E' senz'altro, la Fontana Maggiore. Troneggia in piazza della Fontana, è un'opera straordinaria, di servizio perché è una fontana nata anche per erogare acqua potabile al centro della città. Ma, è anche la "summa" della società medioevale; che era vitalissima, piena di attività, e l'acqua lì sta proprio a significare la vita. Con l'acqua si può manifestare la vita di una citta', dal lavoro nei campi, dal lavoro degli artigiani, delle arti, dei commercianti, con i segni zodiacali che determinano i raccolti dell'agricoltura, a seconda dei periodi della stagione, quindi, la presenza della natura. Ci sono anche i rappresentanti delle istituzioni, i notabili, insomma, questa acqua che riesce a far muovere la vita e a far muovere l'economia, il sociale e la voglia di fare e di vivere. Nella parte apicale, chi sorregge la fonte, proprio in prossimità dell'uscita dello spruzzo d'acqua, ci sono le 3 virtù: che possono essere le 3 virtù cardinali, le 3 Grazie, le 3 portatrici d'acqua, sulle quali si vuole identificare la natura stessa della donna, la quale in fondo è maternità, grazia e vita".
 
Chi è, chi ha realizzato la Fontana Maggiore?
"Sono Antonio e Giovanni Pisano, molto famosi, che la realizzarono nel 1277-78, quindi, è davvero un'opera cardine per il Comune, intesa come manifestazione di grande portata politica-economica di questa istituzione, che ormai si è formata. Sappiamo che il Comune si basava non tanto sulla nobiltà di schiatta, ma sulla capacità economica dei grandi imprenditori. Però, in quel momento, si registra il cambiamento della politica – che passa dalle mani della nobiltà a quella degli imprenditori, dei borghesi – è veramente cruciale per capire poi lo sviluppo sia del Medioevo che del Rinascimento (siamo all'inizio del Rinascimento). E la fontana sta a dimostrare proprio questo: un bene che si consuma a portata di tutti, l'acqua, e la volontà di toccare un pò tutti, diventa un'enciclopedia di offerta a tutti. E queste due grandi vasche, con formelle e personaggi rappresentano un'enciclopedia per il popol, dove chiunque può vedere, apprendere ed imparare (ci sono le favole di Esopo, per esempio, quindi, un aspetto di insegnamento morale, scientifico ed anche una manifestazione politica)". Aspetti che toccano più che il religioso, la politica, il civile e la moralità".
 
I colori di Perugia?
"Sono legati a questa che è una città di pietra: raramente si trovano facciate intonacate, quindi, c'è questo grigio che viene però mitigato, colorato dai filari di pietra rosa d'Assisi. Ci sono questi colori che si enfatizzano all'alba e al tramonto perché sono i momenti in cui la natura concorre con la sua spettacolarità e la sua forza".
 
La copertina di Perugia?
"Qualche particolare del Collegio del Cambio, che sono celeberrimi. Ma, presi anche nei particolari, per esempio, delle famose grottesche, questo elemento decorativo che viene ripreso nel Rinascimento e soprattutto dagli artisti locali quali il Perugino e il Pinturicchio, grandi protagonisti del Rinascimento, questi elementi così fantasiosi come i girali o animali, configurine, così popolato. E' una sorta di elogio della fantasia figurativa: e questo mi piacerebbe perché riporterebbe Perugia come luogo di grande sviluppo, di consapevolezza, di estetica, di etica, nel periodo tra il Medioevo e il Rinascimento, e sia quest'impegno civile di vivere in mezzo alla bellezza, come dice lei".
 
La modernità a Perugia: dove la riscontriamo?
"Bè, c'è un Centro Direzionale fatto dal Durozzi intorno ai primi anni 80, però, devo dire che tutto quello c'è di moderno si inserisce male in questo contesto. C'è, invece, un'opera, secondo me, che è inserita benissimo, ed è "Il grande nero", di Alberto Burri, inserito nei soterranei della cosiddetta Rocca Paolina (voluta da Paolo III, del 1540-43), dotata di scale mobili. Dove c'è questo percorso meccanizzato, che ha unito, in effetti, l'esigenze moderne di veloce percorrenza all'interno della città".
 
Scale mobili, quali quelle per salire fino a Spoleto antica?
"Sì, ma queste sono sottorranee e lungo le rocce che avevano inglobato una parte della città medioevale, quelle in superfice. La Rocca Paolina era stata abbattuta con l'Unità d'Italia, però, questi sottorranei, dove ancora si legge il tessuto della città medioevale, sono stati poi utilizzati per un percorso meccanizzato. E, devo dire che in quell'ambiente c'è quest'unione, soprattutto esaltata dalla presenza di questa scultura cinetica, realizzata nel 1980, che si chiama il "Grande Nero R.P." (dove l'acronimo R.P. Sta per le iniziali di Rocca Paolina), alta sei metri. Che in queste vòlte, così ampie, si inserisce davvero bene in un contesto monumentale cinquecentesco della Rocca Paolina. Creamdo un contrasto temporale ed architettonico, ma, non plastico: le vòlte della Rocca si vanno perfettamente ad armonizzare con le curve della scultura di Burri, tutte proiettate verso l'alto. E, tra l'altro, c'è un meccanismo che ci fa capire come il tempo circolare scorra ancora infinitamente in quel luogo".
 
L'orribilmente brutto?
"E' difficile, ma mi viene in mente "Il Giudizio Universale", "L'Inferno" ad Orvieto di Luca Signorelli, con quei mostri colorati di viola, di rosso, di colori violenti, ed anche con i corpi così robusti ai quali non si può sfugge; e quella cappella bella del Duomo, con rappresentazione sconvolgente dei diavoli che carpiscono queste anime dannate in maniera inesorabile".
 
E, passiamo ora alla dottoressa Maria Laura Manca.
Dottoressa Manca, la bellezza, cos'è per lei?
"Per me è un insieme di cose, non è una cosa fine a se stessa. Come una persona può essere valida dal punto di vista professionale, ma non lo è dal punto divista umano; per me, non è una bella persona; e per esserlo deve coniare queste due caratteristiche, qualità".
 
Lei è archeologa: quale ritrovamento l'ha emozionata, colpita, commossa?
"Mi ha emozionato di recente durante lo scavo di una "domus" ad Assisi, ed iniziando a scavare emergevano alla luce 4-5 tesserine di mosaico. "Continuiamo, continuiamo ancora!", ho pregato io gli operatori in quanto in altri siti eravamo arrivati a una piccola superfice di 20-30 cm quadrati. E continuando, abbiamo trovato una stanza intera di 4x5, completamente intera. Bè, quel ritrovamento mi ha emozionato, perché tesserina per tesserina ho rivisto il lavoro degli antichi e poi non pensavo che fosse completo tutto il pavimento ed integro".
 
Cosa rappresentavano quei tasselli?
"Una pavimentazione a mosaico a carattere geometrico, piuttosto ricca perché loro non avevano il copia e incolla ma era stato fatto tutto a mano, e calata in quel lavoro. E, la stessa emozione l'ho provata quando in questa stessa stanza abbiamo trovato cinque figurine femminili, dipinte, ammantate, e pensavamo che sotto la terra non ci fosse più niente oltre il pavimento. E' stata una delle varie emozioni provate, una scoperta, che poi diventa un pò figlio tuo".
 
Dentro i sarcofaghi o sopra le urne cinerarie?
"Bè, a Colfiorito, stavamo scavando per i lavori della stanza 77 ed abbiamo trovato - – e qui si avverte, si coglie il rispetto per il defunto - molti materiali, molti corredi come quello di un carro funebre, due carri (uno a quattro ruote ed uno a due), naturalmente con i resti del defunto. Quello più particolare, però, è stato sempre rinvenuto a Colfiorito dentro a una tomba a circolo – la chiamiamo la "Tomba degli Sposi" -, con ormai due scheletri del VI secolo avanti Cristo, due scheletri che si tengono per mano".
 
Ma, qual è quello che l'ha più colpita?
"La tomba che noi chiamiamo de "La Principessa", in questa necropoli, non etrusca ma umbra, del VI Secolo, quindi, di età arcaica, sempre a Colfiorito. C'era questa figura di defunto donna, e mi è piaciuta per il corredo che ha: ha dei cantaroi, dei vasi in bronzo molto rari, con due anse non in ceramica ma in bronzo, rarissama. Una tomba a fossa, a terra. Poi, spille particolari, vasi di collana in ambra, ed una retina d'oro per i capelli. Da cui, l'abbiamo chiamata "La tomba 46", o "La tomba della Principessa". Ha pettorali, con dischi in bronzo a decorare il petto della donna, di un rango sicuramente piuttosto elevato".
 
La differenza di censo dei defunti si scopre nelle tombe e nel loro corredo...
"Certo, ma la povertà è data anche dall'evoluzione temporale. Poi, si vedeva dalla presenza di oggetti ed arredi – come ha detto lei – più o meno preziosi. La coppetta, quella la mettevano sempre, c'è solo quella; altre volte abbiamo pettini in materiale di volta in volta in bronzo, argento, in osso. Abbiamo trovato orecchini d'argento o a perla, a Trevi di Perugia, di età longobarda, e degli spilloni, una necropoli semplice di pietra rossa, del VII-VIII dopo Cristo, longobarda. Scavavamo e trovavamo piccole ciotole, di "gens" molto semplici, appartenenti a questa necropoli. E, poi, altri scavi ci hanno restituito collane di ambra, in pasta vitrea, o fatte di giada, e questi due spilloni in argento che fissavano i capelli e degli orecchini bellissimi con perla, in argento. Queste "gens" avevano un capo, che invece, era di un rango piuttosto elevato".
 
C'era un Fidia delle urne cinerarie, delle necropoli etrusche, umbre o longobarde?
"Nella tomba dei Cutu c'è la decorazione scultorea nel coperchio dove si vede il defunto etrusco Arnt, in cui i passaggi dei piani sono molto molto morbidi rispetto alla civiltà etrusca, che qualche volta ha qualcosa di più duro (io sono una romanista e la parte di etruscologia la lascio ai più competenti di me; però, quello che colpisce è questo passaggio di piani molto molto morbido, di sapore proprio plastico, quasi classico)".
 
Quali sono i temi prevalenti nelle sculture delle urne cinerarie o nei sarcofaghi?
"Ad Assisi, dove sono conservate circa 150 steli funerarie, e dove insiste come simbologia il destino, l'uccellino, o una rosa a sei petali, una palmetta, i quali dimostrano il passaggio all'aldilà perché l'acqua che purifica è rappresentata dal destino, il volo degli uccelli indica il passaggio all'aldilà e la rosa è un elemento iconografico che ritorna ed è molto presente nell'età augustea, con tanta plasticità nella rappresentazione. Poi, passiamo ai temi mitologici, che vengono rappresentati in quelle etrusche (il "Sacrificio di Ifigenia", i "Sette contro Tebe", di carattere mitologico proprio classico)".
 
Sculture in movimento o fisse nelle urne cinerarie anche in questi suoi ritrovamenti?
"Questi miei ritrovamenti lasciano spazio più a una fissità, non abbiamo molto movimento, tutto è piuttosto fisso. Un'urna carina che abbiamo ad Assisi, frontalmente c'è la decorazione di un letto funebre, dove c'è reclinato il defunto ed accanto in piedi c'è la moglie - perché nell'urna ci sono due incavi, quindi, doveva essere per la coppia – e la donna tiene per mano un bambino. Un'ultima cosa che ho organizzato a Spoleto, come Direttrice del Museo, è la Mostra dei Piccoli Principi e gli Scettri del Re: materiali del VII secolo, in cui abbiamo trovato tanto materiale di bambini, quindi, pettorali addirittura che sono dei dischi di corazza per bambini di 3 anni, poi, lo status simbolo di una famiglia di guerrieri, e tra il materiale abbiamo trovato un sonaglio, di bronzo, con dentro dei sassolini, che serviva proprio per trastullare e far divertire i bambini".
 
I colori dei suoi ritrovamenti?
"Il rosso pompeiano, nella "domus" che ho trovato: sono dei colori molto forti, che noi chiameremmo un pò chic, ma, quando io parlo alle persone che vengono a visitarla la "domus", perché la casa era di stile pompeiana, con lo zoccolo sotto con tanto di fregi narrativi, ma, tutta la parete mediana (la base inferiore si chiama zoccolo e può anche lei avere figure) era rossa, rosso pompeiano, rossa cinabro, rosso fatto col mercurio come ci racconta Plinio, rosso fortissimo; accompagnato dal color giallo, giallo ocra, o giallo ancora più forte, poi, dall'azzurro, un verde azzurro. Sono colori molto ricorrenti a Roma in età a cavallo tra il I avanti e il I dopo Cristo: colori molto intensi, molto vivi, che possiamo riscontrare anche a Pompei. Questi i colori nei siti romani, umbri, ad Assisi, umbri a Colfiorito e longobardi che abbiamo trovato a Trevi, e questi ultimi, umbri, a Spoleto, in cui il materiale rinvenuto ci fa capire come questa civiltà del VII secolo di Spoleto abbia degli esempi molto importanti da confrontare con l'Etruria meridionale e con le Marche. E, questo tipo di civiltà andava dal Tirreno dall'Adriatico. Questa è proprio una scoperta recente: data dal ritrovamento di queste tombe a circolo".
 
Trionfo della morte, della vita, l'amore, dove in apogeo dell'Umbria?
"Come trionfo dell'amore, io vi parlo dell'iconografia "pinax" realizzata nella "domus romana", in cui c'è la scena degli sposi: lei è vestita ancora da sposa, col vestito nuziale romano. Un rapporto, una sorta, per dirla alla Ugo Foscolo, di "corrispondenza di amorosi sensi", in cui lui tiene la mano sopra il capo di lei proprio per proteggerla: questo è un intonaco dipinto ritrovato ad Assisi, dentro una casa "domus" romana, un "pinax", un quadretto con gli sposi. In un primo tempo, si pensava che le 4-5 dite che si ad occhio nudo si vedono affiorare sul capo della sposa fossero i diademi, le punte di una corona".
 
Il trionfo della vita, dei colori?
"C'è dappertutto: nelle domus romane risalta ovunque, perché lì loro abitavano, era una necropoli; quindi, è il trionfo della vita, dei marmi, della bellezza, l'"opus sectile" ("l'opera tagliata") che abbiamo nella casa cosiddetta di Properzio, con marmi bellissimi, di vari colori, l'africano, pavonazzetto, giallo antico, bigio venato, porta santa. La "domus" era proprio il trionfo della vita. Un "criptoportico" (portico coperto a volta) doveva originalmente corcondare uno spazio aperto centrale adibito a giardino. Poi, i mosaici e questa "opus sectile" (letteralmente: "opera tagliata"), che era una specie di mosaico con mattonelle più grandi, 15x15, 20x20, non tessere piccole, e il pavimento lo rispecchia questo tipo d'arredamento. Per non parlare dei "viridarium" (letteralmente "nicchie"), decorati con delicati tralci verdi, piccoli fiorellini rossi su cui si poggiano uccellini da varia foggia e dai colori diversi".
 
E, il trionfo della morte?
"Bè, nelle tombe. Mi ha colpito una tomba, vicino a Colfiorito, in località Casette di Cupigliolo, a Foligno di Perugia: abbiamo rinvenuto una tomba con 23 bambini defunti, in posizione multipla - dove sono stati anche rimessi così - di età neo-litica, con una punta di freccia, materiale non tornito, ma lavorato a mano. Questa sorta di fossa comune – con soltanto le ossa, senza indumenti, arredi od altro - mi ha particolarmente colpito!"
 Morti, forse, per epidemia o per infanticidio; una sorta di "strage di piccoli innocenti"?
 "Sì, più probabile, ritengo, a causa di un'epidemia".
 
Cosa ci possono insegnare questi sarcofagi, queste urne?
"Io ho davanti agli occhi la "pinax" dei due morti con le mani, l'una congiunta all'altra, quindi, questa unione che supera la morte, e, consapevoli del trapasso, vedi i loro corredi, andavano al di là della morte perché secondo loro la vita continuava (giustificato anche dall'abbondante materiale disposto all'interno della loro tomba). Si tenevano per mano ed avevano anche un anellino al dito, ed era una coppia di sposi: chi li ha deposti in quel modo ci ha voluto far capire che la vita continua anche al di là, e siamo nel 550 avanti Cristo!"
 
Esiste una morte per tradimento, avvelenamento?
"No, noi abbiamo trovato defunti anche in posizioni multiple, ma in quel caso parliamo di sovrapposizioni: a Trevi abbiamo trovato una fossa, dove nella parte Sud c'erano delle ossa messe lì così, e poi il defunto. Hanno fatto una specie di doppia deposizione, spostando anche gli altri defunti morti prima – una nonna, il padre, uno zio - in maniera irregolare, per mettere il nuovo. Questo, insomma, non era tanto usuale, ma non li hanno messi vicini e hanno dovuto creare spazio".
 
Si è consumata una sorta di "discriminazione funeraria"...
"Sì, sì, hanno dato più importanza per i loro contemporanei, per i morti chiamiamoli più freschi, più recenti, non avendo magari più tombe, ed allora avranno adoperato la stessa tomba. Però, quello l'hanno messo da una parte, l'altro in un'altra, proprio come facciamo oggi noi quando nella nostra tomba di famiglia non abbiamo più posto".
 
Probabile che il figlio o il nipote avesse migliorato il proprio censo, o no?
"Sì, sì. Non hanno dato, comunque, ai più, chiamiamoli così, "vecchi" morti lo stesso rispetto, la stessa dignità, lo stesso onore per il defunto adagiato per ultimo".
 
Con quale icona riassumerebbe il nostro colloquio?
"Con tante cose: io metterei il pinax con la scena degli sposi vivi; la rappresentazione di loro vivi, perché è molt molto bella, e che troviamo nella "Domus romana del Lararium" in Assisi, la "Domus" con stanza creata per le funzioni religiose per il culto dei Lari, Mani e Penati".
 
Gli odori, le piante, i fiori di Spoleto, Assisi, Spello?
"Spello è città dei fiori, dove troviamo il giallo delle ginestre e poi troviamo le infiorate per il Corpus Domini, durante il cui periodo riempiono la città di tappeti fioriti ed è uno spettacolo meraviglioso. Però, non vive solo per la festa di giugno, ma, hanno la gara dei balconi fioriti di Spello, e così da aprile fino ad ottobre. Ad Assisi lo stesso, con i gerani rossi o rosa, cuaratissimi, ma, li troviamo anche a Spello".
 
I colori di Assisi?
"Il rosso, gli inonaci dipinti sono tutti rossi, il colore ocra tipica della terra e l'azzurrite, colori tutti naturali".
 
Il gioiello ritrovato che l'ha più colpita?
"A Nocera Umbra, abbiamo trovato dei materiali bellissimi di éra longobarda. Bè, la retina d'oro sul capo a Colfiorito, gli spilloni e gli orecchini d'argento a perla".
 
Non c'era il corallo?
"No, c'era l'ametista, la giada, l'ambra, la pasta vitrea".
 
Con la dottoressa Luana Cenciaioli (Funzionario archeologo, presso la Sovrintendenza per i Beni Archeologici dell'Umbria, direttore dell'Ipèogeo dei Volumni, la Necropoli etrusca del Palazzone, e Curatrice della parte romana del Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria, con sede in Perugia; allieva del prof. Torelli)

Cos'è la bellezza nell'arte?
"La bellezza nell'arte è un concetto un pò astratto. Uno dice: è bello un'opera d'arte perché è una bellissima scultura che rappresenta una divinità oppure rappresenta un oggetto, un'immagine, un qualcosa di estetica. Ma, è bello anche ciò che esso rappresenta, senza essere bello esteticamente. Per cui, credo che l'archeologia – che significa occuparsi di materiali e di materia - sia da questo punto di vista, possa esprimere il concetto di bellezza più attraverso la materia che non dal punto di vista estetico. Non è il bello nel bello per se stesso dal punto di vista estetico, ma una cosa è bella per ciò che rappresenta e in base all'interesse che esercita".
 
Quand'è che si è emozionata davanti a un ritrovamento?
"Il ritrovamento che mi ha emozionato di più è essere riuscita a ricomporre l'iscrizione di un monumento funerario con dei frammenti epigrafici che stavano collocati in posti diversi. Erano molti anni che cercavo l'iscrizione di 'sto monumento e finalmente sono riuscita, ricomponendo per bene tutti quanti i pezzi. Siamo in epoca romana, ad Otricoli di Terni, in un grosso Mausoleo, una grossa città romana di circa 36 ettari, con teatro, anfiteatro, mounmenti. E lì aveva un'iscrizione che non riuscivamo più a trovare perché era stato oggetto di spoglio nel Medioevo".
 
Cosa riportava questa iscrizione funebre?
"Semplicemente il nome, il cognome, l'appartenenza: "Tania Veltsnei (famiglia gentilizia) Lartalisa (il padre) Armnia (la madre) Luesnas (cognome del marito)". Pezzi che erano depositati, piegati in altri e diversi posti: uno in una chiesetta, l'altro presso un portale. Questo ritrovamento mi ha emozionata dal punto di vista scientifico".
 
Dall'altro punto di vista invece?
"Mi emoziona ancora al solo pensiero è il ritrovamento di un'urna cineraria etrusca in travertino, che sono tipico della produzione perugina. Abbiamo recuperato queste urne in seguito a un lavoro fatto con i Carabinieri. Ma, la cosa che più mi ha colpito è che sul coperchio di una di queste c'erano marito e moglie – con iscrizione femminile, quindi, era lei che era morta – che si baciano. E sono messi non proprio accanto come solitamente capita di trovare nelle tombe etrusche, ma proprio si abbracciano e si baciano con le labbra vicine le une alle altre. E sono ancora rimasti i segni del rossetto, e delle lacrime di color nero; ed abbiamo deciso di chiamarla l'"Urna del bacio perugino"".
 
E come sono queste urne perugine?
"Sono colorate ed è rimasto il colore del rosso delle labbra e il color nero delle lacrime".
 
I colori di Perugia, di Assisi e di Volumni?
"I colori di Perugia, attraverso le urne cinerarie, non sono in bianco e nero come si potrebbe pensare dalla nostra tradizione romantica ottocentesca, gli etrusci e i romani fanno prodotti che sono a colori".
 
I colori prevalenti?
 "I colori delle urne etrusche sono il rosso e il viola, il colore di Perugia è di un giallo caldo, quello del travertino, delle mura di Perugia, conservate quasi completamente etrusche per circa 3 chilometri".
 
Gli odori, i fiori di Perugia, di Assisi, di Volumni?
"Le ginestre abbondano, quindi, il giallo, come il sole; per Assisi, invece, il rosa visto che quasi tutti i monumenti archeologici sono stati realizzati con la pietra rosa di Assisi. Il travertino ce l'abbiamo qui a Perugia, in alcune cave, in località Santa Sabina, a 4-5 km da Perugia".
 
Il trionfo della morte e della vita nelle urne, dove li troviamo?
"La morte la troviamo nel monumento più famoso e più importante dell'architettura funeraria etrusca: l'ipogeo dei Volumni".

Si può sapere come si svolgeva un funerale?
"Il funerale si svolgeva un pò come si celebrano i funerali in Oriente: il defunto viene avvolto in un telo, in un lenzuolo, e viene adagiato poi, nei casi dei più ricchi, in letti, che possono essere o di bronzo oppure possono essere in legno. Viene fatta una processione guidata da un sacerdote con al seguito tutti i parenti. Poi, viene messo all'interno della tomba; se invece viene cremato, bruciato sulla pira. Poi, vengono raccolte le ossa e vengono raccolte in un sacchetto, fagottini di stoffa e messe all'interno dell'urna. Emozionante anche il ritrovamento di questi fagottini".
 
C'era un Fidia delle urne, dei sarcofagi un maestro scalpellino?
"La produzione delle urne viene fatta, come oggi, all'interno della bottega, la quale aveva il suo maestro, il suo scultore, il suo artista. Che poteva essere più o meno bravo: quindi, in grado di modellare figure ed ornamenti più belli o più brutti a seconda della sua bravura e professionalità. Le più belle che abbiamo rinvenuto a Perugia sono quelle dell'ipogeo dei Volumni – stessa bottega della tomba dei Cai Cutu – ed altre di recente rinvenimento. La famiglia si recava nella bottega di questi maestri artigiani e, a seconda del censo, si faceva realizzare il disegno desiderato e poi metteva anche la firma sotto, sul coperchio, e dopo. Sono stato in guerra, allora, voglio un'urna con su delle scene belliche".
 
La più originale, la più anomala?
"Ne abbiamo trovate alcune con su il simbolo – il grifo – di Perugia, che lotta contro gli arimaspi(guerrieri leggendari provenienti dagli Urali e con un occhio solo), trovate in una tomba a Perugia, aperta nel 2013".
 
Ci può parlare della necropoli dei Volumni?
"E' una necropoli, di circa 200 tombe, oltre al detto ipogeo, del contado perugino. E' una necropoli della periferia, quindi, e siamo 3-400 anni avanti Cristo, gli abitanti erano etruschi, che coltivano i terreni dei più abbienti e si stabiliscono verso il Tevere. Poi, ci sono altre grandi necropoli, una molto interessante a Strozzacapponi, nel Perugino, molto interessante perché era la necropoli di colore che cavano i blocchi di travertino, visto che lì ci sono le cave di questa pietra. Un totale di circa 200 tombe tra il 1800 e il 1900, ogni tomba ha 4 urne, quindi, 800 abitanti. Tra questi, ci sono le urne semplicissime, immaginiamo dei lavoratori il travertino, ed altre molto belle e colorate, che sono quelle dei proprietari terrieri".
 
Non c'è un'urna fatta di tanti colori e col tema della resurrezione, dell'aldilà anche pagano?
"Sì, che c'é: c'è un'urnetta molto bella e colorata, in cui marito e moglie si salutano davanti alla porta dell'Aden, dell'aldilà, ed ambedue piangono, con lacrime proprio dipinte di nero, che scendono. E' il primo esempio di lacrime nell'antichità; va bene, dopo, nel Medioevo, ce ne sono tante, ma io mi riferisco all'archeologia dell'Impero romano".
 
Se lei dovesse suggerirci la copertina dei beni archeologici umbri descrittici?
"Se vogliamo, possiamo mettere l'Arco etrusco, che è il maggior arco delle mura di Perugia, il più imponente, e che rappresenta la forza della città. Se, invece, vogliamo rappresentare l'ipogeo, bè, io metterei una di queste urne".
 
Scegliamone una!
"Senz'altro, quella dei due fidanzati che si salutano in lacrime davanti alla porta dell'Aden. E' bella per quello che rappresenta, non dal punto di vista artistico. Ce ne sono altre urne fatte da artisti veramente meravigliosi. Nomi di sommi artisti, no, non ce l'abbiamo, nella parte romana nè in quella umbra".
 
La famiglia dei Cai Cutu?
"Era una famiglia importante, anche se di origine servile, perché ha un nome che assomiglia, "Kai", al "De" nostro, ma, che aveva al suo interno 50 urne molto belle. L'altra famiglia dei Cacni, che abbiamo trovato recentemente, meglio sequestrato recentemente dai Caribinieri, con urna modellata e che esce come un alto rilievo piuttosto che un basso rilievo: c'è uno scultore, che è stato bravissimo. Quello con le urne rappresenta l'addio, la commozione, questo invece della famiglia principesca dei Cacni (che hanno favorito la romanizzazione combattendo i Galli) la tecnica, il movimento, l'alto rilievo, e la differenza la fanno gli artisti che hanno lavorato le urne".
 
Il trionfo della vita, dove?
"I sarcofaghi etruschi sono lisci e hanno una tazza liscia in pietra; dentro ci sono solitamente i defunti".
 
Mai trovati avvinghiati, tenuti per mano, in coppia?
"No, io ne ho sempre trovati da soli: uno sì, ma era il caso di un sarcofago riutilizzato, ma, non fa alla domanda sua. Invece, per il trionfo della vita, per gli etruschi esiste una bella urnetta con una grande anfora rappresentata: un'anfora vinaria, per il vino, per dargli il senso della vita. Oppure, in età romana, ci sono varie raffigurazioni mitologica, la vite segno di vita, con i vari tralci, gli amorini. Ah, bé, ci sono anche nelle teche di specchio con Amore e Psiche. Dentro le tombe spesso viene trovato un gioco che loro fanno durante i banchetti non funebri ma consumati in vita; si chiama cottavos, ed è un'asta con dei dischi, loro seduti nei loro lettini, prendono una coppa dove versono il vino su questi piattelli e li fanno cadere. Il gioco consiste nel fare cadere questi piattelli, e chi più ne fa cadere vince, cosa?, molto probabilmente i favori, i piaceri della cortigiana di quel momento. E' un gioco molto diffuso in tutta Italia, ma che è molto rappresentato qui a Perugia, in quasi tutte le tombe di un certo periodo".
 
Cosa ci insegnano le urne etrusche?
"In primis, la dignità del morto e della famiglia; e dei riti che venivano celebrati. Il corredo, i gioielli stessi, l'amore che si immagina che ci mettessero nelle processioni funebri".
 
Dei gioielli, cos'è che l'ha più colpito?
"I monili d'oro senz'altro, l'orecchino d'oro trovato nella necropoli di Santa Caterina Vecchia, di cui uno a Perugia e l'altro al "British Museum" di Londra. Un orecchino con una testa di donna e con dei pendagli che scendono. Poi, ci sono vari gioielli d'oro con ametiste incastonate, brillanti, quelli no, il corallo, sì, quello c'era".
 
Perugia, Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 9 luglio 2014

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