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INCONTRI VIP'S

29/7/07 - INCONTRI RAVVICINATI: FRANCESCO MOSER...

FRANCESCO MOSER, DA CONTADINO A CICLISTA DEI RECORD


Un altro grande ospite trasportato dai palcoscenici mondiali al terra terra dei dilettanti, un’altra storia di sport, di emozione, di vita.

Francesco Moser, il ciclista italiano degli anni Settanta e Ottanta che detiene tutt’ora il record di vittorie tra i pedalatori azzurri di tutti i tempi (273 corse vinte), è stato intervistato dal nostro direttore Andrea Nocini ai microfoni di Pianeta-Calcio.

Nato a Palù di Giovo (Trento) il 19 giugno 1951 da famiglia contadina, con dieci fratelli, Moser è noto a Verona soprattutto per la sua vittoria al Giro d’Italia nel 1984, quando si aggiudicò la maglia rosa, superando nell’ultima tappa il francese Mignon grazie al successo nella crono con arrivo proprio nei pressi dell’Arena.

Soprannominato lo “Sceriffo” per la sua grande capacità di gestire il gruppo durante la corsa, il velocista trentino fu anche Campione del Mondo in Venezuela nel ’77 e a Città del Messico, nell’84, riuscì a battere il record dell’ora di Merckx che durava da ben 12 anni.

Tra le sue vittorie si ricordano anche la Milano Sanremo (sempre nell’84) e le tre Parigi-Roubaix consecutive.

Su pista, infine, il campionato mondiale di inseguimento nel ’76 e, ancora nel magico ’84, quello italiano nella stessa specialità.

Ritiratosi dalle corse ormai da oltre vent’anni, Moser è tornato ben volentieri alla pace delle sue origini: la sveglia alle 5 del mattino, le sue vigne, il suo trattore.

Con Andrea Nocini parla un po’ di tutto, dalla sua carriera a Pantani, da Pistorius alla sua vita di oggi.

C’è spazio, persino, per lo scudetto del Verona in quello che era purtroppo, ahinoi, il lontanissimo 1985.

Nocini: Tu a calcio non hai mai giocato, vero?

Moser: Sì, ho giocato un poco, prima di cominciare a correre. Giocavo in una squadretta, che dopo ho abbandonato per il ciclismo.

Nocini: In che ruolo giocavi?

Moser: Giocavo libero!

Nocini: Eri già un regista, eri già un po’ lo “Sceriffo”, come ti chiamarono poi…

Moser: Sì, ma quelle nel calcio sono state esperienze non molto importanti.

Nocini: Tu hai iniziato piuttosto tardi a correre in maniera professionistica, a 18 anni…

Moser: Sì, ho cominciato tardi rispetto a quando si comincia oggi, che iniziano a 6 anni, e quando uno arriva ai 18 sono già 12 anni che corre!

Nocini: Qual è stata l’emozione più grande e quale il rammarico più grande di Francesco Moser?

Moser: Di emozioni ne ho vissute tante. Potrei dire la vittoria del Giro d’Italia lì a Verona, o il record dell’ora, o le classiche… Sicuramente, la delusione più grande è stata il Mondiale del Nurburgring, perso per 2-3 centimetri.

Nocini: Non hai mai pianto per una gara che ti ha dato fastidio da morire, pianto di rabbia?

Moser: No, sono sempre stato capace di controllarmi in questo senso.
Quando corri, capita che si vince e che si perde, perciò chiaramente dispiace, ma non è che uno può cambiarsi la vita perché ha perso una corsa.
Deve cercare di reagire e di vincere possibilmente qualcos’altro.

Nocini: Ti manca il ciclismo? Qual è il tuo rapporto con la bicicletta oggi?

Moser: Vado in bicicletta, ma per conto mio.
Gare non ne faccio perché ormai gli anni non lo permettono più!
Anche perché ritengo che, per uno che ha fatto la carriera professionistica, non sia nemmeno giusto mettersi a fare le corse di ciclo-amatori: il ciclo-amatore dovrebbe farlo chi veramente è un ciclo-amatore, non chi è stato professionista.

Nocini: Quali sono stati, secondo te, il più grande ciclista italiano e quello straniero dei tuoi tempi?

Moser: Premettendo che Coppi e Bartali io non li ho visti correre, prima che io cominciassi, ho visto il grande Gimondi, e poi mi sono trovato a corrergli contro.
Per quanto riguarda gli stranieri, direi Merckx su tutti.

Nocini: Merckx, che tu poi hai battuto nell’84, un anno grandissimo per te, un anno d’oro…

Moser: Eh sì, c’è stato il record dell’ora, il Giro, la Milano-Sanremo e poi altre gare ancora.

Nocini: Tu sei stato il ciclista che in Italia ha totalizzato più vittorie…

Moser: Sì, come numeri sono quello che ha vinto di più, perché sono sulle 270, e il secondo credo sia attorno alle 200…

Nocini: Cos’ hai provato quando sei arrivato, a Verona, dove all’Arena ti abbiamo applaudito tutti?
Non potevi avere scenario migliore…

Moser: E’ stata certamente una grande emozione, un grande risultato perché ottenuto in quella maniera, nell’ultima cronometro…
Io sono arrivato sentendo la notizia di essere in vantaggio, ma, finchè non arrivava Fignon, non si poteva dire chi aveva vinto, bisognava aspettare…e l’emozione è stata nell’attesa di vedere cosa faceva lui.

Nocini: Marco Pantani, un altro grande del ciclismo...

Moser: Pantani è stato un grande scalatore, però, poi, dopo che gli son successe queste disavventure, si è un po’ perso e non ha saputo più reagire.
Poi, ci sono ancora tutte queste diverse idee, queste polemiche, soprattutto su quella che è stata la sua fine, che certamente si poteva evitare, ma su queste cose è sempre difficile parlare, col senno di poi si possono dire tante cose.
Così è andata, e purtroppo lui non c’è più.

Nocini: Il caso Pistorius…

Moser: E’ una questione un po’ delicata, perché sembra che queste protesi in carbonio gli diano un vantaggio e facciano la differenza.
Difficile entrare nel merito, ci sono delle regole e altrimenti potrebbe addirittura andare a finire che le protesi se le mettono anche gli atleti sani! E si andrebbe incontro a problemi grossi.
Non so se si possa fare un’eccezione, credo che bisogna vedere quelle che potrebbero essere poi le conseguenze.

Nocini: Ma, per Pistorius non sarebbe più importante riuscire a camminare bene e velocemente, piuttosto che ossessivamente vincere?

Moser: Mah, lui con quelle protesi lì già cammina, chiaramente, però, qui entriamo in un argomento molto difficile perché, ripeto, potrebbe essere che, se lasciano correre lui, poi vogliono mettersele anche quelli sani…
Anche nel ciclismo ci sono delle regole che vanno rispettate, non è che si può correre con quello che si vuole.
Ed è così per tutti gli sport.

Nocini: Ti ringraziamo per essere stato nostro ospite in questa domenica di calcio dilettantistico.
A proposito di calcio, so che voi trentini tenete molto al nostro Verona, o sbaglio?

Moser: Sì, è qui vicino, e poi quando era in serie A…
L’anno dopo di quando io sono arrivato lì col Giro, quindi l’85, il Verona ha vinto lo scudetto, no...?

Nocini: Sì, bravo, sei preparato, Francesco!

Moser: Perché mi ricordo che abbiam fatto il prologo del Giro a Verona, l’anno dopo, che ho vinto anche quello, e c’erano tutti i festeggiamenti del calcio Verona che stava vincendo il campionato.
Ho anche conosciuto e incontrato diverse volte l’allenatore, Bagnoli.

Nocini: Tu ti alzi alle 5 di mattina e te ne vai in giro per i campi col tuo trattore…
Quanto è stato importante essere un fratello tra undici e avere origini contadine?

Moser: Beh, io ho cominciato a correre perché correva mio fratello Aldo, e anche gli altri miei fratelli Enzo e Diego avevano corso come professionisti prima ancora che io cominciassi.
Poi dopo mi sono trovato a correre con loro e questo è stato certamente un grande stimolo.
Noi in famiglia abbiamo sempre avuto questa tradizione della vigna, perché anche mio padre faceva il vino, e ora che ho smesso me ne occupo io, ho fatto la cantina nuova e abbiamo questa produzione di vino.

Nocini: Una maglia gialla non l’ hai mai sognata, quando vai a letto molto presto per alzarti molto presto?

Moser: No, io l’ho messa la maglia gialla, l’unica volta che ho partecipato al Tour!
Però, dopo non vi ho più preso parte, per varie cose, è andata così, insomma.

A cura di Luca Corradi












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