ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

10/9/14 - INCONTRI RAVVICINATI: KURT LAURENZ METZLER (SCULTORE)

GLI IRONICAMENTE "NEVROTICI" DI METZLER

Scopriamo le opere di Kurt Laurenz Metzler, nato a Balgach San Gallo, nella Svizzera tedesca nel 1941, quasi per caso, durante un week end trascorso quest'estate nel Senese, all'inizio della Maremma, passando per Iesa, minuscola frazione di Monticiano, nei pressi della Riserva naturale Tocchi, area situata tra il torrente Farma e il fiume Merse. Statue alte, che svettano in un parco, cubi, rombi, quadrati, rettangoli, di vari colori, saldati l'uno con l'altro e che, di primo acchito, rievocano il cubismo di Pablo Picasso. Ci informiamo in paese, e ci dicono che in quella macchia di verde, di alberi, di lecci e di sugheri, e che confinano con gli impianti sportivi iesotti, risiede lo scultore Metzler, sua moglie e i suoi due figli maschi. La tenuta ospita una cinquantina di "ominidi" realizzati con materiali diversi ("la fusione, il montaggio, l'assemblamento – ci svela il figlio Lorenzo – non vengono delegati alle fonderie artistiche o ad altre persone, ma li assesta lui, mio padre, fiamma o martello in mano, salendo sulla scala, lavorando con le proprie mani. E, questo, a differenza di tutti gli altri artisti scultori!"), dal bronzo alla plastica, dal legno al ferro, che sembrano accoglierti con quell'ironia che il maestro riesce ad imprimere, a trasmettere nei suoi famosi "Nevrotici". A farci da anfitrione è il gentilissimo Lorenzo, "anima bella e sensibile", cui non manca di certo la vena artistica. Il maestro non c'è, ed, allora, grazie anche al prezioso aiuto del figlio, che fa da interprete, lo raggiungiamo al telefono nella sua dimora una decina di giorni successivi alla nostra "scoperta" postferragostana.
 
Maestro, cosa intende per bellezza?
"E' quando qualche cosa è interessante".
 
Qual è l'opera che l'ha emozionata di più, l'ha fatto più felice?
"Quando ho esposto i miei "nevrotici" in Australia, a Milano, in una grande mostra, a Singapore – dove ho realizzato una scultura alta 9 metri - e in Australia".
 
Il tema della morte nelle sue opere, dove possiamo riscontrarlo, coglierlo?
"Io farò tra poco una grande mostra con un artista, il cui tema è la morte. Io, invece, tratterò il tema della vita, con tanta luce".
 
Come realizzerebbe il tema della morte?
"Io fino adesso non ho mai tenuto vicino a me la morte, ho sempre voluto tenerla lontano, dall'altra parte. La morte? Mah, è difficile raffigurarla, è molto difficile. Come tanti artisti, anch'io ho un'ispirazione della morte, della vita e della morte. La morte dà la mano alla vita, cioé sono in una forza di scambio: quando interviene la morte, la vita lascia il suo posto, come se fosse una continuazione. La rappresenterei con il nero, ed anche con il grigio".
 
Mentre il trionfo della vita?
"Col colore: rosso e giallo. Bianco anche. La vita la rappresenterei con il movimento e come si interagisce con il prossimo".
 
Quindi, parliamo del mare?
"No, il mare è più rivolto verso la bellezza".
 
Il cielo stellato?
"Anche questo fa parte della bellezza, ma è difficile dire cosa sia bello e cosa sia brutto in questo caso: è sempre soggettivo".
 
Il brutto, che cos'è per lei?
"Il brutto è qualcosa che non si può".
 
Il colore preferito?
"E' difficile perché va a momenti, a fasi: talvolta mi piace il rosso, talvolta il nero, anche se per me il nero, come ho detto prima, è associato alla morte".
 
L'amore, il trionfo dell'amore?
"E' una delle cose più importanti della vita. L'amore è talmente poliedrico, e, quindi, esiste, per me, sia nei confronti dell'essere umano che della natura?"
 
Di entrambi.
"Per quanto riguarda il genere umano, allora io scelgo un abbraccio, un incontro, per quanto riguarda la natura, è lavorare con diversi materiali, facendo ritratti della natura".
 
Come si definisce: artista fantastico, surrealista?
"Un artista pop surrealista fantastico".
 
Ha mai conosciuto il massimo esponente della pop art, Andy Warhol? Che ricordo ha?
"Sì, era a una festa alla Factory, a New York, e lui era una prima donna".
 
Quali altri personaggi importanti ha conosciuto?
"Zucchero Fornaciari: il famoso cantautore deve parte della sua carriera a un'esibizione che fece in Svizzera, tanti anni fa, da un amico in comune. Lo aiutò molto a far da trampolino di lancio per la sua carriera non solo a livello nazionale, ma anche internazionale quel suo show. Tanti anni dopo, quando nel 2010 ci incontrammo in occasione del Teatro del Silenzio, presente anche la grande stella di Andrea Bocelli, Zucchero si ricordò in maniera molto cordiale di quell'incontro avvenuto in Svizzera tanti, tanti anni prima. A livello di colleghi artisti, invece, grande è l'amicizia con lo scultore americano Hans Van De Bovenkamp, col pittore francese Jean Leyris, poi, c'è stata una grande amicizia con un altro pittore e scultore surrealista svizzero, Hans Ruedi Giger (artista svizzero nato nel 1940, morto a maggio 2014, con cui farò, a breve, una mostra)".
 
Andrea Bocelli, cos'ha detto quando ha visto le sue opere?
"Essendo cieco, Boccelli, per lui è una cosa difficile".
 
Ma, le avrà toccate, sfiorate, palpate...
"Quello sicuramente sì. Quando venne alla mostra da noi allestita ad Assisi, nel 2009, le toccò una volta e lui immediatamente disse che queste sculture gli ispiravano musica e si adattavano perfettamente alla sua musica, e che avevano un rilievo molto classico e allo stesso tempo molto pop, molto moderno. Per lui, rientravano perfettamente nella sua visione e nel tema del suo spettacolo a "Il teatro del silenzio". E ad Assisi è nata la collaborazione di Bocelli con me".
 
Si sente più appagato, realizzato come pittore o come scultore?
"Sicuramente come scultore".
 
Per lei, cos'è la vita?
"Questa è una domanda difficilissima, sulla quale pochissimi sono in grado di rispondere. Però, per me, la vita è un inizio e una fine, e quello che succede nel mezzo, nel durante la vita, è un problema del singolo; sta al singolo vedere di poter realizzarsi, affermarsi in questa vita che può dare tante gioie e tanti dispiaceri".
 
Se lei crede in Dio, la Risurrezione come la scolpirebbe o la dipingerebbe?
"Sarebbe un tema su cui bisognerebbe riflettere tantissimo; nell'ipotesi in cui esista un Dio, io non sarei in grado di dire se ce n'è uno o meno. Ce ne fosse uno, sarebbe la figura centrale in tutto".
 
Ricorrerebbe a sfondi apocalittici?
"Sarebbe un'opera senza grossi sfarzi, una rappresentazione, certo, gioiosa, ma molto essenziale, senza tanti sfronzoli, senza tanti banchetti, fiori o fuochi di artificio".
 
La carità, la misericordia, la pace: come la realizzerebbe in scultura?
"La carità è un tema che difficilmente affronto; piuttosto affronto temi più controversi del sociale. Nel nevrotico non c'è carità, ma c'è compassione, nemmeno divertita compassione, ironia, quella sì, però. Non carità, ma compassione ironica. Voglio dare un'idea non di pietà, ma i miei "ominidi" devono dare a chi li guarda un'idea di qualcuno che si deve mettere a riflettere sulla propria vita, ed è questo lo scopo, il messaggio che devono trasmettere i miei Nevrotici. Per la pace, invece, è una rappresentazione estetica con tanta luce".
 
I suoi idoli artistici: Leonardo da Vinci, Michelangelo?
"Alberto Giacometti".
 
Già, gli uomini in bronzo, magri e sottili, dello scultore surrealista svizzero Giacometti (1901-1966)...
"Giacometti ha pensato la stessa cosa come me: solo che Giacometti ha avuto lo stesso pensiero, io invece l'ho fatto diversamente, in una chiave più moderna. Dico sempre a chi mi intervista: "Io ho vestito Giacometti!". Giacometti fa delle figure molto scarne, molto sottili per far risaltare, in questo caso, la miseria umana, io l'ho messa in una chiave moderna, ma, di gioia. Quindi, ho vestito le figure di Giacometti".
 
Possiamo dire, allora, che lei, maestro, ha rivestito gli uomini e le donne sottili di Alberto Giacometti di una nevrosi ironica?
"Perfetto!"
 
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 1° settembre 2014

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