ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

3/12/07 - INCONTRI RAVVICINATI: FERRUCCIO DE BORTOLI...

FERRUCCIO DE BORTOLI E IL CALCIO DI UNA VOLTA


Il Milan, Rivera, e la nostalgia per un calcio che non c’è più.


Parole di sana nostalgia quelle proferite dal direttore de “Il sole 24 ore” Ferruccio De Bortoli al microfono di Andrea Nocini.
Frasi che hanno il profumo del cuoio pesante di un pallone che rotola nel fango del campetto di periferia.
Ricordi in bianco e nero conditi da quella coltre di nebbia che nella “nustalgica Milàn” sapeva ancora di buono.
E’ in quella Milano che De Bortoli assume la direzione de “Il Corriere della sera” nel 1997, a soli quarantaquattro anni.
Alla guida del giornale fondato nel lontano 1876 da Torelli Viollier rimane fino al 2003.
Due anni più tardi il passaggio a “Il sole 24 ore”, con De Bortoli non più giornale di nicchia riservato agli addetti ai lavori, bensì organo di informazione alla portata di tutti.

Direttore, buongiorno a nome di tutta la veronesità ed un saluto particolare da parte dei lettori del nostro sito pianeta-calcio, un sito internet interamente dedicato alla realtà del calcio dilettantistico veronese.

La domanda che abbiamo rivolto anche ad altri suoi colleghi come Vittorio Feltri, ed al Cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, è questa:
lei direttore, ha mai giocato a calcio?”


“Ho giocato eccome. Devo dire che sono stato anche per un brevissimo periodo nei cosiddetti “Pulcini” del Milan. Era il periodo in cui c’erano i Rivera, i Lodetti, personaggi di quel tipo lì, ma ovviamente non avevo il fisico per cui è stata, diciamo, una piccolissima avventura.
Ricordo però che si andava a Milanello il sabato, che si facevano anche degli allenamenti, ma non avevo il fiato”.

“Questo mi fa ricordare Italo Allodi quando diceva che da calciatore professionista non fece molta strada per il fatto che non sopportava gli esercizi ginnici e quindi molto probabilmente non avrà avuto fiato neanche lui.
Direttore, immaginiamo quindi che il suo idolo sia Gianni Rivera, l’ abatino...”


“Si, ma non solo lui. Tra l’altro l’ho anche conosciuto ed è una persona molto simpatica.
Ovviamente noi siamo figli di quell’era, che era rappresentata da Rivera, da Mazzola, la stagione degli anni ’60 che in qualche modo aveva queste due grandi stelle.
Lei prima ha citato lo sport dilettantistico e quella degli anni ‘60 era proprio la fase semi-dilettantistica / semi-professionistica del calcio perché paragonando i guadagni che all’epoca avevano questi personaggi a quelli dei calciatori di oggi, anche attualizzando, non c’è assolutamente confronto.
All’epoca v’era una visione un po’ più onirica del calcio e tutto sommato quelle erano figure che interpretavano molto di più di quanto non accada oggi in uno sport professionistico e spettacolare l’anima popolare del calcio, che è sempre stata la sua grande qualità, la sua grande virtù..”

“La ringraziamo perché ha dato grande sottolineatura al mondo dilettantistico, realtà che il sito pianeta-calcio segue quotidianamente”.

“Continuate così e tantissimi auguri”.

“Il calcio dilettantistico povero a livello economico ma ricco di valori, di fratellanza, dove si combatte per la gioia di vincere.

Lei direttore in che ruolo ha giocato quando era “Pulcino” del Milan?”

“Ovviamente tutti volevano giocare con il numero 10, all’epoca poi i numeri erano fissi, non si andava oltre l’undici.
Di fatto però si finiva sempre per giocare o in difesa o mediano.
Erano belle le immagini di questi ragazzi che prendendo il tram finivano nella periferia milanese, magari in giornate di nebbia, con questi palloni di cuoio che erano pesantissimi, con queste scarpe strettissime, con queste maglie che sapevano di sudore.
Sono ricordi belli ma non sono ricordi colorati.
Sono però ricordi profondi come profondo è il bianco e nero dei film d’annata”.

“Erano schizzi di fango nobili , come sono ancora quelli di oggi.
Ecco direttore, in che ruolo ha giocato fino adesso Feruccio De Bortoli nella vita?”


“Non lo so. Onestamente pensare ai ruoli è sempre difficile. Sarebbe un po’ autocelebrativo quindi è un discorso che lascerei perdere”.

“Secondo noi da centrocampo in su direttore…”

“Non lo so. Poi fortunatamente i ruoli nella vita non sono così fissi come i ruoli del calcio. Non c’è niente di acquisito.
Qui se vuole il parallelo con il calcio è appropriato nel senso che nel calcio una gloria raggiunta è molto vana e la si può perdere giocando male una partita successiva.
In questo c’è un parallelo tra il calcio e la vita.
Fortunatamente i ruoli sono molto ma molto diversi ed ognuno li interpreta a modo suo”.

“Ho detto questo in omaggio alla sua carriera strepitosa, direttore del massimo quotidiano nazionale, il “Corriere della Sera” dal ’97 al 2003, quindi mi sembra non sia stata fatta una piaggeria nei suoi confronti bensì quanto detto è un dato di fatto. Adesso lei dirige un grande quotidiano che io ho sempre apprezzato , specialmente in una sua parte, l’inserto culturale della domenica.
Lo trovo molto profondo oltre che interessante ed intelligente.
Altra domanda direttore:
se io ora le proponessi di fare il commissario tecnico della nazionale degli ultimi Papi, quelli del ‘900, lei in quale ruolo metterebbe Ratzinger, Wojtyla, o magari qualcun altro…”

“La domanda è affascinante ma inappropriata.
Non esiste che si possano mettere i ruoli calcistici ai Pontefici che hanno segnato la storia, anche se naturalmente c’è stato un ruolo d’attacco maggiore per Giovanni Paolo II, e probabilmente un ruolo di difesa maggiore di identità cristiana da parte del suo successore.
Ma naturalmente già il fatto di seguire questa metafora calcistica è anche una forma di mancanza di rispetto che francamente non vorrei proseguire”.

“L’autorete e il gol più bello segnato finora da Ferruccio De Bortoli…”

“Di autoreti se ne fanno tantissime. Nei ricordi di un direttore o di un giornalista le cose che piacciono di più, se vogliamo continuare sul filo di questo acrobatico parallelo, sono le reti che segnano gli altri che stanno nella tua squadra.
Grande ricordo di un direttore sono le grandi cose che fanno persone straordinarie che hai avuto la fortuna di avere con la tua squadra.
Potrei citare Biaggi, poi potremmo aggiungere Montanelli, poi potremmo aggiungere Oriana Fallaci ed andare avanti ancora un po’.
La squadra sarebbe infinita. Ma anche lì ovviamente, “mutatis mutandis”, riprendendo il parallelo con i Pontefici che hanno segnato la storia, sarebbe assai improprio e forse anche irrispettoso assegnare dei singoli ruoli, anche perché i fuoriclasse il ruolo se lo scelgono da soli”.

“Direttore, la figura che l’ha più impressionata, che più ha incardinato i valori dell’etica sportiva… si parla ormai di un riposto spirito decoubertiniano…”

“Ovviamente ci sono grandissimi personaggi che fanno parte della storia dello sport, che hanno segnato il costume di questi anni.
Se ne potrebbero citare tantissimi, dai campioni dell’atletica, a quelli del pugilato, come Muhammad Ali.
Da Abebe Bikila che correva scalzo alle olimpiadi del ’60 fino ad altri straordinari esempi, però, siccome lei ha cominciato con un parallelo calcistico, io proseguirei con il calcio, resterei un po’ dalle vostre parti per fare un omaggio non a Verona ma in questo caso ad una città che sta un po’ più ad est, ad una figura che ho conosciuto facendo il cronista, Nereo Rocco.
Nereo Rocco onestamente era un artigiano del pallone, un signore assolutamente burbero oltre che simpatico, che però aveva il coraggio di guardare in faccia le persone, prendere questi ragazzi, accompagnarli anche nella vita attraverso gli esempi del calcio.
Quella è una figura paterna di sportivo in quanto aveva idea di cosa dovesse essere lo sport nella vita e tutto sommato personaggi di questo tipo, così autentici, un po’ ci mancano”.

“Si è mai commosso lei calcisticamente, visto che sta tirando fuori anche il suo passato di giornalista sportivo?”


“Nel mio passato di ragazzo ricordo un attaccante del Milan che si chiamava Bruno Mora il quale ebbe un incidente gravissimo che gli spezzò una gamba. Fu il primo incidente che si vide in televisione ed ho ancora oggi i brividi a pensarci.
All’epoca la televisione non mandava niente, trasmetteva solamente i gol in bianco e nero, con un’ immagine molto ingiallita che sembrava già vecchia nel momento in cui veniva proiettata.
Ecco quello fu il ricordo sportivo che mi colpì di più, tanto è vero che gli scrissi una lettera, perché effettivamente era una cosa che mi aveva lasciato molta tristezza”.

“Ma lei poi nella vita si commuove?”

“Cosa vuole che le dica. Si certo. Ognuno ha i propri sentimenti che sono poi sentimenti di natura privata.
Per fortuna ci sono ancora le occasioni in cui ci si può commuovere.
Difficilmente però ci si commuove facendolo vedere, spesso avviene il contrario.”

“La nazionale italiana che le è piaciuta di più…”

“La nazionale che mi è piaciuta di più è quella del ’70 perché il 4 a 3
(Italia –Germania, 19 giugno 1970) in Messico fu indimenticabile.
La partita fu trasmessa in bianco e nero quando in Italia era passata la mezzanotte, quando non si andava a letto tardi, e quello è stato il particolare che mi ha più colpito.
Una cosa straordinaria.
Poi siccome quelle cose accadono quando uno ha diciotto anni, quando è molto giovane, rimangono impresse”.

“Ha qualche mito attuale?
Ultimamente abbiamo avuto Baggio come grandissimo fenomeno…”


“No, non so. Baggio ho anche avuto occasione di conoscerlo in privato e mi è sembrata una persona molto a modo.
Più che altro ex campioni come Trapattoni, Rivera, Mazzola, personaggi che hanno significato molto.
Trapattoni me lo ricordo quando marcò Pelè in un’Italia-Brasile che ebbi la fortuna di vedere, una delle prime partite di calcio che andai a vedere a San Siro”.

“Lei tifa per qualche squadra direttore?”

“Beh se non l’ha capito fino adesso…”

“Sarei veramente da sospendere, ha ragione. Le dico io per quale tifa.
Tifa per il Milan, per il diavolo…”


“Appunto…”

“L’ho detto proprio perché abbiamo sentito scegliere delle grandi figure, Rivera, ma anche Rocco che poi è gloria ancora più a est di Verona, ovvero sia Trieste…”

“A Verona naturalmente sono legate due cocenti sconfitte.
La prima fortunatamente non la vidi perché credo fosse il 1970”.

“Maggio 1973, Verona-Milan 5-3…”

“20 maggio ’73. Invece vidi in diretta alla Rai di Milano, l’altro Verona-Milan della fine degli anni ’80 se ricordo bene”.

“Nell’89/90 quando furono espulsi anche due giocatori mi sembra, Rijkaard e Van Basten”.

“Bravissimo”.

“Direttore io la ringrazio perché abbiamo ricordato anche le glorie venete, Roberto Baggio, senza dimenticare Alessandro Del Piero che è gloria ancora in attività.
La ringrazio, e in bocca al lupo per il suo lavoro”.


“Grazie altrettanto, arrivederci”.

Alessandro Gonzato (3 dicembre 2007)












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