ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

15/8/08 - INCONTRI RAVVICINATI : GIAMPIERO MUGHINI...


A TAVOLA: SONO PRONTI I...MUGHINI ALL'ARSENICO!


Ti si presenta alla sua maniera: giacca sportivissima, rigorosamente a scacchetti bianchi e neri – tanto per non smarrire la sua grande fede per la Juventus – occhiali bluette, blu jeans e scarpette da tennis.

Non porta i soliti anelli giganti, ma la grinta, beh, quella non si è essicata al sole della Romagna.

Che fa male, che brucia in questi giorni, ma mai più della cocente delusione per i due scudetti revocati alla Vecchia Signora e la retrocessione in B con tanto di penalizzazione.

Il più grande saltimbanco e provocatore intellettuale televisivo rifila stoccate degne dell'oro olimpico Vezzali: l'Inter, Massimo Moratti, Tronchetti Provera, la Telecom, Guido Rossi sono i suoi più acerrimi nemici giurati:

“Sono quelli che nella storia della Juventus e del calcio italiano hanno causato un bombardamento, in proporzioni simile al bombardamento su Dresda”.

“Il dolore rende l'uomo più forte: non sono certo io il primo a scoprirlo, e la mia Juve da questa catastrofe ne è venuta fuori più forte di prima!
Ed è per questo che ho deciso di scrivere ”Juve, il sogno continua””.

“Le intercettazioni non potevano sorprendere Moggi intento a parlare di libri antichi.
La figura dei babbei l'hanno fatta i componenti della famiglia Moratti: Massimo compra i giocatori con soldi non suoi, ma del padre.
Il calcio, oggi, è dominato paurosamente dai denari, e, quando devi competere con il Real Madrid e il Chelsea di Abramovich – che si permette di regalare alla futura moglie un locale a Roma di circa 4 milioni di euro -, allora, puoi capire contro chi hai a che fare”.

La Juve e l'orgoglio bianco-nero:

“Guardate negli occhi i giocatori della Juventus uno per uno: hanno un carattere, una determinazione, una voglia di vincere che non scovi in nessun altro.
La Juve ha vinto campionati, in cui non erano certo i più forti.
Stimo molto il Milan, la Roma e Prandelli, e mi piacerebbe che ogni tanto vincesse lo scudetto anche una squadra meridionale: il Palermo o il Napoli.
La Coppa del Mondo chi l'ha vinta?
Ben 8 bianco-neri”.

Trionfa sugli altari juventini l'icona di Del Piero:

“Alessandro è un simbolo, un'entità, anche se dieci anni fa a “Controcampo” dissi una delle mie più grande sciocchezze, all'indomani del suo infortunio, pensando che il capitano avesse perso la sua magìa, la sua capacità di incantare ancora le folle.
E, siccome è uomo di grande orgoglio, non prova simpatia per me”.

Mughini disegna un ritratto anche su Pessotto:

“Gianluca non l'ho mai visto giocare male una partita.
E' stato un formidabile giocatore di club e di Nazionale; non un fenomeno.
La sua tragedia ce l'ha reso più nostro fratello, qualcosa quella mattina si è spezzato nel suo cervello.
Mi ha confidato di ricordarsi solo che aveva raggiunto la sede della Juventus, che aveva parcheggiato la macchina e che si era sfilato il cellulare, poi, nient'altro.
Non si è ricordato di essere uscito sulla terrazza e di essersi buttato.
I giocatori non sono stupidi: sono più intelligenti di quello che si crede: di molti giornalisti sì.
A calcio si gioca più con la testa che con i piedi”.

Una stoccata anche al collega e interista Beppe Severgnini non la risparmia di certo Mughini:

“Ha definito lo scudetto dell'Inter, quello del 2006, il “tricolore degli onesti”.
Peggio non poteva dire: io ho detto “L'Inter ha vinto la patacca di cartone”.
Mi stupisco ancora come l'Inter abbia accettato di cucirsi sul petto uno scudetto che ha visto distante dal titolo ben 15 punti”.

E, il “guitto televisivo” s'inarca nel salto mortale all'indietro nella storia:

“Nel 1927 al Torino, che aveva vinto sul campo lo scudetto, fu contestato fino al punto di essergli revocato il titolo.
Allora, in piena epoca fascista, il presidente della Federcalcio era un mussoliniano convinto, tale Leandro Carpinati.
Un tifoso sfegatato del Bologna, e secondo in quella stagione si piazzò proprio il Bologna.
E, quella volta, il tricolore non lo assegnò a nessuno.
Sono convinto che un gentiluomo come l'avvocato Prisco non l'avrebbe preso quello scudetto scucito dal petto della Juventus perché aveva ancora negli occhi i campionati vinti da Beppino Meazza, da “Veleno” Lorenzi, da Facchetti.

Quando il Milan stratosferico di Berlusconi ha vinto con gli olandesi gli scudetti, io non ho pensato agli intrighi e alle partite comperate.
Gli ho solo battuto le mani”.

Il “bombardamento sulla Juventus” è coinciso con la flessione della famiglia Agnelli:

“Un'ora dopo lo scandalo – questo è vero – la proprietà ha scelto la via del silenzio, quasi accompagnando al patibolo la triade.
La Fiat degli anni 50 e 60 era la “Casa regale” dell'Italia che usciva dalla guerra, il dottor Valletta
il Marchionni di adesso - prenotava il vagone-letto Torino-Roma per comunicare al Governo che doveva agire così e così perché allora la Fiat dava da mangiare a qualcosa come due milioni di persone.
Tra il 2004 e il 2006 la Fiat è sull'orlo dell'abisso:
ed è proprio in questo frangente che trova terreno fertile il più grande scandalo della storia del calcio italiano”.

La nuova Juventus di Jacky e di Lapo:

“Il primo austero, il secondo stravagante, non hanno, causa la giovane età, ancora il carisma del grande capo: credo che la Juventus sia meno importante per loro del settore camion.
Eppoi, questa famiglia non era così compatta come sembrava: i due fratelli Giovanni e Umberto erano sì affezionati alla Juve e tra di loro, ma avevano due modi diversi di far politica.
L'”Avvocato” nel 1994 cede al “dottore” Umberto, ma gli eredi al trono della Fiat, i giovani Jacky, Lapo e Andrea Agnelli non vedevano l'ora di sbarazzarsi della triade.

E “Moggiopoli” è arrivata al bacio, come il cacio sui maccheroni, affidando la difesa dei tre a un avvocato non abilissimo”.

Una Juve che risente della grande crisi della sua azienda: “I giovani Agnelli sì, sono affezionati alla Juventus, ma non spendono una lira, perché quel che interessa principalmente loro è difendere il posto di lavoro di un operaio.

Non si potevano mica pagare 7 milioni di euro Ibra, quando la Juve oggi ha bisogno di rimpinguare le proprie casse.
Il presidente bianco-nero Cobolli Gigli mi ha confidato che avrebbero voluto tenerlo l'asso svedese, ma, allora, agli altri Buffon, Del Piero e Nedved cosa avrebbero dovuto dare, visto che hanno accettato di ripartire dalla B?”

Un calcio che ha perso di vista i numeri:

“La famiglia Sensi era la più ricca in Italia quanto a liquidità.
Ebbene, con gli stipendi spesi per Batistuta, Capello e Totti, ha sperperato metà del suo patrimonio.
Capisco Berlusconi, il quale ha intuito che il Milan gli avrebbe dato due vantaggi: a)il grande spettacolo televisivo e tanti soldi, e b) una formidabile vetrina per un politico.
I bilanci dei club italiani sono allo stremo”.

Calcia-attori... troppo pagati: più dei nostri ori olimpici:

“Il calcio ha perso la testa, la sua dimensione.
Un nostro oro olimpico prende 140 milioni di euro, 70 milioni netti di vecchie lire, calcolate le tasse.
Non parliamo della Pellegrini perché quella è un'extraterrestre e questi campionissimi non fanno la media, ma l'eccezione.
Il talento sì va pagato, ma nel calcio non tutti sono fenomeni.
Flamini? 4 milioni di euro netti all'anno! Allora, mi domando cosa dovrebbe prendere Phelps nel nuoto?”

E' la spietata legge del mercato e dello spettacolo:

“So benissimo che se in tivù mi mettessi a leggere e commentare libri, percepirei 10, mentre parlando di calcio prendo 50.
Il calcio è troppo nelle abitudini e nell'ossessione della gente.
E' bello, d'accordo, ma non deve diventare dittatura né occasione di violenza di gruppo”.

Una stoccatina anche a Luca Cordero di Montezemolo:

“Era il pupillo dell'Avvocato, il quale, quando l'ha messo al vertice della Juve, ha fatto danni, creando la peggior Juve della storia (vedi La Juve di Maifredi).
Quando la triade è uscita di scena, credo che Luca abbia applaudito il loro tramonto.
Questo avviene anche nelle migliori famiglie quando c'è da spartirsi una bella fetta di patrimonio”.

Un ritratto anche sul nuovo astro nascente Sebastian Giovinco:

“E' alto 1,64 cm: è più basso della Marilyn Monroe, perché quella senza tacchi misurava 165 cm. Giovinco tratta il pallone come Maradona, anche se sarà difficile mantenersi a certi livelli in un calcio molto fisico.

Sebastian fa parte della covata di giovani voluta e allevata da Moggi e da Giraudo.
Tifoso del Toro, quest'ultimo, ma insuperabile nel fare i conti con la penna.
Altre promesse sono Acquafresca, De Ceglie, Marchisio”.

Una strenua difesa per Luciano Moggi:

“Non è elegante perché è venuto dal basso: non è nato ricco come l'Avvocato, circondato da cinque balie.
E' uno che si è fatto un mazzo così per arrivare, ha sofferto.
L'hanno fatto diventare il “dio del male”.
La sua grandezza l'ha dimostrata creando quel grande vivaio bianco-nero e intuendo la scoperta di Ibra.
Su cui tutti gli altri non credevano !”

Tangentopoli fa rima con Calciopoli.

Le intercettazioni e il fantasmagorico “illecito strutturato”:

“Se intercettassero i giornalisti o i funzionari di banca, sai quante ne scopriremmo!
Se io facessi parte del Potere, sai quanta gente vedrei?
Collina è uno dei più grandi arbitri italiani e quella volta al ristorante con Galliani parlava di calcio come di altri argomenti.

Gli inglesi, quanto a prove di fatto, dicono:

“No money, no girls!” E, allora, su cosa può basarsi la truffa, su delle intercettazioni telefoniche?
Mi fa ridere aver visto Collina descritto come un santo, De Santis come un diavolo.
A Tangentopoli hanno trovato i versamenti di denari devoluti a Craxi.
E, le valigie dell'Urss fatte recapitare a “Botteghe Oscure”, quelle, dove le mettiamo?
In Italia quando si inscena un processo, vengono cambiati i giudici, e Rossi, ex componente del Cda dell'Inter, ha cambiato i giudici.

Adesso siamo noi a ricordarci di Moggiopoli e della Juve derubata: tra tre anni i più giovani non si ricorderanno neanche che è esistita Calciopoli”.

Continuazione intervista a Giampiero Mughini (M.Marittima, agosto 2008)

Nocini: Giampiero Mughini, lei non ha mai giocato a calcio?

“Sì, io ho fatto molto sport da ragazzo, e, quindi, ho giocato anche a calcio, che credo l'abbiano fatto tutti gli italiani.
Però, tra i tanti sport che ho fatto, il calcio, bè, naturalmente ero modesto.
Questo è ovvio, sennò non sarei qui a parlare.
Ero modesto, ma non modestissimo.
Sì, sì, ho giocato a calcio e ho giocato molto; mi piaceva moltissimo e ho imparato tanto dal calcio, come sempre dallo sport.
Io dall'università ho imparato così e così, anche se ero bravissimo all'università. Ho imparato tanto dallo sport”.

Nocini: E, in che ruolo ha giocato?

“Bè, anche lì sono sempre stato irrequieto.
Ho cominciato che ero un portiere ed ero piuttosto bravo.
Mi sono scocciato e ho fatto per un tempo l'ala destra e poi ho finito la mia carriera a 14 anni, giocando in difesa”.
E, giù un bel sorriso.

Nocini: Lei che è uno scrittore di libri e un apprezzato editorialista, a che cosa paragonerebbe la tregenda della Juventus?

“Bè, una tregenda; io, talvolta, ho usato il termine “Bombardamento di Dresda”, la città tedesca che venne rasa al suolo dagli aerei anglo-americani.
Un altro paragone è lo tzunami, che non ricordo quanti anni fa ne ha ucciso non so se 6000 o qualcosa del genere: è stato un uragano, una tregenda, una distruzione.
E' incredibile che dopo questo uragano e questa distruzione ci sia un qualcosa che si chiama Juventus e non è una cosuccia qualsiasi, ma è una squadra che l'anno scorso nel campionato di serie A, nel girone di ritorno, ha battuto Milan, Inter e Roma.
Ecco, questo assomiglia un miracolo”.

Nocini: Qual era la figurina Panini cui era più particolarmente legato, quella che non voleva tramutare in oggetto di scambio con i suoi amici da ragazzino? Forse, quella di Omar Sivori?

“No, io purtroppo sono più vecchio (sono di un'età pressoché sindacabile, e non capisco perché mi abbaino fatto uscire dall'ospizio), ed era la figurina di Giampiero Boniperti”.

Nocini: Ce ne sarà un altro Boniperti nella Juventus del dopo “Calciopoli”?

“Ognuno è diverso dall'altro: dico Giampiero Boniperti e Del Piero dell'ultima Juventus”.

Nocini: Il giovane diesse Alessio Secco sembra lavorare bene...

“Alessio, che ha imparato pane e calcio da Moggi, sta lavorando abbastanza bene.
Certo, l'accoppiata Tiago-Almiron era demoniaca l'anno scorso.
Comunque, a tutti capita di sbagliare.
Evviva Alessio Secco!”.

Nocini: Calciopoli fa rima con Tangentopoli?

“Sì, senz'altro! Si somiglia, ma, contemporaneamente è diversa.
Ma, rima senza dubbio.
No, non è stata la Magistratura, come sostiene lei, a dare come nel 1992 la spallata alla Prima Repubblica.
Questa volta la Magistratura non c'entra assolutamente nulla: sono stati dei giudici sportivi, che decidevano nello spazio di sette giorni.
I magistrati della Prima Repubblica erano persone serie.
Che avevano in mano delle carte e degli elementi.
I giudici sportivi avevano in mano dei titoli di giornali”.

Nocini: Marcello Lippi è ritornato alla guida della Nazionale: sarà una minestra riscaldata e non ha pensato il tecnico viareggino che è difficile superarsi?

“Lippi ha fatto benissimo nel dare uno schiaffo a chi lo voleva togliere dalla Nazionale poco prima che cominciassero i Mondiali di Germania.
Guido Rossi lo voleva tenere e Guido Rossi è una persona molto intelligente a differenza d...No, non è assolutamente una minestra riscaldata.
Le voglio ricordare, a proposito di minestra, che gli spaghetti l'indomani, sbattuti in padella, hum, sono buonissimi”.

Da Milano Marittima Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 15 agosto 2008












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