ULTIMA - 24/5/19 - FABIO BRUTTI (CALDIERO): "LA ROSA NON SARA' STRAVOLTA"

Per il giovane direttore generale del Calcio Caldiero Terme, l'ex portiere Fabio Brutti, al suo 7° anno consecutivo nel direttivo team giallo-verde termale, la società del presidente Filippo Berti è in continua crescita di gioco e risultati: "Sono contentissimo" ci confida Brutti "di come abbiamo giocato quest'anno, facendo
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INCONTRI VIP'S

14/4/15 - INCONTRI RAVVICINATI: LUDOVICO TAMBARA (DANZA)

LUDOVICO TAMBARA, NON SOLO...BOLLE

Ludovico Tambara sta partendo per Berlino, dove è stato ammesso dal settembre 2014 al 7° Corso dello Staatliche Ballettschule. E' molto conosciuto nel suo paese di Isola Rizza, nella Bassa veronese: prima di lasciare il suo paese, aveva ricoperto il ruolo di sindaco baby ancora minorenne, mostrando un'esemplare quanto unica precocità mista a una impressionante personalità. Ragazzo più maturo dei suoi coetanei, con già chiaro in testa il percorso da svolgere per arrivare a diventare un ballerino famoso, un etoile, una stella, titolo attribuibile al primo o alla prima ballerina; magari, alla Roberto Bolle, perché no, perché non è probito sognare ad ancora 17 anni. Lo intervistiamo alla vigilia dei suoi 18 anni (è nato il 14 aprile 1997), volendo attribuirgli un piccolo regalo di compleanno, ma anche un attestato della sua straordinaria maturità, che s'accompagna a un'evidente, imprenscindibile sensibilità artistica. Si considera un ragazzo fortunato per essere cresciuto in una famiglia numerosa (4 fratelli) e per essere stato educato da genitori molto comprensivi (il padre Alessandro fa l'artigiano nel settore dei mobili, la mamma Maddalena collabora nell'azienda guidata dal marito). E, perché no, speriamo di portargli quella fortuna che ha sorriso da subito a Matteo Manassero, l'asso golfista, veronese pure lui, e intervistato ancora non maggiorenne.
 
Ludovico, come è nata la passione per la danza?
“La musica a casa mia, di qualsiasi genere, non è mai mancata. In 5^ Elementare ho cominciato a far danza in una palestra qui vicino, ad Oppeano, poi, a Bovolone e quindi mi sono trasferito al Balletto di Verona, dove ho cominciato a studiare e a frequentare seriamente. Ho capito che la mia era una passione-vocazione esattamente nel 2013. L'anno scorso, a febbraio, sono stato alla Danza in Fiera, a Firenze, dove si tengono audizioni e stage di Scuole di Danza, e ho convinto i maestri dell'Accademia di Berlino, ho vinto una Borsa di studio, e il Direttore artistico teutonico, una volta incontratomi con lui a Firenze, mi ha chiesto di recarmi nella città tedesca per affrontare per una settimana la prova d'ammissione. E il docente è rimasto soddisfatto di me, gli sono piaciuto. E così dal settembre del 2014 sono a Berlino”.

Hai dato un calcio al Liceo Classico, al Greco e al Latino...
“Devo dirti che mi è dispiaciuto abbandonare gli studi classici perché a me piacciono le materie umanistiche, quali la Storia, la Filosofia - anche se questa un po' meno - il Greco e il Latino, ma, soprattutto, Storia dell'Arte, la mia materia preferita. La danza, come spirito libero, è bellezza e l'arte è bellezza; e la Storia dell'Arte mi ha aiutato nella danza e nella vita. Se devo essere sincero, ti dico che l'unico rimpianto è quello di non aver potuto iniziare prima questa disciplina – la danza - perché dal mio paese avrei dovuto per forza trasferirmi in città. Ho cominciato tardi e mi trovo in ritardo rispetto ai miei compagni di Corso, che hanno il vantaggio di un anno rispetto a me”.

Come è stato l'impatto con Berlino?
“Fatalità, quando sono arrivato a settembre del 2014 splendeva il sole, c'era caldo, dovevo aspettare che mi preparassero la stanza dell'ostello ed allora ho girato la città, il centro, ho visitato il Duomo, la Porta di Brandeburgo. E' una metropoli, Berlino, a misura d'uomo, a differenza di Londra e di Milano, città troppo frenetiche. Ritornerò in Italia a luglio”.

Ma, non ti ha colpito il tanto, forse, troppo grigiore dell'ex “città del muro”?
“Sì, il tempo, il cemento e il grigiore che traspare la fanno tanto, però, è una bella città, da vivere perché ha tutto: sei a contatto con culture di tutto il mondo, e questo mi ha molto aiutato ad inserirmi. Infatti, sono sempre insieme a ragazzi che provengono chi dal Giappone, chi dall'Australia, chi dalla Corea, e lo scambio, l'osmosi di cultura che trovi a Berlino mi carica, mi fa sentire meno lontano e meno solo da Isola Rizza. Italiani? Sì, ce ne sono, e tanti: siamo circa una ventina in Accademia, in questo 7° dei totali 9 Corsi. Alla fine, conseguirò un Diploma di danzatore classico”.

Che sbocchi ti darà questo attestato di carta?
“Quel pezzo di carta più di tanto non servirà: servirà invece dimostrare, mettere in pratica quello che sei davvero capace di fare, perché se vai fare un'esibizione di compagnia, bene o male, tutti hanno frequentato l'Accademia e sono in possesso di un diploma di uguale valore. E' in sala che si vede la differenza. Il diploma lo puoi conseguire anche presso l'Accademia di Milano, ma poi conta veramente quello che sei capace di inscenare. Dopo 9, 4-5 anni di danza, il tuo sbocco sarà in compagnia, e soltanto allora abbracci definitivamente quella professione per tutta la vita. Ma, sono poche le compagnie che ti danno la possibilità di studiare. A settembre 2015 io darò gli esami di Liceo Linguistico in Italia perché quello di Berlino è un diploma professionale e vale meno di un diploma di Liceo italiano. L'anno prossimo, cercherò di conseguire la Maturità Linguistica in Italia. E così mi tutelo da probabili infortuni e potrò frequentare una Fcaoltà presso un Ateneo italiano. All'Università mi piacerebbe laurearmi in una materia che riguarda l'Arte, tipo Beni Culturali o Storia dell'Arte”.

Qual è il tuo sogno artistico?
“Trovare un impiego e fare quello che mi piace: l'essere ballerino è una professione per pochi fortunati, il balletto classico è il ramo della danza che mi piace maggiormente”.

Su quali motivi esibisci la spaccata, ti muovi a tuo piacimento?
“Sulle sinfonie riguardanti i temi classici, vedi “Lo Schiaccianoci”, “Il lago dei cigni”, “La bella addormentata”, quindi, Ciajkowsky. Poi, ci sono balletti che sono una via di mezzo fra il moderno e il classico e si possono utilizzare musiche di Shopin o di Bach”.

Qual è nella danza il tuo balletto preferito?
“Giselle, dove la difficoltà tecnica c'è, ma è a servizio delle emozioni. Poi, Manon, Rome e Giuditta, dove i personaggi sono reali, vivi, non idealizzati come invece lo sono nel “Lago dei cigni” o nel Don Chisciotte. Mi sento molto sensibile nei balletti tragici”.

Non hai mai pianto di dolore, per un amore finito?
“D'amore, direi, mai, - e giù un bel sorriso di Ludovico -. Sono un tipo che non esterna molto i sentimenti e forse anche questo è un piccolo impedimento nel ballare perché io sono sempre serio, non esprimo mai la gioia. In compenso, riesco a mascherare sempre la fatica anche quando non mi sento più le braccia e i piedi. E, questo, è un vantaggio, perché non mostro smorfie di dolore”.

Cosa ti riconosce, a livello di qualità, il tuo maestro di ballo, e su cosa invece insiste nel migliorarti?
“Ho avuto la fortuna di avere un corpo che mi ha aiutato, gambe ben costruite, bei piedi: nella danza classica ti agevola molto avere delle linee morbide ed essere longilineo. Quindi, credo di avere un buon asse per saltare e per girare, di possedere quell'elasticità che ti conferisce molta facilità di movimento. Poi, l'apertura delle anche, dono di Madre Natura. La sfortuna è quella di non aver potuto studiare bene fin da piccolo, e, quindi, sono carente un po' nell'apertura delle braccia, nelle pose, naturali per i miei compagni di corso, i quali hanno iniziato, che so, a 11 anni. Ho ancora margini di miglioramento, poi, dovrei trovare più divertimento quando ballo”.

Non ti senti diverso da questo mondo?
“Sì, certo, e per ritrovarmi, a volte mi rinchiudo in camera ad ascoltare musica da solo, per uscire apposta da questo mondo fatto di ignoranza, violenza e di assenza di curiosità giovanile. Ed, allora, entro in una sorta di bolla, all'interno della quale ci sono soltanto io e basta. Mi dà più fastidio accorgermi che tra i miei coetanei c'è un profondo disinteresse per le bellezze artistiche di una città bellissima come Verona, che io, fin da piccolo, mi fermo ad ammirare, una volta raggiunto il centro storico. A Verona e in Italia abbiamo un capitale di cultura da vendere, ma non riusciamo, noi italiani, a valorizzarlo questo capitale: questo è quello che mi dà più tristezza. Ma, mi rifugio molte ore anche nella lettura! Mi sento sia diverso che spettatore di questo mondo. Vero è che a Berlino, per fortuna, trovi tante persone come me e con cui potermi confrontare e discutere anche di arte e non di solo danza. Adesso che mi fai riflettere, a Berlino, alla fine, mi sento meno solo che nel mio paese di Isola Rizza”.

Ti piace Roberto Bolle?
“Bolle mi piace tanto perché ha saputo trasformare il balletto in un'azione mediatica, quindi, è riuscito ad avvicinare la gente al mondo della danza”.

E, per caso, hai conosciuto, via internet, il grande ballerino russo, Rudolf Nureyev?
“Sì: Nureyev è stato il più grande perché aveva quel carisma che pochi anno; però, il mio più grande idolo è una ballerina, Sylvie Guillem, francese: a 18 anni era già prima ballerina per la sua naturalezza e carisma nel ballare, uniti alle belle, dolci linee. Oggi lei quest'anno – è del febbraio 1965 – ha 50 anni”.

Non ti senti un po' solo, considerandoti esterno, spettatore del mondo d'oggi? Hai ricevuto offese, critiche, insulti perché il mondo dei danzatori è il meno macho; alla pari di quello degli stilisti o dei fotomodelli?
“Sì, le prese in giro ci sono sempre state perché uno è portato a collegare sempre il mondo del balletto con quello dell'omosessualità, e questo perché non ha una passione profonda e non conosce questo mondo. No, non sono mai arrivati ad offendermi pesantemente: alla fine, ho sempre ricevuto rispetto e sono riuscito a farmi capire”.

Il poeta preferito, visto che sei un grande lettore, divoratore di libri?
“Ne ho tanti, dipende dai momenti in cui li ho letti. “La strada” di Jack Kerouac, l'essere liberi e non servi del denaro, poi, “Madame Bovary”, il suo linguaggio, idem per Balzac ed il suo “Eugenie Grandet”, con un linguaggio molto classico ed aulico, ma che trasuda di sentimento”.

Cos'è che non sopporti?
“Mi dà fastidio la troppa superficialità, il fatto di fermarsi sempre e troppo alle apparenze”.

Carducci e Pascoli, niente?
“No, preferisco Dante, la sua “Divina Commedia”, il suo essere innovativo, cioé un passo davanti agli altri. Ma anche Ugo Foscolo, la sua “A Zacinto”, e poi l'altro suo capolavoro, “Alla sera” (sono un po' melanconico, mi piacciono quei versi che mi sanno trasmettere le emozioni, il ricordare da dove vengo, mai quando sono lontano da casa. Sì, ho nostalgìa di casa e del cibo, dove nascondiamo la nostra cultura, le nostre origini. A Berlino mangi per sopravvivere, non per il gusto di mangiare. Il mio piatto preferito è il riso con i fegatini, che mia mamma Maddalena sa come prepararmi, sa come prendermi per la gola). Tornando ai miei gusti letterari, quello che più mi è rimasto impresso della “Divina Commedia” è “L'inno alla Vergine”, nel Paradiso, l'arrivare alla bellezza pura, al Paradiso ed alla Vergine. Versi, questi, che mi commuovono perché sono scritti da una mente assoluta, quella del “sommo vate” fiorentino. La bellezza commuove, certo! Ogni volta che entro nel cuore di Verona, sono uno che cataloga, davanti a Castelvecchio mi emoziono”.

La bellezza aiuta?
“Sicuramente, un bel corpo, un bel viso, gambe slanciate ed armoniche e non tozze, aiutano”.

Credi in Dio?
“Un domandone! - e giù un altro sorriso di Ludovico -. Diciamo che non mi fisso sul Dio cattolico piuttosto che su Allah o Budda, perché, secondo me, è già importante che ogni uomo conosca la differenza che corre tra il bene e il male. Il messaggio è lo stesso a seconda delle varie religioni. Credo in un'entità superiore e in un'altra vita, certamente migliore, più serena di quella in cui siamo immersi”.

Il tuo amico più grande?
“Mia sorella Adele ed alcune compagne di Scuola, con le quali ho trascorso tra i momenti più belli della mia vita, tra cui andare in LungAdige e leggere versi di poesia di Balzac o di Baudelaire, i suoi “fiori del male””.

Allora, sei un ragazzo della Scapigliatura francese?
“Sì”.

Un po' tormentato, anche?
“No, controcorrente no, ma con una mia propria visione della vita, ed amante dei classici. Mi sento controcorrente soltanto perché ho interessi diversi dai miei coetanei, un ragazzo forse più maturo, ma che ha fatto le sue esperienze e ha fatto le sue bischerate, piccoli peccati di gioventù”.

Come ti descrivi caratterialmente?
“Sono un tipo molto autoironico, mi considero molto aperto, solare. I miei timori? In primis, quello di non poter diventare un giorno un ballerino”.

In quale teatro sogni di esibirti e danzando su quale sinfonia-opera?
“Alla “Scala” di Milano. Mi piacerebbe ballare come compagnia, essere uno del corpo di ballo, e diventare magari un'”etoile”, una stella, un primo ballerino. Ma, anche al Mariinsky di San Pietroburgo, il tempio della danza russa, idem in America, perché a New York hanno un bellissimo repertorio, e, quindi, mi piacerebbe danzare all'”American Ballet Theatre””.

L'odore di quale fiore ti piace?
“Quello del fiordaliso, il fiore che piace a mia mamma: quando andavo a giocare a calcio, c'era il campo di granturco, in cui facevano capolino i fiordalisi, e io glieli portavo sempre”.

Sei uno sportivo?
“Ho fatto vela, pratico lo sci, anche karatè; ho fatto atletica, poco calcio un soprattutto da piccolo (ruolo ala), e non l'ho mai seguito. Anzi, l'ho odiato giusto per andare contro a mio fratello Tommaso. Che lo pratica a livello dilettantistico: fa il pendolare tra la Prima squadra e gli Juniores dell'A.C. Isola Rizza”.

Tuo padre ci ha svelato alcuni tuoi disegni: davvero fantastici!
“Ho sempre avuto una bella mano: il fatto di vedere templi greci, me li immaginavo, li contemplavo e poi buttavo giù quello che la fantasia mi suggeriva al momento. Il mio forte sono le mani, i profili dei volti di donna”.

La prima cosa che scruti, osservi in una donna sono le mani?
“Anche: ma, gli occhi, la bocca, soprattutto la bocca e le labbra. Una mano mi piace osservarla perché fa parte del trasmettere un disegno, un segno, un'emozione, a volte anche caratttere, personalità. E' difficile disegnare una mano, richiede molta attenzione, forse è anche per quello che le guardo. Eppoi, esistono in giro poche belle mani, difficile vederle perfette. I profili dei volti che amo ritrarre sono di trequarti”.

Il tuo motto?
“Vivi e lascia vivere! Ma, alla Paul McCartney “Live and let die”.

Il tuo film preferito?
 ""American Hustle" quello Jennifer Lawrence e Christian Bale, "Ragazze interrotte", "Regole d'Attrazione": sì, mi piacciono le storie impegnate. Freddie Mercury dei "Queen" è il mio cantante e complesso preferito".
 
Un nome, Ludovico, un pò desueto oggi, ma molto storico e, soprattutto, aristocratico...
"No, è un nome importante: Ludovico Il Moro, Ludovico il Germanico, Ludovico di Tolosa, erede al trono e poi Santo. Mi piacciono i personaggi aristocratici e che hanno lasciato un'impronta, quelli che sono stati guidati, animati da un forte carisma. Anche mia sorella, se è per quello, tanto per restare in tema di nomi originali, ha un nome di battesimo che si ispira a una grande della storia, duchessa d'Este e figlia del Papa Borgia: si chiama Lucrezia".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 3 aprile 2015

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