ULTIMA - 24/5/19 - FABIO BRUTTI (CALDIERO): "LA ROSA NON SARA' STRAVOLTA"

Per il giovane direttore generale del Calcio Caldiero Terme, l'ex portiere Fabio Brutti, al suo 7° anno consecutivo nel direttivo team giallo-verde termale, la società del presidente Filippo Berti è in continua crescita di gioco e risultati: "Sono contentissimo" ci confida Brutti "di come abbiamo giocato quest'anno, facendo
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INCONTRI VIP'S

5/12/15 - INCONTRI RAVVICINATI: FABIO CEPPELLI (“PAVAROTTI” DI MODENA)

A Modena, il teatro Comunale è stato intitolato al grande maestro Luciano Pavarotti, scomparso nel dicembre 2007. Chi ci accoglie è un nostro collega, il giornalista Fabio Ceppelli, Responsabile della promozione e formazione del pubblico e dei rapporti con sponsor e sostenitori.

“Il teatro è stato fondato alla metà dell800 dai duchi di Modena, per cui l’impianto stesso è un impianto che ripercorre l’impianto tradizionale ottocentesco, è un teatro con platea, con 4 ordini di palchi e loggione, palco ducale, che è stato recuperato dopo i restauri, palco ducale con l’aquila simbolo della casa estense, e l’edificio è tornato alla fine degli anni 90 del Novecento alla situazione originale. Cioè, aveva avuto nel periodo intermedio dei lavori che non l’avevano portato verso un rifacimento che aveva, ad esempio, coperto gli affreschi del palco, aveva coperto con calce bianca gli affreschi ai soffitti dei palchi e con il velluto rosso, che era tradizionale agli inizi del 1900, erano stati coperte tutte le pareti e le tappezzerie. Negli anni 90 il rifacimento ha portato alla situazione originaria, rimuovendo tutte le tappezzerie non originali, riportando solo nelle sedute le tappezzerie a fiori rosa corallo, e riportando sia le pareti sia gli affreschi dei soffitti di ogni palco. Quindi, adesso il teatro si presenta con diversi affreschi, a seconda dell’ordine di palco, ed anche in quel contesto venne recuperato il quarto ordine di palco che precedentemente era stato messo a galleria. Per cui adesso non abbiamo la galleria, bensì il quarto ordine di palco dentro la galleria”.

Il sipario storico?
“Nello stesso contesto venne anche recuperato il sipario storico, che era stato realizzato sempre dai duchi stessi e che rappresenta il passaggio degli estensi da Ferrara a Modena. Quando questi signori vennero a Modena, costruiscono il Palazzo Ducale – che è esattamente alle spalle del teatro – e la piazza antistante, Piazza Roma adesso è restaurata: in pratica, questi due edifici erano confinanti perché mancava l’edificio adesso che ospita il Conservatorio, per cui nella strada laterale al teatro c’è una porta d’ingresso che porta al ridotto e dal ridotto direttamente al palco ducale perché il Duca saliva da Palazzo direttamente al proprio ducale senza mescolarsi tra la folla e senza incontrarsi con gli altri nobili. Questo percorso era stato studiato nelle congiure nobiliari del periodo per evitare che si mescolasse con pericolo con gli altri nobili della città”.

Il terremoto ha danneggiato l’edificio “Pavarotti”?
“Adesso il teatro è chiuso per una serie di restauri del dopo terremoto. Vengono fatti alcuni lavori di mantenimento e anche di messa in sicurezza, soprattutto per quanto riguarda la parte della volta, e riaprirà nel settembre 2015, per una serie di iniziative (vedi una mostra , visite guidate, ecc…) e legate al nome di Luciano Pavarotti. Il cui nome si lega, il 6 settembre giorno della sua morte, e ogni anno in Piazza Grande viene fatto un grande spettacolo per ricordare il maestro modenese, e saranno un mese di iniziative con visite guidate, visita specifica a questa mostra. La prima rappresentazione della stagione d’opera sarà “Nabucco”, il 7-9-15 di ottobre 2015, e poi il 12 ottobre un concerto che il maestro Riccardo Muti dirigerà per ricordare invece il compleanno del maestro Pavarotti. Quindi, si va dal 6 settembre, che è la data della morte di Pavarotti, al 12 di ottobre, che è il giorno del suo compleanno, con un mese di festeggiamenti che riguardano anche la città e non solo il teatro”.

Pavarotti era partito da qui, si è esibito anche dopo essere diventato una celebrità?
“Sì, si è esibito qui varie volte; ha iniziato la carriera, inizialmente nel 1961, però, quattro giorni dopo a Modena ha rappresentato la stessa “Boheme”. Poi, nel corso degli anni, della carriera successiva è venuto alcune volte a Modena per concerti, un paio di concerti con Mirella Freni, anche lei modenese e con l’orchestra, ha tenuto un concerto nel 1999 al termine dei lavori dei restauri del teatro di cui accennavamo prima, e fu una stagione nella quale tre artisti modenesi – Luciano Pavarotti fece un concerto, Mirella Freni (rappresentò qui “Madame Sans-gene”) e Rajna Kabaivanska (modenese di adozione) ha inscenato la “Vedova allegra”. In quella stagione anche Pavarotti fece un concerto”.

In precedenza?
“Precedentemente, aveva fatto una ripresa di “Boheme” con Fiammetta D’Amico negli anni 80, e poi nel 2001 invece ha festeggiato i suoi 40 anni di carriera con un grande concerto qui. E quella fu la sua ultima esibizione in questo edificio”.

Poco distante da qui, da Modena, c’è Parma, dove i melomani sostengono che è sempre difficile, impegnativo il debutto di un artista per via dell’orecchio molto fine dei suoi spettatori parmigiani…
Com’è il pubblico modenese? Sa aspettare, è esigente?
“Diciamo che il pubblico modenese, rispetto al parmense, è altrettanto esigente e forse è meno crudele. Anche all’impatto con una rappresentazione negativa, non riuscitissima, il nostro pubblico fa capire di non avere gradito; a Parma diciamo c’è più l’abitudine al fischio, alla contestazione. Forse, il nostro è un pubblico un pochino più riservato”.

Qual è l’opera in cui si è qui sprigionata maggiormente la modernità delle scenografie?
“Noi tutti gli anni abbiniamo nella stagione d’opera titoli con messe in scene tradizionali con titoli con messe in scene più alternative, moderne, non ultima, quest’anno, il “Don Giovanni” ambientato a New York negli anni Cinquanta, e dove la scenografia era quella di una metropoli anni Cinquanta, con il taxi entrato in scena, la tipica cabina telefonica in scena, i costumi erano quegli tipici degli anni 50, e, quindi, anche il libertinaggio di Don Giovanni era calato in un’atmosfera della metà del secolo scorso. M, tutti gli anni, qua a Modena, si tiene almeno una rappresentazione, chiamiamola così, non tradizionale”.

I colori delle luci del “Pavarotti”, il colore della sua polvere?
“Se dovessi scegliere un colore, diciamo che l’impatto che si ha entrando in teatro sicuramente è quello trasmesso dal questo color corallo; che si riprende un po’ su tutti quelli che sono gli arredi, e, conseguentemente, forse rispetto ad altri teatri, l’elemento proprio architettonico è quello della luminosità. Poi, se si può ricavare questa luminosità anche su una stagione che fortunatamente fa grandi numeri anche di abbonati sia in concerti ed opere che ho detto, allora, diciamo che è un teatro luminoso, perché è ancora un teatro molto vivo. Anche molto calato nella città, come succede un po’ in ogni città di provincia, dove il teatro è ancora un po’ il centro di riferimento per i residenti rispetto ad altri teatri, dove la tendenza è sempre più quella di avere sempre stranieri e turisti, qui, invece, stiamo cercando di abbinare l’elemento turistico. E, tutto questo, perché Modena è una città che ha investito molto sul turismo, anche legandosi ad expo 2015 con una serie di iniziative specifiche, tipo, in estate, “Barbiere di Siviglia”, Palazzo Ducale, ma, comunque rimane un importante riferimento culturale della città”.

Qual è l’opera che fa venire la pelle doc al modenese appassionato di titoli, di opere liriche?
“Io credo che il modenese, alla pari di tutti gli emiliani, abbia una predilezione per tutte le opere di Giuseppe Verdi, indipendente dell’opera”.

E’ venuto qui Giuseppe Verdi?
 Chi ha segnato in positivo o in negativo il Comunale “Pavarotti” di Modena, per quali cantanti, danzatori, registi, direttori d’orchestra?
“Sì, noi abbiamo una stagione anche di canto. Il nostro teatro ha portato bene a tanti artisti e tanti sono passati da Modena. Qui, agli inizi del Novecento, si tenevano grandi numeri e stagioni di prosa, poi, abbiamo avuto grandi artisti che si sono misurati con spazi piccoli alla loro abitudine. Abbiamo avuto un’”Aida” di Franco Zeffirelli tenuta qui: era stata creata per il teatrino di Busseto, ma poi è stata portata qui. I grandi nomi dell’opera passati di qui i grandi nomi modenesi, quali sono Mirella Freni e Luciano Pavarotti, che, come ricordato prima, hanno bagnato il loro debutto qui, poi, altri nomi di grandi artisti”.

Roberto Bolle, Carla Fracci, Rudolf Nureyef?
“Carla Fracci, sì, è passata nella stagione tradizionale di danza, ma è anche stata anche una delle maggiori protagoniste di quest’”Aida” di Zeffirelli, di cui parlavo prima”.

Direttori d’ orchestra?
“Leo Mucci. Poi, cito solo quelli ancora viventi o contemporanei: Riccardo Muti. Ed è stato questo anche un teatro che ha avuto una lunga frequentazione con il maestro Carlo Abbado; che ha rappresentato grandi opere, il suo “Fidelis” è stato rappresentato qui, ha diretto la trilogia mozartiana, ha diretto grandi concerti. Ancora mi vengono in mente così grandi pianisti, come Maurizio Pollini, Riccardo Challey, Krystian Zimerman è stato qui varie volte come pianista, Daniel Oren e Zubin Mehta sono stati qui”.

Un bis strepitoso, clamorosi fischi?
“ Bè, senz’altro fischi ci saranno anche stati, ma rimuoviamoli pure. Bis, a parte per il concittadino Pavarotti, anche per Mirella Freni. Dobbiamo di più rivolgerci al passato, perché la richiesta di bis oggi certamente ricorrono meno. C’è stata una richiesta di bis nel “Don Carlos” di due anni fa, cantato dallo spagnolo Sergio Escobar, ma, diciamo anche la verità che oggi i nomi non sono più quelli di una volta. Adesso ci sono grandi e bravissimi cantanti, ma non i divi di una volta e forse il divismo non è neanche forse più richiesto. Oggi, il bis, l’entusiasmo sono un po’ diversi, mi sembra che il pubblico sia un po’ cambiato rispetto a quello di una volta”.

La superstizione al “Comunale Pavarotti” di Modena?
“Ognuno ha le sue. Ricordo la superstizione tipica di Pavarotti, quella di avere sempre nel suo camerino un chiodo ricurvo: questo perché aveva trovato questo arnese ricurvo in una recita andata particolarmente bene, e allora amici che aveva tolsero questo chiodo di cui Pavarotti era rimasto stupito per la sua strana fattezza, per questo chiodo ricurvo presente in scenografia, lo tolsero e glielo regalarono. E, nella Mostra a lui e ai suoi oggetti dedicati, si vedono alcuni di questi pezzi di ferro, che il maestro ogni volta che s’imbatteva in un chiodo, vecchio e ricurvo, lo prendeva con sé, non lo scalciava via. E, un po’ ne andava in cerca lui stesso. Poi, anche Carla Fracci aveva la sua bella superstizione, con una serie di oggetti che disponeva nel suo camerino, portava sempre le stesse fotografie, ma nel mondo del teatro la superstizione è cosa comprensibilissima e frequentissima”.

La capienza di questo teatro?
“Il teatro può contenere al massimo 901 posti, e il golfo mistico, con orchestra completa, può contenere anche 70-80 elementi”.

C’è un orologio originale, particolare, creato da un artista del luogo?
“Tutto quello che lei oggi può vedere è esattamente come il giorno dell’inaugurazione, della metà dell’800; in realtà, non è stato toccato niente, perché quelli che sono gli strumenti messi in quel contesto sono gli stessi”.

Rivalità tra il vostro teatro e quelli di Bologna e il “Regio” di Parma?
“Rivalità, direi no. C’è anche spesso collaborazione, cooperazioni: abbiamo opere in Emilia Romagna coprodotte con Reggio, coprodotte Parma, viene stilato ogni anno un calendario regionale per avere una proposta diversificata in Regione. Quindi, è una competizione a fare il meglio possibile, ma non rivalità”.

Puccini è venuto qui?
“Io non so se i compositori siano passati di qui. Io so che c’è è una grande tradizione di tutti i compositori: per esempio, l’anno prossimo noi avremo in stagione Verdi, Puccini, Wagner, Mascagni. La tradizione nostra è quella propria di un teatro che punta a una stagione molto diversificata”.

E il grande parmigiano Arturo Toscanini?
“Non ricordo se è passato di qui”.

Il teatro cosa rappresenta per i modenesi?
“Rappresenta un punto di riferimento culturale perché la storia della cultura della nostra città è stata proprio qui: una cultura musicale, di teatro di prosa, i grandi nomi sono passati. La produzione culturale di un’opera significa anche produzione manifatturiera, perché quando si produce un’opera si fanno lavorare ditte di falegnameria, sartorie, di costumi, si fanno lavorare le maestranze”.

Il legno, il velluto è sempre rimato quello?
“No, no, come le dicevo prima, alla fine degli anni 90, quando è stato rifatto il teatro, è stato rifatto tutto riportando tutto però ai colori originali. Ovviamente sono nuovi, ma ripetendo in piccolo quanto è stato fatto per “La Fenice” di Venezia, rifatta completamente dopo l’ultimo incendio che l’ha devastata. E il nostro colore originale non è il rosso teatro tipico, ma è il corallo che le dicevo prima, quindi, in realtà è un rosso corallo, un rosa corallo ”.

Un clamoroso rifiuto, dimenticanze varie?
“Malattie, indisposizioni prima di andare in scena. Ricordo l’anno scorso un tenore, che doveva tenere la prima parte, e si era ammalato due giorni prima; e si sostituì il giorno stesso dell’opera con un tenore che si era esibito a Palermo”.

Un accadimento per evitare ?
“No, se succede una malattia all’ultimo momento, si provvede subito a garantirne la sostituzione”.

Teste coronate, famosi Capi di Stato, pontefici qui al “Comunale Pavarotti” di Modena?
“Presidenti della repubblica? E’ venuto Carlo Azeglio Ciampi, è stato qui proprio per un concerto fatto proprio in occasione della sua visita di Stato a Modena,. Concerto con Pavarotti, Mirella Freni, Nicolaj Ghiaurov (morto nel 2004), grande basso bulgaro che al tempo era il marito di Mirella Freni, e Rajna Kabaiwanska. Le teste coronate sono venute nella nostra città – nel settembre 1995 - quando Pavarotti faceva il suo “Pavarotti & friends”, e, allora, Modena ha avuto Lady Diana, la principessa Anna d’Inghilterra, non qui in questo teatro, ma venivano a Modena per il grande concerto che Pavarotti teneva all’aperto, al Parco Novi Sad, che teneva 10 mila e passa persone”.

Modena, 2 luglio 2015, Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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