ULTIMA - 26/3/19 - IL PUNTO SULLE NOSTRE SQUADRE GIOVANILI ELITE E REGIONALI

Facciamo il punto sulle squadre giovanili veronesi dei tornei Elite e Regionali delle categorie Juniores, Allievi e Giovanissimi, quando mancano poche gare alla fine dei campionati. Nella categoria Juniores Elite, girone A, comanda ora il Camisano che con 50 punti precede il San Giovanni Lupatoto di mister Matteo a 46 punti dopo la sconfitta 1 a 0 contro il
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INCONTRI VIP'S

17/3/09 - INCONTRI RAVVICINATI: GIOVANNI RANA

TORTELLINI ALLA RANA

E' il più famoso “pastaio al mondo”, ma la grande fama che lo ha ammantato non gli ha fatto scordare il suo paese natale, i suoi amici e l'infanzia trascorsa a Veronella.

“Ho vissuto” ricorda con gli occhi lucidi di chi sa che non può più riprendersi il passato “fino a 11 anni a Veronella.
Dove ho frequentato le Elementari sotto il maestro Meneghetti.
Ho fatto il fornaio già all'età di 11 anni, poi, sono “emigrato” a San Giovanni Lupatoto, dove in seguito ho fatto fortuna. Sono un grande appassionato di calcio, ciclismo e nuoto.
A calcio, vista la mole, all'oratorio di Veronella giocavo terzino.
Non sono mai stato un grande campione” sottolinea con fierezza “ma, ho giocato anch'io.
Dopo mi sono appassionato, come adesso sono ancora appassionato, di calcio e un po' di ciclismo.
Noi, come azienda, abbiamo sempre dato una mano agli sport dilettantistici, al fine di aiutare i giovani, indipendentemente da questa o da quella disciplina agonistica praticata.
Peccato che non si possa fare di più, ma, quello che è possibile lo faccio”.

In che ruolo giocava nell'oratorio di Veronella?

“Giocavo terzino, forse per la mole un po' appesantita.
A quei tempi, il terzino doveva essere un po' robusto, e mi ricordo che al campetto abbiamo giocato innumerevoli partite, e si giocava con palloni che si gonfiavano, e che, quando li colpivi di testa, ti facevi del male a causa della cucitura che avevano.
Una volta mi sono rotto anche un ciglio.
Erano anni originali, quelli, ma nei quali tornerei subito indietro”.

Aveva anche lei un idolo calcistico, cui voleva assomigliare?

“Nordhal. Per me Nordhal era un attaccante meraviglioso.
Un centrattacco robusto come lo era Charles della Juventus. Ma, amavo Nordhal perché era venuto prima di Charles”.

Quel Nordhal che faceva parte del famoso trio Gre-No-Li (Green, Nordhal, Liedholm)...

“Già, Nordhal e Liedholm, due grandi che sognavo da piccolo di diventare grande come loro, ma, purtroppo non sono mai riuscito a imitarli, soprattutto Nordhal.
Io non ci sono mai riuscito, però, appena ho potuto, ho sempre giocato”.

Qual è stato, parafrasando col calcio, il gol più bello della sua vita?
Aver trovato la ricetta giusta del tortellino, essere diventato nonno? Che altro?

“L'ha detto lei proprio: diventare nonno.
Ho due nipotini che sono meravigliosi, e, quando ho tempo e l'età me lo consente – è mio figlio Gianluca che segue l'azienda da amministratore delegato - io posso permettermi di giocare con loro qualche quarto d'ora. E lo faccio gran volentieri”.

Vogliamo ricordare i loro nomi, cavaliere?

“Giovanni Rana – perché porta il mio nome - e Maria Sole, una bambina che ha 6 anni”.

La Nazionale italiana che le è più piaciuta e per la quale ha esultato in maniera sfrenata e sincera?

“Quella del Campionato del Mondo dell'82 in Spagna.
E' stata una roba per me veramente travolgente, una vittoria insperata nel modo più assoluto; e poi si è dimostrato un Campionato del Mondo fantasioso.
Mi ricordo l'entusiasmo che ha travolto il presidente della Repubblica Pertini, la coppa alzata al cielo da Bearzot.
Sono fotogrammi che ti rimango impressi in un appassionato di calcio come me”.

L'autorete, o la figura di “tortellino” fatta dal cav. Giovanni Rana. Ci conceda l'ironia del caso... Magari le è capitato di fare qualche gaffe durante gli sketch scenografici di preparazione della sua fortunata pubblicità?

“Sì è capitato per via del dialetto veneto, la cui cadenza è facile da individuare, ma difficile da correggere.
Le prime volte commettevo di quelle stecche da matti perché non ero un attore.
Poi, mi sono fatto un po' alla volta.
Adesso non c'è male, ma la mia provenienza, il mio accento si riconosce dovunque vado.
Qualche mio beccanotto l'hanno dovuto subire anche i concorrenti emiliani, i quali hanno voluto incontrarmi dopo che nella loro Bologna vendevo un sacco di tortellini.
Non ci siamo mai confrontati con Fini e con Buitoni, ma, riusciamo a produrre 250 quintali di pasta all'ora.

Poi, nelle grandi riunioni tra imprenditori del settore e no, quando mi incontrano mi dicono:

“Verona è la patria del pandoro”. Sì, rispondo io loro, ma c'è anche una pecora nera che ha fatto i tortellini e che ha studiato all'Università di Veronella.
Ma, noi non la conosciamo, mi sento rispondere dai colleghi.
E, giù che mi metto a ridere”

Qual è la tragedia del nostro calcio che l'ha più commossa?
La tragedia di Superga, quella in cui perì il Grande Torino di Valentino Mazzola o la strage dei tifosi juventini nell'inferno dell'”Heysel”?

“Mi ricordo la Tragedia di Superga: facevo la Quinta Elementare a Veronella.
Ci siamo recati un'ora in ritardo perché anche il maestro stesso – il compianto maestro Meneghetti – rimase profondamente colpito da quello che era successo sulle colline di Superga.
E' stato veramente un avvenimento che mi ha molto toccato da bambino – allora avevo 11 anni -. In piazza a Veronella si commentava l'accaduto e abbiamo perso un'ora di scuola che l'affranto maestro Meneghetti definì una tremenda tragedia”.

Lei ora – lo sa benissimo – è il pastaio tra i più famosi – se non il più famoso – al mondo.
Quanto le è costata la notorietà?

“La fama è cresciuta man mano, in maniera graduale. Dicono che sono al 98% dei sondaggi il secondo più famoso, dietro al papa.
A livello di azienda e di prodotti siamo conosciuti a Parigi, Londra, e in Spagna. E' stato un trauma per uno come me partito da ragazzino da Veronella, dove avevo imparato a fare il fornaio, trasferirmi poi a San Giovanni Lupatoto a fare la pasta, ed essere conosciuto oggi perfino negli Stati Uniti.
Una fama cresciuta in un crescendo che chiamerei rossiniano”.

Da maestro pastaio, la nominiamo ora cittì di una ipotetica Nazionale degli ultimi pontefici che hanno regnato. Dove metterebbe Ratzinger, il “Papa buono”, Montini, e Vojtyla?

“Papa Giovanni XXIII lo metterei in testa. Al secondo posto Vojtyla”.

No, no, non vogliamo che lei stili una classifica, ma assegni loro un ruolo in campo...

“Beh, possiamo dire che papa Giovanni XXIII era un attaccante perché è stato coraggioso nell'avviare riforme invise a quei tempi là.
Vojtyla, invece, è stato un continuatore coraggioso.
Gli assegnerei il ruolo di centro-sostegno, come si diceva una volta”.
E giù una bella risata...

Manca Ratzinger. Dove lo schiererebbe?
“Beh, un'aletta. Sinistra. Magari - e giù un altro sincero sorriso - opportunista.
Sa di questi tempi...Il papa di adesso deve prendere delle decisioni molto importanti e delicate”.

Grazie, cavaliere.
“Niente. Grazie a voi, invece!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 17 marzo 2009












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