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Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

21/1/09 - INCONTRI RAVVICINATI : TONINO GUERRA ...

"L'ULISSE DI CAMPAGNA"

Ha la vivacità e la curiosità di un bambino, Tonino Guerra, il grande poeta e sceneggiatore dei più grandi registi del 900, quali Vittorio De Sica, Federico Fellini, Michelangelo Antognoni, Francesco Rosi, Teho Anghelopulos, Andrei Tarkovskij.

Si presenta subito professando l'età, 88 anni meravigliosamente portati, quasi gettasse subito le mani avanti per qualche gaffe in cui un vegliardo come lui, abituato ad coricarsi alle nove e mezzo di sera, potrebbe magari inciampare.

“Quando incontro una bella donna e mi chiede di uscire con lei” scherza il poeta nato a Sant'Arcangelo di Romagna, ma ormai cittadino a tutti gli effetti della marchigiana Pennabilli “rispondo che devo andar via perché mi attende un appuntamento urgente e perché io ho già dato”.

Tonino Guerra è personaggio coinvolgente, dalla parlantina tra l'ironico e l'affabile, che sconfina spesso nel suo passato ricco di aneddoti, di viaggi e di miseria.

La sua grande passione, oltre alla poesia, sono stati i viaggi:

“Mi considero una specie di Ulisse di campagna, perché ho viaggiato molto, soprattutto all'Est, in quella Russia che m'ha fatto incontrare mia moglie Lora, e nella Georgia attualmente martoriata dalla guerra.
Pochi sanno, ad esempio, che in questo lembo di terra un missionario siciliano, tal Dadiani, ha scritto i costumi di questo popolo, e, che, investito da un naufragio nel viaggio di ritorno, li aveva persi tutti, e si chiuse per 4 anni nella sua Palermo a ridisegnarli tutti”.

La grande scrittrice Elsa Morante ha definito Tonino Guerra “L'Omero della civiltà contadina”.

Un omaggio alla sua grande sete di letture dei libri di viaggi, di cui l'”Odissea” rimane per il poeta di Pennabili una sorta di “Bibbia dei viaggi”:

“Sono” si tratteggia “un Ulisse campagnolo, un Ulisse inferiore, che, però, a differenza di Ulisse e del suo amore per due anni con la Circe, ha tanti di quei difetti che mi rendono non solo più umano, ma più vicino alla realtà di tutti i giorni”.

Numerosa la produzione di Tonino Guerra: ha scritto più di 120 film, e ha sofferto per la scomparsa di chi si sentiva più vicino: “Federico – ha detto Enzo Biagi, che era andato a trovarlo nel letto di morte – desiderava un'unica cosa: innamorarsi ancora na volta, perché è l'unico momento della vita in cui cammini più alto, vivi un momento di magìa straordinaria.

Ero a Ferrara ad accompagnare nell'ultimo viaggio il grande Michelangelo, e gli ho recitato dal pulpito una poesia che non poteva non prescindere da quella nebbia, elemento sempre presente nella città degli Estensi e che il grande maestro ha sempre amato”.

Marcello Mastroianni venne a mangiare da “Zaghini”, a Sant'Arcangelo, mentre girava il film col regista Anghelopulos e quando ormai era fortemente malato: dolce, splendido personaggio Marcello, per lui avevo scritto 12-13 film.

Quella volta, in trattoria, alzò, mano tremante, il bicchiere di rosso e, sofferente, mi disse:

“Basta, Tonino, la vita mi ha dato molto e io credo di aver dato tanto alla vita...”.

Mi confidò che lui ogni volta che si faceva piantare dalle donne, piangeva...Ma, quando salì su quel taxi, il vestito ballava in quella schiena tutta pelle e ossa...Gli piaceva pasta e fagioli”.

Il “folletto di Sant'Arcangelo” scomoda anche Prezzolini:

“In un suo racconto parlò di quel contadino che, scoperto di essere tradito dalla moglie, obbligò per tutta la vita la consorte ad apparecchiare anche per un terzo ospite, costringendola a fissare quel bicchiere e quel piatto vuoto”.

Il legame col passato e il mondo dei contadini affiora sempre in Tonino Guerra.

Anche il dialetto: “Con il dialetto” ha ricordato il “guitto di Pennabilli” “abbiamo costruito i grattacieli; è un disastro che i nostri contadini l'abbiano dimenticato e che i giovani oggi parlino il linguaggio della velocità e della televisione”.

Anche i fantasmi della prigionia durata 6 mesi in Germania affiorano ogni tanto nei racconti di Guerra:

“Sapeste com'era bello per un prigioniero essere sollevato dalle note di una canzona napoletana.
Sarà il Sud che salverà la nostra poesia.
E' fatica avere delle età sulle spalle e ricordare che la mamma si alzava per servir messa alla 4 del mattino e diceva di parlare in latino solo perché alla fine delle parole attaccava “us”.
Mio padre era il classico contadino romagnolo tutto d'un pezzo e refrattario a complimenti e gesti d'affetto che potevano essere scambiati per effeminatezze.
Quando rientrai dalla prigionia, inchiodato sull'uscio di casa, si tolse il sigaro dalla bocca, e mi chiese se avevo mangiato e aggiunse che c'era un signore con tanto di valigetta che mi cercava e aveva appena varcato la soglia: era il barbiere, con tanto di valigetta ed attrezzi di lavoro, che il padre aveva chiamato apposta per me”.

Non esistevano i giochi, ma la fantasia, quella sì, si sprecava:

“Che nostalgia ho di non farmi scendere sulle sopracciglie la neve, oppure di aprire la bocca e ingurgitare la pioggia.
O ancora, come fu bello uscire dal campo di concentramento, ammirare una farfalla e non sentire la voglia di mangiarla!.

Ci vuole stile nel raccontare le storie e i film, e “Michelangelo, sotto questo aspetto, era il migliore.

Ha dato no stile a tutti i film, ha raccontato attraverso la pellicola come era l'Italia di allora, quella uscita dai bombardamenti e dalla fame...La guerra, seppur crudele ed inutile, ha tuttavia regalato alla povera gente l'unica grande avventura della della vita (vedi le esperienze in Africa, in Russia, ecc...”.

Ah, poesia, grande assente, latitante dei nostri giorni:

“Fellini raccontò all'amico Sergio Zavoli che più in alto dei pensieri ci sta l'immaginazione.
Da parte mia, ho sempre cercato di vestire di poesia i miei racconti, ciò che voglio esprimere.
Oltre ai fiori a Cervia, e in ogni Comune d'Italia, deve sbocciare anche la cultura.
Solo la cultura rende belli gli occhi e il viso di una donna, non la visagista o la truccatrice o la parrucchiera.
Dentro gli occhi di una donna c'è tutta la donna, la sua cultura”.

A ottobre l'intervista sportiva su radio Universal (87.5) del grande poeta romagno-marchigiano.

Da Cervia Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 13.08.2008

Mentre “Vip nel pallone” sta andando in stampa, riusciamo con un colpo di fortuna, con un guizzo, con un colpo di teatro – di quelli che sicuramente piacerebbero al nostro maestro di Sant'Arcangelo di Romagna (Rimini, 16 marzo 1920) – a intervistare al telefono Tonino Guerra, conosciuto anche al pubblico più giovane per lo slogan di quella famosa reclame, che declama che “l'ottimismo è il profumo della vita!”.

Non è il migliore dei momenti: la moglie – di origini russe – Lora, è appena caduta, riportando la frattura di due costole.

Il maestro è nella sua casa, a Pennabilli, nel Marchigiano: mai come adesso non ha voglia di parlare, ma, dopo avergli ricordato le nostre origini – metà venete e metà romagnole – da buon “Passator Cortese”, da buon compagnone, non si tira indietro e non si fa troppo supplicare.

Maestro, ha mai giocato a calcio?

"Sì, sono stato giocatore fino a 17-18 anni.
Giocavo a Sant'Arcangelo di Romagna. Nella squadretta ero un “alf”: allora, i mediani si chiamavano così.
Ero un mediano che spaziava a destra".

Nella vita, Tonino Guerra, in che ruolo pensa di aver giocato?

"Ho cercato di essere un attaccante debole.

Perché? Perché un poeta è sempre un attaccante debole: dice parole che sembrano vere, ma, se c'è la nebbia e l'umidità queste parole si sciolgono. Devono cioè fare i conti con il futuro. Che non è mai come te lo immagini".

Si è mai commosso?

"Da giovane mi commuovevo poco; da anziano, se vedo qualcuno che prova una grande soddisfazione per qualcosa, io mi commuovo perché penso di poterla vivere anch'io, l'accompagno, voglio dire, in questa sua emozione.
No, gliela lascio vivere tutta a lui; io non voglio rubare niente a nessuno!".

La Nazionale italiana che più le è piaciuta, maestro?

"Mi ricordo quella che ha trionfato in Spagna, nel 1982.
Non potevo assistere alla finalissima perché ero pieno di emozione, addirittura, impaurito dalla troppa gioia che m'avrebbe preso in caso di vittoria.
So che c'era sempre per la strada qualcuno che mi correva dietro per dirmi come andava.
In Georgia mi hanno rivolto un brindisi: una vecchina si è alzata e volle sapere se ero sposato.
E' come se la Nazionale mi avesse ringiovanito e abbellito".

Qual è il suo giocatore preferito?

"Mi piaceva un giocatore del Bologna, un certo Cappello, centrattacco.
Una domenica, non ricordo quando, il farmacista di Sant'Arcangelo mi porta allo stadio “Comunale”, a vedere il Bologna contro la Juventus.
Aveva preparato dei panini con dei piccioni, e ricordo che dietro i tifosi bolognesi continuavano a urlare: “Sempar lò!, Sempar lò!”, che tradotto significa: “Sempre lui, sempre lui ha la palla tra i piedi.
E' sempre lui a dettare l'iniziativa, è sempre lui che gioca così bene!”".

Qual è l'”autogol”, il rimorso più grande di Tonino Guerra?

"E' il fatto di essermi disinteressato della commedia, del dramma, e, adesso, a 89 anni e mezzo, vorrei puntare di più sul teatro".

E il “gol” più bello, quello di cui ne va maggiormente fiero?

"E' impossibile rispondere: è come chiedere a un padre qual è il più bello dei figli.
Credo di aver collaborato a film importanti, diretti da Rosi, Antognoni, Visconti, Vittorio De Sica, i fratelli Taviani, Anghelopulos.
Poi, vorrei ricordare un mio poema, su cui ha speso parole importanti Italo Calvino: “Il miele”".

Cade l'interurbana, siamo presi dallo sgomento e dal timore di non poter riuscire a parlare ancora un po' con il grande poeta, scrittore, sceneggiatore del nostro 900.

Il tempo, mai come adesso, è così tiranno.

Ritentiamo: il maestro ci invita all'ottimismo della telefonata... E non si smentisce:

"Sì, sono io Tonino Guerra, ma, che desidera ancora? Non era finita l'intervista? Che altro vuol sapere?".

Se lei fosse un Commissario Tecnico dei papi, dove schiererebbe Giovanni Paolo II, papa Ratzinger, papa Roncalli?

"Non voglio fare una lista, ma, ricordo che una volta abitavo a Piazzale Claudio, a Roma, e le strade erano sempre piene di macchine. Decido di attraversare a piedi il centro; vedo una macchina che si muove verso di me, che mi striscia, che mi spinge
quasi in terra.
Caccio una bestemmia, la macchina si ferma, e scorgo papa Roncalli che mi guarda, mi sorride e poi mi benedice".

Del grande genio di Federico Fellini, e di Marcello Mastroianni, che ricordo ci regala, maestro?

"Pioveva e Federico una volta mi diede un passaggio in macchina. Mi raccontò:

“Tonino, adesso che noi facciamo gli aeroplani, non ci sono più gli aeroporti!”.

Mastroianni, invece, veniva spesso a Sant'Arcangelo di Romagna a mangiare le tagliatelle da “Zaghini”.
Rideva poco, Marcello. Proprio lui che aveva fatto piangere molte
donne".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 21 gennaio 2009












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