ULTIMA - 24/5/19 - FABIO BRUTTI (CALDIERO): "LA ROSA NON SARA' STRAVOLTA"

Per il giovane direttore generale del Calcio Caldiero Terme, l'ex portiere Fabio Brutti, al suo 7° anno consecutivo nel direttivo team giallo-verde termale, la società del presidente Filippo Berti è in continua crescita di gioco e risultati: "Sono contentissimo" ci confida Brutti "di come abbiamo giocato quest'anno, facendo
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INCONTRI VIP'S

19/2/07 - INCONTRI RAVVICINATI: STEFANO COLANTUONO...

COLANTUONO “PUNTA” ALL'UOMO

Allenatore senza tanti peli sulla lingua Stefano Colantuono, romano, classe 1962.
L'accento, la parlata immediata e disinvolta ti ricordano Serse Cosmi e ti fanno subito capire di aver di fronte un altro mister “pane e salame”.
Un mister diretto, che – come dice lui – non ci mette un secondo a mandare a quel paese quei giocatori, che, magari, credono di farla franca o pensano di prendersi gioco di lui:
"Con i giocatori tengo un dialogo aperto e confidenziale, in cui ci si deve dire tutto e chiarire tutto; ma, alla domenica in partita, ad esempio, mi irrita il fatto che platealmente contestino un mio cambio. Però, in allenamento, nell'ora e mezza che lavoriamo, si deve sudare con il sorriso".
Importante sempre il ruolo della società nella vita di un tecnico e del suo staff:
"Il lavoro di un mister viene rispettato se alle spalle può contare su una società forte. Non che il giocatore aventiniano, dopo l'allenamento, in seguito a un'incomprensione vada a piangere subito dal direttore sportivo, o sfoghi le proprie lamentele ai giornali locali".
Colantuono ha iniziato – come è lui stesso a rivelarlo – ad allenare per caso, e a San Benedetto del Tronto ha vissuto una sorta di “battesimo di fuoco”:
"Giocavo difensore nella Sambenedettese, le cose non andavano bene e il “patròn” Gaucci mi chiese di prendere in mano la squadra. Inanellammo 9 vittorie consecutive e dalla bassa classifica salimmo verso i play off, per poi spiccare il volo verso la C1. Sempre grazie a Gaucci, un presidente che pretende risultati dai suoi mister, sono passato alla guida del Catania, in B, quindi, a quella del Perugia, e, infine, a quella dell'Atalanta".
Insomma, un mister, si direbbe, per tutte le categorie professioniste: dalla C2 alla A.
"L'Italia" ha così risposto alle domande dei colleghi dilettanti presenti in grande numero in sala "ha disputato un buon Mondiale, e non si vince per caso. E' stata una fortuna aver vinto perchè così si è data una bella mano di vernice a uno scandalo che ci ha fatto una figura di m...in tutto il mondo".
Da Calciopoli a Moggi il passo è breve:
"Si è sempre saputo di Moggi e della Gea. Speriamo che la rivoluzione abbia dato una bella ripulita al Sistema-calcio, e che le cose siano migliorate...Ma, quando ci sono interessi economici in ballo, gli inciuci sono sempre dietro l'angolo".
Tra la A e la b imperversano ancora allenatori datati, quali Sonetti e Ulivieri:
"Sono amico tanto di Spalletti che di Neddo Sonetti. Coverciano e i Master continuano a sfornare allenatori. Io ho studiato assieme a colleghi preparatissimi, che hanno scelto di continuare ad allenare nei dilettanti. Un nome su tutti: Boccolini. E' il presidente che ci chiama. Certo, che, se a uno viene offerta la possibilità di allenare in una C, meglio giocarsela quella carta. Le società – e rispondo alla domanda sul perchè dei mister navigati ancora in attività – a volte preferiscono non rischiare chiamando un mister emergente, e allora scelgono chi gli trasmette sicurezza ed esperienza".
L'Atalanta, un settore giovanile che è tutta un'altra cosa:
"A Bergamo esiste una grande organizzazione, e si spendono miliardi per il settore giovanile. Dovreste venire al Centro di Zingonìa per vedere come si lavora a livello giovanile. Tra marzo e aprile verranno selezionati migliaia di bambini, i ragazzini vengono trasportati da casa all'allenamento e viceversa con i pullmini. E' da Zingonia che sono usciti i vari Donadoni, Montolivo, Bellini. A Bergamo, se non sali dalla B alla A subito, è un fallimento. L'anno scorso siamo ritornati in A con un mese di anticipo, facendo debuttare 8 giovani. L'Atalanta vanta una rete di osservatori al Nord, in Toscana e nel Lazio".
Allenare i giovani è difficile, così come è impegnativo guidare squadre dalla B in giù: "E' un bel compito allenare i giovani, perchè devi fare i conti con le pressioni che esercitano i genitori dei ragazzi. Più si va giù con le categorie, più è problematico allenare".
Una frecciatina parte da mister Colantuono diretta al cuore degli arbitri:
"Lo ha anche detto ai giornali che la nostra classe arbitrale non è capace di dirigere le partite. Agli arbitri piace farsi massacrare dalla “Domenica Sportiva” e da “Controcampo”".
Parlando di tattica, Colantuono predilige sempre la linea difensiva a 4:
"Ma, uno può organizzare la squadra come meglio ritiene perchè il calcio non è una scienza, e non c'è nulla più da scoprire. Io dico che nel lavoro sul campo gli allenatori di adesso sono tutti bravi. Bisogna avere il coraggio anche di scontrarsi con i giornalisti, di dire a muso duro quello che si pensa. Dignità, prima di tutto, rispetto per tutte le parti, indipendentemente dai ruoli che si occupa, e umiltà nel lavoro sul campo".
Parola di Stefano Colantuono, un altro mister “pane e salame”.

Luca Corradi per www.pianeta-calcio.it












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