ULTIMA - 21/5/19 - MARCOLINI SCARPA D'ORO, PASSARIELLO SUPER-BOMBER DI TERZA

Si sono chiusi tutti i campionati dilettantistici della nostra provincia dall’Eccellenza alla 3^ categoria che hanno laureato i nuovi capo-cannonieri dei vari gironi e la nuova scarpa d’oro 2018-19, queste tutte le classifiche finali. In Eccellenza, dove si sono giocate 32 partite, chiudono appaiati in vetta a 16 reti Mariano Mangieri del Pozzonovo ed
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INCONTRI VIP'S

16/11/14 - INCONTRI RAVVICINATI: DOTTORESSA MARIELLA UTILI (PARMA)

CONSIGLI...UTILI PER PARMA

Piove a singhiozzo, quando scendiamo dalla stazione ferroviaria di Parma, per poi raggiungere il Palazzo della Pilotta, sede della Sovrintendenza dei Beni Artistici e Culturali delle città di Parma e di Piacenza. Il fiume Parma si è bell'ingrossato per le copiose piogge cadute in un autunno sempre più bagnato, cui siamo destinati ogni anno a doverci abituare, con tutti i flagelli e i disagi che ne conseguono a persone e a cose. Il Palazzo della Pilotta è una imponente struttura del 5-600, concepita inizialmente per ospitare dei servizi della corte farnesiana. Il complesso deriva il suo nome dal gioco nobiliare della "pelota", che si praticava nei suoi cortili in particolari occasioni di rappresentanza. Parma, città del Correggio e del Parmigianino oltre che dello scultore romanico-padano Benedetto Antelami, "città della lirica" e "capitale del prosciutto e della buona cucina", si trova sul "percorso del Pellegrino", sulla cosiddetta "via Francigena", attraversata da pellegrini, Monaci, Cavalieri, che si recavano o tornavano dalla Terrasanta. La colonia romana di Parma fu fondata lungo la via Emilia nel 183 A.C.. La dottoressa Mariella Utili, napoletana, storica dell'arte, è Sovrintendente da circa quattro anni della città guidata nell'Ottocento anche da Maria Luigia d'Austria, "illuminata" regnante di origini austriache e duchessa anche di Piacenza e Guastalla.
 
Cosa intende per bellezza?
 "L'equilibrio: quando tutte le componenti hanno una loro interazione armonica, quindi, si crea una situazione di equilibrio, credo che questa possa essere definita bella".
 
Il trionfo della bellezza a Parma, dove la possiamo ammirare?
 "Io tendo ad essere più cauta nei confronti di questo gran parlare che si fa oggi della bellezza: oggi si abusa di questa parola, per cui, tendo ad allontanarmene. E' un termine troppo astratto o comprensivo di cose troppo diverse. Quindi, se vogliamo rimanere fedeli a questa idea di equilibrio e sevolessi identificare a Parma un luogo che m'induce a questo tipo di considerazione, io credo proprio che sia la piazza del Duomo; una piazza che sotto il profilo architettonico, sotto il profilo cromatico, sotto l'atmosfera che si riesce a respirare in quel luogo, mi fa venire in mente questo concetto di armonia di vari componenti. Dalla bellissima facciata del Duomo al famosissimo battistero al Palazzo del Seminario sotto il profilo architettonico è uno spazio a misura d'uomo e Parma è una città ancora oggi che deve la sua vivibilità è molto legata alla sua dimensione e credo che un pò quel luogo contenga in sé il "genius loci" della città più che ogni altro spazio urbano".
 
I colori di Parma?
 "Sui colori di Parma ci sono state tante discussioni anche all'epoca dei restauri che sono stati fatti. Sicuramente, i colori di Parma sono i colori delle stagioni, perché andare nella piazza del Duomo in piena estate o in autunno, quando in pieno sole o al crepuscolo è un insieme cromatico particolare; che varia in maniera sensibile, ma sempre mantenendo quel filo armonico che conquista. In ogni caso, la piazza è sempre più frequentata da turisti molto più che dai cittadini: di fatto, poi, gli equilibri complessivi della città hanno portato a divenire un luogo centrale per eccellenza la piazza del Comune, la piazza Garibaldi, rispetto a questa che era la piazza del potere ecclesiastico, se vogliamo. Ma, è un luogo di grande suggestione: io cerco di passarci tutte le volte che posso".
 
Ma, i colori che più insistono, quali sono?
 "Sono i colori della graduazione dal rosa antico al bianco spento, sono peraltro i magnifici colori poi anche dei tramonti della Valle Padana. Particolare, che, tutto sommato, non viene sufficientemente riconosciuta e per una che sbarca in Padania i colori del crepuscolo in questa zona riescono a volte, ad essere veramente molto belli. E quella piazza, a quell'ora, è assolutamente suggestiva".
 
La crudezza della morte, il "memento mori", qui, a Parma?
 "C'è una magnifica "Deposizione" di Antelami, in Duomo, che è una delle testimonianze più alte del nostro romanico. E' legato a un concetto di perfetto equilibrio nella composizione, nella disposizione dei personaggi, naturalmente nell'ottica della disposizione che a quell'epoca si poteva dare, ma credo che anche in quel caso era una maniera pacata di affrontare un argomento drammatico".
 
Trattasi di una pala?
 "No, non è una pala, è una deposizione marmorea: la, trova nel transetto destro del Duomo di Parma. Benedetto (1150-1230) Antelami è il massimo scultore (ed architetto) del romanico parmense padano; tutti i rilievi del Battistero sono attribuibili ad Antelami. I numerosi capitelli della sua scuola sono in Duomo ed anche esposti all'interno delle sale della Galleria di Parma".
 
Dove possiamo trovare l'amore, la maternità, la acrità?
 "Il trionfo dell'amore come maternità, c'è un quadro, qui alla Galleria di Parma, cui sono particolarmente affezzionata ed è la "Madonna della scodella" del Correggio (Antonio Allegri, 1489-1534), perché è un riposo della "Fuga in Egitto" ed è un clima così intimo che nella compisizione si instaura tra i protagonisti della composizione, in uno scenario naturale molto accogliente, con questo gesto così umano della scodella che viene presa per trarre l'acqua. Mi sembra un bel modo per raffigurare un tema super famoso in una maniera che riesca veramente a comunicare una sensazione. Ecco, credo che quello sia un dipinto – ne abbiamo di molto famosi in Galleria -, ma è un dipinto che comunica in maniera diretta. Ed è collocata in Galleria di fronte a un'altra famosissima pala di Correggio, che è "La Madonna con San Gerolamo"; che è, in quel caso, un trionfo di abilità pittorica, di materia, di composizione, di particolari. In quest'altro caso, la "Madonna con la scodella" è un dipinto molto più raccolto, invita a una concentrazione ed è più intima rispetto ai grandi capolavori che conosciamo del Correggio".
 
Il trionfo della vita , invece?
 "Forse, con un volo un pò pindarico, ma il modo in cui lei ci invita a fare queste riflessioni sono in qualche modo dei messaggi logici, mi viene da associarlo alle cupole del Correggio, un triondo della capacità della pittura di invadere e di creare uno spazio. E' un precedente importantissimo per tutto quello che sarà lo sviluppo della pittura barocca, dell'illusionismo che seguirà; ecco, Correggio, in questo senso, è un precursore di un senso di spazialità nuova per il tempo in cui dipingeva, con un dinamismo, con una forza, con una potenza molto trascinante ed ancora una volta molto coivolgente per chi lo vide. Un'altra opera di una meraviglia unica è opera del Parmigianino (Girolamo Francesco Maria Mazzola: Parma 1503-Casalmaggiore di Pr 1540), le "Vergini sll'altare della Steccata". Qui trionfa il concetto della grazia armonica, queste figure nell'andamento proprio della loro posa, nei colori, nell'essere posta a coronamento proprio sopra l'altare è un'invenzione scenica molto interessante".
 
Quali i colori che trionfano nel le opere del Correggio?
 "Un trionfo di giallo, di aria, di atmosfera perché queste cupole sono una sorta di lancio verso l'alto, con una quantità di figure, e, quindi, con colori che hanno a che fare più che altro con le nubi, la metereologia. Quindi, tutte le camere sono di color giallo, per non parlare delle vesti dei protagonisti, degli apostoli, del Cristo che appare a San Giovanni".
 
Esiste un qualcosa sul Giudizio Universale, sull'Aldilà, sull'Arca di Noé?
 "Sicuramente, in tutti gli affreschi del Battistero qualcosa c'è. Ci sono le 3 Porte dell'Antelami, quella del Paradiso, quella delRedentore e quella della Vergine, che rimandano a questi concetti universali trattati con quel linguaggio agli albori della grande tradizione della scultura italiana con grande efficacia".
 
La modernità a Parma, dove possiamo coglierla?
 "Non le indico una costruzione, ma una grande struttura qui a Parma che si dedica del contemporaneo, e che è il celebre CSAC (Centro studi ed Archivio della Comunicazione), che è ubicato nell'antica abbazia certosina di Valserena, ovvero la Certosa di Paradigma, che è un centro messo in piedi dal professorcarlo Arturo Quintavalle, diretto per molti anni dalla professoressa Bianchino, oggi dal professor Luigi Allegri, il quale fa capo all'Università di Parma, di cui proprio in questi ultimi anni è partito un grosso rilancio, ed è un archivio formidabile, incredibile di materiali del nostro tempo. Mi piace associare l'idea di modernità a quello dell'archivio perché, lo dico sempre, conservare è una maniera per proiettarsi verso il futuro, perché si conserva per il futuro. Avere un archivio di quelle dimensioni, con una quantità di materiali così varia, così ricca, che spazia da design alla progettazione architettonica alla moda, all'oggettistica, alle foto di grandi, celebri fotografi, mi sembra una grande bandiera di modernità per la città di Parma".
 
Che copertina scegliamo di Parma?
 "Un'immagine che è onnipresente qui a Parma è quella della celebre "Schiava turca" del Parmigianino o degli Angeli del Correggio nella pala della "Madonna con San Girolamo": ed è un'immagina che circola moltissimo, basti pensare che sulle carte di credito della Cariparma c'è l'immagine della "Schiava turca" del Parmigianino ed è una bandiera della cultura di Parma. Ma, se dovessi dare una copertina la darei per un altro luogo celebre, famosissimo in tutto il mondo, che è il Teatro Farnese. Per quel senso di abbraccio che si ha entrando in una struttura di questo genere, che mi sembra, in tempi di grande battaglie, grandi crisi, discussioni, un buon modo per guardare avanti".
 
Qual è l'opera che le ha fatto venire la pelle d'oca per la prima volta nella sua professione di storica dell'arte?
 "Una delle cose che mi colpì fu quello di salire sui ponteggi della cupola del Duomo durante i restauri, come la salita sui punteggi della Steccata, a vedere il Parmigianino, perché il vedere il tripudio che c'è nei festoni che sono affrescati in quell'arcone era una sensazione incredibile. Ma, tutte le persone che entrano per la prima volta nel Teatro Farnese hanno un'espressione di stupore e di meraviglia: nel maggio di quest'anno ricorre il 70mo dal bombardamento durante la Seconda Guerra mondiale, e molte parti sono state per fortuna risparmiate, salvate dal terribile bombardamento che investì tutta la città di Parma, mi fa pensare che il Teatro Farnese dia un senso di grande accoglienza. Un'altra emozione, un'esperienza molto bella è stato salire sui ponteggi del campanile, che è stato per lungo tempo oggetto di restauro da quando un fulmine si abbttè sull'angelo d'oro, ora conservato nel Museo diocesano, emblema un pò della città. Ebbene, poi avere in questa ascensione graduale la visione della città dall'alto, che poi è la veduta del fascino particolare che hanno le città padane di queste dimensioni. Guardando la città di Parma, mi sembra di possederla con lo sguardo. Farlo in una città con i suoi tetti, le sue altane, i suoi piccoli spazi verdi oppure le sue grandi cupole è stato un momento di grande emozione".
 
Quand'è che l'artista, nella storia, si affranca, è libero cioè dal giogo dei soliti temi religiosi, dall'essere quasi costretto a realizzare opere su commissioni dettate dai potenti del luogo, dai prelati, dai signori?
 "Ci sono stati artisti liberi anche con grossi committenti alle spalle, con i quali ne discutevano. Ci sono stati grandi rifiuti, pensiamo a dei rifiuti eccellenti, quali quelli per le opere di Caravaggio, ma anche Tiziano aveva dei suoi rapporti complicati. L'artista si è sganciato dal rapporto con un committente diretto quando ha cominciato a produrre per il mercato, e, quindi, non più soltanto con un solo committente. In quel momento c'è stata una svolta significativa: nascono anche dei generi che sono di più facile "consumo", perché non si fanno più solo grandi quadri di storia o grandi quadri sacri, ma vedute, nature morte , paesaggi. Un genere di pittura che si rivolge a un pubblico diverso".
 
Quindi, si parla intorno all'Ottocento?
 "No, no, in pieno Seicento".
 
In ipogeo, le è capitato di assistere a un ritrovamento che l'ha impressionata?
 "No, no, mi dispiace, sotto questo aspetto, non le posso fornirle un'esperienza di questo genere. Molto bello è vedere la parte, diciamo, ipogea dell'antica chiesa del Duomo di Parma, ma, non posso accontentarla in materia".
 
Andrea Nocini per
www.pianeta-calcio.it, 5 novembre 2014

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