ULTIMA - 21/1/19 - GLI ACCOPPIAMENTI DELLA COPPA DELEGAZIONE DI VERONA

Si è chiuso ieri il 1° turno della Coppa Verona 2018-19 riservata alla formazioni di Terza categoria, denominata “Memorial Gianni Segalla”, che ha visto il passaggio ai quarti di finale delle prime classificate dei 7 gironi, Lessinia, Saval Maddalena, Borgo Trento, Dorial, Gazzolo 2014, Roverchiara, Ausonia Calcio e la migliore seconda classificata
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INCONTRI VIP'S

29/11/07 - INCONTRI RAVVICINATI: MONS. CARLO MAZZA...

CARLO MAZZA, IL “MON-SIGNORE DEGLI ANELLI”


Monsignor Carlo Mazza, di Entratico (Bg), dove è nato il 7 gennaio 1942, è una sorta di “Ministro dello Sport del Vaticano”.
Per la Chiesa ha seguito ben 7 Olimpiadi, 5 estive, 2 invernali.
E' la massima autorità in questo campo, essendo il Direttore dell'Ufficio Nazionale Sport, Turismo e Tempo Libero della Cei.
La prima cosa che ci colpisce di monsignor Mazza, oltre alla valenza dei concetti e all'eleganza della loro esposizione, è la postura, la schiena cioè ben eretta.
Sì, quell'atteggiamento comportamentale che alle Elementari i nostri maestri ci pregavano di tenere davanti al libro o ai quaderni deposti sul banco.
Lui, monsignor Mazza, lo sport, prima di commentarlo, l'ha, dunque, praticato – come ci rivelerà – in prima persona: conosce, quindi, i sacrifici e i benefici dell'attività motoria, meglio di tanti altri “sportivi in poltrona”.
Monsignor Mazza, qual è stata l'Olimpiade che l'ha più colpita?
"Questa è una domanda che mi fanno spesso, perché c'è la curiosità di sapere. Io credo, senz'altro, sia quella di Atene, non tanto perché è la penultima in ordine cronologico – l'ultima delle 5 estive cui ho partecipato – che ho visto, ma per l'ambiente, culturale, storico, letterario straordinario. L'atmosfera era di grande evocazione, in tutti i sensi. Ma, anche per la capacità che hanno avuto gli organizzatori di creare stadi, ambienti, villaggio, la città, estremamente accoglienti e ricchi di umanità e di capacità di comunicazione, di relazione. Per cui, questa Olimpiade, al di là dei fatti sportivi in sé e per sé – che esigerebbero un'altra analisi – ma, stando a quello che ho vissuto e ho provato dentro di me, è stata la più affascinante, la più evocativa dell'atmosfera della classicità".
Lei non ha mai giocato a calcio?
"Sono un polisportivo, come si usa dire: la mia postura, il mio fisico mi porta ad apprezzare e a praticare diversi sport; ho praticato il calcio, in modo poco glorioso, ma certamente vissuto con molta passione. Ho fatto ciclismo con grande entusiasmo, e poi l'atletica, soprattutto, i 100 e i 200 metri, il salto in alto – che mi dato modo di esprimere particolarmente le mie qualità – e, infine, la pallavolo. Poi, le escursioni in montagna, ma, queste forse non c'entrano con lo sport. Attività sportive che ho praticato sostanzialmente fino ai 30 anni, e poi dopo saltuariamente, mi hanno “in corpore vivo” fatto sperimentare di misurarmi, di conoscere me stesso e di conoscere anche gli altri. Perché lo sport ti mette a confronto con te stesso, con i tuoi limiti, ma, anche con i limiti e le possibilità con gli altri; e, questo, deve avvenire all'interno di un gioco straordinario, pacifico fino a che si riesce, fino a quando cioè l'aggressività non tracima, e gli avversari non devono essere solo inquadrati nell'ottica di essere battuti, né deve prevalere la troppa competizione. Comunque, sempre competizione tra persone diverse rispetto a un fine da raggiungere, che è la vittoria. Perché lo sport è destinato in qualche modo a un fine: quello di vincere; però, si perde".
Papa Pacelli, papa Pio XII°, era un vero atleta, papa Giovanni Paolo II° era un pentatleta. Lei, monsignore, se avesse giocato a calcio, che ruolo le sarebbe piaciuto interpretare?
"Certamente, mezzala – e giù una fragorosa risata -".
Che ruolo sta, invece, giocando la Chiesa, nell'ambito dello Sport in generale, in questo momento delicato (papa Benedetto XVI° sta partendo per la Turchia, ndr, in un viaggio definito a rischio per il pontefice, e di grande delicatezza)?
"Lei ha citato giustamente Pio XII° e Giovanni Paolo II°, i quali sono i due grandi pilastri dell'elaborazione del pensiero della Chiesa sullo Sport. Questi i due grandi maestri, ideatori, i due grandi architetti del pensiero della Chiesa. Detto questo, dico che Giovanni Paolo II° ha aperto le porte allo Sport e la Chiesa è diventata un'interlocutrice ascoltata e autorevole non solo all'interno della Chiesa, perché questo è pacifico, ma, soprattutto, presso le grandi Organizzazioni nazionali e mondiali dello Sport. Il pensiero del papa era richiesto, desiderato, e anche in qualche modo attuale. Certamente, non si può dire che i pensieri dei papi fossero anche i desideri del Cio, per carità. Però, certamente, c'era un'organizzazione molto attenta e di valore. E, credo che i passi in avanti che hanno fatto la Commissione del Doping Nazionale e Internazionale lo si debba anche all'insistenza, alla caparbietà di Giovanni Paolo II° nel far sì che lo Sport diventasse un momento di eccellenza e di grande attrattiva, fascino per i ragazzi, per i giovani. Per cui, deve essere pulito, quindi, deve essere aperto e accessibile a tutti. E, anche l'attenzione verso lo sport dei disabili, verso lo Sport cosiddetto del Terzo Mondo, ebbene, tutta questa sensibilità credo la si debba a Giovanni Paolo II°".
Se lei fosse il Commissario Tecnico della nazionale dei papi, dove schiererebbe Benedetto XVI°, Giovanni Paolo II°?
"Giovanni Paolo II° centravanti di fuoco, di sfondamento: era una cosa straordinaria, perché aveva una forza, una potenza, una creatività, un carisma incredibile. Quindi, come si usa dire, centravanti d'attacco. Ratzinger lo metterei o come portiere o come mediano: intelligenza strategica, e grande capacità di tenuta del campo: di lì non si passa; c'è lui e non si passa!".
E, Paolo VI°?
"Una sorta di mezzala, oppure mezzala tornante, in raccordo con altri punti più solidi della squadra. Perché è un uomo che ha fatto i raccordi, ha costruito ponti, dialoghi, e, quindi, di queste figure all'interno degli undici calciatori che portano agli altri i palloni; non lo gestiscono loro direttamente, ma loro sono quelli che hanno una vocazione al servizio, a fare risaltare gli altri più che se stessi".
Paolo Montini aveva riaperto il ponte, il dialogo con le Chiese ortodosse, rimasto per secoli interrotto, recandosi di persona nel dicembre 1964 da Atenagora...
"Si parla di analogie; Paolo VI° era l'uomo del grande dialogo. Papa Montini avrebbe espresso le sue migliori qualità anche nello Sport come sponda, che raccorda e costruisce il gioco per un altro. Come rifinitore, esattamente".
E papa Luciani?
"L'ho conosciuto poco, quindi, non saprei con esattezza dove collocarlo. Lo metterei come terzino, perché è un uomo furbo, attento, capace di mettersi dentro le cose. E, quindi, terzino, non solo difensore; è uno che intuisce, è uno che sa dove mandare la palla. Giovanni Paolo I° era il papa che sapeva dove mandare la palla e a chi; per ricreare il gioco, per riprendere il gioco alla Chiesa. Perchè la Chiesa non deve ritirarsi tutta nell'area , ma, deve andare sul campo aperto. E lui era l'uomo che porgeva la palla per andare in campo aperto".
E, papa Roncalli, il “papa buono”?
"Ah, Roncalli: è il mio grande papa; bergamasco. Vediamo un po': mediano, un mediano. Avevo detto mediano anche di Ratzinger. Ma, mentre Ratzinger è un mediano di vigilanza, di lì non si passa, perché ha questa grandezza di autorevolezza, intelligenza, Giovanni XXIII° è quello che, pur stando al centro del campo, perché la sua posizione era quella, era in grado di dare il via a un'azione nuova. A mettere in gioco la mezzala che è sempre lì ferma. Sì, una sorta di play-maker; è proprio così nella Chiesa".
Qual è stato l'episodio calcistico, o il gesto atletico che alle Olimpiadi l'ha particolarmente colpita, se non commossa?
"Mah, le rispondo immediatamente: la vittoria di Yuri Chechi, ad Atlanta. Yuri Chechi è un grandissimo amico, l'ho conosciuto a Seul nel 1988. Ho seguito tutta la sua carriera con grande attenzione e grande apprezzamento di quello che è anche oggi. E, quando ha espresso una performance mitica nella grande palestra di Atlanta, quella volta è stato davvero eccezionale. Io veramente sono rimasto commosso, non dico alle lacrime perché non mi vengono così facilmente; ebbene, quando è sceso dagli anelli e ha finito la cerimonia, è venuto da me e mi ha consegnato il suo body. Che ha utilizzato in questa performance straordinaria".
Tifa per qualche squadra di calcio? L'Atalanta?
"Bé, l'Atalanta, per forza di cose. Per natura, per cultura, per posizione, per conoscenza. Per tutto, l'Atalanta. E, poi, in genere, seguo anche le altre, non da tifoso però, ma, così, di conoscenza".
Un campione del passato che lei ha amato? Livio Berruti, forse?
"Berruti, che ho conosciuto dopo la sua performance del 1960, è un uomo che io ho sempre apprezzato quand'ero ragazzo. Aveva un fascino incredibile, questo suo scatto che è rimasto nella storia. E non si può dimenticare lo scatto di Berruti all'”Olimpico” di Roma".
Il giocatore che le è piaciuto nel passato, e quello che ammira oggi?
"Nel passato, Gianni Rivera, nel presente, Gilardino. Se facciamo un discorso più in generale, allora, c'è anche Maradona. Parlando di calcio a livello di Olimpiadi, è un rapporto piuttosto strumentale, di presenza; l'italiano non s'impegna a fondo con la squadra del calcio. A proposito di medaglia, ai miei ragazzi dico che ho vinto nessuna medaglia, se non quella di legno. Che è una buona medaglia – e giù un'altra risata -".
Che ruolo ha giocato monsignor Carlo Mazza nella sua attività di “Ministro dello Sport del Vaticano”?
"Beh, abbiamo fatto delle cose egregie con l'aiuto di Dio e con l'aiuto anche dei nostri vescovi, che hanno sempre assecondato con grande attenzione, ammirazione quanto l'Ufficio della Cei in questi anni – ormai sono quasi 20 anni (1988) e sono tanti! - soprattutto riferito alla pubblicazione della nota Pastorale sullo Sport – che si chiama “Sport e Vita cristiana”, del 1995 – ed è la prima volta e rimane ancora prima l'Italia – è un guinness – che una Conferenza Episcopale del Mondo è in grado di pubblicare e ha pubblicato una nota pastorale sullo Sport: è mai successo prima. Finora, questo primato è stato raggiunto: Siamo ancora primi nel mondo anche per questo! La nota Pastorale è un documento che i vescovi hanno sottoscritto, in cui è espresso in questo documento il pensiero della Chiesa sullo Sport. “Sport e vita cristiana”".
“Calciopoli”: il suo giudizio.
"E' una tragedia italiana. Una tragedia, per non dire una tragicommedia. Un bubbone, un tumore, sostanzialmente; che in qualche modo va curato, con un bisturi, ma, per uno sport migliore".
Nell'etica sportiva ci sono le regole, ma non occorre che siano giuste; servono uomini giusti che le osservino. E' d'accordo su questa nostra conclusione?
"Sì, sì. E, aggiungerei anche: uomini giusti e veri".

La redazione Sport di Pianeta-calcio.it

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