ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

29/10/14 - INCONTRI RAVVICINATI: DR.SSA LUCIA PINI (MILANO)

LA MILANO CHE PROFUMA DI...PINI

Nel cuore della moda, a Milano, in via Gesù, una traversa della conosciutissima via Monte Napoleone, sorge il Museo Bagatti Valsecchi. Ci arriviamo verso le prime ore del pomeriggio di un giorno di fine ottobre, quasi alla vigilia dell'Expo 2015; che si terrà proprio qui, a Milano, l'anno prossimo. E' una donna, la Curatrice della galleria mewneghina, la dottoressa Lucia Pini, storica dell'arte, la quale ama definirsi "anima ottocentista". E' lei ad accoglierci, con la sua collaboratrice Ilaria Nasisi, e a sostenere la mezzoretta di colloquio con noi.
 
Dottoressa Pini, cosa significa per lei bellezza, e in quale opera si esprime meglio nel Milanese?
"La bellezza è qualcosa che ci aiuta a vivere; per quanto mi riguarda, è qualcosa che appartiene alla sfera dell'assoluto ma, al tempo stesso, deve entrare nella nostra vita quotidiana; e ci deve aiutare a vivere meglio.
 Se mi chiede in che cosa, nella mia città, si esprime meglio, non vorrei rischiare di sembrare campanilista, ma, c'è nel Museo di cui io sono Conservatore ed alla quale io sono molto legata. E, che per me incarna questa idea di bellezza che aiuta, che aiuta nell'esistenza di tutti i giorni. Ed è la Santa Giustina di Giovanni Bellini (1432-1516), cioé è l'immagine di una giovane martire, che Giovanni Bellini dipinge a figura intera, come se fosse una statua antica, con una solennità molto quieta, molto assorta. E questa Santa sembra completamente indifferente al pugnale che le è piantato nel petto. Ha lo sguardo abbassato, il volto è sereno, è bellissima, e si staglia contro il cielo. Un cielo meraviglioso, come quelli bellissimi che sa dipingere Giovanni Bellini; che trascolora da un blu molto intenso fino a un giallo dorato, molto luminoso. E, questa Santa, che ha una qualità pittorica straordinaria, come dire, pittoricamente è un capolavoro, ha questa incredibile serenità. Per cui, vola alto, trasmette questa idea di volare alto, di sapere stare sopra le cose misere, sopra le cose piccine. Ed, applicata alla bellezza, ci salva".
 
L'amore, dov'è meglio raffigurato in apogeo, a Milano?
"So che è molto scontato, ma l'anima di ottocentista mi fa dare questa risposta: se penso a un dipinto, mi viene in mente "Il bacio" di Francesco Hayez (Venezia 1791-Milano 1882) su Milano. Ed è un dipinto che ha due facce forti, molto presenti, una più evidente dell'altra. E' un dipinto che ha una carica di sensualità molto forte, Hayez era un uomo che viveva molto forte quresta dimensione, basti pensare anche banalmente ai suoi disegni di tema erotico, era un uomo che amava le donne, e questo si avverte in maniera molto forte in quel dipinto. Dove vediamo un bacio, che è un bacio pieno di passione: basti vedere come i due amanti si toccano, come lui, come dire, solleva la gamba quasi per sorreggere il corpo di lei. Ma, al tempo stesso, però, è un dipinto, che, esposto a Milano nel 1859, per il pubblico del tempo ha un significato patriottico molto forte. E mi piace quest'incrociarsi di due amori diversi: da un lato, un amore che appartiene alla sfera intima, privata, dall'altro, un amore per la propria terra. Che non è in senso campanilistico né in senso di esclusione nei confronti di chi vieme da fuori – ci mancherebbe! -, ma è l'amore per un luogo dove si hanno le radici, per i suoi valori, per la sua cultura. E mi sembra che questo dipinto incarni molto bene queste due dimensioni: un dipinto che fu un simbolo per gli uomini del Risorgimento".
 
La morte, nella sua crudezza, dove affiora a Milano, in quale opera?
"A "San Bernardino alle ossa", le cui origini sono del XIII secolo, a Milano; con queste decorazioni fatte, con quest'idea della chiesa che è anche in qualche modo catacomba, che è anche luogo di esposizione di ossa, di quelle parti che ci ricordano che siamo mortali, che siamo transitori, "pulvis et umbra sumus", ecco, che tocchi con mano. E' bene ricordarselo perché la morte è davvero l'unica certezza che abbiamo; tutto sommato, il fatto di avere una certezza significa già qualcosa, e davvero è l'unica sulla quale possiamo contare. Lo sappiamo fin da quando apriamo gli occhi su questo mondo ed entrare in quella chiesa è qualcosa che ce lo ricorda, mentre la vita di oggi è una rimozione continua di questo tema. Come se fossimo immortali, come se potessimo fermare il tempo, come se potessimo rimanere sempre giovani, con gli esiti grotteschi che tutti abbiamo sotto gli occhi. Quindi, vederla, visitarla questa chiesa a Milano, in maniera molto molto evidente, non è male. Anche in maniera cruda non è male; ma bisogna ricordarci che siamo materia, che si consuma, che deperisce; questo ci fa bene, è una bella lezione di umiltà".
 
Un'opera sull'Aldilà?
"Io non sono credente, quindi, non credo che ci sia un'aldilà, ma mi va bene così".
 
Un'Arca di Noè, un Giudizio Universale, una Resurrezione?
"Guardi, è una dimensione, ripeto, che non mi appartiene particolarmente. Se voglio pensare all'aldilà come una dimensione di serenità assoluta, visto che il mio aldilà non è un'idea di Resurrezione perché io credo che la vita finisca con la morte e va bene così. Se voglio pensare a una dimensione di assoluto, mi viene in mente la pala di Piero della Francesca a Brera, con questa sorta di serenità così limpida, così fuori dal tempo, così fuori dal contingente, così fuori dalle miserie umane".
 
Nudi d'arte a Milano?
"Ancora banale, ma su Milano mi viene in mente un'Hayez due, mi viene in mente "La malinconia"".
 
Cosa le piace di questa "Malinconia" di Hayez?
"Questa capacità di tenere insieme la dimensione carnale e la dimensione spirituale; che lui ha molto forte. O se vuole, un'altra nudità molto spirituale milanese è la "Fiducia in Dio" di Lorenzo Bartolini, che si trova al Museo Poldi Pezzoli: è una nudità casta, che mi piace molto perché è l'idea di un corpo che non è strumentalizzato, di un corpo non usato, ma di un corpo puro, che è innocente, che è bellissimo".
 
I colori di Milano?
"Il giallo e il grigio: il giallo Milano, che è quello delle case, e il grigio, il grigio Milano".
 
Il grigio dello smog?
"No. Il giallo è quello dell'intonaco delle case della vecchia Milano: è un colore giallo molto caldo, che è poi, se vogliamo in qualche modo, quello del risotto allo zafferano. E' il colore tipico, il giallo, delle case vecchie a Milano. E le case vecchie a Milano hanno l'intonaco giallo, e imposte, finestre, scuri, color grigio. Ed anche quello è il grigio Milano; che è un altro colore tipico della città".
 
Cosa scegliamo come copertina di Milano?
"So che non è un quartiere famoso, ma, è un quartiere che io amo molto. A me piace moltissimo la zona attorno a Porta Venezia, a Milano".
 
Perché?
"Perché è piena di memorie, c'è la memoria del Lazzaretto antico, c'è la memoria dei "Promessi Sposi", c'è la Milano multietnica col quartiere eritreo, c'è la Milano dove alla sera si ritrovano i ragazzi, c'è l'idea di una città che è stratificata, fatta di tante componenti diverse, che si assestano una sull'altra. Ed è un centro di Milano, in realtà, perché è una zona centrale ancora abitata, quindi, non è stata completamente fagocitata dai negozi di lusso. Ci sono le abitazioni, ci sono i negozi, ci sono le botteghe, c'è il panettiere, c'è il macellaio, ci sono le case della buona borghesia vicino a quelle degli extracomunitari, e questa mi sembra una cosa civilissima, che rispecchia il lato più nobile della città".
 
La modernità a Milano?
"Mah, io sceglierei un Fontana, se dovessi dare un'idea di Milano moderna".
 
E che opera di Lucio Fontana?
"Io sceglierei uno dei tagli del Museo del Novecento, sceglierei una cosa di questo tipo. Con questa sorta di essenzialità elegantissima ed audace; molto essenziale ed elegante al tempo stesso, mi sembra che sia una cifra tipica della città di Milano".
 
Un ritrovamento, cui era presente o ha semplicemente partecipato, in superfice o in ipogeo, che l'hanno emozionata?
"Quello che è emozionante è la possibilità di maneggiare le opere d'arte, cioé di toccarle, di vederle da vicino, di osservarle in modo quasi di sfiorarle, anche di toccarle a volte. E questa è una cosa che nel mestiere che faccio capita; capita con i grandi capolavori".
 
E quand'è che le è capitato l'ultima volta?
"Anni fa, ci fu un'esposizione, qui al Museo, nella quale era esposta "La testa di Medusa" del Caravaggio, la "Rotella da parata" proveniente dalla Galleria fiorentina degli Uffizi, e devo dire che quando la cassa si è aperta e mi sono trovata davanti quest'opera, mi è quasi mancato il fiato. E si è capito che si è dei privilegiati".
 
In particolare, cos'è che l'ha emozionata di quell'opera caravaggesca, il colore, la luce che emanava, cos'altro?
"Quella è un'opera impressionante, perché lui, il Caravaggio, blocca questa sorta di fotogramma, estremamente drammatico, con questa testa che viene spiccata dal volto e che quindi, al tempo stesso ancora viva e già morta, con questo urlo. Lì, la cosa che ti stupisce è intanto la qualità assoluta della pittura, che è una pittura di una qualità impressionante, eppoi, tu capisci che quell'opera d'arte potresti guardarla per tutta la vita, comunque, rimarrebbe qualche cosa ancora da capire, cioé ogni volta potrebbe darti qualcosa di nuovo. E, questa, è una cosa che le opere d'arte trasmettono: cioé non arrivi mai in fondo. Questa consapevolezza di non toccare mai il fondo: io cioé posso continuare a guardare e posso comunque tutte le volte imparare qualcosa, capire qualcosa di più, arricchirmi. Credo ci siano poche cose nella vita che riescono a dartela così come le opere d'arte".
 
E' vero, come diceva Dostojewski, che "la bellezza salverà il mondo"? Per l'architetto e senatore a vita Renzo Piano, invece, la bellezza è un concetto, un valore così forte, da mettere sullo stesso piano della potenza, del successo, della fama, della ricchezza: così ha detto in una sua intervista televisiva.
"Io credo che la bellezza salvi il mondo perché la bellezza ci rendi migliori: se io nasco in un posto che è bello, io sono una persona migliore, assorbo dei valori, assorbo un'idea di rispetto, un'idea che mi rende migliore, che mi fa stare bene. Quando ho quartieri degradati, dove tutto va a pezzi, dove tutto è rotto, dove tutto è sgangherato, dove l'unica cosa che vedo è cemento deteriorato, degrado urbano, come posso pensare che i bambini possano crescere bene in un posto del genere. Se la bruttezza, se lo squallore è una dimensione in cui sono immerso tutto il tempo, questa cosa funziona nel male, ma anche nel bene. E nel momento in cui io sono a contatto con la bellezza, è chiaro che se qualcosa di diverso io lo percepisco, lo percepisco come fattore di disturbo, non è che mi ci abituo a quello che è brutto, o sgraziato. Per questo, per me, la bellezza salverà il mondo: ci aiuta ad essere migliori".
 
L'orribilmente perfetto o l'orribilmente bello c'è a Milano?
"No, Milano è una città che ha delle cose bellissime, ha dei musei bellissimi, è una città che sicuramente fa, come sanno tutti, della discrezione la propria cifra stilistica. Ed è, in realtà, una cifra stilistica di grande fascino. La cosa affascinante è che appartiene ai luoghi ed appartiene alle persone. Forse, oggi questo si perde sempre di più, ma sicuramente è una delle cifre più interessanti della città".
 
Il trionfo della vita?
"L'Andrea Appiani (1754-1817) classico, con le sue danze di ninfe e di personaggi mitologici è una declinazione della neo-classicità in realtà in senso molto vitale. Sono opere che declinano il neo-classico in modo molto vitale, molto festosa: con grande eleganza, ma al tempo stesso anche con molta vita dentro".
 
Ne vogliamo scegliere una in particolare?
"Mah, guardi, anche la "Danza delle ninfe" che lui aveva eseguito per la decorazione di Palazzo Reale a Milano: è un'opera molto interessante, ripeto, ed è questa declinazione molto gioiosa della mitologia, in chiave serena, in chiave vivace, in chiave piacevolmente sensuale, con questa sorta di carnalità molto pulita, ma anche molto presente".
 
Come si possono recuperare l'edilizia degli anni '50-'60? Che suggerimento darebbe?
"Credo che una cosa che si potrebbe fare sarebbe quella di prendere esempio da altre città europee, per esempio quelle tedesche, e cioé che prima di costruire cose nuove, usano quelle che già ci sono, facendo politiche abitative, per cui anche le persone non ricche sono comunque invitate ad abitare la città, senza essere sempre respinte ai margini o respinte nella periferia. Milano è piena di stabili, di ufffici vuoti, quindi, prima di costruire palazzoni, suggerirei di usare quello che c'è già, di imboccare, seguire politiche abitative non speculative. Sono le uniche che possono fare in modo che la città rimanga abitata: se la città si svuota è un danno, e le città dove non si abita sono città che si degradano, possono diventare finte".
 
Quand'è che l'artista diventa libero, indipendente dal seguire temi religiosi o temi commissionati da mecenati, da personaggi importanti della Curia (cardinali, arcivescovi) o da esponenti di Signorie?
"Mah, guardi, con la storia dell'arte si insegna che l'artista a partire dal Trecento – anche da un pò prima -, con forte accelerazione, diventano sempre più consapevoli del proprio ruolo, iniziano a firmare le opere d'arte, ecc...".
 
Ma, la libertà – ha detto l'81enne e grande artista di Biella Michelangelo Pistoletto in un'intervista alla tivù - gli artisti iniziano veramente ad averla verso l'Ottocento-inizio del Novecento, con l'Impressionismno, l'Espressionismo, il Cubismo. Quando, da lì a poco, nascerà la fotografia...
"Gli artisti hanno bisogno del pubblico: non credo molto nel solipsismo. L'arte è, alla fine, una volontà di comunicazione e ci deve essere qualcuno che guarda. Ci devono essere anche i committenti, e questi sono cambiati: dall'Ottocento in poi possono esserlo anche i borghesi, meglio i borghesi lo iniziano ad essere da ben prima, ma con l'Ottocento e le esposizioni l'arte diventa qualche cosa che è più alla portata del pubblico medio, per certi versi. Mi sembra che l'arte contemporanea non stia prtendendo questa direzione: è, mediamente, un'arte costosissima per committenti molto facoltosi. Sulla libertà dell'artista di proporre temi suoi, è una questione che ogni artista in qualche modo gestisce e con la propria coscenza. Credo che, in realtà, la libertà dell'artista sia qualcosa di più sottile: anche Giotto, che doveva lavorare per i francescani o per gli scrovegni, era libero. Cioé non è necessariamente il fatto di lavorare per un committente che ti rende non libero. E' la capacità di volare alto che ti rende libero, e fa sì che tu lo sia. Quindi, tanti artisti contemporanei magari lo sono molto meno di altri, che in passato lavoravano appunto per ordini religiosi o monastici. Non credo che sia il fatto di avere una committenza a dettarci la libertà".
 
Pablo Picasso era un artista libero quando creò "Guernica", nel 1937, in pieno Nazismo e durante la guerra civile spagnola...
"Sì, ma bisogna capire cosa si intende per libertà. Se libertà è non avere committenti, il fatto di lavorare senza committenza e di mettere in vendita perché la gente possa comprare, anche se io non l'ho fatto esclusivamente per un committente, è un qualcosa che esplode nell'Ottocento, quando gli artisti iniziano a partecipare ad esposizioni pubbliche. E' nell'Ottocento il periodo in cui gli artisti espongono le loro opere, e, chi lo vuole e chi se lo può permettere, lo compera. In realtà, io credo che la libertà dell'artista sia qualcosa di più sottile e non mi sento di dover dire che Giotto non era libero perché lavorava per i francescani e per gli scrovegni. Mi sembra che la sua libertà se la sia presa e se la sia giocata ottimamente l'artista fiorentino, pur dentro a dei canali che erano quelli dettati dal suo tempo. La libertà, nel caso di un artista, mi sembra qualcosa di più sottile".
 
Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 24 ottobre 2014

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