ULTIMA - 24/5/19 - FABIO BRUTTI (CALDIERO): "LA ROSA NON SARA' STRAVOLTA"

Per il giovane direttore generale del Calcio Caldiero Terme, l'ex portiere Fabio Brutti, al suo 7° anno consecutivo nel direttivo team giallo-verde termale, la società del presidente Filippo Berti è in continua crescita di gioco e risultati: "Sono contentissimo" ci confida Brutti "di come abbiamo giocato quest'anno, facendo
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4/1/07 - ADDIO, CAPITANO DI STILE!

E' sera tardi, il buio ha già inghiottito la giornata, consegnandola al freddo della notte.
Apprendo, per caso, e anche di questo mi sento un po' in colpa, la notizia della scomparsa di Sandro Salvadore, il capitano di Milan, Juve e della Nazionale, che ho avuto la fortuna di conoscere a fine maggio, quando con un candore disarmante mi confessava che raccoglieva il fieno nella sua campagna dell'Astigiano.
Una conoscenza telefonica protrattasi per qualche mese, un'amicizia spontanea sgorgata tra chi non si era mai visto di persona, ma, che per scambio di vedute pareva conoscersi da una vita.
Era stato il presidente degli Amatori Nogara, il prof. Claudio Bertelli, a darmi il suo recapito telefonico, informandomi che un leggero legame di parentela lo legava al grande campione, che aveva trascorso nel Vicentino uno spicchio della sua infanzia.
Ed, io ogni volta che gli telefonavo alla mattina presto, sapevo di averlo tutto a mia disposizione, conoscendo le levatacce cui era Sandro abituato, svolgendo con lo stesso amore di calciatore la professione del contadino.
Mi parlava di Castiglione, paese alle porte di Asti – città che ho conosciuto per aver svolto il servizio militare - in quella Caserma “Colli di Fellizzano” che lo stesso Salvadore mi aveva aggiornato essere stata soppressa negli anni 90.
Lo volevo mio ospite in radio, “il Campione di stile” bianco-nero, e, dopo un forcing durato parecchie settimane e picchiettato da telefonate mattiniere, lo stopper, il vice-capitano (come ci teneva a precisare lui stesso!) della Nazionale Campione d'Europa del 1968, cedeva alla mia richiesta domenica 4 giugno 2006.
Sì, perché Sandro non si riconosceva più col calcio degli anni Sessanta-Settanta, quello fatto di sentimenti e poesia, tanto meno con quello denudato dallo scandalo appena scoppiato di “Calcio-poli”: la sua Juventus era quella della classe di Boniperti, dello stile dell'avvocato Gianni Agnelli, che tutti i sabato pomeriggio – come mi raccontava - andava fieramente a trovare assieme all'allenatore Cestmir Vycpalek.
Messa in naftalina la maglia del suo primo amore, quella del Milan, deposta definitivamente quella bianco-nera, Sandro aveva provato a cimentarsi col grande calcio, ma – dissero i giornali di allora – che allenasse così bene, da non incontrare fortuna alle sue prime esperienze. Ma, di questo non se dolse mai con me al telefono.
Si era, poi, dedicato ai giovani, ed era fiero – come riportato nell'intervista che potete leggere nella casella “Incontri Vip's” del nostro sito - di guidare una squadretta di Allievi, il suo vero contatto con il calcio, forse ancora pulito da stress e tatticismi esasperati, forse per lui ancora autentico.
Lo avevo conosciuto proprio nei giorni che accompagnavano la dolorosa dipartita del fratello, minato da un male incurabile, e questo lutto mi aveva consigliato di lasciarlo per un po' alla pace della sua famiglia, alla consolazione della moglie Anna, all'amore delle sue tre figlie e all'affetto dei numerosi nipoti.
Sempre pacato – come la vita che scorre ogni giorno nella sua campagna di Castiglione -, Sandro era legato da profonda e sincera amicizia a Gianfranco Leoncini, compagno di tante battaglie nella retroguardia juventina, e di alcune rimpatriate tra vecchie glorie bianconere.
Avevamo chiesto – sforzando forse la mano di una persona discreta – una maglia di Sandro, ma, lui ci ha risposto di averla offerta in beneficenza il giorno di Juvecentus.
Le foto, quelle autografate, però, siamo riusciti a farcele spedire, grazie alla collaborazione della moglie Anna, che del marito custodisce gelosamente ogni particolare.
Sandro ricordava ogni volta con piacere il Veneto e, soprattutto, il Vicentino, per averlo conosciuto grazie a un padre amorevole e prudente, che l'aveva scortato – come soleva raccontarci - sulla canna di un'ardita “Legnano”, dopo che la prima bomba della Seconda Guerra Mondiale era proprio scoppiata nel suo cortile, a Milano, dove era nato, e che aveva fatto temere per le sorti dei piccoli Salvadore.
Mi diceva sempre: "A settembre, durante la vendemmia, quando passo a trovare i miei parenti a San Germano dei Berici, vengo a trovarti. Così, finalmente, ci conosciamo!".
Sandro è passato, ma l'ha fatto in silenzio. Senza avvisarci. Così come se n'è andato, senza avvisarci.
Già, come la neve, che, quando scende, non disturba nessuno.
Io, questa notte, caro Sandro, ti immagino come una stella che brilla tra le campagne della tua cheta e solinga Castiglione e il cielo, che cala il sempiterno azzurro sipario sulle persone speciali e autentiche come te.
Che non tramonterai mai come il fieno dei tuoi campi a giugno.
Grazie per tutto quello che mi hai regalato, “campione di ieri, mito per sempre”!

Andrea Nocini, lì 4 gennaio 2007









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