ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

6/8/14 - INCONTRI RAVVICINATI: CARDINAL PIETRO PAROLIN

SPENDI UN...PAROLIN PER ME!

Sono in pochissimi a sapere che l'attuale Segretario di Stato di Sua Santità Papa Francesco, il cardinale Pietro Parolìn, ha giocato a calcio in seminario in difesa. Nato a Schiavon, nel Vicentino, il 17 gennaio 1955, nominato arcivescovo da Papa Benedetto XVI il 17 agosto 2009, creato cardinale il 22 febbraio 2014 da Papa Giorgio Bergoglio, monsignor Parolìn, giovanissimo, ha prestato la propria opera presso le nunziature di Nigeria (dal 1986 al 1989) e Messico (dal 1989 al 1992), favorendo, nel Paese latinoamericano, il riconsolidamento delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Ha ricoperto lo stesso ruolo ed ha esercitato lo stesso incarico in Venezuela, si è occupato, in veste di nunzio apostolico, delle relazioni tra la Santa Sede e i Paesi asiatici, in testa, il Vietnam e la Cina, recandosi due volte – tra il 2005 e il 2007 – a Pechino. Il 31 agosto 2013 Papa Francesco lo nomina Segretario di Stato e succede così al cardinale torinese Tarcisio Bertone.
 
E' il più giovane Segretario di Stato dai tempi di Eugenio Pacelli (futuro Papa Pio XII), il quale Pacelli assunse la carica nel 1930, a un solo mese dal compimento del 54mo anno; non solo, ma Sua Eminenza Pietro Parolin è il secondo Segretario di Stato di origini venete dopo il cardinale Giambattista Rubini, veneziano (1642-1707), in carica dal 1689 al 1691. Attualmente Parolìn è il più giovane cardinale italiano vivente: il più giovane dei porporati, oggi come oggi, è Baselios Isaac Cleemis Thottunkal, nato in India il 15 giugno 1959; precede, in questa speciale classifica, il filippino Luis Antonio Tagle, nato a Manila il 21 giugno 1957.
 
Eminenza, ha mai praticato sport da ragazzino?
"Ecco, leggevo proprio quest'oggi, una lettera che mi ha mandato un mio ex prefetto che oggi è parroco della diuocesi di Vicenza, "ricordo" dice in questa lettera "il ragazzo Pietro che non era molto atletico, però, si distingueva negli studi" e giù un bel sorriso da parte del porporato. Quindi, lo sport non mi ha mai attirato in modo particolare: l'ho sempre praticato anche perché in seminario, appunto, era obbligatorio praticare lo sport, giocare il calcio, ma, sempre senza particolari glorie".
 
In che ruolo ha giocato a calcio, anche se poco?
"Huu, di solito, giocavo in difesa, sì, sì, sì".
 
In un'ipotetica Nazionale dei pontefici, in che posizione del campo vedrebbe esprimersi meglio Sua Santità Papa Francesco?
"Mamma mia! Credo che lo farei giocare come attaccante: mi pare che lui abbia tutte le caratteristiche per segnare gol, e, quindi, lo vedo bene in questo ruolo. E' un uomo di grande propositività, ecco, che veramente sta dando uno scossone alla Chiesa. Quindi, ipoteticamente in una squadra di calcio lo vedrei in prima linea. Poi, ultimamente, c'è stata tutta la questione della partita ai Mondiali di Brasile tra la Germania e l'Argentina, quindi, i ruoli, la simpatica rivalità dei due Papi, eccetera; però, io lo vedrei come attaccante".
 
L'ha seguito il Mondiale brasiliano, Eminenza?
"Ho visto qualche spezzone di partita. Il giorno della finale ero in Messico e, quindi, avevamo delle attività per cui non potevo seguire, vedere la partita".
 
C'è un giocatore che a giugno 2014, in Brasile, le è piaciuto?
"Ah, no, non mi chieda suggerimenti".
 
Ha una "fede" calcistica, tifa per qualche squadra?
"Una fede? In che senso?".
 
Ha una simpatia, segue anche se in maniera larvale una squadra? Lei è nato a Schiavon, magari il Vicenza, il club più rappresentativo della provincia dove lei è nato?
 
"Ah bé, un tempo era il Vicenza; adesso credo che il Vicenza non brilli come una volta. All'epoca degli allori, sì, seguivo il Lanerossi-Vicenza: allora, sì, che eravamo una grande bella squadra. Poi, mi ricordo in seminario, soprattutto, l'antagonismo contro i veronesi, la gente, gli amici che erano qui, di queste parrocchie della diocesi, che apparteneva alla provincia di Verona. Allora, c'era molto molto molto tifo per le rispettive squadre, sia per il Vicenza che per il Verona".
 
In serie A, in quella fine degli anni Settanta scalpitava il "Real Vicenza" di mister Giovanni Battista Fabbri, dei vari Paolo Rossi, Faloppa, Filippi, Galli, Carrera, Lelj...
"Eh, però, lei li ricorda molto meglio di me!"
 
Si parla tanto, a livello di Conferenza Episcopale Italiana, di ripresa e di rivalorizzazione degli oratori: può essere il calcio una sorta di "Ut unum sint" tra ragazzi di etnie e confessioni diverse?
"Io credo di sì. Io credo davvero che il calcio contenga una valenza educativa, che deve essere approfittata, ecco, e messa a disposizione per la crescita integrale dei ragazzi, dei giovani. Anche recentemente il Papa in più occasioni ha sottolineato i valori che sono insiti nello sport sia per quanto riguarda la formazione personale, come affrontare la vita, come affrontarla insieme, no, perché è importante anche questo. Quindi, come aderire veramente ai valori autentici della vita, in questo campo, per esempio, con questo spirito di sacrificio perché lo sport comporta sempre un certo allenamento, una certa disciplina, no, ecco. Parole, queste, che oggi non si sentono molto più parlare, non circolano molto nei nostri ambienti; quindi, può essere davvero uno strumento educativo formidabile. Come lo è sempre stato e come lo hanno sempre utilizzato anche i grandi educatori nella Chiesa".
 
Perché non organizzare, Eminenza, una partita all'insegna della pace, dell'amicizia, della distensione tra la Palestina e il popolo ebraico?
"Ah, sarebbe l'ideale! Anche se esistono già esperienze di israeliani e di palestinesi che vivono insieme, ecco, che insieme lavorano, insieme operano per la pace. Però, se questo potesse realizzarsi, sarebbe certamente un sogno da coltivare".
 
Un saluto particolare al cardinale Achille Silvestrini, Vostro docente alla Scuola Diplomatica della Santa Sede?
"Lo saluto con l'affetto di sempre e lo ringrazio per tutto il bene che mi ha voluto e per la fiducia che ha posto in me. Il Signore lo benedica!"
 
Che ricordo ha del porporato quando era in cattedra?
"Lui ha un grande senso della paternità, che ha manifestato, appunto, anche con Villa Nazaret. Io ho potuto, oltre che essere un diplomatico di prima, veramente, di prima qualità, perché credo che davvero aveva una visione anche dei rapporti della Chiesa con il mondo, che era veramente di un valore immenso".
 
Ma, è vero, Eminenza, che è finita una certa Chiesa "convenzionale", e ci troviamo di fronte a una Chiesa, grazie a Papa Francesco, molto più vicina agli ultimi della terra ed alle loro istanze?
"Bè, ogni Papa porta nella Chiesa il suo stile, la sua personalità, e ogni Papa si sforza – e questo lo crediamo per Fede – di far sì che la Chiesa sia fedele al Signore. Ecco, certamente, in questa epoca, in questa situazione storica, Papa Francesco è veramente un grande regalo di Dio per scuotere la Chiesa, per renderla più vicina alle persone e per renderla più missionaria".
 
Tornando a noi uomini: possiamo dire che il rigore più clamorosamente mancato, o peggio non voluto calciare apposta è il rifiuto di amare e di invocare la pace nel mondo?
"Sì, sì, questo è proprio il più grande sbaglio che si possa fare: dobbiamo credere, nonostante tutto, ecco, e dobbiamo credere non soltanto perché c'è buona volontà da parte degli uomini, ma soprattutto perché c'è lo spirito di Dio che ci guida. Quindi, il nostro impegno deve essere soprattutto quello di aprirci allo spirito di Dio che è spirito di pace e di riconciliazione".
 
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 2 agosto 2014

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