ULTIMA - 21/2/19 - 1^ EDIZIONE DELLA VIAREGGIO WOMEN'S CUP, ECCO LE 8 SQUADRE

Bologna, Fiorentina, Florentia, Genoa, Inter, Juventus, Sassuolo e Spezia sono le otto formazioni femminili che dal 18 al 26 marzo prossimo daranno vita alla prima edizione della Viareggio Women’s Cup, organizzata dal Cgc Viareggio: la manifestazione, come il torneo maschile, è riservata alle formazioni Primavera. Il torneo femminile sarà articolato in due
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INCONTRI VIP'S

1/9/14 - INCONTRI RAVVICINATI: PAOLO BERTOLUCCI

"BRACCIO D'ORO" BERTOLUCCI

Nato a Forte dei Mermi, in Lucchesia il 3 di agosto 1951, Paolo Bertolucci è stato uno dei maggiori talenti nel doppio espressi dal tennis italiano assieme a Orlando Sirola e a Nicola Pietrangeli. Soprannominato "braccio d'oro" dal più grande – ed ora decano – commentatore americano dello sport della racchetta, Bud Collins, per il suo tocco e il suo talento tennistico, Bertolucci fu iniziato a questa disciplina dal padre. Il suo nome è legato, assieme a quella di Adriano Panatta (allora 4° migliore al mondo), Corrado Barazzuti e Tonino Zugarelli, alla conquista da parte dei "quattro moschettieri azzurri" della prestigiosa Coppa Davis, nell'autunno 1976, a Santiago del Cile. E, in quell'occasione Bertolucci indossò una maglietta color rosso per protestare contro la dittatura imposta da Augusto Pinochet ed iniziata dal 1973, dopo il suicidio (con la mitraglietta donatagli da Fidel Castro) di Salvador Alliende nel palazzo della Moneda, oramai vicino alla cattura dei militari golpisti. Nel 1997 è stato capitano di Davis, nel 1998 condusse l'Italia fino alla finale persa 4-1 contro la Svezia.
 Oggi – e precisamente da 12 anni a 'sta parte - è un brillante telecronista Sky di tennis.
 
Cos'è per lei la bellezza?
"Per me, la bellezza può significare un perfetto gesto sportivo, atletico; ma, è sempre un concetto molto soggettivo".

Le piace l'arte?
"Sì, e sono per gli artisti contemporanei. In questo campo, condivido la stessa passione cdella mia compagna, esperta di pittura".
 
Ha mai giocato, o almeno provato, a giocare a calcio?
"Da ragazzino e come ala destra. No, non sono un mancino di piede e destro di braccio, come lei vuole chiedermi, ma, mi schieravano a sinistra ed allora partivo da quella fascia per poi accentrarmi. Tifo per il Milan e ho alcuni amici importanti rosso e neri, ma il calcio non mi piace più. E' scaduto di valori, troppo businness, preferisco rimanere nel mio mondo. Dove, sì, anche qui scorrono fiumi di soldi, ma gli atleti mi sembrano più vaccinati daisterismi o cadute di stile iscenati dai colleghi calciatori".
 
Non avesse fatto il tennista, cosa le sarebbe piaciuto fare nella vita?
"Il chirurgo, in modo da salvare tante persone, o il commissario di Polizia, per stanare i cattivi".
 
Quand'è che le è venuta la pelle d'oca da atleta e nella vita?
"Bè, nello sport la volta che vincemmo la Coppa Davis a Santiago del Cile, anche perché erano giusto 76 anni che l'Italia aspettava quel momento. A Santiago, si respirava un clima di terrore, di autentica dittatura, di soppressione dei valori e delle libertà umane. Nella vita la pelle d'oca mi è venuta quando è nata mia figlia, 100 di equitazione, non una tennista".
 
E' vero che l'uomo – e la donna – faticano a rinunciare alla bellezza e alla vanità?
"Verissimo, basta guardarsi attorno, o vedere la televisione".
 
Il dolore più grande provato?
"La scomparsa di mio padre. E' stato lui ad iniziarmi al tennis".
 
Era superstizioso quando giocava?
"Alla pari degli altri: gli stessi indumenti, messi nello stesso armadietto, ripetizione di una certa ritualità, ma, mai schiavo o dipendenre da riti o liturgia ossessive od ossessionanti".
 
Che aggettivo si dà da tennista, e chi era Adriano Panatta?
"Adriano era, all'epoca del trionfo nella Coppa davis, il 4° più forte giocatore al mondo. Era la classe e la personalità nel tennis, io, invece, credo di essere stato la leggerezza; non mentale, eh!"
 
Ci può segnalare un tennista di cui sentiremo parlarne a lungo?
"Gianluigi Quinzi, un giovane 1996 molto interessante, veneto di Cittadella di Padova, già nazionale di sci e di pallamano".
 
Momento d'oro, quest'anno, per la racchetta femminile azzurra...
"Eh, sì, la Coppa Davis vinta dalle nostre ragazze evidenzia il periodo magico delle nostre atlete e la concretizzazione più bella, più felice di un certo ciclo di lavoro".
 
Lei e Dio...?
"Credo che esista qualcosa di importante lassù, Dio cioé voglio dire. Esiste, ma, non sono un praticante, uno di quelli che frequentano molto, eh".
 
Si reputa un vincente o un "pareggiante" nel bilancio finora si può tracciare circa la sua vita?
"Mi considero uno che ha avuto la possibilità di svolgere quello che sognava fin da piccolo di fare: il tennis. E di portarlo avanti ancora adesso, nell'attuale professione di commentatore Sky".
 
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 29 agosto 2014

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