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Nel girone B di Terza categoria, domenica scorsa si è giocato il 1° turno dei play-off che hanno registrato la vittoria per 2 a 0 della Dorial di mister Alessandro Bruni che ha quindi eliminato dai giochi promozione il Roverchiara di mister Simone Brunelli. Promozione in 2^ categoria che i "doriani" del presidente Gabriele
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INCONTRI VIP'S

18/12/15 - INCONTRI RAVVICINATI: L'”AMILCARE PONCHIELLI” DI CREMONA

A Cremona, attraversando il centro, una bottega su due è di maestri liutai: nelle vetrine occhieggiano gli strumenti musicali tanto cari ad Antonio stradivari, in omaggio al quale nella vecchia Piazza Cavour, oggi ribattezzata col nome Stradivari, campeggia la statua bronzea, opera dello scultore milanese Florindo Boldini. Cremona, città d’arte, ma, specialmente della musica: qui nacque nel 1567 Claudio Monteverdi, e, nonostante all’epoca la città fosse un possedimento spagnolo e provincia dello Stato di Milano, tuttavia eccelleva per una vivacità artistica e culturale pari a poche altre cittadine. Posizionata nell’estremo lembo sud-orientale dello Stato milanese, sulla sponda lombarda del fiume Po, Cremona era lambita dai possedimenti veneziani della vicina Crema, confinando con i domini gonzagheschi di Mantova e quelli farnesiani di Parma. Magnifici palazzi, sui quali svettava il Torrazzo medievale, simbolo della città, e splendide chiese erano il frutto di una ricchezza scaturita da buone rendite fondiarie e da fiorenti commerci. Fin dal XVI secolo la liuteria prese piede, al punto che Andrea Amati – nei primi decenni del 1500 – aveva realizzato strumenti per Carlo IX di Francia, diffondendo anche oltr’Alpe l’arte di costruire violini, viole e violoncelli.
 
Uno dei figli di Andrea Amati, Nicola, fu il maestro di Antionio Stradivari e di Andrea Guarneri. Decaduta intorno alla seconda metà dell’Ottocento, la tradizione liutaria conobbe a Cremona una propria “rinascenza” nel 1938, quando venne fondata la Scuola Internazionale di Liuteria, capace ancora oggi di formare giovani provenienti da tutte le parti del mondo. La tradizione, invece, operistica nasce nel 1747 (esattamente il 26 dicembre) con l’inaugurazione del teatro oggi intitolato ad Amilcare Ponchielli. Teatro, che è il frutto di di diversi interventi apportati nel corso di quasi 300 anni. Il Teatro fu voluto da un gruppo di nobili stanco di vivere le loro conversazioni in sale provvisorie, oggi scomparse. Giovanni Battista Zaist, architetto del gruppo facente parte dei famosi Bibiena, esperti nella costruzione di simili edifici, nome suggerito dal vescovo monsignor Alessandro Litta, e la prima struttura si chiamò “Teatro G.B. Nazari”, dal nome del suo proprietario. Nel 1747 – esattamente il 28 dicembre – venne inaugurato col melodramma “Orazio” del napoletano Pietro Auletta, su libretto di Antonio Palomba. Del resto, l’opera rappresentava la principale attività ricreativa e sociale di ogni città italiana.
 
Prese poi, nel 1785, il nome di “Teatro della Società” o della “Nobile Associazione” quando venne acquistato dai palchettisti. Un incendio lo distrusse nel 1806, fatto frequente per i teatri del ‘700 costruiti con il legno. Fu dato incarico all’architetto Luigi Canonica il compito di ricostruirlo, il quale si ispirò al proprio maestro, il Piermarini. E divenne uno dei più bei teatri dell’epoca, con sala a ferro di cavallo, quattro ordini di plachi e galleria, e prese il nome di “Teatro della Concordia”, denominato in seguito - nel 1907 - “Teatro Amilcare Ponchielli”; compositore nato a Paderno Ponchielli (Cremona) nel 1834 e morto a Milano nel 1886. Tra le sue opere più celebri, “La Gioconda”, “I Mori di Valenza”, “Danza delle ore”, “I Lituani”. Nel 1824 un altro incendio danneggiò in parte la struttura, subito ripristinata da Faustino Rodi e da luigi Voghera. Nel 1986 diventa proprietà del Comune e nel 1989 lo spazio ha subito radicali interventi di adeguamento tecnologico. L’”Amilcare Ponchielli” rientra nei teatri di tradizione italiani: identifica la sua vocazione originaria col melodramma, è aperto a tutte le forme di spettacolo, da quelle tradizionali a quelle più nuove e sperimentali. Intensa e ben spalmata nell’anno l’attività; che comprende la stagione lirica, quella concertistica, la rassegna di danza, la stagione di prosa e i Festival Monteverdi, l’Oltreibanchi-Rassegna di Teatro per ragazzi e il “Ponchielli per la grande Età”. La “memoria storica” Arnaldo Bassini (1938-2012; critico musicale e Direttore Artistico musicale del “Ponchielli”), parla di sala dotata delle più moderne tecnologie e nella complessità degli interventi affidati all’architetto Sergio Carboni l’edificio ha ritrovato tutto il fascino originario e un palcoscenico in piena efficienza.

“La sera del 4 ottobre 1986” continua Bassini “con il concerto dell’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Carlo Maria Giulini, Cremona entrò in possesso – a pieno titolo – del suo Teatro. Lo storico passaggio dalla proprietà condominiale a quella comunale significava la garanzia che l’area di corso Vittorio Emanuele non sarebbe diventato uno dei tanti contenitori vuoti dei centri storici cittadini, ma anche la certezza di un rinnovato modo di interpretare la presenza e la funzione del teatro nella città e per la città”.

Il palcoscenico, motore del teatro, misura 24,80 metri di profondità per 20, 60 di lunghezza e 16 di altezza al graticcio. All’assito del palcoscenico già rifatto nel 1936 e formato da tavole di pioppo di 4 cm di spessore, si è impiegato un nuovo legname stagionato di pioppo lombardo, dotato di forte elasticità. Gli 11 vecchi camerini sono stati ricostruiti nel 1937 e sono arredati con ampi specchi e poltroncine. Il teatro all’italiana è un grande e perfetto strumento musicale: al di là della piacevolezza delle decorazioni, del rapporto attore-pubblico, presenta la grandissima qualità della sonorità.

La Sala principale può ospitare sul palco qualsiasi genere di spettacolo, ha una capienza massima di 1.100 posti suddivisi fra platea, tre ordini di palchi, galleria e loggione. Le poltrone della platea sono rivestite di una nuova imbottitura con prodotti ignifughi. Non vi è stata alcuna possibilità di mantenere i vecchi sipari di velluto, le quinte, gli arlecchini, i velari e tutti i tendaggi del ridotto, proprio per la loro esposizione agli incendi. La moquette della platea è stata rimossa. Ornamenti di rilievo in legno e cartapesta dorati abbelliscono i parapetti degli ordini prospicienti la sala e l’arco del boccascena. Ogni palco è dello stesso velluto, in sostituzione di svariati materiali pre-esistenti quali velluto, carta, carta plasticata, masonite tinteggiata. Il foyer è l’ingresso attraverso il quale si accede alla Sala principale ed offre con i suoi posti a sedere o a buffet momenti di ristoro e di ricreazione. La capienza massima del foyer è per 120 persone. Il ridotto consiste in un’elegante sala ubicata al terzo ordine dei palchi. E’ uno spazio dedicato alla realizzazione di piccoli spettacoli o concerti da camera, ma , anche a riunioni, a coffe break, happy hour, pranzi e cene. Dispone di un bar e di una saletta riservata e ha una capienza massima di 120 posti. I palchi sono 85 e sono stati dotati di arredo composto da sedie, poltrone e sgabelloni. Le pareti sono rivestite con tessuto damascato di cotone ignifugo. Il sipario tagliafuoco era già stato installato dalla proprietà condominiale negli anni 80 ed è struttura metallica formata da due settori, uno fisso e l’altro sollevabile. Pregevole il lampadario in bronzo della platea a 90 luci, che può essere innalzato nel sottotetto della sala per la pulizia e per la manutenzione. Esso sboccia al centro di un bel rosone posto al centro della platea. Realizzato in legno dorato, si apre in due parti per consentire la calata del grande lampadario centrale. Il soffitto in legno intagliato e dorato, l’orologio dietro al movimento ad ingranaggi, rocchetti e contrappesi crea l’illusione di scandire un mondo diverso.
 
Quando mettiamo piede al “Ponchielli”, in corso Vittorio Emanuele II, sono in corso i lavori per le opere di allestimento scenico. La facciata dell’edificio è annunciato da quattro alte colonne, dove spicca la scritta “Società Concordia eretta nel 1807”. Anticamente, Cremona disponeva di un Teatro Rangoni/Ariberti, edificato nel 1670 ed attivo fino al 1717, quando venne trasformato in chiesa, a seguito di una donazione. “Teatro di tutti e per tutti”: questa la filosofia dell’edificio, sottolineata più volte dalla “memoria storica” Arnaldo Bassini. Qui, hanno danzato Rudolf Nureyev (1987) con Eric Vu An, qui il grande jazz con Enzo Jannacci ha trionfato. Nel 1991 Stefano Ranzani ha diretto la “Boheme”, il maestro bresciano Angelo Campori ha diretto il “Simon Boccanegra” (1989, apparato scenografico curato da Raffaele Del Savio), “Cavalleria rusticana” e “Suor Angelica” (1990), nel 1991 “La forza del destino” con regia di Stefano Monti (grande il cast vocale) , “Traviata” nel 1992, “Rigoletto” nel 1993 (Aldo Protti, voce verdiana alla fine della rappresentazione premiata dal sindaco di Cremona), “L’italiana in Algeri” (1994) e “Tosca” nel 1995. “Tosca” di Giacomo Puccini è l’opera tra le più amate al “Ponchielli” di Cremona (Elena Mauti Nuziata, Mario Malagnini e il baritono veronese Giorgio Zancanaro i cantanti; direttore e concertatore nell’edizione del 1989 fu Gianfranco Masini). Carla Fracci è nel cuore di tutti i cremonesi: la famiglia della ballerina è di queste parti. Ogni sua apparizione sul palcoscenico del 2Ponchielli” si trasforma in un trionfo. Nel 1991 è l’interprete, con Paul Chalmer, del “Vespro siciliano”, nel 1992 danza un’altra sceneggiatura di Beppe Menegatti, suo marito, “Cristoforo Colombo2. Nel 1993 partecipa alla produzione scaligera di “Oneghin”.

La seconda edizione della rassegna “La Danza”, 1989-90, raduna al 2ponchielli” alcuni dei più bei nomi della coreografia internazionale come quello di Martha Graham, che impegna la sua compagnia in “Early Yeras”. Ma anche Kazuo Ohno e Yoshito Ohno si esibiscono l’11 maggio 1990.
 Serata di intensa emozione quella del 22 gennaio 1988: va in scena “L’avaro” di Moliere, per la regia di Mario Missiroli, e Ugo Tognazzi, cremonese doc, si prende un fiume di applausi dai suoi concittadini.  Nel 1989 si esibisce la coppia Dario Fo e Franca Rame; Giorgio Gaber viene accolto con favore per le sue performances teatralmusicali.L’attrice Piera Degli esposti, nel 1993, recita “Madre coraggio e i suoi figli” di Bertold Brecht, per la regia di Antonio Calenda. Anna Maria Guarneri e Valeria Moriconi ingentiliscono con la loro vena artistica il palcoscenico del “Ponchielli”. Ma, anche il celebre cantautore genovese Fabrizio De Andrè intona le sue ballate. Nel 1993 è la volta dei 2London Brass, il violinista Uto ughi, Gidon Kremer, il violista Kashkashian e il violoncellista Yo Yo Mo, il Quartetto Bartòk (1994), Anner Bylsma (1995). La Filarmonica della scala è qui il 10 dicembre 1990 con il suo direttore principale e maestro, il napoletano Riccardo Muti. Che si esibisce più volte, sviluppando un percorso Beethoven, dirigendo la Terza, la Quarta e Settima Sinfonia. Cremona, dunque, non solo famosa in tutto il mondo per le sue 3 famose “T” (Torrazzo, torrone e tette), ma anche per quella musica - e quei violini e strumenti a corda vari – che continuano a diffondere note melodiose fin dalla metà circa del 500.
 
Cremona, 2 luglio 2015, Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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